Dog Days
Come affronti il tuo mondo, quando la follia diventa la norma comportamentale? È la follia, l’illusione o l’istinto umano / animale che ci guida attraverso tempi severamente difficili? Dove si trova esattamente il confine tra animale e uomo? A che punto dobbiamo cedere al nostro istinto animale solo per sopravvivere?
(David T. Little)
Dog Days è il titolo di un’opera lirica composta dall’americano David T. Little su libretto di Royce Vavrek, tratto dal racconto omonimo di Judy Budnitz pubblicato nel 1995.
SINOSSI

David T. Little e Royce Vavrek
PROLOGO
L’America è devastata da una guerra. La famiglia Kimball (il padre Howard, la madre Rosie, i figli maggiori Pat ed Eliot e la tredicenne Lisa) vive isolata in una cittadina sempre più deserta, in condizioni precarie, quando riceve la visita di un mendicante abbigliato con uno sbrindellato costume da cane e che si comporta come un cane: latra, va a 4 zampe, cerca le coccole, porta oggetti con la bocca e così via. I maschi della famiglia lo vogliono scacciare, ma le due donne si affezionano stranamente a lui e stanno al suo gioco, dandogli persino della spazzatura da leccare per sfamarlo. Improvvisamente un elicottero dell’esercito sorvola la casa e lancia uno scatolone con delle provviste.
ATTO 1 – ESTATE
Un giorno il padre torna da una delle sue abituali ma infruttuose battute di caccia: nella vicina foresta la selvaggina è scomparsa. La madre comunque prepara un misero pranzo a base di erba, mentre il padre cerca di portare all’obbedienza i due sempre più insofferenti Pat ed Eliot. Lisa si siede a tavola, ma fa notare che i gatti randagi sono sempre più grassi, come se trovassero abbondanza di topi, mentre la sua famiglia fa la fame. Non c’è più elettricità né tv, così, dopo il pranzo, il padre legge le inattendibili notizie del giornale dell’esercito.
Lisa accoglie l’uomo-cane sulla veranda e cerca di comunicare con lui, e benché Howard non gli permetta di superare la soglia, lei finisce per stringere amicizia con l’uomo-cane, instaurando con lui lo stesso rapporto che avrebbe con un cane di casa. Lisa comprende l’assurdità della situazione, ma del resto ormai “niente è normale”. Alla fine suona il coprifuoco e Lisa deve rientrare in casa.
Il giorno dopo la madre accusa una sempre maggiore stanchezza, dovuta alla denutrizione, e cerca di convincere suo marito a cercare altrove maggior fortuna, come hanno già fatto i loro parenti, ma ostinatamente lui si rifiuta. Poi lui ricorda un episodio d’infanzia che lo impressionò, quando nella foresta trovò il cadavere ancora fresco di un cervo.
Quella sera i due ragazzi in cantina fumano uno spinello e ammirano le donne di una rivista porno, e così si lasciano andare a fantasie dove immaginano di viaggiare conquistando e fecondando tutte le donne e di diventare così “i re del mondo”.
Lisa sdraiata in terra scrive una lettera a Marjorie, la sua migliore amica. In realtà Lisa ha perso i contatti con lei e non sa nemmeno dove si trovi, ma le scrive lo stesso una lettera in cui racconta del suo amico uomo-cane e conclude con il P.S.: “peccato che non la leggerai mai”.
ATTO 2 – AUTUNNO
Un elicottero lancia un altro pacco, ma quando viene aperto, i Kimball lo trovano pieno solo di materiale da imballaggio. Sempre più affezionate all’uomo-cane, Lisa e Rosie gli trovano un nome: Prince. Howard lo vuole scacciare, ma le due donne lo convincono a non farlo perché Prince, come un bravo cane da guardia, scaccia gli altri mendicanti. I Kimball vedono che nelle case vicine le luci non si accendono più, e si lasciano andare a varie ipotesi: sono scappati? Sono stati uccisi da un’arma batteriologica del nemico? Forse l’esercito passa di notte a prelevare i cadaveri… La guerra si avvicina, dice la madre.

Photo by: Greg Grudt /Mathew Imaging
Howard vede Prince che mangia un uccello e gli ordina, con fare sempre più aggressivo, di mettersi in piedi come un uomo, di parlargli come un uomo, di togliersi il costume, ma invano, e Prince fugge, sempre a 4 zampe. Howard torna in casa per fare una scenata rabbiosa, causata dalla sua incapacità di sostentare la propria famiglia.
La sera Lisa si mette davanti allo specchio e ammira come la denutrizione abbia modellato il suo corpo fino a renderlo simile a quello di una modella. Immagina persino di vederci la sua amica Marjorie e di parlare con lei delle rispettive vite. E si chiede, come Alice, cosa ci sia dall’altro lato dello specchio.
Una notte un capitano donna riporta a casa Pat ed Eliott, dicendo che sono stati trovati a razziare una casa vuota e, con un misto di patriottismo e minacce, cerca di convincerlo ad arruolarsi insieme ai figli, ma Howard le sputa in faccia.
ATTO 3 – INVERNO
Un elicottero passa sopra la casa ma senza lanciare scatole. Alla fame si aggiunge il freddo a perseguitare la famiglia, e i suoi membri passano le giornate riuniti tutti insieme nella stanza meno fredda della casa. Pat ricorda che in Corea si mangiano i cani. Howard allora prende il fucile. Intuendo le sue intenzioni, Lisa e sua madre lo supplicano di non uccidere Prince perché è un uomo, ma lui risponde che si tratta di un cane. Uscito in cortile, il padre punta il fucile contro Prince che fugge terrorizzato a 4 zampe; il primo colpo lo manca, Prince si drizza in piedi per continuare la fuga, ma il secondo colpo lo abbatte, nello strazio di Lisa. Howard e i ragazzi si lanciano ringhiosi sul corpo di Prince, sotto lo sguardo attonito delle due donne.
**************************************
La prima di Dog Days fu il 29 settembre 2012 al Teatro Kasser a Montclair, nel New Jersey, per la regia di Peter Woodruff. Gli interpreti principali furono la soprano Lauren Worsham (Lisa), il baritono James Bobick (Howard), la soprano Marnie Breckenridge (Rosie). Il complesso Newspeak eseguì le musiche, diretto da Alan Pierson, in una compagine di soli 9 elementi: pianoforte, clarinetto, chitarra elettrica, violino, viola, violoncello, contrabbasso e due percussionisti, posizionata visibilmente in fondo al palco per integrare elementi musicali e teatrali. Questa orchestrazione si basa sull’esperienza del compositore con l’ensemble Newspeak, che enfatizza principi tradizionali adattati all’amplificazione, che espande la tavolozza sonora, in questo caso particolarmente insistita sulla chitarra e usata anche per aggiungere suoni artificiali. Anche nell’ambito vocale di Dog Days, l’amplificazione consente un’ampia gamma dinamica, dai sussurri alle urla, ma ha anche lo scopo di dare nitidezza alle singole voci nelle scene d’insieme. Solo gli archi sono privi di amplificazione, per mantenere una forma di contrasto sonoro.
La partitura fonde heavy metal, Canto Gregoriano, Bel Canto, musica pop, musical alla Broadway e industria elettronica. Le tecniche includono strutture armoniche instabili che riflettono la fragilità dei personaggi, melodie metalliche staccate che si allungano in archi dalle melodie simili a inni, e duetti nervosi di clarinetto e percussioni che sottolineano la tensione psicologica, il tutto influenzato dalla formazione di Little come batterista rock.
Diverse arie nel corso dell’opera alternano il recitativo con l’ironia tipica del bel canto per evidenziare le illusioni dei personaggi. Nel finale, droni, glissati e ronzii elettronici si intensificano per confondere il tempo teatrale e quello reale, evocando una regressione primitiva.
La regia di Woodruff enfatizza i temi distopici dell’opera attraverso un design innovativo, incluso un grande schermo video posto sopra l’orchestra, che mostra aspetti altrimenti impossibili da rappresentare a teatro, come i primi piani di cantanti e oggetti, o gli scorci degli elicotteri. Nella scena della lettera, ad esempio, la parte di vocale di Lisa è composta solo di vocalizzi, senza parole, ma lo spettatore apprende il testo della lettera leggendolo sullo schermo. Nella scena dello specchio, Lisa canta l’aria Mirror, Mirror: i primi piani di Lisa sullo schermo, sempre più drammatici e isterici, contrastano con la conclamata soddisfazione delle sue parole.
Mario Luca Moretti
Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano