Potrebbe sembrare il plot di un film di fantascienza, ma è una realtà. La Bioquark, una società con sede a Philadelphia, negli Stati Uniti, sta sperimentando un sistema per invertire la morte, praticamente riportare in vita i morti, e i primi test sono iniziati già quest’anno.
Alla Bioquark pensano fin dal 2016 che lo stato di morte del cervello non sia irreversibile. Ira Pastor, il CEO di Bioquark, ha dichiarato che stanno per iniziare le sperimentazioni su un metodo basato sulle cellule staminali senza precedenti su pazienti dell’America Latina e che l’azienda fornirà maggiori dettagli già da questo mese.

In molti paesi una persona per essere dichiarata ufficialmente morta deve sperimentare quella che viene definita perdita completa e irreversibile delle funzioni cerebrali. La Pastor ritiene che Bioquark sia riuscita a sviluppare una serie di procedure mediche in grado di riavviare il cervello di una  persona morta e hanno intenzione di tentare i primi “riavvii” entro quest’anno.
La procedura richiede varie fasi: la prima è la raccolta delle cellule staminali dal sangue del paziente e la loro successiva inoculazione. I peptidi saranno iniettati nel midollo spinale del paziente che successivamente sarà sottoposto a quindici giorni di stimolazione del nervo mediano assieme una stimolazione nervosa generale, il tutto con un monitoraggio mediante risonanza magnetica.

Già lo scorso anno si sarebbe dovuta avviare la sperimentazione in India ma, solo pochi giorni dopo aver rivelato l’ambizioso piano, Bioquark è stata bloccata dall’Indian Council of Medical Research.

I test di Bioquark sono solo una parte di un progetto molto più ampio che porta il nome di ReAnima e sul loro sito web si afferma che ReAnima sta esaminando le potenzialità della tecnologia biomedica per la neuro-rigenerazione umana insieme alla neuro-rianimazione.

L’obiettivo della società e del progetto ReAnima è quello di concentrarsi sulla ricerca clinica dello stato di morte cerebrale e del coma irreversibile in persone che hanno soddisfatto i criteri dell’Uniform Determination of Death Act, ma che sono tenute in vita solo da un supporto cardiopolmonare, venendo ufficialmente classificate in molti paesi come cadaveri viventi.