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Solaris è diventata un’opera lirica

Solaris è diventata un’opera lirica
Solaris, Stanislaw Lem

Stanislaw Lem

Sia detto per inciso, Solaris di Stanislaw Lem è il mio romanzo di sf preferito in assoluto.

In un lontano futuro, Solaris è un pianeta in cui è avvenuto l’unico incontro fra l’uomo e una creatura vivente aliena. Il pianeta, infatti, è ricoperto da un gigantesco oceano, gelatinoso e rossastro, che all’apparenza è un essere vivente, forse pensante, che produce immani e fantasiose costruzioni, cangianti e dall’esistenza breve, chiamate, a seconda del loro aspetto e strutture, mimoidi, simmetriadi e asimmetriadi. Il mistero della sua natura e del suo comportamento sono talmente fitti che è nata una disciplina, la solaristica, che espone continuamente nuove teorie, nessuna dimostrata o comprovata.

Cent’anni dopo la sua scoperta, lo psicologo Kris Kelvin raggiunge Solaris e la stazione scientifica sospesa sopra l’oceano. Qui incontra gli scienziati Snaut e Sartorius, dal comportamento al limite della paranoia, e apprende che un altro, Gibarian, è morto suicida. Quest’ultimo riappare in filmati girati prima della morte, dove esprime le sue esperienze e le sue opinioni su Solaris.

Dopo altri incontri con personaggi forse allucinatori ma dall’apparente fisicità, comunque creati in qualche modo dall’oceano, capace di entrare nella mente dei suoi ospiti umani, Kelvin incontra una “copia” della moglie Harey, anch’essa suicidatasi anni prima, e dovrà fare i conti tanto con i propri fantasmi quanto con l’inspiegabile potenza dell’oceano di Solaris.

Pubblicato in Polonia nel 1961, nell’arco di 65 anni Solaris è diventato uno dei romanzi del genere più letti, divulgati e ammirati al mondo e ha conosciuto un adattamento televisivo e due cinematografici, il primo diretto dal russo Andrey Tarkovsky nel 1972, il secondo dell’americano Steven Soderbergh nel 2002.

Meno note al grande pubblico sono le 4 opere liriche tratte dal romanzo.

La prima è del compositore tedesco Michael Obst, rappresentata nel 1996, la seconda è dell’italiano Enrico Correggi (2011), la terza è di un altro musicista tedesco, Detlev Glanert (2013).

Solaris, Dai FujukuraIn quest’articolo ci occuperemo del quarto adattamento musicale di Solaris, composto dall’anglo-giapponese Dai Fujikura su libretto di Saburo Teshigawara. La prima di questo spettacolo avvenne nel 5 marzo 2015 al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi. Teshigawara, coreografo e ballerino, curò anche la regia, le coreografie, le scene e i costumi dello spettacolo.

Nato nel 1977 a Osaka, Dai Fujikura vive a Londra dal 2000 e ha avuto fra i suoi maestri e sostenitori il grande compositore francese Pierre Boulez (1925-2016). Non è un caso quindi se la prima dell’opera è stata eseguita da due istituzioni fondate da Boulez: lo studio di musica elettronica IRCAM, con il suo artista del suono Gilbert Nouno, e il complesso strumentale Ensemble Intercontemporain diretto da Erik Nielsen.

L’opera di Fujikura ha una struttura insolita. Dura 83 minuti, pochi per le abituali 2-3 ore di un’opera lirica in più atti, troppi per un atto unico di 45-60 minuti. Ciononostante, Solaris è divisa in 4 atti: i primi 3 corrispondono ai primi 3 giorni della narrazione, il quarto comprime un periodo di varie settimane.

Il libretto è fedele al romanzo, ma semplifica i dialoghi, omette molti episodi e tutto l’aspetto della solaristica, cancella del tutto il personaggio di Sartorius e i vari personaggi subiscono una forma di sdoppiamento.

Solaris, ballettoNegli assoli di ogni cantante compare in scena un ballerino che danza al suo fianco, in una coreografia che sembra opporsi alle sue parole. Inoltre, Kelvin è interpretato da due baritoni: Leigh Melrose, che compare in scena, e Marcus Farnsworth, che fuori scena interpreta i monologhi interiori di Kelvin, ma la cui voce è artatamente distorta da Nouno.

Lo stesso espediente è usato sulle voci di Sarah Tynan (Hari), Tom Randle (Snaut), Callum Thorpe (Gibrarian). Inoltre, un ronzio artificiale, a volume bassissimo, pervade tutto lo spettacolo, udito dal pubblico quasi a livello subliminale.

Tutti questi artifici scenici e sonori hanno lo scopo di riprodurre il senso di alienazione dei personaggi di fronte al mistero dell’oceano di Solaris, ma anche di evocare la loro ambiguità interiore, il conflitto – scaturito dallo stesso oceano – fra le loro azioni e la parte più temuta e nascosta delle loro personalità. Citando lo stesso Fujikura:

“Questo pianeta riproduce ciò che più ti spaventa. L’idea interessante nel romanzo di Lem è: il tuo nemico peggiore contro cui devi lottare non si trova all’esterno di te – no il tuo nemico peggiore è in te stesso.”

Dal punto di vista musicale Fujikura sceglie uno stile dissonante, dalle melodie brevi, frammentarie e mai del tutto sviluppate, ma anche stavolta con l’intervento dell’elettronica:

“Con la mia musica volevo produrre un’atmosfera che comunicasse fin da subito che non siamo in un territorio familiare […] Volevo ingenerare l’effetto: suonano come i violini, ma non lo sono. L’elettronica dal vivo è manipolativa – l’insieme suona familiare, ma allo stesso tempo insolito […] L’elettronica non viene mai usata separatamente dall’orchestra, ma è strettamente legata ad essa.”

Solaris, Ulf Langheinrich

Una delle animazioni di Ulf Langheinrich

Tornando all’aspetto scenico, l’opera utilizza un altro espediente tecnologico. Uno schermo cinematografico posto sul fondo riproduce un aspetto del romanzo che neanche le sue trasposizioni cinematografiche erano riusciti a rappresentare, cioè la visualizzazione dell’oceano, multicolore e agitato, e le fantasmagoriche creazioni che appaiono e si trasformano sulla sua superficie, chiamate “mimoidi” nel romanzo come nell’opera.

Si tratta di animazioni digitali create dall’artista tedesco Ulf Langheinrich. Su questo schermo compare all’inizio il volto del defunto Gibrarian, personaggio che poi ritorna come apparizione nei sogni di Kelvin.

 

Mario Luca Moretti
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Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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