Albert Finney (Salford, Greater Manchester, 9 maggio 1936), uno dei maggiori attori inglesi del periodo postbellico, è morto l’8 febbraio 2019 dopo una breve malattia.

Diplomatosi alla prestigiosa Royal Academy of Dramatic Arts, ha esordito in teatro dimostrandosi un degno erede di Laurence Oliver nell’ambito del teatro shakespeariano, ma è stato il suo grazie al film Oscar Tom Jones (1963) di Tony Richardson che è entrato nella leggenda della settima arte diventando una delle icone maschili del cinema mondiale.
Fisico prestante, voce potente e una naturale dote istrionica, era stato proprio Richardson a scoprirlo e farlo debuttare nel suo Gli sfasati (The Entertainer, 1960), se si esclude un piccolo cameo come figlio di Oliver in The Entertainer, che precede solo di qualche mese Sabato sera domenica mattina (Saturday Night and Sunday Morning), dove a dirigerlo nel suo primo ruolo da protagonista è Karel Reisz.

La sua filmografia è ricca di pellicole e parti curiose, straordinarie e spesso eccellenti che spaziano attraverso quasi tutti i possibili generi: dalla dickensiana versione di Scrooge nell’omonimo film fantastico di Ronald Neame (in italiano La più bella storia di Dickens, 1970); all’impeccabile e imitatissima trasformazione nell’Hercule Poirot in Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient Express, 1974) di Sidney Lumet; dal classico cult I duellanti (The Duellists, 1977) di Ridley Scott, cui accettò di partecipare in cambio di una cassa di champagne; ai drammatici e forti personaggi di Spara alla Luna (Shoot the Moon, 1982) per regia di Alan Parker; Il servo di scena (The Dresser, 1983), di Peter Yates (1983) e Sotto il vulcano (Under the Volcano, 1984), regia di John Huston; dal miliardario Warbucks nel musical Annie (1982) sempre di Huston; al personaggio duro e violento di Crocevia della morte (Miller’s Crossing, 1990); mentre sarà Winston Churchill nel biopic televisivo della Bbc Guerra imminente (The Gathering Storm, 2002) sotto la regia di Richard Loncraine. Ha partecipato inoltre ad alcune pellicole della saga di Jason Bourne ma in questo ambito action-thriller memorabile resta la sua ultima performance nel 007 – Skyfall (2012) di Sam Mendes.

Gli appassionati del fantastico e della fantascienza lo ricorderanno per i ruoli in Wolfen, la belva immortale (Wolfen, 1981) di Michael Wadleigh e sempre lo stesso anno per il cyber-thriller Looker di Michael Crichton, senza dimenticare l’interpretazione del patriarca nel curioso Big Fish – Le storie di una vita incredibile (Big Fish, 2003) per regia di Tim Burton che lo volle anche, in voce, per il suo La sposa cadavere (Corpse Bride, 2005).
L’attore, pur avendo avuto ben cinque nomination all’Oscar, non ne vinse personalmente nessuno. Si era sposato tre volte, prima con l’attrice inglese Jane Wenham, poi con la star francese Anouk Aimée e infine con Pene Delmage nel 2006. Lascia due figli: Simon, nato dal primo matrimonio, e Declan, nato dalla relazione con Katherine Attson nel periodo tra il 1989 e il 1991.