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Quel Vecchio Pianoforte

Quel Vecchio Pianoforte

(The Old Piano; Xenox, marzo 1944)
autore: Robert S. Maney
Traduzione di Mario Luca Moretti (© 2025)

Arriva dal retro della casa… Indosso il cappotto ed esco a dare un’occhiata. M’inginocchio di fianco alla casa, dando la schiena al vento gelido. È buio qui sotto, una lampada aiuterebbe. Deve venire da qui… probabilmente un gatto morto, ma adesso non sento più nessun odore. Me lo sono immaginato quell’odore?

Tornando alla porta, la spingo. È chiusa a chiave, sbarrata. Tremo, di colpo ho paura, poi scelgo la chiave giusta dal mio portachiavi e la infilo nella toppa. Non succede niente. La chiave semplicemente rigira senza cogliere il meccanismo. Ne provo un’altra, e un’altra, ma nessuna apre questa porta che solo un’ora fa avevo aperto con una di queste chiavi.

Freneticamente, provo le chiavi un’altra volta, ma è inutile. Nonostante il vento freddo un sudore intenso mi cola sulla fronte. Sono stupefatto e questa strana faccenda non mi piace. Meglio provare una finestra. Tornando sui miei passi, raggiungo la finestra sul davanti, spingendola con tutta la mia forza, ma resta chiusa. Con il mio pugno riesco a staccare un vetro, infilo la mano per sbloccarla. La mia mano è irrigidita dal freddo… Quando la ritiro il vetro si spacca nettamente in due, eppure non compare sangue. Strano.

Scavalco la finestra, la chiudo, mi trascino sopra un vecchio pianoforte polveroso appoggiato al pavimento. Accidentalmente il mio piede schiaccia diversi tasti… le corde risuonano sorde, come se fossero imbottite di stracci. Sono di nuovo vicino al fuoco scoppiettante del camino: ah ah… rido di me stesso per aver avuto paura del buio, della porta chiusa, di quell’orrendo odore. Non sono spaventato, vero? Dopo aver dato uno sguardo intorno, a quelle spettrali ombre tremolanti, decido che un po’ lo sono.

Non appena getto un altro ceppo nel fuoco, ritorna… quell’odore intendo. La cesta… deve venire da lì; apro il coperchio ma c’è solo legna, nessun gatto morto. Devo trovare da dove viene; è sempre più forte mentre sto in piedi a tremare.

Vorrei avere qualcosa da leggere… devo tenere la mente occupata. Va sempre peggio… quella puzza… carne marcia… dev’esserci una puzzola morta, qui da qualche parte. Sotto la sedia… no. Sto impazzendo. Il camino… comincia a fare un caldo qui, soffocante, fumoso, puzzolente. La finestra, sì, aprila, aprila. Mi arrampico sul pianoforte e come un pazzo rompo gli altri vetri a pugni, facendomi dei tagli profondi nella carne. Le ferite mi fanno male. Cosa succede, insomma?

I miei polmoni annaspano nell’aria pesante, il calore e il fumo un po’ si dissipano… ma la puzza… Fiuuu! Strisciando di nuovo sul piano, il mio piede schiaccia di nuovo parecchi tasti che vibrano sordamente come se fossero imbottiti di stracci. Di stracci… il piano? L’odore, quella puzza tremenda che permea l’aria, mi fa impazzire, deve venire da quel vecchio piano. Afferro il grosso coperchio di legno, lo sollevo per guardarci dentro.

Una o due (non so quante) gonfie mosche verdi mi ronzano in faccia; piccole cimici nere e grossi vermi bianchi strisciano nell’ombra.

Sto guardando il volto del mio cadavere.

 

L’immagine di copertina è opera originale di Ignazio LeonardiIgnazio Leonardi 2025),
prodotta appositamente per Cose da Altri Mondi.

 

Mario Luca Moretti
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Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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