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Tom Holland e Daniel Kaluuya parlano della ‘magia’ della Marvel

Tom Holland e Daniel Kaluuya parlano della ‘magia’ della Marvel

Tom Holland (‘Cherry’) e Daniel Kaluuya (‘Judas and the Black Messiah’) si sono incontrati in una chat virtuale per Variety ‘s Actors on Actors , presentata da Amazon Studios.

In ‘Cherry’, Tom Holland è un veterano di guerra che si trasforma in un rapinatore di banche, distrutto dal disturbo da stress post-traumatico e dalla tossicodipendenza. Il ruolo è una contro-programmazione dell’eroico Peter Parker Uomo Ragno, e l’attore proviene dalla stessa squadra che ha portato al successo diversi film Marvel, tra cui ‘Avengers: Endgame’.

Anche Daniel Kaluuya ha cominciato con la Marvel dove ha interpretato il guerriero W’Kabi in  Black Panther. Ora, il regista Ryan Coogler gli ha proposto un nuovo film. Il progetto è diventato ‘Judas and the Black Messiah’ (in uscita nelle sale e su HBO Max), un film su Fred Hampton, uno dei leader del movimento Black Panther durante l’era dei diritti civili.

Due giorni prima di Natale, entrambi gli attori erano in isolamento a Londra, per cui Holland e Kaluuya hanno parlato delle passate avventure di supereroi e delle ripartenze che hanno recentemente deciso.

Daniel Kaluuya: Cosa ti succede, amico?

Tom Holland: Sto bene, sai. Sono a casa con la famiglia. È strano non avere niente da fare tutto il giorno. Arrivo verso le 4 del pomeriggio e dico, ‘Sai com’è? Mi bevo qualcosa’.

Kaluuya: Com’è la tua pandemia?

Holland: Sono stato fortunato, perché amo il golf, che è lo sport più noioso per chi non gioca a golf. Ma per me il golf è tutto quanto. Sai, mi piace perché spengo il telefono e mi scollego da tutto il mondo. Ecco, io gioco a golf ogni giorno. E tu?

Kaluuya: All’inizio guardavo un film al giorno. C’erano un sacco di film di cui si parlava e che io non avevo visto, ed ero così, sai, proviamo. A proposito, bellissimo il tuo film. Ho subito detto, è una follia. Avete fatto un gran lavoro, in termine di idee. Ovviamente sei conosciuto come Spider-Man e hai fatto molte altre cose, si capisce, ma per il momento sei più che altro Spider-Man. Hai già lavorato con i fratelli Russo. Come è successo?

Holland: Lavoravo al doppiaggio di ‘Avengers: Endgame’ e a fine sessione mi hanno detto: ‘Abbiamo un film. Su un ragazzo che soffre di disturbo da stress post-traumatico, cade nella dipendenza dalla droga e finisce per rapinare banche. Che dici?’ L’offerta mi ha entusiasmato subito. Poi, quando ho letto la sceneggiatura, ho pensato: “Impossibile rinunciare a ‘sto film. Anche se mi spezzerà in due. Come si fa a restare in questo personaggio per tutto il film?” Era necessaria una grande preparazione, definire bene ogni battuta del personaggio, capire come passare dal punto A al punto B in ogni scena. La parte più difficile è stata cercare di unire scena con scena, perché il personaggio si modifica di continuo nel film.

Kaluuya: C’è una scena che ho trovato veramente difficile da guardare. Quella…  – ma non vorrei dire troppo alla gente – dirò solo che ci sei tu con un ago in una macchina. Come l’hai fatta?

Holland: Avevamo finito la parte del film sulla droga, e poi eravamo in qualche modo andati oltre facendolo innamorare, ma ecco che i Russo hanno scritto questa scena, che è quella che dici. Abbiamo dovuto tornare sulla sua esperienza da tossicodipendente. Ricordo che ero seduto in macchina, e Joe e Ant hanno infilato la testa dal finestrino e hanno detto, ‘Lasciati andare. In questo caso non è mai troppo ’. E sono impazzito, sul serio. Non so come descriverlo in modo diverso. Ho quasi straziato la gamba con quell’ago, che si rompeva di continuo. Ma non era un vero ago – era un coso che rientrava – ma ero comunque preoccupato perché avevo paura che non si ritirasse una volta o l’altra e mi sarei pugnalato la coscia. Poi mi sono davvero rotto il naso sul volante; il naso mi sanguinava, eppure nella ripresa non si vede niente, il che mi scoccia parecchio. Ma dimmi di te, con ‘Giuda e il Messia Nero’ – dimmi, come è andata?

Kaluuya: Stranamente, sono stato contattato proprio per ‘Black Panther’. Ryan Coogler mi ha chiamato e mi ha detto, ‘Stiamo girando il film di Fred Hampton e ci piacerebbe che tu lo interpretassi’. E poi mi hanno mandato un riassunto di due pagine: uno dei più bei riassunti che abbia visto, perché era chiaro e sapevano cosa volevano fare. Poi a New York ho incontrato Shaka King, il regista. Al momento stavo ancora promuovendo ‘Get Out’. Credo siano passati due anni prima di cominciare le riprese. È stata lunga per avere il via libera.

Holland: Sai, parlando di Fred Hampton, ho pensato, voglio proprio vedere uno dei suoi discorsi per capire com’era davvero. Ed è incredibile  come gli somigli.

Kaluuya: Oh ehi. Grazie davvero. In realtà è solo una serie di sequenze in cui abbiamo giocato con le giuste cadenze. Essere esattamente come era lui è davvero difficile. Non mi era dentro come altri personaggi, perché noi due siamo molto diversi. Però ho guardato tutti i suoi video e le sue cose e guardavo come si muoveva, come camminava – beh, mi domandavo come faccio a commuovere la gente nella stessa maniera in cui questa persona mi commuove? Riprodurre la stessa energia, lo stesso spirito. Ci ho lavorato tanto con Shaka. Ci siamo isolati per quattro giorni e ci siamo messi a studiare i suoi discorsi.

Holland: Sai, dicevo, parlando del clima politico sulla razza, soprattutto in questo periodo, hai trovato la forza di raccontare la storia di un personaggio reale e credo che non sia per niente facile. Direi che non tutti sarebbero in grado di gestire una cosa del genere. Come hai affrontato la difficoltà di rendere giustizia al personaggio e al tempo stesso raccontarlo alla gente?

Kaluuya: Bisogna raggiungere un buon equilibrio. La pressione era immensa e io l’ho lasciato andare solo quando ho capito che era qualcosa più grande di me. Eppure ho capito che potevo lasciarmi andare e controllarlo. A un certo punto lui è una figura, un’icona e un leader della comunità di Chicago. Ma subito dopo devi vederlo come un personaggio da inserire nella storia che stai raccontando. È bellissimo: qui che facciamo? Resta fedele a ciò che senti di dover fare? È così che ho imparato a gestirmi ogni giorno, giorno dopo giorno, scena dopo scena. Ma tu, in ‘Cherry’, come hai gestito le tue rapine in banca?

Holland: Pensa che volevo chiederlo a te: hai fatto delle scene di rapina in ‘Widows’, no? Per me è stato parecchio strano. La squadra era piccolissima e mi sembrava di rapinare la banca per davvero. Poi suonava l’allarme, e dovevo puntare la pistola in faccia alla povera signora. Ed era difficile non pensare quanto fosse sbagliato ciò che stavo facendo. C’è una scena, che non è poi stata montata, in cui mi arrestano e io non sono mai stato arrestato. Pensa che mi dicevo davvero: ‘Cazzo, debbo chiamare l’avvocato, e che cazzo faccio!’. La cosa più difficile è stata la parte in cui dovevo gridare a squarciagola. Alla fine hanno capito che dovevamo fare le scene parlate subito, al mattino, perché verso sera era completamente senza voce.

Kaluuya: In Judas ho avuto gridare parecchio. Ho chiesto alla produzione di non farmi fare due scene di discorsi alla settimana, perché dovevo urlare per 12 ore arringando la folla. Una volta, in una scena, ero sui gradini assieme alla Rainbow Coalition, gli Young Patriots e gli Young Lords, la mia voce era come – no, non ce la posso fare.

Holland: È pazzesco, amico. La cosa pazzesca è che due ragazzi di Londra siano riusciti a fare tutta questa merda a Hollywood.

Kaluuya: Quindi sei ‘Spider-Man’. Questo è il tuo elefante nella cristalleria. Che effetto fa?

Holland: Sì, ci sono tre fasi della mia vita. È strano. Il periodo dei provini è stato tremendo. Sette mesi di provini. Avevo fatto sei provini e non avevano ancora detto nulla. Sei lì che aspetti e aspetti. Poi, alla fine, ho visto online una foto con Tom Holland e Daniel Kaluuya per la realizzazione di ‘Spider-Man’, ‘Black Panther’ e Magic of Marvel’s test ad Atlanta. Sono volato ad Atlanta, ed eravamo io e altri sei ragazzi, poi era lì anche [Robert] Downey [Jr.]. Tutti abbiamo provato con Downey, il che è pazzesco. È andata bene. È stato il miglior provino che io abbia mai fatto. I miei agenti mi avevano detto che alla Marvel piace se si imparano tutte le parole – non si può improvvisare. Al primo ciak, Downey ha cambiato completamente la scena. Abbiamo iniziato a recitare all’impronta, insomma, a improvvisare come un coglione, Dopo ho telefonato a mia madre e ho detto “Secondo me è andata bene“. Sono passate sei settimane e niente. Mi sono detto che non l’avrei avuta. C’erano un sacco di sondaggi online, e sicuramente non ero il favorito per ottenere la parte. Poi mi hanno richiamato e ho anche fatto una scena di combattimento con Chris Evans. Ci hanno riportati ad Atlanta, io e un altro ragazzo, per girare un’altra scena, il che era parecchio surreale. Però, direi che era comunque stata un’esperienza notevole e, se non avessi ottenuto la parte, mi sarei per lo meno sentito di aver raggiunto un obiettivo importante. Sono andato a giocare a golf con mio padre. Ho perso la partita ed ero scocciato. Ricordo che ho preso il telefono e su Instagram la Marvel aveva pubblicato una foto di ‘Spider-Man’, cartone animato. A quel punto, ero quasi certo di essere fuori.

Kaluuya: Come lo hai saputo invece? Dalla stampa?

Holland: Si. Ho preso il computer ed ero seduto col mio cane. Digito ‘Marvel’. Ho anche salvato l’articolo sul mio computer. Diceva: ‘Vorremmo presentare il nostro nuovo Spider-Man, Tom Holland’. Ho lanciato in aria il computer che è caduto dal letto e si è rotto; il cane è impazzito. Sono corso al piano di sotto e ho detto a tutti: ‘Ho avuto la parte! Ho la parte!’ In quel periodo, però, la Sony era stata hackerata e mio fratello Harry, che è piuttosto esperto di tecnologia, ha detto, ‘No. È impossibile che sia vero. Ti avrebbero chiamato. È un hacker.’ Invece lo studio mi ha poi chiamato e ha confermato la notizia. È stato davvero strambo. Ho girato ‘Civil War’, in una settimana di lavoro, e dopo le riprese di ‘Civil War’ e prima di  ‘Spider-Man: Homecoming’, ero convinto che mi avrebbero licenziato. Non so perché: ‘Civil War’ non era ancora uscito e non ho sentito più niente da nessuno. Non riesco a spiegarlo. Era orribile, ma non era niente – ovviamente. È stato pazzesco, amico. Periodo bellissimo, si capisce.

Kaluuya: Sei un grande Spider-Man. Incredibile, incredibile Spider-Man. ‘Avengers: Endgame’ è stato un evento unico. Cosa vuol dire girare un film dopo aver fatto questo?

Holland: Be’, il film successivo è stato ‘Cherry’, ma con gli stessi registi, il che è bizzarro. Adesso stiamo girando ‘Spider-Man 3’. È strano essere di nuovo ad Atlanta, perché stiamo girando in una delle sale in cui ho fatto i miei provini. Quando entro mi dico sempre ‘Accidenti, non so le battute. Il provino andrà malissimo’ Poi mi ricordo che ho già la parte. E per te? A proposito di ‘Black Panther’,  quando giravate, eravate consapevoli di aver messo il culo su uno dei film più grandi e culturalmente più ricchi di tutti i tempi? O è stata una sorpresa per te?

Kaluuya: Penso che sapessimo bene quel che stesse ribollendo in pentola. Un giorno, abbiamo girato la scena della cascata, e ovviamente tra una ripresa e l’altra nessuno andava via. Sul set c’erano centinaia di persone. Per le riprese erano stati chiamati dei batteristi, che suonavano ‘Drop It Like It’s Hot’ di Snoop Dogg.

Holland: Cavoli.

Kaluuya: Tutti urlavano ‘Snoop!’ Centinaia di persone. Visto questo, ho pensato – sì, non sarà un film noioso. C’era una grande energia. Tutti orgogliosi di partecipare a quel momento. Si capiva che era un momento speciale. Noi possiamo mostrare il mondo così come noi lo vediamo, ma è un film Marvel e quindi porti nel mondo qualcosa che non esiste. Una cosa molto difficile perché non c’è un progetto, non c’è un modello. Per realizzarlo bisogna superare dei momenti dolorosi. Ma quando arriva alla gente, tutti lo fanno loro, e i bambini e le famiglie vanno al cinema in costume da super eroe: ne vale la pena. Anche tu, sei in una posizione davvero incredibile della carriera, sei un eroe del cinema, e poi hai questa speciale occasione che si chiama “Cherry” con tutta una storia indipendente e personale.

Holland: Penso che proverò a fare le due cose. Mi piacerebbe fare un film dell’orrore, ma ho anche paura. ‘Get Out’ è uno dei pochi film horror che abbia visto, e adoro quel film, ma non ti dico quanto sonno mi ha tolto.

Kaluuya: Da bambino avevo delle babysitter che guardavano ‘Nightmare on Elm Street’, e mi faceva spaventare un bel po’. A me non piacevano granché i film dell’orrore, ma Jordan Peele mi ha fatto cambiare idea.

Holland: Ok: in casa nostra si scherzava, sul fatto che bevevamo un mucchio di tazze di tè. Si faceva la voce dell’orrore: “Perché lo mescoli così? Perché giri il tè a quel modo? Stai cercando di ipnotizzarmi? Che succede?

Kaluuya: Fratello, prendere una tazza di tè a Londra dopo ‘Get Out’ è sempre un buon antidoto.

L'Autore

Sergio Giuffrida

Classe 1957, genovese di nascita, catanese d'origine e milanese d'adozione. Collabora alla nascita della fanzine critica universitaria 'Alternativa' di Giuseppe Caimmi, e successivamente alla rivista WOW con Franco Fossati e Luigi Bona. Dall'inizio degli anni Novanta è segretario del SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani), Gruppo Lombardo.

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