Nella sua dimora di Wädenswil, nei dintorni della natia Zurigo, il 15 febbraio 2019 è passato a miglior vita l’eclettico attore svizzero Bruno Ganz a causa di un insidioso cancro al colon.

Nato a Zurigo il 22 marzo 1941 da un operaio svizzero e madre italiana, Ganz si appassiona subito al mondo dello spettacolo. Debutta sul grande schermo nel curioso Der Herr mit der schwarzen Melone (1960). Dieci anni dopo fonda, con il regista Peter Stein e all’attrice Edith Clever, la compagnia teatrale berlinese di stile brechtiano Schaubühne am Halleschen Ufer.
A metà degli anni Settanta torna al cinema con tre intense pellicole drammatiche: Lumière, scene di un’amicizia fra donne (Lumière, 1976), regia di Jeanne Moreau, La marchesa von… (La Marquise d’O…, 1976), regia di Éric Rohmer, e L’amico americano (Der Amerikanische Freund, 1977), che l’amico Wim Wenders trae da un romanzo di Patricia Highsmith. Chiude il decennio la bella performance nel remake cult Nosferatu, il principe della notte (Nosferatu: Phantom der Nacht, 1979) per la regia di Werner Herzog.

Attore duttile e di grande mestiere, Ganz ha lavorato con autori di fama mondiale come Giuseppe Bertolucci, Mauro Bolognini, Volker Schlondorff, Nelo Risi, Alan Tanner, Theo Angelopoulos, Jaume Collet-Serra, Atom Egoyan, Silvio Soldini, Ridley Scott e Francis Ford Coppola.
Premiato con varie onorificenze sia in Germania sia in Austria, si è conquistato un ruolo di preminenza nel panorama internazionale grazie a un lavoro attento e rigoroso e a un ricco carnet di ruoli assai diversificati. Tra gli altri, tre in particolare: l’angelo nel classico Il cielo sopra Berlino (Der Himmel über Berlin, 1987) di Wim Wenders; il magistrale ritratto di Adolf Hitler ne La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler (Der Untergang, 2004) diretto da Oliver Hirschbiegel; la miniserie televisiva del 1989 La vita leggendaria di Ernest Hemingway di José María Sánchez. Nell’ambito del thriller fantapolitico va citato anche il remake The Manchurian Candidate (2004) di Jonathan Demme.

Il suo ultimo lavoro in uscita quest’anno sugli schermi italiani è La casa di Jack (The House That Jack Built, 2018), un singolare intreccio thriller firmato da Lars von Trier.
Ancora inediti restano invece Der Trakant di Nikolaus Leytner, dove impersona Sigmund Freud, The Witness un action-drama sui crimini di guerra di Mitko Panov dove impersona un giudice della corte de L’Aia, e infine la pellicola in fase di post produzione Radegund di Terrence Malick.

L’attore, che si divideva tra la natia Zurigo, Berlino e Venezia, si era sposato nel 1965 e ha avuto un figlio, Danierl.