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So che fuggirai

So che fuggirai

IL RACCONTO DELLA DOMENICA

 

Genesi 6,1-8

1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, 2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. 3 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni».
4 C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.

 

Iliry si sedette davanti allo specchio e fissò i suoi occhi scuri. Stava male, non poteva negarlo, era disperato. Si alzò di scatto e pensò che doveva essere forte e coraggioso. Glielo ripeteva sempre suo padre: sii forte e affronta i nemici. Peccato che in quel momento fosse lui il peggior nemico di sé stesso. Ed era colpa di suo padre se era un mostro.

Uscì, andò all’appuntamento. Doveva dirglielo, confessare la verità. Lei sarebbe sicuramente scappata inorridita. Forse avrebbe creduto a uno scherzo di cattivo gusto, però davanti alla realtà avrebbe solo provato ribrezzo. Lui l’amava e non aveva scelta, il loro rapporto era arrivato a un punto tale che l’intimità era giusta, conseguente al loro amore, e invece Iliry si tirava sempre indietro.

Ma che scelta aveva? Se fosse stato diverso, se fosse nato senza quell’appendice, se avesse avuto altri genitori, se avesse saputo come cambiare. Troppi se, troppi ma, nella sua vita infelice.

Si accomodò al bar; non era ancora arrivata, non era mai puntale. Ordinò un caffè, lo bevve bollente, si scottò e imprecò tra i denti. Calma, si disse, calmati, non è agitandoti che risolverai la cosa.

Finalmente la vide avanzare tra la folla. Era bellissima, vestita di bianco e con i lunghi capelli bruni sciolti sulle spalle. Si alzò per andarle incontro. Maria gli sorrise e lo abbracciò stretto.

L’uomo si spostò, le prese una mano e se la portò alle labbra. Rimasero lì a guardarsi negli occhi, incuranti dei passanti.

Poi si sedettero, sempre tenendosi per mano. Iliry pensò a quanto fosse difficile lasciare quella mano, a quanto fosse doloroso lasciare andare Maria. Ma doveva, altrimenti non se lo sarebbe mai perdonato.

– Cara – iniziò, e si interruppe.

– Sì, cosa c’è? Sembri così teso.

– Devo parlarti, non è facile, non lo è per niente.

– Dimmi, puoi dirmi tutto.

– Non questo – era prostrato, stava per piangere, però non doveva. L’avrebbe fatto più tardi, da solo.

– Iliry, cosa ti succede?

– Quando saprai, non vorrai più vedermi.

– Che potrà esserci di tanto terribile?

– Maria, per favore, fammi finire – la bloccò in modo brusco.

Maria si zittì sorpresa, non era da Iliry quel comportamento, del resto erano giorni che era strano, assente. Si sforzò di sorridergli.

– Non sono chi credi, non sono come credi, sono uno scherzo della natura, non sono neppure umano.

– Iliry.

– Mi hai chiesto una volta, appena conosciuti, come mai questo nome, io ti ho raccontato una scusa: madre italiana e padre straniero. Ed è vero, in parte, mia madre era umana, mio padre invece no, non è umano, mio padre è un Nefilim.

– Un cosa?

– Un Nefilim. Non conosci i Nefilim?

– No, mi dispiace.

– I Nefilim sono i figli degli angeli caduti e delle umane. Da principio, i Figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini e nacquero i Nefilim. Che continuarono ad accoppiarsi con le umane. Sono il frutto di queste contaminazioni.

– Iliry, non puoi dire sul serio, queste sono leggende, credenze popolari, chiamale come vuoi – la donna lo fissava come se pensasse che fosse impazzito.

– Maria, ti sei domandata perché non abbiamo ancora avuto rapporti sessuali? Credi che sia perché non ti desideri?

– Me lo sono chiesta, certo, e tante volte, ma aspettavo. Avevo anche pensato di creare io la situazione adatta.

– Avrei rifiutato e sai perché? Ho qualcosa su di me che non volevo vedessi, qualcosa che ti sconvolgerebbe.

– Non mi farebbe nessun effetto, ne sono sicura. Cosa può importarmi di un piccolo difetto fisico?

Lui esplose.

– Dannazione, non capisci? – si girarono tutti a guardarli, ma Iliry li ignorò. – È una cosa talmente terrificante che non potresti sopportarla, non la sopporto neppure io.

Si alzò, le afferrò una mano.

– Vieni con me. Se pensi di farcela, vieni e te la mostrerò.

Maria esitò, solo per un istante. Poi lo seguì.

– Adesso vedrai e mi odierai, non potrai farne a meno.

Iliry era davanti a Maria, stava sbottonandosi la camicia.

Erano a casa sua, in camera da letto, una camera che Maria non conosceva. L’uomo finì di togliersi la camicia, la gettò per terra, si levò una fascia che gli ricopriva la schiena e si girò. Maria non poté fare a meno di gridare. Era come aveva detto lui: era troppo brutto per essere tollerato. Iliry, poco sotto le scapole, aveva un paio di ali: piccole e repellenti. Erano composte da poche piume grigie che pendevano da un’ossatura rachitica.

Maria rimase lì a fissarle senza parlare per un lungo minuto.

Infine decise: aprì la porta e fuggì dall’appartamento.

Il fiume era davanti a lui. Iliry lo scrutava, chiedendosi perché esitasse. Agilmente salì sul parapetto. Ora il fiume faceva paura, impetuoso com’era, ma non poteva arretrare, non poteva perdersi d’animo. Spalancò le braccia, le ali ebbero un fremito. Si sporse ancora.

Una voce lo fermò in tempo, aveva già un piede sospeso nel vuoto.

Si voltò: era Maria. La donna lo guardava impietrita. Poi fece per avvicinarsi.

– No – urlò Iliry – non muoverti, se no mi butto.

– Iliry, no, non puoi farlo, io ti amo.

– Davvero? Stamattina sei scappata, e non ti biasimo, ti disgusto, lo so.

– No, ho sbagliato, non avrei dovuto. Iliry, adesso sono qui, questo conta. Ti prego, non lasciarmi.

– Credevo l’avessi già fatto tu.

– Iliry, scendi da lì e parliamo.

L’uomo si limitò a osservarla; dopo saltò giù, sulla strada.

– Come sapevi dove trovarmi?

– Stasera ero tornata da te, volevo che mi perdonassi, sono stata ignobile, lo so, però devi comprendere: è stato uno shock per me.

– Per te? E io allora? Pensi che quando ho capito, quando sono stato in grado di capire, sono stato felice? No, ero disperato, sono disperato – gridò lui. – Non sono nulla, non sono un uomo, non sono un angelo… Sono un essere abominevole, un aborto della natura.

– Sei il mio uomo, il mio uomo, questo non conta?

– Per me sì, per me contava, ma per te? Per te conta?

– Sì, e te lo dimostrerò. Vieni con me. Andiamo a casa.

– No, non posso, non riesco ad accettarmi.

– Imparerai. Ci ho riflettuto tutto il giorno: se ti amo devo prenderti così come sei, e ti amo, non ci sono dubbi. Se fossi stato diverso, probabilmente non mi sarei innamorata di te. Invece sei qui reale, senza se e senza ma. Sei una brava persona, buona, generosa, non faresti mai del male.

– Ho sangue cattivo nelle vene, non dimenticarlo.

– Tua madre era umana, hai anche il suo di sangue.

– Puoi amarmi anche sapendo tutto? Sapendo che mio padre era un Nefilim?

– Sì, posso e voglio. Tu mi ami?

– Sì, moltissimo.

– Allora vieni da me, abbracciami.

Iliry restò fermo soltanto un secondo, poi si precipitò da lei. Si strinsero forte e si baciarono. Fu un bacio lungo, dolce, di due persone che non volevano più separarsi. Iliry allargò le ali e la coprì completamente. Maria si scostò appena e levò una mano a toccare le piume. Adesso le ali erano grandi, bianche e lucenti. Pure Iliry le guardò meravigliato. Si sorrisero.

– Com’è stato possibile? – chiese la ragazza.

– Non lo so e non mi importa. L’unica cosa che mi interessa è che tu vuoi stare con me.

– Sì, sempre.

– Allora aggrappati bene – le sussurrò piano.

Maria gli mise le mani intorno al collo. Iliry spalancò le sue nuove, incredibili ali, e si innalzò verso il cielo.

Volarono per ore, stretti uno all’altra nel cielo infinito della sera.

 

Questo racconto introduce esseri biblici conosciuti come i Nefilim, una cosa abbastanza inconsueta per il fantasy.

 

Franca Marsala
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Cinquantuno anni, vive da sempre a Messina, dove lavora con i bambini e le piace molto. Scrive racconti di genere thriller, ma di recente si è avvicinata all'horror e alla fantascienza. Ha pubblicato racconti con varie case editrici.
Un suo soggetto del 2015, è diventato un albo della collana Diabolik per la casa editrice Astorina. Un suo testo del 2018, ha fatto parte di uno spettacolo teatrale che ha debuttato a Milano. Ama leggere e dipingere.

5 Commenti

  1. Marisa

    Che bel racconto!

  2. Michele

    Mi è piaciuto molto.

  3. Catia

    Veramente bello!

  4. Giuseppe

    Che racconto romantico. Davvero ben scritto.

  5. Lorenzo

    Ho apprezzato molto il finale.

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