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Atragon (Prima puntata)

Atragon (Prima puntata)

Nell’estate del 1963, la Toho s’era ormai affermata come la maggior produttrice di film di  fantascienza avendo realizzato quattordici produzioni del genere, dal 1954, cioè quando Godzilla cominciò ad apparire sulle scene del cinema.

Ognuna di queste pellicole ebbe più che una buon’accoglienza dal pubblico Giapponese, e i distributori, d’oltre oceano, incuriositi ed impazienti, li acquistarono a bassissimi prezzi. Con la richiesta di film di fantascienza al vertice, la Toho tentò di rispondere a questa richiesta realizzando due o tre titoli all’anno, difatti alcune delle migliori produzioni della Toho furono realizzate in questo periodo, e  Atragon fu uno dei suoi migliori sforzi produttivi ed in particolare modo del team Inoshiro Honda, regia, Eiji Tsuburaya, effetti speciali e Akira Ifukube, compositore.

Atragon trova le radici delle sue origini alla fine dell’ottocento, alle soglie del nuovo secolo.

Dopo il grande  boom dell’occidentalizzazione della prima  metà dell’800 con il suo conseguente processo di modernizzazione ecco nascere una rivoluzione letteraria nel mondo culturale Giapponese. Un fenomeno fu quello che partì dal 1878 con l’apparire delle prime traduzioni in giapponese dei romanzi di Jules Verne che ottennero un successo straordinario.

L’atteggiamento positivistico di Verne  nei confronti della scienza contribuì al suo successo in Giappone tant’è che apparvero quasi subito opere autoctone  a imitazione, nacquero autori come  Yano Ryùkel, Suehiro Tetsuchò e Hoshi Hajime. Nelle loro opere si ritrovava uno spirito vicino a quello della proto-fantascienza occidentale. Importante è soprattutto il fatto che questi romanzi riflettano il senso delle trasformazioni che scienza e la tecnologia possono determinare nella società sul lungo periodo.

Il film è basato su idee e caratterizzazioni che si trovano nel romanzo KAITEI GUNKAN “La Nave Da Guerra Subacquea, scritto da Shunro Oshikawa  nel 33° anno dell’era Meiji (1899).

Oshikawa

Oshikawa nacque il 22 Marzo del 1877 e divenne, giovanissimo, uno degli autori più famosi del suo tempo. Il romanzo fu scritto mentre frequentava, come studente, la Tokyo Senhon Gakko ( una scuola professionale di Tokyo, oggi, l’università Waseda). Pubblicata da Bundudo, nel 1902, il romanzo fu pubblicizzato con questo slogan “La più favolosa avventura negli oceani !” e fu parte di una serie di sei romanzi scritti dallo stesso Oshikaza.

Scritto ai tempi della guerra Russo-Giapponese ed al culmine dell’era Meiji, l’opera risulta essere un manifesto di propaganda in cui si ingigantisce l’orgoglio nazionale e lo spirito imperialista, molto radicato in Giappone, il creatore/inventore della “nave” infatti è considerato si un anacronismo, nel racconto, da molti suoi pari, però è un auto esiliato dedito all’antica regola dei Samurai. Lavora, alla creazione della sua super arma con l’aiuto di pochi ufficiali della marina Imperiale, che vorrebbero il Giappone come super potenza mondiale, in un’isola segreta del Pacifico con ai suoi ordini un gruppo di truppe speciali. L’era di isolazionismo stava terminando ed il Giappone guardava ad un ammodernamento e all’espansione della sua influenza nel mondo. Cominciò un periodo di guerre e furono i Russi ad essere considerati i cattivi di turno, sia nella realtà che nelle pagine di vari autori e dello stesso Oshikawa.

 La sua nave  si chiama DENKO-TEI , altre volte detta anche DENKO-PAN. L’immagine di questa nave non ha subito molte variazioni dal libro alla sua versione cinematografica, citando l’opera di Oshikawa:

“…seguendoli ed entrando nel cantiere, inaspettatamente lo spettacolo divenne vasto. C’era, al suo interno un grande tunnel di incredibile altezza e lunghezza. Potevo vedere un gigantesco muro di roccia curvarsi su di esso e sovrastarlo. Il  mio cuore accelerò ma continuai ad osservare. Come poteva una così strana, immensa e potentemente armata  nave esistere in una qualsiasi parte del mondo? La lunghezza della nave da battaglia sottomarina era più di 40 metri per più di 7 metri di larghezza, la sua sagoma era come quella di un dardo, affilato, come quello che i barbari dell’India del sud usavano per uccidere grandi elefanti o tigri selvagge, con un unico potente colpo ma terminava con una forma inusuale, un angolo acuto. Sulla coperta c’era un unico ponte ovale vicino alla prua, ed esso era sormontato da un unico albero. La sua prua era una unica punta perforante, senz’altro ideata per portare morte e distruzione, schiacciando e devastando sia uomini o cose lungo il suo cammino..”.

 Il genio/iconoclasta, un super sottomarino, una base segreta su di un isola altrettanto segreta sono tutti elementi familiari delle storie classiche di un autore molto conosciuto  nel mondo Occidentale, Jules Verne, contemporaneo di Oshikawa.

Capitan Nemo in 20000 Leghe Sotto I Mari e L’Isola Misteriosa sono più che ottime fonti di ispirazione per un giovane scrittore di 22 anni nel lontano mondo d’Oriente. Miscelando i temi del fantastico Verniani e Giapponesi, dell’era Meiji,  Oshikawa crea  una perfetta combinazione di quello che il lettore Giapponese cercava in quel periodo, dove potesse rispecchiarsi e magari  compararsi.

La base di partenza più che “solida” e “strutturata” di Atragon pone il film in una posizione a parte, rispetto ai più della sua epoca.

Shinichi Sekizawa, uno degli sceneggiatori del team della Toho specializzato in fantascienza, viene incaricato di realizzare la sceneggiatura di ATRAGON.

Nelle sue memorie lo stesso Sekizawa ricorda l’idea che ebbe di rielaborare completamente la storia: “Lessi KAITEI GUNKAN  quando ero bambino, prima della guerra, e dimenticai i particolari della storia in se stessa; quello che invece mi continuai a ricordare fu  la forte impressione di romanticismo ed epicismo della storia. Quando mi parlarono per la prima volta del nuovo progetto “Kaitei Gunkan” subito quelle vecchie impressioni riaffiorarono nuovamente. Scrivendo la sceneggiatura il mio maggiore impegno fu quello di conservare quelle sensazioni e cambiare, esclusivamente, i dettagli per attualizzare il progetto. La Toho, subito, richiese di ambientare la storia  dopo la Seconda Guerra Mondiale e così, sia io che i miei collaboratori,  non facemmo altro che adattarci alle richieste. Un’altra considerazione fu che noi non potevamo porre il Giappone come una super potenza di quel tempo, e così dovemmo creare anche un nuovo nemico.”

La sceneggiatura che ne uscì fu un ibrido del romanzo e di KAITEI OKOKU (“The Undersea Kingdom”), un fumetto illustrato da Shingeru Komatsuzaki da cui si origina l’apparizione del “malefico”  Impero di Mu.

Komatsuzaki

Komatsuzaki fu un brillante illustratore che lavorò all’Art Department della Toho, durante gli anni 50 e 60, e per contemporaneizzare il soggetto sostituì la natura reale della storia con degli elementi “fantastici”. Nella stesura dei futuri storyboard di Atragon, Komatsuzak , inserì le sue esperienze durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui partecipò sul fronte del Pacifico, nelle Isole Salomone. Inserì una leggenda che correva di bocca in bocca, che diceva, che durante il conflitto su di un isola dei meccanici realizzarono un velivolo da ricognizione  sfruttando esclusivamente pezzi recuperati da velivoli inefficienti. Questa idea appare anche in KAITEI GUNKAN , che qualcuno da qualche parte costruisce una nave da guerra nello stesso modo. In seguito l’idea servì per realizzare anche un suo fumetto intitolato ZERO FIGHTER DOGFIGHT pubblicato poi nel 1966

Un elemento non contenuto nel romanzo o nella storia di Komatsuzaki è il mostro MANDA.

Vi sono alcune storie, controverse sulle origini del mostro nella sceneggiatura. Una versione dice che il 1964 era l’anno del serpente, sempre secondo lo zodiaco giapponese. E la produzione decise di inserire un mostruoso serpente per celebrare questa occasione. Il regista Honda però non è concorde con questa versione della storia. Una seconda spiegazione per la presenza di Manda è quella che il produttore Tanaka richiese che nel film ci fosse un mostro gigante per  renderlo più appetibile commercialmente, fu così anche per il mostruoso “tricheco” Magma di GORATH (inedito in Italia).

Shinichi Sekizawa sottopose la sua prima stesura della sceneggiatura alla Toho il 10 Agosto del 1963. Il progetto fu subito approvato.

Dopo un mese di lavoro, sull’idea di base, e di revisioni della sceneggiatura, una stesura finale fu realizzata per cominciare così la produzione: era il 15 Settembre 1963.

Shingeru Komatsuzaki, il team creativo della Toho si divise in tre unità.

Inoshiro Honda sul set

Sotto la direzione di Inoshiro Honda, l’unità A, trattava il “drama” della storia, mentre l’unità B e C furono  assegnate ad Eiji Tsuburaya per la realizzazione degli effetti speciali.

Comunque il risultato fu che la produzione venne realizzata completamente in tre mesi per realizzare effetti speciali, editing, sound-mix, post-dubbing, sviluppo e stampa finale.

Questo risultato fu ottenuto perché la Toho voleva distribuire la pellicola nel periodo tra Natale e Capodanno, che sono tradizionalmente i periodi di più alto incasso dell’anno.

Per confronto FRANKENSTEIN ALLA CONQUISTA DEL MONDO (Furankensteshustain Tai Barugon – 1965) richiese un mese completo solo per gli effetti speciali.

            Senza dubbio queste irragionevoli condizioni influenzarono pesantemente il team creativo forzando dei tagli nelle riprese, che sono evidenti nella versione finale. Tuttavia, il film si classifica come una delle migliori  produzioni di fantascienza della Toho e,  drammaticamente, come struttura,  Atragon risulta uno dei più curati film di Honda.

A parte l’originale Godzilla (1954), molte delle realizzazioni della Toho erano in gran parte una serie di effetti speciali attorno ai quali la storia si tesseva vagamente.

Le caratterizzazioni sembravano piuttosto accidentali, l’appoggio visuale era superiore, lungo la storia, a quello interpretativo degli attori. In ogni modo, lo script di Sekizawa per Atragon rimandava l’azione e la spettacolarità alla seconda metà del film, concentrando e affermando le caratterizzazioni e sviluppando il tema centrale del film nei primi 40 minuti. Questo rappresentò comunque un azzardo, il pubblico poteva perdere d’interesse prima della cosiddetta resa dei conti.

La forza dello script è quella di presentare una storia interessante. Questa forza combinata alla regia di Honda e ad alcune ottime caratterizzazioni del cast fanno si che il pubblico ne sia catturato.

Atragon si contraddistingue come uno dei pochi film Giapponesi che incentra il tema sul nazionalismo e sull’onore personale (stiamo  parlando d’unicità  nel campo del  fantastico forse “sfiorate” anche nel cinema di SF Russo)). in tutto il mondo, i Giapponesi hanno mostrato il più elevato senso sociale e di unità, concetti che portano logicamente ad avere una forte identità nazionale.

Guardando all’interno della storia Giapponese, ci sono numerosi esempi dell’intensa idea dell’identità collettiva e dell’onore, il codice dei samurai, il sacrificio del Kamikaze, ecc.

Honda questo nazionalismo in Atragon lo mostra come una cosa distruttiva ed illogica. Un nazionalismo che portò il Giappone alla II Guerra Mondiale e che condusse  alla lotta ad oltranza quando la resa era ormai inevitabile.

Se Godzilla, per Honda, rappresenta l’orrore della guerra nucleare, Atragon è una denuncia verso il cieco nazionalismo.

La caratterizzazione del Capitano Shinguji incorpora lo spirito dell’orgoglioso Giappone e del suo sfrenato nazionalismo. Egli prova grande vergogna per la sconfitta del Giappone e per la presa di posizione nazionale dopo la Seconda Guerra mondiale, ma questo viene combinato con la sua personale vergogna per aver disertato la Marina Imperiale prima che la guerra finisse, mentre egli era al sicuro molti dei suoi camerati combattevano e morivano.

Come risultato di questo, Shinguji dedica vent’anni della sua vita allo sviluppo, in una base segreta, della super-arma, ATRAGON, solo per ridare al Giappone il suo prestigio perduto, e a livello subconscio per riabilitarsi a se stesso.

Continua

L'Autore

Marco Ambrosio

Appassionato di fantascienza da sempre, ormai con i capelli bianchi, e che segue il mondo del fantastico, nella sua totalità, anzi, ancor prima di nascere. Crescendo trovava per casa gli albi Audacia, i fumetti di Alex Raymond, Urania ed altre testate dell’epoca. Varie collaborazioni con amici di fanzine, tra cui il compianto Riccardo Valla. Due anni fa, un grande incontro: a Volandia con Vanni Mongini, altra figura molto importante.

4 Commenti

  1. Avatar

    Molto interessante!!

  2. Marco Ambrosio

    Salve Andrea, sono molto contento che ilm io articolo ti abbia interessato, spero di avere un commento finale alla pubblicazione della seconda parte.
    Ancora grazie e a presto

  3. Avatar

    Interessantissimo articolo, una sorprendente visione sul cinema di fantascienza giapponese, una filmografia quasi di denuncia, anche quando si tratta solamente di mostri o mecha, complimenti ancora

  4. Avatar

    Articolo interessantissimo sul cinema di fantascienza giapponese, che riesce ad essere di quasi un cinema di denuncia anche solo con storie di kaiju, complimenti ancora

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