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2022: I SOPRAVVISSUTI (1973)

Titolo originale: Soylent Green
Interpreti: Charlton Heston, Leigh Taylor-Young , Edward G. Robinson
Titolo originale Soylent Green
Produzione: USA
Anno: 1973/Col
Durata 97′
Regia: Richard Fleischer
Musiche: Fred MyrowTratto dal romanzo  Make room! Make room! di Harry Harrison
Altri interpreti: Brock Peters, Paula Kelly, Stephen Young, Joseph Cotten

 

Non mi piace il romanzo Largo! Largo! (Make room! Make room!, 1966) di Harry Harrison. Lo trovo “ideologico”, praticamente una lunga filippica sulla minaccia della sovrappopolazione e a favore del controllo delle nascite, dalla trama poliziesca esile e dai personaggi bidimensionali. L’unica cosa che resta nella memoria è il ritratto di New York nel 1999: caotica e al collasso.

Amo, invece, il suo adattamento cinematografico Soylent Green (titolo italiano: 2022: i sopravvissuti): la trama è di gran lunga meglio costruita, i personaggi approfonditi, l’impatto visivo e scenografico della New York 2022 semplicemente indimenticabile. E ha fatto scuola: le file di newyorkesi affamati, l’urbanizzazione selvaggia, i contrasti fra le baracche dei poveri e i palazzoni dei ricchi si riflettono in titoli più famosi come “1997: fuga da New York” e “Blade Runner”.

Il film fu fortemente voluto dal suo protagonista, Charlton Heston, che nella prima metà degli anni ’70 conosceva la sua seconda giovinezza dopo il successo di Il pianeta delle scimmie, e interpretava un film di fantascienza dopo l’altro.

2022: i sopravvissuti. Scena del filmAltro grande interprete è Edward G. Robinson, che qui ci regala la sua ultima, toccante interpretazione, quella del bellissimo personaggio di Sol, il vecchio coabitante del poliziotto Thorn. Harrison (che partecipò come consulente al film e ne approvò il copione nonostante questo avesse riscritto da capo a piedi il suo libro) definì Sol come “il legame che collega il nostro mondo con il mondo del film” e si complimentò con Robinson per “aver messo molto colore nelle sue scene, con parecchie improvvisazioni extra.”

Di grande impatto il colpo di scena finale. I critici europei lo presero molto sul serio, interpretandolo come una metafora dello sfruttamento capitalistico. Invece Harrison lo sminuisce affermando che fu solo un espediente sensazionalistico per convincere la MGM a produrre il film.

Un difetto in comune libro e film ce l’hanno: entrambi non riescono a prevedere uno sviluppo tecnologico; la tecnologia del 1999 e quella del 2022 sono in pratica quelle degli anni ’60-’70. Così, nel libro Thorn fa una ricerca su un’impronta digitale a mano e senza nessun supporto elettronico o informatico, mentre nel film la sua ragazza gioca a Space Computer, un videogioco del 1971 (e vi lascio immaginare la sua grafica).

L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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