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È MORTO HAL PRINCE, GIGANTE DEL TEATRO AMERICANO

È MORTO HAL PRINCE, GIGANTE DEL TEATRO AMERICANO

Il 31 luglio è morto a 91 anni Harold S. Prince, un vero gigante del business teatrale americano e mondiale.

Conosciuto sia dagli amici che dai fan semplicemente come Hal, l’impronta di Prince si vede in molti dei musical che definiscono il XX e XXI secolo. Il produttore e regista newyorkese aveva iniziato la sua carriera neanche ventenne e ha lavorato a un numero vertiginoso di spettacoli di successo, tra cui le produzioni originali di Broadway di Cabaret, Company, Sweeney Todd, Evita e The Phantom of the Opera.

Oltre a raccogliere grandi osanna e feroci critiche, gli spettacoli a cui ha lavorato gli hanno fatto vincere 21 incredibili Tony Awards nel corso della sua lunga carriera.

Hal Prince

Variety ha parlato con tre dei principali collaboratori e amici di Prince ed ecco le loro riflessioni sulla sua vita e sulla sua eredità professionale e umana:

Andrew Lloyd Webber (Evita, Il fantasma dell’opera)

Non c’è nessuno che lavori nell’ambito del teatro musicale su entrambe le sponde dell’Atlantico che non abbia un debito enorme con questo uomo straordinario. Ricorderò sempre una cosa che mi ha detto: “Devi ricordare, Andrew, questa non è la radio. Non puoi ascoltare un musical se non riesci a guardarlo.”

Il design dei suoi spettacoli doveva sempre essere giusto. E questa era una cosa che portava sempre in ogni sua produzione ed è la ragione per cui le sue pièce si sono sempre mosse in modo perfetto. Sembravano sempre così facili anche se richiedevano un grande sforzo. Hal era molto minimalista con i suoi set. La gente pensa al nostro Phantom come a un grande spettacolo ma è un’illusione.

Hal ha sempre guardato lo spettacolo come a una grande scatola nera che attraverso il palcoscenico, ti ha permesso di credere che ci fosse uno scenario impressionante tutto intorno a te…

Inoltre era un grande motivatore!

Ricordo che ero a Londra e avevo appena finito uno spettacolo che non aveva funzionato bene. Sono andato a trovarlo e mi ha chiesto a cosa stavo lavorando per dopo, e ho detto che stavo scrivendo qualcosa con Tim Rice sulla vita di Eva Peron e lui semplicemente mi disse: “Portami quel musical.”

Jason Robert Brown (Parade)

Più di ogni altra cosa, quando penso ad Hal, penso alla sua fede nel teatro. Credeva in ciò che poteva fare. Cosa sarebbe potuto essere. Quale sarebbe stato il futuro… era così contagioso e ha infettato tutti noi con quella convinzione. Mi è stato detto che sono stanco o cinico, ma era difficile esserlo quando eri vicino a Hal. Era sempre interessato a qualunque cosa venisse dopo. Lavorava sempre, completamente incapace di gettare la spugna.

Ricordo di aver fatto un panel con lui quando stava facendo Prince of Broadway [uno spettacolo di rassegna musicale con numeri musicali della sua carriera, NdR], e mentre si parlava di ciò che aveva fatto nel 1966 o quello che fece nel 1968 mi disse: “Non sono così bravo a guardare indietro.”

Era fatto così, è questo il tipo di persona che era. Un eterno ragazzo che realizzava un teatro commerciale con al centro la cultura. E non l’ha mai fatto in modo assurdo o debordante. C’era solo il desiderio reale di assicurarsi che il lavoro avesse qualcosa da dire. Non è mai stato interessato solo all’intrattenimento per se stesso né al successo fine a se stesso.

Pensava molto al mondo, ai sistemi politici e ai meccanismi di supporto emotivo in esso contenuti. Era molto un artista politico. Pensava soprattutto a portare il mondo nel suo lavoro e quindi a portare il suo lavoro nel mondo… era veramente fantastico!

Joel Grey (Cabaret)

Aveva questa fiducia in se stesso come nessuno altro che io abbia mai conosciuto. Non c’era nulla che sentiva di non poter fare nemmeno se non lo avesse mai fatto prima, che fosse opera, film, musical o spettacolo teatrale. Se arrivavi con una buona idea, era contento di accettarla. E se pensava che fosse del tutto giusta, lo avrebbe detto e poi avrebbe lavorato a un’idea migliore.

Prima di Cabaret, ero pronto a lasciare questo business. Lui mi ha chiamato una mattina e gli ho detto che stavo per smettere e così ha detto: “Joel-y’ – era l’unica persona a cui ho mai stato permesso di chiamarmi così – faresti meglio ad aspettareHo questo nuovo progetto e c’è una buona parte per te [Gray ha vinto un Tony proprio mentre interpretava l’Emcee, NdR].”

Mi importava molto di lui. Lo faccio ancora, e lo farò sempre.

 

L'Autore

Sergio Giuffrida

Classe 1957, genovese di nascita, catanese d'origine e milanese d'adozione. Collabora alla nascita della fanzine critica universitaria 'Alternativa' di Giuseppe Caimmi, e successivamente alla rivista WOW con Franco Fossati e Luigi Bona. Dall'inizio degli anni Novanta è segretario del SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani), Gruppo Lombardo.

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