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“The King of Malaputa” è un racconto di Sol Yurick

“The King of Malaputa” è un racconto di Sol Yurick

Sol Yurick (1925-2013) è uno scrittore americano, autore di sei romanzi, una raccolta di racconti e alcuni saggi.

Il suo romanzo più famoso è senz’altro il primo, I guerrieri della notte (The Warriors, 1965), se non altro per l’omonimo film che ne trasse (molto liberamente) il regista Walter Hill nel 1979.

Sol Yurick su DatamationDella produzione di Yurick solo due titoli possono essere etichettati come fantascientifici o almeno “avveniristici”: il romanzo An Island Death (1975) e il racconto The King of Malaputa (1984). Pubblicato sulla rivista “Datamation” nel novembre 1984, The King of Malaputa è ambientato nel novembre 1985.

Due volte all’anno si celebrano i Giochi delle Bilance, in cui gli 80 più importanti banchieri del mondo si ritrovano per svolgere una sorta di gioco di ruolo economico, ogni volta con un tema diverso.

Questa volta i Giochi si svolgono sulla “paradisiaca” isola di Santa Cunegonda, un’isola artificiale costruita per la bisogna al largo della Sardegna.

Il tema di questa volta è Il Re di Malaputa.

Giunti sul posto, il “banchiere centrale dei banchieri centrali”, il tedesco Von Alberich, spiega ai convenuti chi è il Re di Malaputa: Delbert Mellon, un ex-consulente economico della CIA che ha costruito l’isola di Malaputa, un’isola dell’Oceano Indiano in realtà inesistente, ma che Mellon ha fabbricato come un paradiso fiscale, che esiste solo come gigantesco programma informatico. Un regno virtuale del quale Mellon si è autoproclamato re come Mellon Primo.

In teleconferenza interviene poi Macey, un agente della CIA, che spiega come Mellon avesse partecipato a precedenti edizioni dei Giochi dei Quattro Cantoni (un equivalente politico dei Giochi delle Bilance), e lì avesse compreso come le false informazioni siano valide quanto le vere.

Dopo aver costruito Malaputa con l’aiuto di hackers e nerds dal genio incompreso, Mellon fece fortuna proponendo la sua isola alla malavita per riciclare il denaro sporco, con grande successo iniziale, ma accumulando in seguito un debito enorme. Alla fine, i boss, ancora legati a un’economia “materiale” finirono con il diffidare di Mellon e ne ordinarono la morte.

Alla fine della conferenza Von Alberich spiega ai banchieri che quella di Mellon è l’economia del futuro e i grandi affaristi dovranno imitarlo.

Finiti i Giochi, Von Alberich torna alla sua residenza in Svizzera e così scopriamo che non solo Malaputa è sopravvissuta al suo creatore, ma che continua a prosperare e crescere, controllata dal “banchiere dei banchieri”.

Dal punto di vista letterario The King of Malaputa non è un capolavoro. In sole cinque pagine, il tipico brio stilistico di Yurick è stemperato dall’impostazione didascalica della conferenza che costituisce il cuore del racconto, e i personaggi sono limitati a bozzetti preoccupati delle loro finanze, anche se i dialoghi non mancano di ironia mordace.

Sol YurickA quasi 40 anni di distanza, quello che sorprende nel racconto è però la sua straordinaria carica profetica.

Nel descrivere l’operato di Mellon Primo e l’evanescente ma efficacissima natura di Malaputa, Yurick fa un ritratto quasi esatto di quello che sarebbe diventata l’economia globalizzata nei decenni seguenti, con i suoi potentati nascosti dietro una rete telematica e separati dalla società reale. La sua mancanza di concretezza, con i suoi legami con la malavita.

La parola Internet non viene mai usata, ma quello che il racconto descrive è comunque un mondo interconnesso dalla telematica, e la parola “network” è usata spesso, come pure, in un testo del 1984, ricorrono termini oggi di uso comunissimo come virus, bugs, hackers, e persino “planters of  Trojan horses” (impiantatori di cavalli di Troia).

Forse uno storico di informatica potrà dire che simili termini erano già in uso negli ambienti informatici dell’epoca, ma di certo non erano di uso comune e riletti oggi fanno un effetto dirompente.

Sol Yurick era un militante comunista, e la sua ideologia ha senz’altro influenzato la sua analisi del mondo bancario, visto come un’élite avida e chiusa in se stessa. Ma, curiosamente, Von Alberich è descritto come un ex-militante marxista, convertito al capitalismo dopo una giovanile operazione di hakeraggio nel sistema bancario, nel quale “comprese le ineluttabili vie della Mano Invisibile”.

È probabile che l’autore abbia visto il personaggio come la personificazione di molti militanti di sinistra che negli anni Ottanta “rientrarono nei ranghi” dopo i furori contestatari degli anni Sessanta e Settanta.

 

 

Mario Luca Moretti
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Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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