Alle volte il tempo sogna…
Da Il Garage Ermetico di Jerry Cornelius di Moebius

Nel 1972 ero un ragazzino occhialuto che girava a malapena il suo quartiere facendo puntate dal cartolaio per vedere se era arrivato l’ultimo albo di Asterix. Un giorno fui fulminato dall’apparizione in vetrina di un volume di Philippe Druillet che narrava le storie di Lone Sloane, cosa che cambiò tutto il mio modo di percepire il fumetto e la fantascienza.
In realtà, non solo il mio.

Questo autore era, allora non lo sapevo, uno dei fondatori di una mitica rivista che avrebbe avuto un influsso formidabile sulla cultura mondiale del fantastico. Una rivista che in qualche modo traghettò davvero il fumetto da lettura puramente popolare ad opera rivolta anche a lettori desiderosi di confrontarsi con concetti nuovi e stimolanti. Quella rivista si chiamava: Métal Hurlant.

Basterà anche soltanto citare il nome di uno dei suoi autori di punta, Moebius, per evocare in molti visioni di incredibile efficacia, innovazione e poesia.

Nel dicembre del 1974, Jean Giraud (Moebius), Philippe Druillett, Jean Pierre Dionet (che darà il suo apporto creativo come sceneggiatore, ma che soprattutto sosterrà imprenditorialmente la rivista fino al 1981, dopo che gli artisti saranno partiti, com’è naturale, per altri lidi) e Bernard Farkas, decisero di fondare Métal Hurlant, dando ovviamente spazio alle loro produzioni ma invitando anche disegnatori americani, come Richard Corben, a partecipare all’impresa.

Oltre ai cartoon, essa ospitava articoli che commentavano la cultura del fantastico, ivi compreso la critica di romanzi di fantascienza in pubblicazione in quel periodo, di dischi appena usciti, di opere d’arte e di cinema, in una rubrica che si chiamava il Mangia-libri.
Inizialmente a cadenza trimestrale, la rivista verrà vietata ai minori di 18 anni fino al 1978, in quanto non si faceva scrupolo di presentare immagini che potevano turbare i benpensanti.
Comunque fu subito un successo, tanto che dopo nove numeri Métal Hurlant cominciò ad uscire ogni mese.

Sul primo numero, ovviamente, appare un proclama, che così si preannuncia:
Il 19 dicembre, alle quattro del mattino ora locale; ai limiti del Livry-Gargan  e della foresta di Clicy; finalmente insieme… Philippe Druillett, l’illuminatore paranoico, Moebius alias Gir, alias Giraud, alias “il disegnatore dai mille volti”, Jean Pierre Dionnet, vostro servitore… e Bernard Farkas, giunto a mettere un poco d’ordine nei nostri grandiosi progetti e un po’ d’anima nei nostri conti; decisero, simultaneamente e all’unanimità di non rispondere più, dunque, che a un solo nome collettivo GLI UMANOIDI ASSOCIATI.

Les Humanoïdes Associés saranno di fatto gli editori, fino alla prima metà degli anni ‘80, di questa rivista, nella quale dichiarano di voler “installare con compiacimento i loro putridi fantasmi.” Siamo in pieno surrealismo, anche se sarà soprattutto Moebius a far rivivere la vena di Breton nelle sue tavole e nei suoi ermetici garage.
La pubblicazione della rivista proseguirà sotto il loro controllo per più di dieci anni, per poi interrompersi e riprendere anni dopo con una coproduzione franco-statunitense che sarà sostenuta anche da alcuni film d’animazione dai titoli omonimi alla rivista.

Per dare un idea del tipo di racconti che si potevano leggere sulla rivista, racconteremo la semplice trama di L’univers è bien petit, un breve racconto di Moebius, apparso sul numero 11. Due viaggiatori in astronave giungono su un pianeta contenti, finalmente, di averne trovato uno abitabile su cui stabilirsi. Quando discendono, scoprono che è tutto ricoperto dalle acque eccetto una piccola isola. Su di essa però c’è un naufrago atterrato laggiù molto tempo prima e felice anche lui per l’arrivo dei soccorsi. Purtroppo il naufrago e uno dei soccorritori hanno un vecchio conto in sospeso e ne nasce una rissa da cui nessuno sopravvive. Certamente un racconto simbolico e rappresentativo.

Ma non si può non accennare a una storia immensa dello stesso autore, più volte ripubblicata nel mondo e d’ispirazione per tutti, la saga de L’Incal. Il detective futuribile e di scarso successo John Difool viene in contatto con un gioiello misterioso e autocosciente a forma di piccola piramide, l’Incal appunto, che si installa in lui, accelerando esponenzialmente la sua crescita spirituale. Ciò lo trascina progressivamente in una lotta galattica tra il bene e il male (sempre spalleggiato dal potere in tutte le sue forme). Tutti cercano il prezioso Incal, ma l’Incal è oramai lo stesso cuore di John Difool il quale, avventura dopo avventura, giungerà a vedere il volto stesso del Dio Creatore.

Ancora con gli dèi abbiamo a che fare nella Parigi del 2023 inventata da Bilal, oramai popolata di alieni dalle forme e le intenzioni imperscrutabili. La Fiera degli Immortali, da cui lo stesso autore trarrà il film Immortal ad vitam, narra del ritorno degli dèi egizi sulla terra in un lontano e a volte incomprensibile futuro.

Altri autori significativi di quell’avventura culturale furono Caza, Corben  o l’amatissimo Jacques Tardi. Non c’è da fare altro che citarli per capire che sicuramente Métal Hurlant ebbe una gran parte nell’influenzare l’immaginario collettivo di una generazione di fumettisti e appassionati. Con 133 numeri apparsi in 12 anni, ha ispirato il modo di concepire la fantascienza sia dal punto di vista dell’immagine sia dei contenuti, riunendo nuovi autori bisognosi di una palestra per le proprie sperimentazioni. A quanto dicono gli stessi protagonisti di quell’avventura, fu una fortuna che non potrà più capitare ai giovani artisti di oggi.

Ciò che questa rivista ha potuto dare di certo lo ha dato, per finire poi, come finiscono tutte le sperimentazioni alternative, nel momento stesso della vittoria; cioè quando gran parte dei contenuti, dei messaggi e degli stilemi proposti diventano patrimonio comune, quando la nostra civiltà mediatica li ha fatti suoi rendendoli sintagmi disponibili persino per la pubblicità.

Triste e inevitabile destino per tutti gli innovatori di oggi ma che, come sempre, apre le porte per la tappa successiva, la ricerca spasmodica e sofferta di vie nuove d’espressione e d’interpretazione del mondo.

Copertina tratta da Tom Lennon