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È IMPROVVISAMENTE MORTO RUTGER HAUER

È IMPROVVISAMENTE MORTO RUTGER HAUER

La vita

Rutger Oelsen Hauer se ne andato a 75 anni con dignitoso silenzio e dopo una breve malattia.

Attore e attivista olandese, era diventato celebre grazie ad alcuni fortunati ruoli in pellicole di genere action, fantasy, fantascienza e thriller. Era nato vicino a Utrecht il 23 gennaio 1944 in una famiglia numerosa e al tempo stesso avventurosa: suo nonno era un capitano di lungo corso e i suoi genitori una nota coppia di attori drammatici. Affetto da daltonismo, da giovane svolse lavori vari – muratore, elettricista e carpentiere – mentre in parallelo la sera studiava recitazione. Si arruolò in marina, poi fece la guida alpina, quindi, tornato in patria si diplomò in Arte Drammatica nel 1967. Si sposò in prime nozze con Heidi Merz – da cui ebbe una figlia, l’attrice Aysha Hauer (1966), che lo rese nonno nel 1987 di Leandro Maeder. In seguito si legò a Ineke Ten Kate, che sposò in seconde nozze nel 1985.

Bello, carismatico e molto dotato per le lingue, ne parlava fluentemente ben sei. Dopo i palcoscenici teatrali fu naturale l’approdo sul grande e piccolo schermo.

La carriera

Dopo essere stato il protagonista della serie televisiva Floris‎‍ dove, scoperto dal regista Paul Verhoeven, interpreta un cavaliere (stile Ivanhoe) di ritorno dalle crociate, è lo stesso regista a volerlo nella pellicola del 1973 Turkish Delight, forte provocante e trasgressiva, che lo porta ai vertici d’incasso nazionale e alla ribalta internazionale.

Di questo periodo sono Katie Tippel (1975), Soldier of Orange (1977), sempre di Verhoeven, ambientata durante la Seconda Guerra mondiale, e il forte dramma contemporaneo Spetters (1980).

L’anno dopo il salto americano con il ruolo antagonista di Sylvester Stallone nel thriller Nighthawks. Seguiranno in rapida successione una serie di grandi successi: il fantasy Ladyhawke (1985), sempre diretto da Verhoeven, l’epico e avventuroso Flesh & Blood (1985), il teso e psicotico The Hitcher (1986) e il western Wanted: Dead or Alive (1986) in stile Steve McQueen.

Tuttavia il ruolo più importante e significativo di questo decennio resta quello del replicante antagonista di Harrison Ford nel classico Blade Runner (1982) di Ridley Scott. È lui a inventarsi il famoso monologo finale rimasto nel cuore di milioni di fans.

Quello più forte e intenso è sicuramente quello dell’alcolizzato de La leggenda del santo bevitore, diretto da Ermanno Olmi con cui l’attore entrò in grande amicizia.

Gli ultimi lavori

Tra le sue ultime apparizioni lo ricordiamo nel 2005 nei panni di Cardinal Roark in Sin City e in quelli di uno dei cattivi nel Batman Begins di Christopher Nolan.

Nella nota serie di True Blood recitava la parte di Niall Brigant, il re della tribù fatata da cui discendeva la famiglia Stackhouse, mentre nel 2015 ha avuto un ruolo ricorrente (Kingsley) nella commedia musicale medievale della ABC, Galavant.

Nel privato era molto attivo sul fronte dell’attivismo umano e ambientale sostenendo Greenpeace e varie iniziative e associazioni a favore dei malati di AIDS grazie alla sua personale fondazione.

Morto il 19 luglio, i funerali sono stati celebrati a stretto giro in forma privata alla presenza della famiglia e degli amici più stretti.

 

 

L'Autore

Sergio Giuffrida

Classe 1957, genovese di nascita, catanese d'origine e milanese d'adozione. Collabora alla nascita della fanzine critica universitaria 'Alternativa' di Giuseppe Caimmi, e successivamente alla rivista WOW con Franco Fossati e Luigi Bona. Dall'inizio degli anni Novanta è segretario del SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani), Gruppo Lombardo.

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