Fabio Carta

Terzo capitolo della saga Arma Infero firmata dal prolifico autore romano Fabio Carta. Terzo capitolo e terzo balenottero digitale che prosegue le avventure di Lakon e Karan e le spinge a un livello ancora più avanzato di immaginismo fantasmagorico. Come i suoi predecessori, il romanzo è stato pubblicato da Inspired Digital Publishing nel settembre di quest’anno.

Ho già parlato altrove del romanzo di Carta pubblicato lo scorso anno da Scatole Parlanti, Ambrose, più umile nella quantità, ma qualitativamente e stilisticamente dello stesso livello. Anche lì, a farla da padrone, ci sono viaggi interspaziali, una guerra senza quartiere e una tecnologia robotica avanzatissima. Rispetto al nuovo romanzo, Ambrose è senza dubbio, per alcune tematiche toccate che riguardano l’identità individuale e l’intelligenza umana, più intimista.

Arma Infero III possiede, dalla sua parte, un carattere epico preponderante. Lakon, uno dei due personaggi principali (l’altro è Karan, la voce narrante) si reincarna nel corpo di un ragazzo. Più che una vera e propria metempsicosi, quello di Lakon è un trasferimento di coscienza, una sorta di download cognitivo. Nei volumi precedenti Lakon era un’entità molto simile a un cyborg. Tra lui e Karan, un giovane e ambizioso maniscalco della cavalleria, si era instaurato subito un rapporto di amicizia molto speciale, in cui Lakon si era sentito in debito verso di lui. Karan, infatti, lo aveva salvato quando, inerme e spaurito, era atterrato sul pianeta.

Ora, al loro ritorno sul pianeta, i due si ritrovano di fronte una guerra di trincea. La falange è ridotta all’osso e le armi atomiche hanno devastato la popolazione. In questa situazione tutt’altro che semplice, Karan, sempre fedele al suo maestro di forgia, sembra più di qualche volta perdere l’orientamento e il senso di ciò che sta accadendo, talvolta distratto da questioni personali, ma spesso a causa dell’incomprensibilità delle azioni belliche portate avanti dai generali in netto contrasto con le idee dell’aristocrazia. In questo marasma, anche la fiducia di Karan nei confronti di Lakon vacilla…

“Lasciarsi scivolare addosso, nel loro cosmico moto inerziale, la terra e il cielo, i pianeti, le stelle, le galassie; l’intero universo! Riesci a comprenderlo, Karan, amico mio?”

“In tutta onestà, no. Non lo comprendo affatto.”

Un carattere epico, dicevo. Sì, perché il tema della guerra è sempre presente, e anche i termini: cavalleria, falange, maniscalco etc. Se non si conoscesse tutto il contenuto del romanzo e si scegliesse di leggerne un brano a caso, potrebbe capitare di non trovarvi nulla di fantascientifico e, anzi, di trovarsi nel bel mezzo di un romanzo storico, magari medievale (e in questo, devo dire, lo stile aulico aiuta molto) o fantasy. Tuttavia, l’elemento fantascientifico non solo è presente, ma è anche ben definito. Non tanto nella descrizione tecnologica, quanto nell’utilizzo intelligente di alcuni escamotage narrativi che strizzano l’occhio alla space opera e, di tanto in tanto, al cyberpunk, pur rimanendo profondamente originali nella realizzazione.

Il risveglio del Pagan è dunque una bella miscela di immagini ipertecnologiche, toni solenni e vicende rapsodiche e a volte oniriche, narrate con mano sicura e competente, sia per quanto riguarda le strategie di guerra descritte, mai banali e anzi architettate con maestria, sia per i rapporti e le psicologie dei singoli personaggi, delineati da una voce narrante originale, curiale e decisamente innovativa.