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LA TESTA, RACCONTO DI JOE KLEIER

LA TESTA, RACCONTO DI JOE KLEIER

Mondi Passati – Vintage

 

(Joe Kleier: The Head, Amazing Stories, agosto 1928)

Amazing Stories, Agosto 1928

Copertina di Amazing Stories dell’agosto 1928

– Così sei venuto qui per chiedermi aiuto, Jim? – domandò il professor Beardseley a bassa voce, mentre guardava con aria interrogativa il suo amico, il dottor James Leeson. – Che assistenza puoi aspettarti da un uomo che ha al massimo un mese di vita?

Il dr. Leeson si guardò attorno per la stanza e si agitò nervosamente sulla sedia. Per qualche ragione sembrava titubante nello spiegare la natura dell’aiuto che doveva richiedere.

Un debole sorriso lampeggiò sullo stretto, rasato volto volto del dr. Beardeley mentre osservava il dr.  Leeson che scrutava la stanza.

– Adesso non cercare di inventarti con me un inconsistente lavoro di ricerca o qualcosa del genere, in modo da avere una scusa per pagarmi un buon onorario e camuffare la tua carità, – lo canzonò il professore. – Sono povero in canna, lo so, ma i dottori ormai sono inutili per me, così me ne sono liberato. Riguardo al cibo, – aggiunse amaramente, – nelle mie condizioni posso a malapena mangiare, così anche quella spesa è risparmiata.

– Allora posso dirti chiaro e tondo quello che voglio da te,  sbottò il dr. Leeson. – Voglio la tua testa!

– Che cosa? – ansimò il professore.

– Ascolta, – continuò ansioso il dr. Leeson. – Non ci vediamo da qualche anno, ma avrai saputo che ho smesso di praticare.

Il professor Beardseley annuì in segno di assenso. I conoscenti e gli amici di Leeson erano rimasti di sasso all’annuncio, improvviso e senza spiegazioni, del suo ritiro qualche anno prima.

– Ti ricorderai quanto fossi profondamente interessato alla biologia e alla chirurgia plastica quando eravamo studenti all’università, – continuò il dr. Leeson. – Io diventai un chirurgo; tu un professore di chimica. Sono stato un chirurgo di successo, ma volevo l’indipendenza economica, in modo da dedicare tutto il mio tempo a quello che consideravo il lavoro della mia vita. Avendo risparmiato qualche migliaio di dollari, cominciai a speculare in borsa. Fui più che fortunato. In breve tempo diventai molto ricco.
“Comprai una casa in campagna non lontano da qui, la adattai a laboratorio, e mi ritirai dal mondo, come si dice.
“Cercai a lungo di trovare un sostituto del sangue. Alla fine riuscii a fabbricare un sangue di scimmia artificiale, e con una pompa che escogitai al posto del cuore, mantenni viva per più di sei mesi una testa di scimpanzé!”

– E adesso vuoi una testa umana! – sospirò il professore, la voce rotta dalla meraviglia e dal terrore.

– Sì, – replicò il dr. Leeson. – Sono certo che posso fare lo stesso con una testa umana e con il mio sostituto per il sangue umano. Un uomo può perdere braccia e gambe e ancora essere vivo. Voglio provare che si può levare l’intero tronco, e mantenere la testa e il cervello vivi e attivi fintanto che ci sono il sangue e qualcosa che faccia da cuore.
“Qualche tempo fa misi un annuncio sui giornali, per persone che contemplavano l’autodistruzione… ovviamente non menzionai il vero motivo della richiesta… sperando così di trovare un soggetto per i miei esperimenti. Ricevetti dozzine di risposte. Alcune di loro erano donne, ma non voglio una donna per questo. Alcuni vennero solo per curiosità. Alcuni erano giornalisti in cerca di un argomento sensazionale; altri erano avventurieri in cerca di brividi. Uno o due degli aspiranti suicidi erano davvero stanchi di vivere, ma non avevano l’intelligenza che desidero.”

– Così sei venuto da me, – decretò il professore con una lieve smorfia. – Devo dire che sono lusingato.

– Aspetta che abbia finito, – protestò il dr. Leeson, – e poi pensaci.
“Tu sei interessato al progresso della scienza quanto me, credo. Ho bisogno di una mente brillante nella testa che userò. Tu non potrai parlare, così potremmo allestire un sistema di segnali con cui tu, o meglio la tua testa, potrebbe comunicare con me.
“Scusa la brutalità, ma ho sentito dire che tu stai per morire di cancro, e che sei a corto di soldi. Hai una figlia di sei anni, senza madre, a cui pensare, e che tu accetti o no, farò in modo che lei non abbia  bisogno di niente finché vivrà, perché sei mio amico d’infanzia. Ma se vuoi restare tranquillo per il suo futuro, ti darò 50.000 dollari in contanti per il tuo corpo vivo, denaro che puoi mettere in un fondo fiduciario per lei.”

– E che ne sarà di te se accettassi? – chiese il professor Beardseley. – Se le autorità o qualcuno di quei pii custodi della morale scoprissero cosa mi hai fatto, di certo ti manderanno sotto processo per omicidio.

– Forse, se l’esperimento fallisse, – sorrise il dr. Leeson. – Se la tua testa dovesse sopravvivere, non so con che accusa potrebbero processarmi, se potrò provare che eri un collaboratore volontario.
“Senz’altro avrai letto di scienziati che hanno perso braccia o gambe per aver giocato con il radio o altre cose; non sono mai stati arrestati per aver commesso suicidio a pezzi, quindi perché dovrei essere accusato di omicidio a pezzi?
“Comunque puoi farti esaminare da tre specialisti. In caso di problemi posso fare testare le tue condizioni da questi tre specialisti. Dopo che sarai stato esaminato, farò sapere che ti opererò come ultimo tentativo. Se morirai, ho un amico impresario di pompe funebri, che provvederà a seppellirti senza tante domande. Se la tua testa vivrà, conserverò il corpo.”

– Pensi che ci tenga ad avere la mia testa viva chissà per quanto tempo? – domandò il professor Beardseley.

– Ci ho pensato. Devi acconsentire a lasciare che io mantenga la tua testa viva per almeno due mesi dopo l’operazione, se possibile. Dopo quel periodo, potrai segnalarmi che vuoi che la testa muoia, e sarà fatto. Se ti sarà impossibile fare segni, ti prometto che la lascerò morire per allora.

– Sembra mostruoso! Ma riguardo al dolore?

– Ho perfezionato un anestetico locale che sana le ferite e allo stesso tempo attutisce il dolore. Non saprai mai se un coltello ti ha toccato durante l’operazione o dopo.

Il dr. Leeson si fermò e attese una risposta.

– Dammi 24 ore di tempo per pensarci, – disse il dr. Beardseley con fare assorto.

– Bene! – esclamò il dr. Leeson, guardando il suo orologio. – Domattina alle 11 sarò qui. Sono sicuro che, se ci pensi bene, vedrai che è fattibile.

Con una veloce stretta di mano il dr. Leeson lasciò la stanza.

* * *

IL professor Beardsely rimase seduto sulla sua sedia, ora dopo ora, discutendo con se stesso quella strana offerta. Da quando soffriva di cancro allo stomaco, aveva pensato più di una volta che il suicidio fosse l’unico modo per evitare l’agonia. Ma il pensiero di sua figlia gli aveva sempre fatto cambiare idea, perché si era sempre attaccato alla vaga speranza di provvedere in qualche modo a lei prima di morire.

E adesso il dr. Leeson, che si era rinchiuso in un laboratorio da diversi anni, se ne usciva come un genio dalla lampada per fargli una proposta fantastica. L’alba trovò il professor Beardsley ancora sulla sua sedia, ma la decisione era presa. Il futuro di sua figlia non poteva essere lasciato alle vaghe promesse di un amico, o alla carità di un orfanotrofio pubblico. E inoltre, era curioso di sapere il risultato di un tale tentativo di beffare la natura.

Attese quasi con ansia l’arrivo del dr. Leeson.

Puntuale alle 11, il dr. Leeson bussò alla porta, ed entrò.

– Sono venuto in automobile per portarti a vedere gli specialisti, e definire la tua posizione.

– Puoi contare su di me, – rispose debolmente il professore, – andrò fino in fondo a questa cosa.

Con passi lenti il professor Beardsely arrivò alla macchina, e salendovi si girò a dare un’ultima occhiata allo spoglio esterno dell’economico stabile che era stata la sua casa per parecchi anni.

Dopo che gli specialisti furono convocati, si spostarono a un tavolo dove il prof. Beardsely ricevette 50.000 dollari e scrisse il suo testamento.

– Penso che sia meglio che non veda mia figlia, – disse il prof. Beardsley in risposta a una domande di Leeson. – Potrei commuovermi e non concludere il mio contratto. C’è una brava donna che si sta prendendo cura di lei, e io la pago, quando posso, per questo servizio.

Nel tardo pomeriggio di quel giorno, condussero Beardsely alla sua residenza, che era situata in un luogo tranquillo e isolato, qualche miglio dietro la statale.

– Sei troppo stanco per farti vedere in giro oggi, – decretò Leeson. – Ti porto nella tua stanza, e ti darò qualcosa per farti riposare un po’.

Il professor Beardsley bevve il tranquillante preparato per lui e sprofondò in un sonno profondissimo. Il sole del mattino splendeva dalla finestra della sua camera da letto quando si svegliò. Dopo essersi vestito lentamente, scivolò fuori dalla stanza e incontrò Leeson, che camminava avanti e indietro nel corridoio.

– Ti mostrerò l’edificio, – disse Leeson, prendendo il professore per il braccio, – e ti spiegherò tutto quello che vuoi sapere.

Camminando, incontrarono molti uomini dall’aspetto serio e studioso.

– I miei assistenti,- Leeson informò il professore. – Ognuno di loro si dedica anima e cuore a questo lavoro con me.

Finalmente, si fermarono davanti a una porta massiccia.

– Il tempio sacro, – rise sottovoce Leeson aprendo la porta, e indicando il centro della stanza.

Il professor Beardsley camminò dove gli indicava Leeson… e restò di sasso. La testa viva di una scimmia era ritta legata a un tavolo… senza la traccia di un corpo!

A un esame più attento, il professore vide che la testa terminava nel troncone del collo su cui la pelle era stata innestata. Diversi tubicini si estendevano dal collo a un apparato che riforniva la testa di un fluido d’alimentazione.

– Questo, – spiegò il dr. Leeson, sfiorando con un dito una piccola pompa che lavorava a battiti regolari e precisi, – è il cuore. Quello, – indicando una cosa simile a una scatola, – è il filtro o i polmoni, e anche lo stomaco del mio sistema di circolazione sanguigna artificiale.
“Il sangue usato lascia la testa, passa attraverso il filtro, dove si purifica, riceve il nutrimento e la giusta temperatura, e poi è pronto per essere di nuovo pompato nella testa. Tutto è alimentato dall’elettricità, generata dalla mia centrale personale. Come avrai notato, c’è qui un sistema circolatorio ausiliario. Due dei miei assistenti lo monitorano costantemente. In caso di interruzione, ci vuole appena più di un secondo per far ripartire il flusso sanguigno alla testa.”

– Non c’è pericolo di uno scoppio dei vasi sanguigni? – azzardò il prof. Beardsley.

– Ridotto. Il volume di sangue necessario per una testa a ogni battito, e il numero di battiti al minuto sono stabiliti in anticipo.

– Il sangue non corrode l’interno della pompa, dei filtri o dei tubi, con il rischio di introdurre sostanze esterne pericolose per la testa?

– Pompa, filtro e tubi hanno uno speciale rivestimento che non si corrode, ed è così resistente che ci vuole un grande livello di frizione per logorarlo; e la parte di rivestimento che si stacca è un tonico per il sangue invece che un veleno.

Il prof. Beardsley improvvisamente si sentì nauseato. La testa della scimmia, quella cosa legata al tavolo, era un esempio di ciò che lui sarebbe diventato.

E Leeson, ci scherzava sopra, chiamando tempio sacro quel museo degli orrori! Quell’uomo era pazzo, disumano. Non era più un uomo né un amico, ma semplicemente uno strumento scientifico, per il quale un essere umano, o un animale, valeva solo come un soggetto per il suo bisturi.

* * *

CON  passi incerti il professore si avviò all’uscita.

– Cosa pensi del mio lavoro? – chiese Leeson seguendo il professore.

– Diabolico!

Leeson lo guardò di soppiatto.

– Manterrò la mia parola, – sussurrò aspramente Beardsley, mentre s’irrigidì cogliendo quello sguardo. – Avrai la tua libbra di carne. Quello che ho visto là dentro mi ha sconvolto. Quando vuoi cominciare con me? Io sono pronto adesso.

– Bene, – riprese Leeson dopo una pausa, – quanto prima, tanto meglio. Il tuo corpo non è stato costruito per questa operazione, e potresti morire inaspettatamente. Va bene questa sera alle 6?

– Per me va bene. Significa denaro per mia figlia, e inoltre ho sempre voluto raggiungere la fama, ho sempre voluto essere primo in qualcosa, ma non ci sono riuscito. Poiché il destino mi ha lasciato questa scelta, la prenderò. Se la mia testa vivrà, almeno il mio nome guadagnerà una certa notorietà.

Alla richiesta di Leeson, il professore preparò una dichiarazione scritta, testimoniata da molti degli assistenti, con il risultato di permettere a Leeson di disporre del suo corpo vivo.

Con la rassegnazione di un condannato, il professor Beardsely attese il momento senza paura né apprensione.

Alle 6 fu portato in sala operatoria, dove strinse la mano di Leeson, e con calma guardò la preparazione dell’attrezzatura.

– Cominciate! – esclamò il prof. Beardsely quando fu assicurato al tavolo operatorio.

Il dr. Leeson e i suoi assistenti lavorarono il più rapidamente possibile. Alla fine il macabro compito fu terminato. Sangue umano artificiale venne pompato alla testa vivente del prof. Beardsley, mentre il suo corpo morto e decapitato veniva portato via!

Per molti giorni la Testa rimase immobile, come in stato di shock. Ma la ferita si sanò in fretta, e il cervello all’apparenza riprese a funzionare. La Testa sembrava accorgersi delle facce ansiose che si aggiravano attorno a lei. E quando qualche frase venne pronunciata alla Testa, lei fece segno con le palpebre che era d’accordo.

– La Testa sente! Capisce! – dichiarò emozionato il dr. Leeson.

Ma il giorno seguente Leeson non venne a vedere la testa come suo solito. Passò un altro giorno, e allora la Testa fu informata del fatto che Leeson era stato investito e ucciso da un’automobile mentre era in viaggio verso la città.

Nei giorni che seguirono, facce strane entrarono nella sala dove si trovava la Testa. Fu osservata e interrogata. La polizia, così si disse alla Testa, aveva trovato un memoriale addosso a Leeson dopo la sua morte, che dava un completo resoconto del caso. La polizia aveva subito avviato le indagini.

Gli assistenti furono arrestati uno alla volta e rilasciati su cauzione, perché compresero che nessun altro poteva prendersi cura della Testa, se gli assistenti fossero rimasti in carcere.

I giornali avidamente stamparono ogni parola che potesse essere raschiata da questo bizzarro caso.

Il pubblico ministero era chiaramente perplesso su quale accusa rivolgere agli assistenti. L’omicidio era fuori questione, perché era un fatto che la mente fosse viva e la sua mente lucida. Gli assistenti furono alla fine incriminati con l’accusa di lesioni permanenti.

Ma gli assistenti si assicurarono il miglior talento legale della nazione. I tre specialisti testimoniarono sulla salute del prof. Beardsley. La sua dichiarazione firmata, l’assegno annullato di 50.000 dollari, e il corpo senza testa (senza dubbio conservato da Leeson per una tale evenienza) furono esibiti come prove.

Il risultato fu che la giuria non trovò un accordo, e i due processi che seguirono si conclusero allo stesso modo.

Non solo in tribunale, ma in tutta la nazione esplosero i dibattiti. Avvocati, dottori, sacerdoti e scienziati parlarono e scrissero dottamente da questa o da quella cattedra. Una fazione domandava che si ponesse fine alla vita della Testa per ragioni umanitarie, un’altra obiettava che sarebbe stato come un omicidio, perché di fatto è il cervello che fa l’uomo.

La Testa ascoltò tutti i termini della disputa. I suoi occhi mandavano una muta richiesta di morte, un appello che nessuno, ora che il dr. Leeson era morto, osava ossequiare. La Testa continuò a vivere, e le autorità furono soddisfatte che il caso venisse lasciato in sospeso.

* * *

IL dr. Leeson aveva destinato la sua intera fortuna ai suoi assistenti. La sua formula del sangue artificiale, che aveva affidato ai suoi assistenti, fu custodita con gelosa attenzione.

Gli anni vennero e se ne andarono. Gli assistenti divennero, calvi, grigi – e morirono. Nuovi, selezionati uomini presero il loro posto e preservarono la Testa dalla morte. Ogni giorno veniva attentamente massaggiata e lavata, i capelli e la barba tagliati quando si facevano troppo lunghi.

I secoli passarono.  Furono combattute grandi guerre e la nazione ne uscì distrutta. La Testa si accorse che il progresso scientifico s’era fermato. Il comportamento e la natura di coloro che si prendevano cura di lei cambiarono. Si riunirono in una setta segreta, e si fecero chiamare preti. Il governo divenne una gerarchia, e solo quei sacerdoti avevano una qualche nozione sull’elettricità o su argomenti affini. Il laboratorio divenne un tempio a cui la gente andava in pellegrinaggio.

La gente comune, apprese la Testa, veniva raggirata fino a farle credere che era una Testa Divina mandata dall’alto per istruire e comandare per il tramite degli auto-proclamati preti. L’intelletto delle masse era caduto così in basso che si pagavano somme favolose per avere il privilegio di rimirare la Testa miracolosa.

Nelle occasioni importanti, la Testa veniva interrogata su che cosa si dovesse fare. Per quanto le labbra si torcessero in una smorfia di disgusto, i sacerdoti interpretavano l’espressione a loro vantaggio e profitto.

Coinvolta in un’altra guerra, la nazione fu invasa. Grandi folle implorarono la sconsolata Testa di liberarle dal nemico.

Ma il nemico spalancò i cancelli del tempio – ed entrò. I sacerdoti lottarono coraggiosamente. L’ultimo a morire fu l’alto sacerdote, il cui sangue, mentre cadeva, schizzò sulla Testa.

Un invasore dalla pelle scura avanzò fino alla Testa, e apostrofandola con un epiteto di scherno, sollevò una mazza per colpirla.

Un’espressione di gioia avvolse il volto della Testa quando si abbatté il colpo che significava oblio!

 

Copertina tratta dal sito aljanh.net
Traduzione © Mario Luca Moretti, 2020

Mario Luca Moretti
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Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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