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Alan E. Nourse: The Bladerunner

Alan E. Nourse: The Bladerunner

The Bladerunner
Autore: Alan E. Nourse
Anno: 1974
Ed. italiana: Medicorriere, Urania Mondadori, 1981

 

The bladerunner

Alan E. Nourse

Alan Edward Nourse (1928-1992) è un autore americano poco noto in Italia, ma molto apprezzato in patria. La sua principale attività era quella di medico, e la sua formazione influenza ripetutamente la sua narrativa, incluso il romanzo The Bladerunner, uscito nel 1974.

Il romanzo parte da una premessa utopica che si trasforma in distopia. Nel 1992 il sistema sanitario americano viene statalizzato e messo a disposizione gratuitamente per chiunque, ma dopo soli due anni le spese di un tale sistema diventano insostenibili, portandolo al collasso. Nasce il movimento dei Naturisti, che rifiuta qualunque forma di medicina istituzionalizzata e ovunque scoppiano disordini e insurrezioni che hanno come principale bersaglio gli ospedali e gli operatori medici, fino al loro linciaggio.

Come conseguenza il governo rispolvera le tesi eugenetiche in voga in America all’inizio del ‘900 ed elabora dei test da sottoporre alla popolazione: solo chi soddisfa certi criteri biologici ereditari ha diritto al servizio sanitario gratuito, per gli altri è a pagamento.

Così si sviluppa un servizio sanitario clandestino e illegale per chi rifiuta di sottoporsi ai test o per chi non può permettersi le cure per non averli superati e alcuni medici forniscono cure a prezzi “calmierati” e per farlo si riforniscono dai cosiddetti “bladerunners”, veri e propri contrabbandieri di medicine e strumenti chirurgici.

The bladerunner

Siamo nel 2009. Il dr. John “Doc” Long, stimato chirurgo, è uno di questi medici, l’infermiera Molly lo appoggia in questa attività e Billy Gimp è il loro bladerunner di fiducia.

La loro attività è illegale e loro vivono sotto la costante minaccia di essere scoperti e arrestati dallo Health Control, la polizia sanitaria. E Billy Gimp scopre in effetti di essere spiato dal Control, ma senza essere arrestato.

Comunica i suoi timori a Doc, e i due scoprono di essere le pedine in un gioco più grande di loro, proprio mentre si trovano a combattere contro i primi focolai di una pericolosa epidemia influenzale…

Alan E. Nourse era un medico, dicevamo, e questo spiega il dettagliato realismo di molti aspetti del romanzo: i rapporti medico/paziente, la vita di un ospedale (quasi una comunità a sé stante) sia dal punto di vista umano che burocratico, lo svolgimento di un’operazione.

Dal punto di vista fantascientifico, non mancano aspetti profetici: la robotica ha una grande importanza in medicina e persino gli interventi chirurgici sono supervisionati da un robot; tutta la vita professionale e quotidiana è altamente computerizzata e digitalizzata, e le abitazioni (tranne le più povere) sono dotate di computer, che sono usati anche come mezzo di comunicazione e di raccolta di informazioni (con buona pace di chi dice che la fantascienza non ha previsto Internet!); tutta la società è sotto un rigido controllo fatto di microspie, telecamere e sorveglianza informatica (appunto!).

La sanità oggi soffre di pregi e mancanze ben diversi da quelli descritti dal romanzo, ma c’è un altro aspetto del romanzo che ha avuto in qualche modo una realizzazione in anni recenti: la mancanza di un contatto capillare fra servizio sanitario e pazienti favorisce la diffusione dell’epidemia di un inedito e pericoloso ceppo influenzale.

The Bladerunner alterna i punti di vista dei due protagonisti, Doc Long e Billy Gimp, e due dei suoi punti di forza sono da una parte lo scavo psicologico di questi due personaggi, molto diversi fra loro per formazione, livello culturale e ambizioni, dall’altro il loro ambiguo rapporto, intessuto da un miscuglio di idealismo quasi missionario, interessi egoistici e bisogno reciproco.

Un altro pregio del libro è la descrizione della sua società futura. L’autore costruisce una selva credibile di personaggi minori, e li cala in un contesto a sua volta curato nei dettagli sociali e tecnologici: il risultato finale è credibile e convincente.

Lo stile di Nourse non è particolarmente curato o raffinato, anzi è molto diretto ed esplicativo, senza allusioni, a parte qua e là il ricorso a ellissi e bruschi cambi di scena che però hanno solo l’intento di aumentare la suspense. Comunque, è una narrazione avvincente e scorrevole.

A rischio di SPOILER, aggiungo solo che il punto debole del romanzo finisce con l’essere un “happy end” troppo smaccato, con tanto di premesse di un futuro radioso.

Due parole sul significato della parola “bladerunner”, un neologismo di Nourse. “Runner”, letteralmente “corridore”, è usato anche per indicare i corrieri che fanno consegne veloci (oggi usiamo anche noi italiani usiamo “runner” in questo senso), ma indica anche chi fa consegne di merci illegali o di contrabbando. “Blade” significa “lama”, ma nello slang americano è sinonimo di bisturi, e, per estensione, di qualunque attrezzo chirurgico o materiale medico.

Il significato completo è qualcosa come “contrabbandiere di materiale sanitario”. Il compianto Giuseppe Lippi tradusse The Bladerunner in italiano, e rese il titolo con un altro neologismo: Medicorriere, usandolo anche all’interno del romanzo.

Ebbene sì, lo ammetto, mi sono avvicinato a The Bladerunner perché incuriosito dal suo titolo. La trama non ha praticamente niente a che fare con il quasi omonimo, celebre film Blade Runner di Ridley Scott, ma documentandomi su Alan E. Nourse ho scoperto che lo scrittore William Burroughs, tornato in America nel 1974 dopo molti anni in giro per il mondo, lesse The Bladerunner e gli piacque molto, al punto da scriverne un libero adattamento cinematografico, nel tentativo di entrare nel mondo del cinema. Il lavoro di Burroughs, del tutto inesperto come sceneggiatore, si rivelò impossibile da realizzare, ma Burroughs lo riadattò come novella, e la pubblicò nel 1979 con il titolo Blade Runner (a Movie): come si può vedere, rispetto al romanzo originale, Burroughs aveva tolto l’articolo e separato i due vocaboli. Quando Hampton Fancher scrisse la prima stesura della sua sceneggiatura tratta dal romanzo Do Androids dream of Electric Sheep? di Philip K. Dick, aveva bisogno di un titolo molto più secco e incisivo, e si ricordò della novella di Burroughs…

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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