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BARBARELLA, ICONA SEXY DEGLI ANNI SESSANTA

BARBARELLA, ICONA SEXY DEGLI ANNI SESSANTA

Barbarella: il contesto storico

Prima di parlare del film Barbarella di Roger Vadim, diamo una rapida occhiata a quello che era il ruolo della donna nella maggior parte dei film di fantascienza, perché mai come in questo caso si può affermare che il personaggio è fortemente legato al periodo storico in cui è stato creato, la seconda metà degli anni Sessanta.

La fantascienza è stata da sempre considerata un genere prettamente maschile. Tale pregiudizio è probabilmente da attribuirsi alla particolare importanza che assume nella narrazione la tecnologia, nella convinzione che i vari gadget che propone, quali robot, astronavi o macchine del tempo sotto forma di auto sportive, possano essere considerati alla stregua di giocattoli per maschietti.

Le donne rappresentate nei racconti, soprattutto pulp, e nei film di fantascienza, erano fortemente stereotipate, veicolo di fantasie sessuali maschili e maschiliste.  A titolo di esempio potremmo citare le mise della Principessa Aura o di Dale Arden nei serial cinematografici su Flash Gordon (1936), il robot Olga o l’aliena Nyah in biancheria, vestiti e stivaloni di pelle nera richiamanti un immaginario feticista come nella commedia fantascientifica britannica The Perfect Woman (1949) e nel film di David MacDonald Devil Girl from Mars (1954), oppure la Julie Adams costantemente sulla scena in costume da bagno bianco ne Il mostro della laguna nera (Creature from the Black Lagoon, 1954).

Donne in pericolo, aliene predatrici o giocattoli sessuali, con poche eccezioni, questi erano sostanzialmente i ruoli cui erano relegate. Come in altri generi cinematografici e nella società in generale, di sesso non si parlava apertamente né tantomeno veniva mostrato. Alla fine di ogni vicenda, la bella era salvata dal mostro e si riuniva al suo amato e la predatrice metteva la testa a posto e si accasava con l’eroe di turno.

Jane Fonda e Roger VadimQuando negli anni Sessanta, periodo di grande fermento sociale e politico, si sviluppò in quasi tutte le piazze delle principali città occidentali il movimento della controcultura, l’impulso al cambiamento riguardò anche la liberazione dei costumi sessuali e l’emancipazione della donna dai ruoli tradizionalmente attribuiti dalla società a fidanzate, mogli e madri. Si iniziò a parlare di sesso, nelle sue diverse forme, con maggiore frequenza e in modo esplicito.

Le donne rivendicarono la proprietà del proprio corpo e la capacità di pensare al sesso come scoperta e non come destino riproduttivo o esperienza di sottomissione. Come è naturale, tutto questo fermento influenzò le varie forme espressive umane e, con esse, anche il cinema e la fantascienza.

In questo contesto fa capolino, prima nei fumetti poi al cinema, il personaggio di Barbarella, una specie di Flash Gordon al femminile, espressione della mutazione dei costumi.

Il film del regista Roger Vadim Barbarella, uscito proprio nel tumultuoso 1968, fu la prima delle tre colorate produzioni targate Dino De Laurentiis adattate da fumetti popolari. In seguito arrivò il Diabolik di Mario Bava, uscito nello stesso 1968, e il Flash Gordon di Mike Hodges, uscito invece nel 1980.

Il film e il fumetto

Anno 40.000 (la datazione appare solo nel materiale pubblicitario, nel film non ne è indicata alcuna), l’agente terrestre Barbarella è incaricata dal Primo Ministro della Terra di ritrovare lo scienziato Durand Durand, inventore del micidiale raggio positronico, scomparso su Sogo, un pianeta che appare come una proiezione futuristica di Sodoma e Gomorra (So-Go, dalle iniziali delle empie città bibliche), dominato dalla saffica Regina Nera. Durante la missione dovrà superare grottesche e surreali situazioni, incontrando una variopinta galleria di personaggi che vorranno o ucciderla o fare sesso con lei, o entrambe le cose…

Come accennato, Barbarella nacque nel 1962 come personaggio dei fumetti, creata e disegnata da Jean-Claude Forest (lavorò al film come consulente al design) pubblicato sulla rivista V-Magazine. Lo stesso Forest disse a proposito della propria creatura:

Barbarella è la donna finalmente liberata, libera negli atti come nel corpo. È l’erotismo che si fa donna. Ella ha finalmente superato l’uomo, arrivando a poter scegliere i propri partner

Vignette del fumetto BarbarellaGià il fumetto incarnava gli ideali del movimento sessantottino soprattutto per quanto riguardava la filosofia del libero amore, il film andò nella stessa direzione, seppur presentando un erotismo piuttosto ingenuo. La sceneggiatura adattò porzioni della sua prima avventura fumettistica, dove era più una fuorilegge piuttosto che un agente intergalattico.

L’aspetto che la protagonista aveva sulle strisce disegnate richiamava esplicitamente quello dell’attrice Brigitte Bardot ma nel film fu interpretata dall’americana Jane Fonda, all’epoca moglie di Roger Vadim (che tra le file delle varie mogli e amanti annoverava anche la Bardot, da cui aveva divorziato un decennio prima). Il ruolo era stato in precedenza proposto alla stessa Bardot, a Virna Lisi e a Sophia Loren, tutte rifiutarono.

Con Barbarella per la prima volta si vedeva in scena un’eroina ingenuamente sexy e trasgressiva e con una disinibita vita sessuale, in un’opera pervasa da compiaciuta autoironia. Memorabile la scena dello spogliarello integrale a gravità zero dove i titoli di testa intervengono a coprire, malamente, le zone più scabrose. La scena, che simula piuttosto bene l’assenza di gravità, fu girata riprendendo dall’alto l’attrice, sdraiata su un tavolo di plexiglas.

Dopo questo ruolo il New York Times definì la Fonda come “la dea del sesso più iconica degli anni Sessanta“. In seguito l’attrice si affrancò dall’immagine di gattina sexy e svoltò la propria carriera in ruoli più politicizzati.

Barbarella divenne un’icona femminista ma il film non mancò di destare polemiche. Realizzato con dispendio di mezzi, fu commercialmente un insuccesso ma, come ogni tanto succede, divenne un vero cult negli anni successivi, fonte d’ispirazione se non del cinema di fantascienza a venire, sicuramente della moda degli anni Settanta e oltre. I costumi dello stilista Paco Rabanne, che cucì letteralmente addosso al perfetto corpo dell’attrice un look futuristico fatto di corpetti in plexiglass e in plastica trasparente, abiti in argento e stivali cuissardes, le psichedeliche scenografie di Mario Garbuglia e gli effetti speciali di August Lohmann contribuirono a creare questa dimostrazione di pop art applicata al cinema. Un vero condensato di suggestioni anni Sessanta.

Il film fu una co-produzione Italia/Francia girato a Roma e annoverava anche il nostro Ugo Tognazzi tra gli interpreti. Nella parte del rivoluzionario Dildano era stato originariamente scritturato l’italiano Antonio Sabato, ma la particolare scena di sesso con Jane Fonda fu giudicata troppo seriosa da Vadim che lo sostituì con l’inglese David Hemmings. Da ricordare anche la presenza nel cast del famoso mimo francese Marcel Marceau in un ruolo per una volta parlante e anche con molte battute. Anita Pallenberg, che interpretava la Regina Nera, era all’epoca conosciuta come la musa dei Rolling Stone, avendo avuto relazioni sentimentali in successione con Brian Jones, Keith Richards e Mick Jagger.

Curiosità

Nel film appare per la prima volta al cinema (era già apparso nel fumetto) un orgasmatron, dispositivo capace di indurre sensazioni simili all’orgasmo e che la nostra eroina, quando vi è sottoposta, manda in sovraccarico e distrugge grazie alla propria esuberanza erotica. Apparecchi con funzioni simili apparvero in seguito in altri film di fantascienza come Il dormiglione (Sleeper, 1973) di Woody Allen, Flesh Gordon – Andata e ritorno… dal pianeta Porno! (Flesh Gordon, 1974) di Michael Benveniste e Howard Ziehm e Demolition Man (1993) di Marco Brambilla. Nella realtà un apparecchio del genere fu realizzato dal Dott. Stuart Meloy nel 1998 e funzionava grazie ad alcuni elettrodi impiantati nella colonna vertebrale.

Il gruppo pop britannico dei Duran Duran prese il nome proprio da uno dei personaggi del film. In un video live del gruppo del 1985 (Arena: An Absurd Notion) comparve pure Milo O’Shea, l’attore che lo interpretava nel film.

Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogcoh è nel film la password del quartier generale di Dildano. Nella realtà è il nome del villaggio gallese che, con i suoi cinquantotto caratteri, è il toponimo più lungo d’Europa.

David Gilmour, futuro chitarrista dei Pink Floyd, è stato uno dei musicisti che hanno eseguito la colonna sonora originale del film (composta da James Campbell, Bob Crewe, Charles Fox e Michel Magne).

Barbarella è disponibile in DVD e Blu-ray Sinister Film.

Crediti

Titolo originale: Barbarella
Regia: Roger Vadim
Sceneggiatura: Roger Vadim e Terry Southern basata sul fumetto di Jean-Claude Forest Barbarella (1962)
Durata: 98’
Paese di produzione: Francia/Italia
Anno: 1968

Interpreti: Jane Fonda, John Phillip Law, Anita Pallenberg, Milo O’Shea, Marcel Marceau, Claude Dauphin, Ugo Tognazzi, David Hemmings, Giancarlo Cobelli, Serge Marquand

L’orgasmatron, da YouTube

L'Autore

Roberto Azzara

(Caltagirone, 1970). Grande appassionato di cinema fantastico, all'età di sette anni vide in un semivuoto cinema di paese il capolavoro di Stanley Kubrick “2001: odissea nello spazio”. Seme che è da poco germogliato con la pubblicazione del saggio “La fantascienza cinematografia-La seconda età dell’oro”, suo esordio editoriale. Vive e lavora a Pavia dove, tra le altre cose, gestisce il gruppo Facebook “La biblioteca del cinefilo”, dedicato alle pubblicazioni, cartacee e digitali, che parlano di cinema.

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