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Sherlock Holmes e l’ultima macchinazione

Sherlock Holmes e l’ultima macchinazione

Sherlock Holmes rimase completamente agghiacciato dalla visione che ora aveva davanti.

L’uomo che stava inseguendo da mesi non era soltanto un comune criminale ma, a suo dire, si trattava dell’essere più pericoloso che mai il genere umano avesse allevato.

Eppure, non v’era dubbio; seduto comodamente su una bella poltrona Chesterfield, colui che lo guardava sorridendo era il terribile professor Moriarty.

L’investigatore più brillante del mondo strinse fra le mani la pistola, dietro alla quale si era difeso entrando nella piccola stanza. Non era uno strumento di violenza che utilizzava sovente o volentieri, ma in questo caso ogni prudenza era legittima.

La sua nemesi, incurante di questo fatto, posò il libro che stava leggendo su un tavolino che era vicino alla poltrona e gli disse: «Benvenuto, Holmes, ti attendevo.»

«Non capisco,» rispose Holmes. «Sono anni che ti sto inseguendo senza requie, ed ora sei qui che mi aspetti con l’aria più tranquilla e serena del mondo. Dove sta il tranello?»

«Nessun tranello, Holmes. Sei semplicemente di fronte al fatto che la mia lunga corsa è giunta al termine.»

Sherlock Holmes era sulle tracce di Moriarty da molti mesi. Sapeva che quell’uomo infido stava tramando qualcosa di immenso, una macchinazione di fronte alla quale tutte le terribili soperchierie che aveva commesso antecedentemente impallidivano. Eppure, il quadro della questione non gli era affatto chiaro.

«Senti Moriarty, credo che sia venuto il momento di giocare a carte scoperte e osservando il tuo comportamento ho la sensazione che tu non voglia più nasconderti, nella persona e negli intendimenti… O che tu non ne abbia più bisogno.»

«Hai ragione Sherlock,» ammise il genio del male. «Ormai il mio piano è a un punto tale di avanzamento per cui non lo si può più fermare.»

Pur non essendosi veramente tranquillizzato sui pericoli potenziali per la sua persona, Holmes infilò la pistola nella tasca del cappotto e si accomodò su una scomoda seggiola che sembrava attenderlo, posta proprio di fronte alla poltrona del suo avversario. Non gli sfuggì che quei due mobili, così ben apparecchiati, erano l’ennesima dimostrazione del contorto modo di pensare del suo avversario. Per non dargli soddisfazione, finse di essere a suo agio su quello scranno e lo apostrofò:

«Spero, dunque, che mi vorrai spiegare perché sono mesi che ti sto inseguendo, per tutti i salotti di Londra e di Parigi, in mezzo alle più strane fumisterie spiritualistiche,» lo incalzò Holmes. «In particolare, vorrei sapere perché hai voluto incontrare strambe persone, se non truffatori, come la Blavatsky o Aleister Crowley… Non mi è mai parso che queste cose ti interessassero.»

«In effetti, caro Sherlock, fino ad oggi sono stato uno scettico integrale, un grande ateo come te. Con la sola fiducia nel potere della mente e dell’ingegno umano; anche se io e te non eravamo in accordo sul modo in cui questo talento dovesse essere impiegato.» Gli sorrise in uno strano modo, che non sembrava più avere gli accenti di perfidia e sfida del passato. Quasi pareva stanco.

«Nel tempo però la mia posizione è cambiata e sono giunto alla conclusione che certe cose sono davvero possibili. E alla fine ho messo insieme una serie di conoscenze e di poteri che mi ha messo in grado di ordire il mio ultimo e più terribile dei progetti.»

«Su spiegati, sciagurato!» lo aggredì Holmes sempre più preoccupato.

L’altro non si fece pregare ulteriormente.

«Parlando con tutti quegli esperti dell’occulto che hai citato – e con altri meno noti ma in verità ancor più addentro alla questione – mi sono convinto che il mondo si divide in due grandi categorie… Una è quella degli uomini che sono dotati di un principio fondamentale che aleggia dentro di loro, di una sorta di sostanza della coscienza, insomma di quella che comunemente viene chiamata anima. L’altra parte, invece, ne è priva e quindi, in un certo senso, nelle proprie scelte si basa solo su un sentimento di necessità che li spinge a fare solo ciò che è più utile al proprio tornaconto personale. Onestamente, caro Holmes, non so a quale categoria delle persone tu appartieni, ma non ho dubbi… io faccio parte della genia del male che infesta l’umanità tutta.»

«E con ciò?»

«E con ciò, sono giunto alla conclusione che la cosa più formidabile è importante che potevo fare per lasciare il mio segno nella Storia è quella di sterminare tutti quelli che appartengono alla mia stessa specie.»

Sherlock Holmes restò ancora più interdetto che se non gli avessero detto che Moriarty cercava di far saltare in aria tutta Londra usando innocui fuochi artificiali e mortaretti.

«Ma di che stai parlando?! Cosa stai dicendo?! Non mi sembra che abbia alcun senso,» esplose Sherlock. «Ho sempre temuto che i nostri cervelli eccezionali fossero eccessivamente sollecitati e che questo potesse un giorno portarli alla follia, ma adesso credo di averne la conferma.»

 «Oh, caro amico, forse per la prima volta sono riuscito a spingermi in un territorio che sta al di là della tua comprensione,» si compiacque il famigerato professor M. «Ma ben presto lo vedrai. Sì, ben presto ciò che ho fatto sarà evidente a tutti… Vedi, in questi giorni, durante i quali tu mi cercavi per terra e per mare, io ero qui tranquillo e sereno con i miei libri di occultismo e alcuni manufatti rarissimi che sono riuscito a procurarmi in tutti questi anni, anche se inizialmente soltanto per il piacere di possederli… e, come ti dicevo, il rituale che sono stato in grado di fare, ormai, è irreversibile.»

«Parli di rituali, di magie,» lo contraddisse Holmes, «eppure sono sicuro che in diversi laboratori stai costruendo una sorta di arma biologica, con l’intento di infettare l’acqua delle più grandi città con un qualche tipo di malattia, presumibilmente letale… Questo sì che è terribile.»

«Stai guardando la parte più materiale della questione,» fece Moriarty. «In realtà il patogeno che sto diffondendo è quasi innocuo, sia pur molto contagioso. Poco più di un raffreddore… Tuttavia, il rituale di cui parlavo è servito per legare questi agenti infettanti con qualcosa di più sottile e di magico. … Come farti comprendere?… Beh, in poche parole, la malattia che ho distribuito nel mondo sarà letale, come dici tu, ma solo per coloro che sono privi di anima. Solo per coloro che sono insensibili al dolore degli altri, e che non hanno mai avuto scrupoli nel far del male, nell’uccidere, nel depredare.»

«Non capisco, non capisco,» si lamentò Sherlock, per il quale non comprendere era la più terribile delle sofferenze. «Anche se tu dicessi la verità, questo non ti porterà alcun vantaggio. Per prima cosa perderesti tutti coloro che ti sono sempre stati fedeli e che ti hanno aiutato in tutti questi anni.»

Moriarty sorrise amaro.

«Oh, perderò molto di più caro Holmes, anche perché io, te lo ripeto, appartengo proprio alla genia che sto per sterminare. Probabilmente sarò tra i primi a cadere.»

«I tuoi sono vaneggiamenti,» concluse secco Sherlock Holmes. «Tuttavia, la cosa ormai ha poca importanza. Poco fa ho avvertito l’ispettore Lestrade della tua presenza qui. Fra qualche minuto giungerà qui insieme a un nugolo di poliziotti… e ti arresterà.»

«Allora mi vorrai scusare. Stavo proprio per finire questo bel libro e vorrei leggere le ultime pagine prima che arrivino i tuoi scagnozzi.»

Detto questo Moriarty riprese il suo libro e ricominciò a leggere come nulla fosse.

***

Per la prima volta in vita sua, Sherlock Holmes aveva davvero sottovalutato Moriarty.

L’enormità di ciò che quel genio del male aveva prodotto andava persino oltre alla sua straordinaria capacità di comprendere gli avvenimenti. Non solo per la follia apparente di ciò che il suo nemico gli aveva detto, ma soprattutto perché un uomo della sua epoca non era assolutamente in grado di comprendere quanto il male fosse radicato nella specie umana. Quanto essa fosse imbastita di quell’oscurità.

Nei giorni successivi, infatti, accaddero diverse cose.

Come pronosticato, cominciarono a morire molte persone e una di esse fu proprio Moriarty, e come aveva detto fra i primi.

Questo non fu sufficiente. In poco tempo, quella moria nel genere umano si rivelò come un’ecatombe inenarrabile, che colpiva persone a tutti i livelli della società inglese e mondiale. Ma la sua virulenza si dimostrava soprattutto negli strati più alti della collettività. Dirigenti d’azienda, magnati della finanza, capi militari di ogni ordine e grado, il fior fiore della nobiltà, politici di tutte le risme, e quasi tutti i grandi regnanti, i presidenti e i capi di Stato furono colpiti da quel terribile morbo e sterminati.

Senza remissione, tutte le nazioni mondiali furono totalmente private dei propri organi direttivi.

Anche le classi basse, però, furono falcidiate.

Assassini, delinquenti, approfittatori, ricattatori tutte le persone più oscure crollavano e cadevano senza mercede.

Nel giro di poco tempo tutti i sistemi sociali ed economici erano franati ed era in questo senso che la perfidia di Moriarty aveva raggiunto l’apice.

L’aver eradicato tutto il male dal mondo umano, lo aveva quasi totalmente distrutto.

***

Un giorno Sherlock Holmes guardava se stesso allo specchio, mentre il dottor Watson fissava la strada dalla finestra. Quest’ultimo era sconvolto dal deserto che si presentava sotto i suoi occhi. Londra sembrava un cimitero.

«In tutto questo… io ho una sola domanda per te, caro amico Watson,» disse il detective ormai da tempo senza lavoro.

«Dimmi Sherlock…» rispose l’altro senza distogliere lo sguardo dalla desolazione sottostante. «Cos’è che io posso fare per illuminare un intelletto brillante come il tuo?»

Anche Holmes non distoglieva lo sguardo dall’immagine di se stesso, riflessa nel vecchio specchio che si stava lentamente ossidando ai bordi.

«La mia domanda è molto semplice caro Watson,» fece. «Ma è davvero possibile che due persone lucide e razionali come noi… abbiano per davvero un’anima?»

Racconto e copertina © 2023 by Giorgio Sangiorgi

Giorgio Sangiorgi
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Sangiorgi lavora e vive a Bologna. Dopo un esordio nel campo del fumetto, ha vinto alcuni premi letterari locali per poi diventare uno degli autori e dei saggisti della Perseo Libri Il suo libro "La foresta dei sogni perduti" ha avuto un buon successo di pubblico. Ora pubblica quasi esclusivamente in digitale e alcuni suoi racconti sono stati tradotti e pubblicati in Francia e Spagna.

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