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Atragon (Seconda puntata)

Atragon (Seconda puntata)

Copertina tratta da T.CHING

Il desiderio di restaurare l’onore, sia nazionale sia personale, risultano essere una combinazione estremamente volatile, portando Shinguji immemore a  sovrastare il destino del mondo. Quando  il suo primo  ufficiale gli chiede la sua opinione all’utilizzo di Atragon come forza “internazionale” contro la minaccia dell’impero Mu, Shinguji risponde con una esplosione di nazionalismo come auto giustificazione per le sue azioni.

L’unico scopo di Atragon è quello di restaurare la gloria del Giappone.

Shinguji così consumato da questo suo scopo giunge ad ignorare la presenza della figlia Makoto, che non vede da vent’anni. Ma è Makoto che fa guardare Shinguji oltre la sua barriera. In una scena il padre e la figlia parlano per la prima volta fra loro, Makoto respinge suo padre perchè abbagliato da questo suo folle sogno. La reazione di Makoto spinge Shigugji a ripensare alla sua posizione e a considerare la possibilità di impegnarsi, con onore, in questo  scontro contro l’impero Mu.

Alla fine del film, Shinguji permette all’imperatrice di Mu di fuggire e tornare, così, al suo dominio, ormai devastato, dandogli, onorevolmente, la possibilità, che lui stesso non ha mai avuto: partecipare al fato di una  nazione sconfitta con dignità e orgoglio, nel vero spirito del nazionalismo.

Una gran parte del merito del successo del drama viene dalla forte guida di Honda sui componenti del cast.

”Guidando”  le redini delle interpretazioni, dalla “piscina” della Toho, Honda, saggiamente, sceglie Jun Tazaki per il ruolo del Capitano Shinguji. All’inizio della sua carriera, Tazaki aveva scelto di interpretare figure autoritarie come l’editore di un giornale, ufficiale di polizia o ufficiale dell’esercito. Atragon offre a Tazaki un ruolo di primo piano che assolve con una delle più accurate interpretazioni.

Ken Uehara interpreta l’Ammiraglio Kosumi, la perfetta controparte, come primo ufficilae di Shinguji. Uehara offre una buona contrapposizione alla forte caratterizzazione di Shinguji, interpretando il proprio ruolo con grande misura. Le sue azioni ed il suo manierismo fanno risultare il carattere di Kosumi come quello tipico del “buon soldato” che fedelmente serve il suo Capitano.

Tadao Takashima interpreta il fotografo che, incidentalmente, cade nel mezzo del conflitto Mu, provvedendo all’usuale apporto del ruolo sentimentale, si innamora della figlia di Shinguji. L’imperatrice di Mu è interpretata da  Tetsuko Kobayashi. Scoperta da Honda mentre lavorava a un poliziesco televisivo.

Yu Fujiki fa da spalla interpretando il ruolo del goffo aiutante del fotografo. Il resto del cast fa parte del gruppo fisso degli studi Toho

Akira Ifukube, compositore di punta della Toho, realizzò una esclusiva ed eccitante partitura per Atragon.

Conosciuto tra gli appassionati ma, fino ad Atragon, i suoi lavori erano rielaborazioni oppure modifiche di poche melodie di base, quasi sempre temi popolari. Questo lavoro gli offrì la possibilità di realizzare  un’opera completamente diversa, nel suo contesto,  ai suoi lavori precedenti, ed i suoi temi sono  più che unici nel repertorio del fantastico dello stesso autore

La partitura di Atragon contiene quattro temi di base:

1. ATRAGON THEME. Il grande talento di Ifukube, come compositore di musica da film e la sua caratteristica compositiva di estrema potenza, fanno si che questo brano diventi uno dei suoi capolavori. Il tema è contraddistinto da ottoni e fiati di sfondo all’implacabile battito delle percussioni in una marcia militare. Suonato ad un passo poderoso, questo tema serve come accompagnamento ai titoli di testa.- Il secondo ed innegabile buon utilizzo del tema è la sequenza in cui l’Atragon viene collaudato. Il super sottomarino è introdotto nel bacino da poche e lunghe note degli ottoni.

Il coro inizia, accompagnato dal tema lento, come il super sottomarino arriva alla superficie, un cristallino cimbalo esce in un crescendo, è un vivace ritmo riprende il tema centrale che accompagna il vascello alla superficie. Il tema si intensifica quando Atragon, arrivato alla superficie inizia ad innalzarsi in cielo, culminando quando la nave comincia a volare. Questa particolare parte di partitura è estremamente d’effetto ed aggiunge alla scena una notevole forza d’impatto.

 

La combinazione della partitura di Ifukube con gli effetti speciali Eiji Tsuburaya fanno del lancio di Atragon uno dei momenti più indimenticabili del cinema di fantascienza Giapponese.

Una terza versione del tema di Atragon è utilizzata quando il sommergibile, libero, esce dal bacino distrutto e parte verso la battaglia contro l’impero Mu: il tema  parte lentamente e, in un rapido crescendo, porta alla battuta in levare di una trionfante marcia.

La versione finale del tema di Atragon si svolge durante l’assalto finale all’impero Mu. Il pezzo è incalzante come la sezione degli strumenti a corda che accompagna l’attacco finale delle forze di Shinguji.

2. TEMA DELL’IMPERO MU: L’antico impero Mu è rappresentato da un tema imperiale fuso con uno rituale. Usando principalmente percussioni e strumenti a fiato per evocare l’aurea di una antica civiltà, questo tema serva come sfondo all’introduzione di un coro che canta una preghiera al Dio Manda, il tema è utilizzato per la scena della danza cerimoniale nella sala  del trono. Scena molto comune nei primi film della Toho utilizzata per aggiungere un tocco di epicità alla storia. Una versione più acuta del tema di Mu accompagna la conclusione del film. Una isolata, lamentosa tromba suona questo tema mentre l’imperatrice si lancia nel mare per raggiungere la morte con il suo popolo.

3. MINACCIA DELL’IMPERO MU. Utilizzato per trasmettere il mistero e il pericolo  dell’Impero Mu, questo tema inizia deliberatamente  con sinistri accordi che si sovrappongono , lentamente, con il crescendo in volume del ritmo. Variazioni di questo tema dei malvagi appaiono durante il film: il rapimento, , all’inizio del film, e la lotta, sulla spiaggia, con un agente Mu.

Quando l’impero Mu inizia la sua offensiva finale al mondo di superficie, Ifukube aggiunge accordi d’organo al tema creando, così, un suono più sinistro. Comunque, l’effetto non è dei migliori, questo stratagemma fa cadere l’originalità ricordando tipiche musiche, di situazione, di vecchi film muti. Una versione finale di questo tema, ottenuto da strumenti a fiato e a corda, accompagnano la battaglia tra l’Atragon ed il mostro Manda.

4. TEMA DI MAKOTO. Usato nei momenti più drammatici del film, una acuta combinazione di strumenti a corda accentuati da rintocchi di campana. lo si sente a pieno nella sequenza dell’incontro tra Makoto con suo padre. Il risultato di Ifukube è notevole, prendendo in considerazione che per realizzare le musiche di Atragon aveva a disposizione  una copia della sceneggiatura. Usandola come guida, Ifukube, compose i temi di base per le varie scene.

Complessivamente furono registrati quaranta minuti e ventidue secondi di musica. Messo sotto pressione da una imminente data di inizio lavorazione Eiji Tsuburaya prese la guida di un gruppo di 160 tecnici per gli effetti speciali. Questo gruppo fu diviso in due, ognuno lavorava sotto la supervisione di differenti registi

Eiji Tsuburaya dopo l’età scolare tentò la via militare, aspirante aviatore frequentò la Japan Flying School di Heneda, ma il suo sogno non si avverò. Questo sogno però si riflette nella sua carriera sviluppando una particolare creatività.

Numerosi esempi di questa creatività appaiono nelle sue realizzazioni; l’elegante volo di Rodan e Mothra, la battaglia spaziale nel film I MISTERIANI.

Uno dei più notevoli lavori che tratta di questa sua passione per il volo si ha in TAIHEYYO NO TSUBASA (L’ultimo volo delle aquile – 1963). Oltre 120 miniature di Shiden-kai (il famoso caccia ZERO della Marina Imperiale) furono filmati in volo, la scena era molto elaborata ed il gruppo di tecnici impiegò tre giorni ad “appendere” i modellini a cavi e stabilire l’intricato sistema di illuminazione.

Tsuburaya aveva un grande desiderio, realizzare KAGUYA HIME (La Principessa Kaguya) e NIPPON HIKOKI YARO (una pellicola sul primo aviatore Giapponese) pellicole che avrebbero portato sul grande schermo la sua passione per il volo e la Toho, con Atragon, gli diede un altra occasione di solcare il cielo, anche se solo con la fantasia.

Poiché altri film della Toho come GODZILLA (Goijra – 1954), RODAN IL MOSTRO ALATO (Rodan – 1956), I MISTERIANI (Ghikyi Boeigun -1957) e WATANG NEL FAVOLOSO IMPERO DEI MOSTRI ( Mothra – 1961) sono caratterizzati da battaglie piene di armi super scientifiche, ATRAGON fu l’unica produzione della Toho ad avere come punto nevralgico un meccanismo/arma da  inviare contro il nemico. In Atragon la figura di Manda, un classico kaiju, stava per diventare un classico, riecheggiando attraverso KING KONG IL GIGANTE DELLA FORESTA (King Kong Escapes – 1967), GODZILLA CONTRO I ROBOT ( Godzilla vs Mechagodzilla – 1974),  fino a PACIFIC RIM (id. 2013)

 

Il concept originale dell’Atragon fu ispirato da un disegno di Shigeru Komatsuzaki.

Bozzetti di studio della nave furono disegnati da Yoshio Inoue e Akira Watanabe supervisionò la costruzione dei modelli. in scale diverse fra loro. Tutti avevano la punta perforante funzionante.

Il più grande dei modelli aveva una lunghezza di cinque metri (scala 1/30) e fu costruito per la Toho da una compagnia navale per il prezzo, enorme , di 1500000 di yen.

Questa versione era completamente funzionante; ali, torrette di cannoni mobili e tutte quelle parti che si vedono operare nel film. Il ponte mobile e la punta perforante erano controllabili da un telecomando costruito all’interno del modello. Le dimensioni di questo modello erano tali da permettere ad un tecnico di sdraiarsi al suo interno e guidarlo.

Altri modelli del super sottomarino furono costruiti: uno di tre metri (1/50), 2 metri (1/150) e uno da trenta centimetri (1/500). Comunque, di ogni scala furono costruiti due modelli, eccetto che per la versione di trenta centimetri, di cui ne furono costruiti cinque.

Il modello da trenta centimetri fu usato principalmente nelle riprese in vasca dove l’Atragon si vedeva navigare alla superficie. Un piccolo braccio meccanico fu attaccato sotto il sommergibile, al di sotto della linea di galleggiamento, dando così il movimento al modello. Tutto questo aveva un grosso contrappeso posizionato al di fuori del campo visivo della camera.

Il modello di trenta centimetri , inoltre, fu utilizzato per le foto pubblicitarie.

Manda, il mostro-dio dell’impero Mu, fu la creazione dello sceneggiatore Shinichi Sekizawa; il nome Manda è derivato da una combinazione delle parole Giapponesi “MAN” (1万), che significa 10000 e “DA” (だ) che è il nome del serpente. Letteralmente MANDA significa  il serpente dei 10000 (il numero  indicherebbe la profondità in cui vive il mitico essere).

La visualizzazione di Manda fu realizzata dallo stesso Tsubaraya, che costruì ben dieci modelli della creatura. la scala  di questi modelli variava dal massimo di cinque metri ad un minimo di venti centimetri.

Tutti i modelli erano marionette guidate tramite cavi collegati al corpo e non raggiunsero un buon livello di veridicità sullo schermo.

All’origine le scene di Manda dovevano essere girate tutte sott’acqua, all’interno della vasca gigante della Toho, così, la stessa acqua avrebbe permesso movimenti più fluidi e rallentati. Ma nacque un problema, l’acqua non permetteva un controllo sicuro del pupazzo tramite i cavi e così l’idea venne abbandonata e si passò a riprese a “secco”.

 

Furono utilizzati speciali filtri, luci e soprattutto del fumo che riusciva ad imitare l’atmosfera delle luci filtrate dalle profondità marine (anche se a 10000.metri si può dubitare della presenza della stessa luce).

L’attacco di Manda all’Atragon fu ripreso in primissimo piano utilizzando il modello di due metri.

Furono utilizzate riprese molto “strette” per nascondere il fatto che la nave in miniatura era appoggiata su una costruzione in cima a due sgabelli, dando così  stabilità al modello mentre il pupazzo di Manda veniva avvolto attorno all’Atragon.

Il modello usato in questa sequenza, fu l’unico ad essere costruito con le mascelle che si aprivano tramite un radiocomando. Ogni modello era diverso dall’altro così che bisognava essere distratti quando, vi era un cambio di scena, per non notare la sostituzione del modello. Il modello più grande era realizzato con cura, soprattutto nelle parti facciali, ma le versioni più piccole perdevano di definizione nei particolari man mano che si riducevano.

Un altro particolare, sui modelli piccoli, fu il fatto che la testa oscillava liberamente nel punto di collegamento con il corpo e questo faceva perdere ogni potenziale forza di realtà.

Purtroppo Manda, al fin fine, rimane una apparizione deludente, forse nel soggetto il suo incontro  con Atragon doveva risultare un punto di forza ma nella sua realizzazione risulta un fiasco notevole, si vedono chiaramente i cavi  collegati alla testa.

La più complessa scena di effetti speciali della pellicola risulta essere quella dell’attacco al porto di Tokyo, da parte delle forze dell’impero Mu, la distruzione del centro degli affari di Tokyo.

Questa scena richiese la costruzione dei distretti di Ginzas e Marunouchi in scala 1/20. I palazzi furono costruiti in plastica , e soltanto un piccolo gruppo di essi fu costruito con una struttura interna in acciaio (questi palazzi erano quelli che rimanevano in piedi dopo il passaggio distruttivo dell’Impero Mu). L’intero set fu costruito  in cima ad una piattaforma rialzata in modo da favorire le riprese con un angolo molto basso ed anche, in fine,  la sua distruzione.

Al termine della costruzione del modello i tecnici tagliarono parte dei sostegni di base e  gli legarono delle corde. Queste corde furono collegate al paraurti d’un camion. Al momento giusto il camion partì e tirò le funi, il risultato fu il collasso del modello su se stesso, tutto questo per simulare la distruzione da parte del terremoto. La scena venne ripresa simultaneamente da sei cineprese collegate in punti diversi per offrire più angoli di vista. Le cineprese furono attivate da un telecomando a distanza.

Atragon è la prima realizzazione ad usare questa tecnica ormai più che comune.

L’attacco, spettacolare, del sottomarino Mu alla baia di Tokyo fu realizzato nella vasca del back lot della Toho. Furono costruiti dieci petroliere, ognuna in scala diversa, la più grossa era in scala 1/20 e la più piccola 1/100. Queste  navi furono distribuite nella vasca così da ricreare una prospettiva forzata per mimetizzare lo spazio ristretto, per modo di dire, della vasca d’una lunghezza di quasi venti metri.

Poiché la scena fu ripresa con macchine da ripresa ad alta velocità, per aumentare  il realismo, fu necessaria una grande quantità di luce. Naturalmente fu usata la luce solare, ma l’esatto bilanciamento creò molte difficoltà. Il sole era sufficientemente brillante, per riprendere, tra le tre e le quattro del pomeriggio, così tutti i preparativi furono realizzati per l’appuntamento pomeridiano. Nuovamente, sei cineprese automatiche ripresero  la scena, simultaneamente, delle esplosioni delle navi.

Convenzionali fogli di acetato, per l’animazione, furono usati, in seguito, per aggiungere il potente raggio distruttivo dell’impero Mu alla live action.

Il risultato è molto realistico e si vede la baia di Tokyo trasformarsi in un inferno di fuoco e fumo.

Come menzionato precedentemente uno dei momenti di maggior rilievo è il collaudo dell’Atragon.

Usando una vasca con una miniatura della linea costiera, tutto questo  di fronte ad un grosso mattepainting curvato per simulare la profondità di campo, la scena fu ripresa in tre differenti tagli (angoli di ripresa). Ogni taglio utilizzò un differente modello  del sommergibile. La scena iniziale mostra l’Atragon in emersione in una lunga ripresa effettuata senza nessun artifizio , eseguita dallo stesso Tsuburaya. Il modello era attaccato ad una gru, immersa nell’acqua, che trasportava il modello dell’Atragon in volo, queste sequenze sono realizzate con il modello d’un metro e  nuovamente ad alta velocità.

(Continua)

L'Autore

Marco Ambrosio

Appassionato di fantascienza da sempre, ormai con i capelli bianchi, e che segue il mondo del fantastico, nella sua totalità, anzi, ancor prima di nascere. Crescendo trovava per casa gli albi Audacia, i fumetti di Alex Raymond, Urania ed altre testate dell’epoca. Varie collaborazioni con amici di fanzine, tra cui il compianto Riccardo Valla. Due anni fa, un grande incontro: a Volandia con Vanni Mongini, altra figura molto importante.

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