Il 10 gennaio 2016 lasciava questo pianeta David Bowie, grande, indimenticabile e poliedrico artista britannico. Bowie cadde sulla Terra l’8 gennaio del 1947. Il suo vero nome era David Robert Jones ma tanti ne adottò durante la sua carriera: Ziggy Stardust, Aladdin Sane, Major Tom, Halloween Jack, The Thin White Duke e Nathan Adler. Artista camaleontico, la sua carriera, dipanata soprattutto nell’ambito della musica rock e pop, non gli ha impedito di confrontarsi anche con il mondo della pittura e del cinema. Proprio quest’ultimo aspetto della sua vita professionale è quello che vogliamo di seguito prendere in considerazione, limitandoci alla nostra sfera di competenza: il cinema fantastico.

David BowieBowie forse non è stato un grande attore e i film che ha interpretato probabilmente non entreranno mai in una top ten come i suoi dischi, ma certamente non si può dire che alcuni suoi ruoli non siano stati indimenticabili: Thomas Jerome Newton, spaesato alieno giunto sulla Terra e annichilito dall’impatto con la nostra società; John Blaylock, stanco vampiro che si credeva immortale ma che adesso sta sperimentando la tragedia dell’invecchiamento e dello sfaldamento fisico; Jareth, il re dei Goblin e del kitch dall’appariscente parrucca bianca molto anni Ottanta. Tre personaggi molto diversi tra loro, ma che hanno rappresentano emblematicamente tre periodi della sua carriera. I film in cui compaiono sono nell’ordine: L’uomo che cadde sulla Terra (The Man Who Fell On the Earth, 1976), Miriam si sveglia a mezzanotte (The Hunger, 1983) e Labyrinth – Dove tutto è possibile (Labyrinth, 1986). Science fiction, horror e fantasy, tutti gli ambiti del fantastico sono stati quindi toccati dal Duca Bianco con queste tre pellicole che  andremo a esaminare di seguito.

L’esordio nel mondo del cinema per Bowie avvenne in forma anonima: era un soldato in The Virgin Soldiers del 1968, film diretto da John Dexter dove è visibile in una sola scena. Successivamente fu la volta di due documentari sulla sua vita in tournée: Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1973) e Cracked Actor (1974), quest’ultimo realizzato per la televisione (BBC). Proprio in televisione era avvenuto il suo esordio  sullo schermo in opere di fiction: un episodio della serie antologica britannica Theatre 625 dal titolo The Pistol Shot del 1968, purtroppo andato perso. Questi gli antefatti di quello che sarà il suo vero esordio cinematografico in un ruolo da protagonista, il film trattato sotto.

L’UOMO CHE CADDE SULLA TERRA

(di Roberto Azzara, Giovanni Mongini, Mario Luca Moretti)

Quando Nicolas Roeg mi propose il romanzo di Walter Tevis, all’inizio sembrava un lavoro semplice. Poi lentamente capii perché il libro non era stato filmato prima. Era scritto troppo bene!

David BowieCosì lo sceneggiatore Paul Mayersberg commentò nel 1976 il suo approccio al film che segnò l’esordio cinematografico di David Bowie.

L’uomo che cadde sulla Terra (The Man Who Fell On the Earth, 1976), del recentemente scomparso regista britannico Nicolas Roeg, mette in scena in modo suggestivo e innovativo il primo contatto dell’umanità con un extraterrestre, inquadrandolo dal punto di vista dell’alieno (tanto che sarebbe più corretto dire il primo contatto di un alieno con l’umanità).

Il film è tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore Walter Tevis del 1963. Tevis è un nome importante anche al di fuori della fantascienza. Suoi sono i romanzi incentrati sul giocatore di biliardo Eddie Felson, Lo spaccone (The Hustler, 1959) e Il colore dei soldi (The Color of Money, 1984), ambedue trasposti in film omonimi interpretati da Paul Newman. The man who fell to Earth è probabilmente il più famoso tra quelli di fantascienza scritti dall’autore e uno dei migliori mai scritti sul tema dell’incontro con gli extraterrestri. Tevis segue in pieno la regola di John Campbell secondo cui un alieno “deve pensare bene quanto un uomo, ma non come un uomo“, ma lo fa con un acume e una profondità psicologica veramente ammirevole e intensa, dando consistenza al senso di estraneità di Newton, caduto sulla Terra dal pianeta Anthea, come pure ai suoi tentativi di comprendere la civiltà e il popolo che lo ospita.
Tevis dichiarò di sentirsi un corpo estraneo della società e scrivendo la parabola di Newton, l’alieno, scriveva praticamente di se stesso. Sono magistrali anche le caratterizzazioni degli altri personaggi, come pure la descrizione dei loro tentativi di relazionarsi con quest’essere così strano e affascinante. Le scene degli incontri fra Newton e Bryce, chimico frustrato che vede in lui la sua speranza di riscatto, sono dei veri gioielli di dialogo e acume psicologico, nel descrivere la loro progressiva e reciproca comprensione.

Il film: trama ed estratto dei dialoghi 

Sorge l’alba su un campo minerario del Kentucky e un uomo scende lungo un cumulo di scorie, respira con difficoltà, ma cammina con espressione decisa e si dirige verso il vicino centro di Haneyville. Si adagia su una panca davanti al negozio di un orefice in attesa che la proprietaria apra il negozio, quindi entra e contratta la vendita di una fede d’oro. Con il denaro ottenuto acquista dei viveri e si siede davanti alla riva di un fiume. Mentre mangia, trae dalle sue tasche una corda alla quale sono legati anelli di varie dimensioni e tutti d’oro, il che dimostra come egli abbia mentito quando aveva dichiarato alla proprietaria del negozio di essersi deciso a vendere la sua fede matrimoniale. L’uomo, Newton (David Bowie) si presenta, una sera di qualche tempo dopo, dall’avvocato Oliver Farnsworth (Buck Henry) al quale, quasi senza proferire parola, consegna una busta contenente diecimila dollari.

Farnsworth: “Devo considerarlo un tentativo di corruzione?

Newton: “È il compenso per il vostro tempo da questo momento. Vorrei per me dieci ore del vostro tempo e ve lo pago mille dollari l’ora.

Farnsworth: “Una cifra del genere paga molto più di dieci ore, anche del mio tempo. Cosa volete con esattezza?

Newton: “Mi serve un avvocato esperto in brevetti. Volete prendere questa valigetta? Potete aprirla.  Dentro troverà dei documenti, desidero che lei li legga.

Farnsworth: “Elettronica?

Newton: “Li legga.

Il singolare accordo viene accettato e l’avvocato legge con attenzione ciò che quello strano individuo gli ha portato.

Sorge l’alba.

Farnsworth: “Incredibile, non posso crederci! Qui ci sono nove brevetti basilari, nove! Sapete cosa significa?

Newton: “Sì, certo.

Farnsworth: “Davvero?! Ne dubito. Significa, signor Newton, che vi potete prendere la RCA, la Eastman Kodak, la Dupont.”

Newton: “Quanto potrebbe fruttare tutto questo in… diciamo tre anni?

Farnsworth: “Io sono un avvocato, non un contabile, signor Newton… però, diciamo, un …trecento milioni di dollari…

Newton: “Non di più?

Farnsworth: “Di più?!

Newton: “Mi servono cinquecento milioni.

Farnsworth: “Per che diavolo farne…Non volevo dire questo, signor Newton, sto soltanto cercando di convincermi che non sto sognando.

Newton: “Vi offro il dieci per cento dei profitti, più il cinque per cento delle azioni della società. Secondo i vostri sistemi di calcolo questo significa un introito annuo tra i sette e gli ottocentomila dollari.

Farnsworth: “È una quantità di denaro enorme anche per me.

Newton: “Cinque volte di più di quanto guadagnate adesso. Pensateci, signor Farnsworth. Mi dispiace di avervi fatto perdere una notte di sonno, ma ne è valsa la pena.

L’impero di Newton comincia a prendere forma.

All’università di Chicago il professore Nathan Bryce (Rip Torn) mantiene dei rapporti piuttosto particolari con le sue studentesse e, nel corso di uno di questi, nota che la ragazza che è con lui, Elaine, fotografa i loro corpi nel buio più completo e senza l’ausilio del flash. Le foto, nitidissime e con colori perfetti, escono in un unico rullo dalla macchina fotografica suscitando l’incredulità di Bryce, il quale, dopo un ennesimo litigio con il Preside, abbandona la scuola per cercare lavoro nella nuova società fondata da Newton: la World Enterprises Corporation.

Newton, intanto, nel suo girovagare si è recato in un tranquillo albergo di Louisville ma, mentre sale con l’ascensore, si sente male e deve essere portato letteralmente in braccio nella propria stanza dalla cameriera, Mary-Lou (Candy Clark): è l’inizio di uno strano rapporto che comincia a legare i due.

Bryce, intanto, è riuscito a farsi assumere da Farnsworth.

I ricordi affollano la mente di Newton: intensi momenti in un mondo lontano, una dolce creatura dagli occhi di gatto e due piccoli dotati dello stesso, inquietante sguardo. È un Newton diverso quello che sale su uno strano veicolo fermo in mezzo all’arido deserto, un uomo con strani occhi che però sanno ugualmente piangere e che saluta i suoi cari.

Ora Newton è sulla Terra e il suo progetto prosegue: ordina a Farnsworth di indirizzare tutti i fondi della sua società verso un nuovo progetto di ricerca spaziale. Se l’alieno continua la sua missione, l’uomo che, giorno dopo giorno, s’insinua sempre di più in lui, lo condanna a un’esistenza ibrida sospesa tra la realtà e il sogno, fra la Terra e le immagini del suo mondo lontano. Per cercare rifugio da questi momenti Newton comincia a bere sempre più frequentemente e in dosi sempre maggiori.

Finalmente, dopo cinque anni, Bryce riesce a incontrare Newton. Lo spaziale gli mostra la capsula interplanetaria che sta realizzando e lo scienziato cerca di capire chi sia, in realtà, quello strano ed esile uomo che gli sta davanti. Da quel giorno i loro incontri si moltiplicano e, in uno di essi, Bryce prepara un piano per poterne sapere di più su Newton. Egli fa entrare l’alieno nella sua casa, situata come quella di Newton nella zona del Kentucky dove sorge la nuova base spaziale, lo fa sedere in una poltrona e, mediante un finto telecomando televisivo, di nascosto, scatta delle fotografie dello spaziale con una pellicola a raggi X. La struttura ossea che appare è decisamente aliena.

Il vero aspetto di Newton si rivela agli occhi di Mary-Lou quella sera stessa: privo di unghie alle dita dei piedi e delle mani, senza capezzoli e capelli, con le iridi verticali come quelle di un gatto (la truccatura è durata più di tre ore). Al vederlo la ragazza non solo vomita, ma si orina letteralmente addosso dalla paura in una scena tanto inutile quanto gratuita e volgare. Cercando di vincere il ribrezzo e la paura Mary-Lou si accosta allo spaziale cominciando ad accarezzarlo: purtroppo, però, una caratteristica di questi esseri, durante l’eccitazione erotica, è quella di secernere dal corpo una specie di lucore e quando ciò avviene la ragazza, spaventata, fugge. Newton riprende il suo aspetto umano.

Tardo pomeriggio del giorno seguente: Bryce va da Newton.

Newton: “Sono contento che siate venuto, ci speravo. So che avete fatto delle supposizioni sul mio conto… Io posso vedere il lampo di una macchina fotografica a raggi X… è quasi accecante…

Bryce: “Perché siete venuto qui?

Newton: “Io vengo da un mondo spaventosamente arido. Abbiamo visto alla televisione le immagini del vostro pianeta e abbiamo visto l’acqua. Nella nostra lingua la Terra si chiama “Pianeta Acqua.

Bryce: “Voi potete vedere i nostri programmi televisivi? Da dove venite esattamente?

Newton: “Non sono un astronomo… da qualche parte, lassù…

Bryce: “Siete il primo?

Newton: “Il primo, cosa? Visitatore?! Ci sono sempre stati visitatori. Sul mio pianeta abbiamo trovato tracce di visitatori. Voi dovete averne viste anche qui.

Bryce: “Io non credo.

Newton: “Io le ho viste. Ho visto le loro tracce e le località dove sono vissuti.

Bryce: “Queste cose le ho viste anch’io, tutti le abbiamo viste. Sono soltanto teorie per i teorici. Io sono uno scienziato.

Newton: “Io non sono uno scienziato, ma so che tutto comincia e finisce nell’eternità.

Bryce: “Cosa volete fare?

Newton: “Volete dire: cosa ho in mente?

Bryce: “Sì, cosa avete in mente?

Newton: “Non abbiate paura, non voglio farvi del male.

All’alba del collaudo definitivo del mezzo spaziale la situazione precipita. Newton viene rapito e rinchiuso nella propria auto che si dirige verso una meta sconosciuta: Farnsworth viene scaraventato dalla finestra del proprio ufficio situato su un alto grattacielo. Ingenuo e spaesato com’è, non ha però fatto i conti con la naturale diffidenza del genere umano e, stimolata dai grandi trust industriali che non vedono di buon occhio la sua scalata al potere, entra nel mirino della CIA (come succedeva spesso all’epoca, gli enti governativi americani anche qui fanno la parte del cattivo, sintomo del clima di sospetto in cui versavano gli USA dopo lo scandalo Watergate e la pubblicazione dei Pentagon Papers).

Newton è rinchiuso in una stanza. Attraverso le immagini televisive che gli scorrono davanti agli occhi apprendiamo, indirettamente, che il suo rapimento è stato organizzato dalle autorità. Adducendo mere ragioni economiche viene quindi dichiarato il preteso fallimento della società di Newton, ma non la sua vera e assurda sorte.

Il tempo passa, inesorabile. Si susseguono test ed esami di ogni genere. Newton riceve anche la visita di un’invecchiata Mary-Lou. Non è possibile determinare con assoluta certezza, anche attraverso gli esami, la vera natura aliena di Newton, né lui ci tiene ormai più a farlo.

Newton: “… Ho dimostrato tutto quello che potevo e sono arrivato al punto in cui mi trovo…

Gli esami continuano lungo gli anni. Nonostante le sue proteste, uno degli esaminatori scatta una fotografia delle retine con i raggi X che fissa, per sempre, i finti occhi terrestri a quelli veri, da alieno, rendendolo quasi cieco.

David BowieUna serie di flashback mostrano la fine del mondo di Newton attraverso la morte ipotetica, presente o futura, ma tragicamente logica, della sua famiglia e che tutto ciò avvenga in quello stesso momento non ha importanza alcuna: avverrà fatalmente.

Alla fine l’alieno viene lasciato libero e così, come l’inizio del calvario della sua prigionia avvenne un Natale di tanti anni prima, con un altro Natale si conclude. Bryce e Mary-Lou rintracciano Newton per mezzo di un disco che quest’ultimo ha inciso e l’uomo li incontra, qualche tempo dopo, sulla terrazza di un bar nella primavera che sta avanzando.

Bryce: “Non provate rancore per quello che vi è successo?

Newton: “Rancore? No. Probabilmente sareste stati trattati allo stesso modo se foste giunti sul nostro pianeta.

Bryce: “Allora non c’è possibilità?

Newton: “Di cosa? Naturalmente c’è una possibilità. Voi siete uno scienziato, Dottor Bryce, dovreste sapere che esiste sempre una possibilità. Avete bisogno di denaro?… Fatemelo sapere se ne avete bisogno. Io non ci vedo più tanto bene, però di denaro ne ho sempre.

In quel momento si avvicina il cameriere e fissa l’ennesimo bicchiere vuoto del suo cliente, lo sguardo come spento, rivolto al nulla.

Cameriere: “Credo che il signor Newton ne abbia avuto abbastanza, vero?

Bryce: “Lo credo anch’io.

David BowieRispetto al romanzo, il film narra l’odissea del protagonista da una prospettiva soggettiva e non oggettiva. Lo sceneggiatore adatta il romanzo con intelligenza e rimpolpa il sub plot spionistico, ridefinisce i caratteri e le loro relazioni, dà una motivazione diversa alla visita sulla Terra di Newton (più convincente di quella del libro, secondo molti). Nicolas Roeg dirige il tutto con il suo stile personale e inconfondibile: virtuosismi tecnico-stilistici, montaggio alternato, stacchi, uso frequente e destabilizzante di flashback e flashforward. La pellicola risulta così una raffinata, ma anche sovraccarica esperienza visiva con scene visionarie e allucinatorie. Un racconto morale e allegorico sull’impossibilità di essere diversi e di guardare il mondo con altri occhi senza cadere, è il caso di dire, nell’alienazione. Il termine alieno ritrova qui la sua accezione originaria di straniero, “estraneo” e “avverso” e non solo di forma di vita extraterrestre, cosa che in realtà Newton è. Una sorta di angelo caduto, pallido, senza peli, orecchie, unghie, capezzoli e con gli occhi da felino, nascosto sotto sembianze umane e che viene progressivamente corrotto dal nostro mondo.

Ma ciò che dà vita al film è, più che l’interpretazione, la presenza stessa, nel ruolo del protagonista, dell’efebico David Bowie: il suo carisma e il suo magnetismo imbevono tutto il film. Difficile pensare a un interprete più azzeccato, capace com’è di comunicare tanto la fragilità che la vivacità di un personaggio così complesso e sfaccettato. Il suo viso affilato, il suo sguardo sperduto ma curioso e intenso rimangono a lungo nella memoria dello spettatore.

Per capire quanto fu riuscita la scelta di Bowie basta leggere la descrizione che ne fa Tevis all’inizio del suo romanzo: “Gli occhi di un azzurro pallido […], la struttura del corpo era incredibilmente esile, le fattezze delicate, le dita lunghe, sottili e la pelle quasi traslucida, priva di peli. Il volto faceva pensare a un elfo, gli occhi grandi, intelligenti, potevano essere quelli di un ragazzo (avevano uno sguardo infantile), […] aveva un aspetto molto giovane.”.

L’artista poco prima aveva spopolato nell’ambito della musica glam rock nei panni del suo alter ego Ziggy Stardust, un giovane che grazie a un aiuto extraterrestre diventava l’ultima rock star di un mondo sull’orlo dell’apocalisse. Insieme alla sua band The Spiders from Mars aveva all’attivo alcuni brani fantascientifici come Space Oddity (1969) e Life on Mars (1973). L’uomo che cadde sulla Terra rappresentò il suo esordio da protagonista nel mondo del cinema. Nell’ambito del genere fantastico, come scritto nell’introduzione, si ricorda la sua interpretazione del vampiro John Blaylock in Miriam si sveglia a mezzanotte (The Hunger, 1983) e nella serie televisiva omonima (1999) e quella di Jareth, il re dei Goblin in Labyrinth (1986). Alla fantascienza tornerà solo nel 2006 interpretando Nikola Tesla nel film di Christopher Nolan The Prestige. Altri suoi importanti ruoli furono quelli del Maggiore Jack Strafer Celliers in Furyo (1983) e di Ponzio Pilato in L’ultima tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ, 1988).

Incredibilmente l’artista londinese non firmò la colonna sonora del film. Il manifesto italiano recita “Musiche originali di David Bowie“. In effetti, Bowie fu scritturato anche per la colonna sonora, ma poi il suo score fu respinto per motivi mai chiariti e sostituito con una compilation davvero bizzarra, tanto è eterogenea. Il film comunque ebbe una certa influenza sul Duca Bianco, se si considera che i suoi due lp successivi, Station to Station (1976) e Low (1977), hanno in copertina foto del film e che il secondo si chiude con due brani tratti dalla colonna sonora respinta. Nel 2015 Bowie realizza Lazarus, un musical che rappresenta il seguito della storia di Newton, ambientato dieci anni dopo le vicende del film di Roeg. La canzone omonima, inoltre, è una sorta di auto-epitaffio dell’artista prossimo alla morte per cancro. La prima del musical, avvenuta il 7 dicembre 2015 a New York, è stata l’ultima apparizione pubblica del Duca Bianco.

Il regista Nicolas Roeg, celebre allora per un altro allucinatorio film come A Venezia… un dicembre rosso shocking (Don’t Look Now, 1973), mai più toccherà in futuro vette di tale visionarietà e psichedelia e il suo nome non sarà più accostato a un’opera di fantascienza (in precedenza era stato direttore della fotografia di Fahrenheit 451 di François Truffaut). Nell’ambito del fantastico girerà invece nel 1990 Chi ha paura delle streghe? (The Witches), tratto dal romanzo Le streghe (1983) di Roald Dahl, e Puffball (2007), tratto dal romanzo omonimo di Fay Weldon del 1980.

Una curiosità: in un cameo appare il capitano James Lowell, comandante dell’Apollo 13 che il 13 aprile 1970, durante la terza missione per sbarcare sulla Luna, avvertì la Mission Control di Huston di aver avuto un problema (l’esplosione di uno dei quattro serbatoi di ossigeno).

Lo stesso romanzo è stato adattato nel 1987 nel film televisivo S.O.S. Terra (The Man Who Fell to Earth) di Robert Roth, per quello che doveva essere il primo episodio di una serie televisiva poi mai realizzata.

Scheda:

Titolo originale: The Man Who Fell On the Earth
Regia: Nicolas Roeg
Sceneggiatura: Paul Mayersberg dal romanzo di Walter Tevis L’uomo che cadde sulla Terra (The Man Who Fell On the Earth, 1963).
Durata: 138’
Paese di produzione: GB
Anno: 1976
Interpreti: David Bowie, Rip Torn, Candy Clark, Buck Henry.

 

MIRIAM SI SVEGLIA A MEZZANOTTE

L’interpretazione dell’alieno Newton nel film di Roeg e la naturalezza della sua recitazione, rivelarono Bowie al mondo del cinema che però cominciò a cercarlo solo per offrirgli ruoli analoghi. L’artista, che evidentemente non voleva che la sua nascente carriera cinematografica si limitasse alla veste di caratterista di lusso, li rifiutò cortesemente. Il suo film successivo fu Gigolò (Schöner Gigolo, Armer Gigolo), diretto da David Hemmings nel 1978, ricordato più che altro per essere stato l’ultimo interpretato da Marlene Dietrich. Nel 1981 compare in un cameo nei panni di se stesso nel film di Ulrich Edel Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (Christiane F.: Wir Kinder vom Bahnhof Zoo). Citando Baal, film televisivo del 1983 di Alan Clarke, arriviamo nell’intenso 1983, anno in cui appare in ben tre film. Se per Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo (Yellowbeard), commedia di Mel Damski, si tratta solo di un cameo non accreditato, ben diverso è il caso di Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence) di Nagisa Ōshima e soprattutto, dal nostro punto di vista, di Miriam si sveglia a mezzanotte (The Hunger) di Tony Scott.

David BowieProtagonista del film è Miriam Blaylock (Catherine Deneuve), una vampira millenaria le cui origini risalgono all’antico Egitto, figlia della mitologica Lamia. L’unico modo per vincere la solitudine connaturata nel suo essere immortale, è quello di trovarsi un compagno (o una compagna) e trasformalo, facendogli bere gocce del suo sangue, a sua volta in un vampiro immortale. Per motivi sconosciuti, però, solo lei può godere sia della vita e sia della giovinezza eterna. I suoi compagni, nel giro di due o tre secoli, un tempo insopportabilmente breve per chi vaga sulla Terra dalla notte dei tempi, sono destinati al deperimento e all’invecchiamento. Alla fine appassiscono come gusci secchi ma, sfortunatamente per loro, rimangono coscienti. Incapace di sopportare l’idea di uccidere i suoi vecchi amanti, Miriam li imprigiona in bare rivestite d’acciaio che tiene nella soffitta della sua casa newyorkese, condannandoli a una morte vivente eterna. Il suo ultimo compagno è John Blaylock (David Bowie), un violoncellista che Miriam trasformò nel XVIII secolo. Insieme si procurano le vittime, le dissanguano non con i tradizionali canini appuntiti, ma per mezzo di una croce ansata o egiziana (Ankh) che nasconde uno stiletto, liberandosi infine dei cadaveri in un inceneritore. John inizia a soffrire d’insonnia col passare di pochi giorni sembra invecchiato di anni. L’uomo non era a conoscenza del fatto che la vita che aveva accettato di vivere assieme a Miriam non sarebbe durata in eterno come invece aveva inteso quando era stato trasformato in un vampiro. Adesso, per cercare di ritardare l’inevitabile la coppia si rivolge alla giovane dottoressa Sarah Roberts (Susan Sarandon), una gerontologa che sta studiando un metodo per rallentare l’invecchiamento dei primati. La frequentazione di Sarah porta Mirian a innamorarsi di lei e a desiderarla come sua prossima compagna. Durante una visita la seduce e durante il loro amplesso riesce a morderla, facendola diventare una vampira. Sarah fatica ad accettare la sua nuova condizione e Miriam la trasporta nella soffitta, intenzionata a metterla in una delle bare.  Ma in quel momento le mummie dei precedenti amanti di Miriam, tra cui John, escono dalle loro bare spaventandola e facendola cedere oltre il bordo del balcone. Mentre Miriam inizia a invecchiare rapidamente, i corpi degli ex amanti poco a poco si dissolvono, la loro maledizione è finalmente spezzata. Nel controfinale scopriamo che Sarah è adesso a Londra con una nuova compagna. Sembra aver preso il posto e adottato lo stile di vita di Miriam, che chiusa in una bara, urla il nome di Sarah.

Uscito nel 1983, il film rappresenta l’esordio alla regia per Tony Scott, fratello del più famoso Ridley (Alien, Blade Runner), anche lui proveniente dal mondo della pubblicità, cosa evidente dalla fotografia patinata, dalle tecniche di ripresa e dal dinamico montaggio parallelo. Intriso d’estetica dark-pop anni Ottanta e di un’atmosfera decadente e edonistica, fu un tentativo di rinnovare e modernizzare la figura del vampiro, calandola nella realtà contemporanea. I vampiri di Scott non hanno canini appuntiti, non sono dotati di poteri soprannaturali, possono uscire anche di giorno e sono, ma questo non era una novità neanche all’epoca, estremamente passionali; una razza parallela quella dell’uomo o una sua antica mutazione di cui la stessa Miriam è la progenitrice. La stessa parola “vampiro”, nel film non è mai pronunciata.

A dispetto di questo convincente inizio nel mondo dell’horror, Tony Scott si specializzò in seguito in film d’azione e ha incrociò di nuovo il cinema fantastico solamente nel 2006 con Déjà Vu – Corsa contro il tempo (Déjà Vu).

David BowieA Bowie, protagonista di tutta la prima parte, fu chiesto evocare la caratterizzazione data all’alieno Newton nel film L’uomo che cadde sulla Terra di Roeg. Il cantante offrì un’interpretazione convincente di John e della sua disperata ricerca di salvezza dal disfacimento fisico e mentale cui è condannato; una metafora dell’invecchiamento. Sul suo volto e possibile leggere l’attaccamento alla giovinezza e la frustrazione e l’amarezza data dall’ineluttabilità della loro definitiva perdita. Proprio la vecchiaia è al centro della narrazione in questa fase del film, mostrando gli studi della dottoressa Roberts sulla progeria e nello stesso tempo la condizione in divenire di John che lo porterà a trasformarsi in una mummia vivente.

Altro aspetto del film è la nascita del desiderio e della passione tra la Deneuve, incapace di accettare una vita solitaria e alla costante ricerca di un compagno/compagna, e l’inizialmente confusa Susan Sarandon. La loro performance sessuale riempie una delle scene più memorabili dell’intero film e che all’epoca non mancò di destare scalpore. Nonostante che nella finzione la Sarandon abbia una relazione con la Deneuve, l’attrice ha recentemente rivelato di averne avuta una reale con David Bowie mentre lavorava al film.

Più goffa e lenta la seconda parte, quando cerca di dare una spiegazione alla condizione di Miriam e quando l’elemento horror, fino allora abbastanza contenuto, esplode in un finale confuso che stride con l’atmosfera del film visto fino a qual momento. Una concessione, forse, all’horror più esplicito e viscerale che aveva preso piede negli anni Ottanta.

David Bowie

Catherine Deneuve e Susan Sarandon

Miriam, interpretata da un’affascinante Catherine Deneuve, nella sua saffica e passionale relazione con Sarah, richiama la Carmilla del racconto omonimo del 1872 di Sheridan Le Fanu ma il film è in realtà tratto dal romanzo di Whitley Strieber The Hunger (1981).

Il romanzo è il secondo scritto da Strieber dopo The Wolfen (1978), dove forniva una spiegazione naturalistica alla figura del lupo mannaro, così come The Hunger andava a scavare sulle origini del vampirismo. Anche il suo romanzo d’esordio fu tradotto in un omonimo film nel 1981, diretto da Michael Wadleigh. In seguito l’autore diventò celebre per aver raccontato nel libro Communion del 1987 dei suoi incontri ravvicinati con strane creature, probabilmente aliene. In seguito la sua esperienza diventò nel 1989 un film di Philippe Mora, dove il ruolo di Strieber, che collaborò alla scrittura, era interpretato da Christopher Walken.

Rispetto al film, il romanzo mostra meno sfarzo e atmosfere gotiche mentre, come la pellicola, abbonda in sensualità ed erotismo. Mantenuto è anche il tema delle relazioni viste come sfruttamento dell’altro per il proprio edonistico tornaconto, esplicitato dall’inganno da parte di Miriam, che quando aveva convinto John a diventare come lei, aveva volutamente omesso, per evitare di perderlo, di dirgli che la vita eterna promessa non avrebbe riguardato anche la giovinezza.

Strieber ha scritto due sequel del romanzo, The Last Vampire (2001) e Lilith’s Dream: A Take of the Vampire Life (2002), che come l’originale, non sono mai stati pubblicati in Italia.

Notevole la colonna sonora: i brani originali sono scritti da Michael Rubini e Denny Jaeger, mentre nelle sequenze iniziali si può ascoltare Bela Lugosi’s Dead (1979) dei Bauhaus, gruppo punk/ghotic britannico. Per il resto il film è accompagnato da brani di musica classica che vanno da Schubert a Delibes e a Bach.

Nonostante sia ambientato a New York, quasi tutta la pellicola è stata girata a Londra per motivi di budget.

Il finale fu modificato su richiesta della casa di produzione, la MGM, in modo da lasciarlo aperto e consentire la possibilità di un seguito, com’era prassi fare nei film horror all’epoca, ma non ne venne realizzato mai nessuno.

David Bowie

David Bowie nella serie TV The Hunger (1997-2000)

Nel 1997 fu invece prodotta la serie televisiva, ideata da Jeff Fazio, The Hunger che utilizzava lo stesso titolo e le leggende sui vampiri, ma non aveva legami diretti con il film. Si trattava di una serie antologica britannico-canadese prodotta dallo stesso Tony Scott insieme al fratello Ridley. Ogni episodio, quindi, era una storia indipendente introdotta dall’ospite Terence Stamp. Nella seconda stagione sostituito dallo stesso David Bowie che partecipò come protagonista anche al primo episodio. Il tono della serie, in linea col film di Scott, presentava una forte componente erotica e orrorifica. Durata due stagioni, per un totale di 44 episodi, alcuni dei quali tratti a racconti di autori quali Graham Masterton, Robert Aickman, Cornell Woolrich e Tanith Lee, andò in onda tra il 1997 e il 2000.

Scheda:

Titolo originale: The Hunger
Regia: Tony Scott
Sceneggiatura: Ivan Davis e Michael Thomas dal romanzo di Whitley Strieber The Hunger (1981).
Durata: 97’
Paese di produzione: USA
Anno: 1983
Interpreti: Catherine Deneuve, David Bowie, Susan Sarandon, Cliff De Young.

 

LABIRYNTH-DOVE TUTTO È POSSIBILE

Dopo Miriam si sveglia a mezzanotte, Bowie continuò a frequentare il mondo del cinema anche se raramente in ruoli da protagonista ma soprattutto di comprimario se non proprio comparsate. La sua apparizione successiva fu, infatti, in Tutto in una notte (Into the Night, 1985) di John Landis nel fugace ruolo di un killer. Poi fu la volta del musicale Absolute Beginners (1986) di Julien Temple in una parte secondaria ma importante per la storia.

Sempre nel 1986 si assiste al suo ritorno nell’ambito del cinema fantastico, completando così il suo percorso all’interno dei suoi sottogeneri principali. Cioè, dopo la fantascienza (L’uomo che cadde sulla Terra) e l’horror (Miriam) eccolo coprotagonista in un fantasy: Labyrinth – Dove tutto è possibile (Labyrinth) di Jim Henson.

David BowieIl film, su soggetto del regista stesso e di Dennis Lee, fu sceneggiato dal Monty Python Terry Jones. Henson, artista poliedrico, aveva in precedenza ideato I Muppet nel 1955 per la televisione statunitense. Passato al cinema, con Frank Oz diresse nel 1982 il film Dark Crystal (The Dark Crystal), girato utilizzando esclusivamente pupazzi animati. Con Labyrinth, invece, come nei film dei Muppet, fece interagire i pupazzi con attori in carne e ossa. Alla parte visiva collaborò Brian Froud, autore del famoso libro illustrato Fate (Faeries, 1978), che aveva già partecipato a Dark Crystal e che dal film ricavò il volume Tutti i folletti di Labyrinth (Goblins of the Labyrinth, 1986).

La protagonista della pellicola è Sarah (Jennifer Connelly), una quindicenne che vive col padre, la matrigna e Toby, il fratellastro di pochi mesi. La madre, un’attrice famosa, lasciò il padre per un altro lei, sentendosi a disagio nella sua nuova famiglia, si rifugia spesso nella sua camera piena di orsacchiotti di peluche a leggere storie fantastiche. Una sera i suoi genitori escono lasciandogli il compito di fare da babysitter al fratellino. Irrequieto e spaventato dal temporale, la ragazza tenta di calmarlo leggendogli uno dei suoi libri preferiti, The Labyrinth. Il pianto però non si placa e Sarah, esasperata, invoca Jareth, il Re dei Goblin protagonista del romanzo, perché porti via Toby. Improvvisamente e impensabilmente il suo desiderio si realizza. Una banda di pupazzosi goblin, agli ordini del seducente e crudele Jareth in persona, interpretato da David Bowie, si materializzano dal libro e rapiscono il bambino. Sarah, intenzionata a riprendersi il fratellino, è trascinata in un fantasmagorico regno popolato da bizzarre creature. Jareth spiega a Sarah che se vuole riavere indietro Toby, ha tredici ore di tempo per trovarlo nel suo enorme labirinto, in caso contrario diventerà uno dei folletti che abitano il suo regno. Durante la ricerca, Sarah sarà costretta a maturare e imparare a pensare fuori dagli schemi, così come ad apprezzare l’importanza della sua famiglia e che vivere in un mondo senza regole e responsabilità forse non è così affascinante come le sembrava. Alla fine dell’avventura, Sarah si risveglia nella sua stanza. Scopriamo che i personaggi fantastici che ha incontrato nel labirinto hanno un corrispettivo tra i suoi pupazzi e Toby sta dormendo nel suo lettino. È stato tutto un sogno ma forse quest’esperienza l’ha aiutata a superare l’adolescenza. Adesso è ora di abbandonare le fantasie e le paure infantili. O forse no…

Il film è una metafora abbastanza chiara del malessere di un’adolescente nel passaggio all’età adulta. Il viaggio nel labirinto sembra essere una rielaborazione onirica dei turbamenti di Sarah, alcuni particolari lo fanno intuire. Ad esempio, all’inizio del film vediamo una carrellata degli oggetti che si trovano nella stanza di Jennifer Connelly adolescente: pupazzi, costruzioni strane, eccetera. Tra i ritagli di giornale appesi sempre nella sua stanza, inoltre, possiamo intravederne uno che parla della madre con accanto David Bowie. E ancora, si vede un quadro di Escher dentro cui si ritroverà una volta nel labirinto e una statuina con l’aspetto di Jareth. Tutti questi elementi ritorneranno, rielaborati, nella sua avventura all’interno del labirinto, governato proprio da un malvagio David Bowie.

David Bowie

Labyrinth ha avuto anche altre interpretazioni che vedono addirittura la storia come l’allegoria di uno stupro perpetrato ai danni di una minorenne da qualcuno rappresentato dal personaggio del Re dei Goblin. Altre, invece, parlano di metafora della possibile schizofrenia della protagonista che pensa di vivere in un mondo di fantasia. Alla fine del film, la protagonista ritorna nel nostro mondo apparentemente guarita ma il fatto che lei adesso veda i folletti anche in casa sua e non più in sogno starebbe a dimostrare che Sarah non ha affatto superato la sua condizione ma che anzi il muro che separava il suo mondo di fantasia e quello reale è definitivamente crollato.

Sia come sia l’interpretazione corretta, il film fu un flop. Prodotto da George Lucas, fece il paio con un altro suo film uscito lo stesso anno e dimostratosi un disastro al botteghino: Howard e il destino del mondo (Howard the Duck). Davvero un anno disastroso per la LucasFilm, lo stesso regista Henson cadde in depressione per l’insuccesso economico. Fu il suo ultimo film da regista, morì qualche anno dopo, nel 1990, per infezione polmonare. Vinse comunque un Hugo Award e come spesso succede, col passare degli anni divenne il cult che è oggi considerato.

Quello che del film rimase all’epoca impresso nella mente dello spettatore fu appunto il personaggio di David Bowie e il suo stravagante look. E pensare che per la parte furono considerati Michael Jackson, Prince e Mick Jagger. Jim Henson avrebbe preferito Sting, furono i suoi figli a convincerlo su Bowie. Memorabile è la sua parrucca che ricorda la chioma simile del cantante Limahl, che nel 1984 aveva interpretato il brano The NeverEnding Story, canzone del film La storia infinita, altro fantasy che raccontava la perdita dell’innocenza da parte di un bambino.

Questa volta Bowie collaborò anche alla colonna sonora, integrando i brani strumentali del compositore Trevor Jones con cinque sue canzoni: Magic Dance, Chilly Down, As the World Falls Down, Within You e Underground.

Il film è liberamente tratto da Outside Over There (1981), un libro per bambini scritto e illustrato da Maurice Sendak. La storia segue la giovane Ida che deve entrare nel mondo fantastico, descritto appunto come outside over there (là fuori), per trovare la sua sorellina, portata via da alcuni folletti. Un altro famoso libro di Sendak, Nel paese dei mostri selvaggi (Where The Wild Things Are, 1963) si può vedere all’inizio del film nella stanza da letto di Sarah. Anche questo fu trasposto al cinema nel film Nel paese delle creature selvagge (Where the Wild Things Are, 2009), diretto da Spike Jonze. Questi due libri, insieme a Luca, la luna e il latte (In The Night Kitchen, 1970), compongo di una trilogia di libri onirici di Sendak che descrivono lo sviluppo psicologico del bambino, da infante (Luca, la luna e il latte) a pre-adolescente (Nel paese dei mostri selvaggi) e adolescente (Outside Over There).

David BowieLa protagonista Jennifer Connelly, dopo l’esordio con Sergio Leone nel suo C’era una volta in America (Once Upon a Time in America, 1984), nell’ambito del cinema fantastico, la ricordiamo in Phenomena (1985) di Dario Argento, Le avventure di Rocketeer (Rocketeer, 1991) di Joe Johnston, Dark City (1998) di Alex Proyas, Hulk (2003) di Ang Lee, Dark Water (2005) di Walter Salles, Ultimatum alla Terra (The Day the Earth Stood Still, 2008) di Scott Derrickson, Inkheart – La leggenda di cuore d’inchiostro (Inkheart, 2008) di Iain Softley.

Scheda:

Titolo originale: The Labyrinth
Regia: Jim Henson
Sceneggiatura: Terry Jones
Durata: 101’
Paese di produzione: USA/GB
Anno: 1986
Interpreti: David Bowie, Jennifer Connelly, Toby Froud, Shelley Thompson, Christopher Malcolm.

 

Per Bowie, Jareth, dopo Newton, John Blaylock e il maggiore Celliers di Furyo, fu l’ultimo personaggio cinematografico iconico e memorabile della sua carriera. Già dalla successiva apparizione cinematografica compare nel film di Martin Scorsese L’ultima tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ, 1988) nel ruolo di Ponzio Pilato. Poi è la volta del barista Monte nella commedia Richard Shepard The Linguini Incident (1991).

David BowieIl suo ritorno al fantastico si ha con Fuoco cammina con me (Twin Peaks: Fire Walks with Me, 1992) di David Lynch, film prequel di Twin Peaks, celeberrima serie che rivoluzionò il modo di fare fiction televisiva. La sua è una fugace apparizione nei panni dell’agente dell’FBI Philip Jeffries, che scomparso durante una missione a Buenos Aires, ricompare due anni dopo in un ufficio dell’agenzia a Filadelfia. Il personaggio, sempre interpretato da Bowie, ricomparirà nella serie Twin Peaks – Il ritorno (Twin Peaks: The Return) del 2017.

Nel 1996 interpreta Andy Wharol nel biopic Basquiat di Julian Schnabel, mentre nel 1998 è nel cast de Il mio West, commedia western di Giovanni Veronesi. Nel 1999 è un vecchio gangster in B.U.S.T.E.D. (Everybody Loves Sunshine) di Andrew Goth. Nel 2000 rieccolo come protagonista nel dramma Il segreto di Mr. Rice (Mr. Rice’s Secret) di Nicholas Kendall.

David BowieDopo un’altra veloce apparizione nei panni di se stesso in Zoolander di Ben Stiller (2001), nel 2006 Bowie fa la sua ultima comparsa in un film fantastico nel film di David Nolan The Prestige. Vi interpreta un improbabile Nikola Tesla impegnato nella costruzione di una macchina per il teletrasporto.

Le ultime apparizioni cinematografiche, prima della morte avvenuta il 10 gennaio del 2016, sono quella in August (2008) di Austin Chick e il cameo in Bandslam – High School Band (2009) di Todd Graff.