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METÀ UOMO, METÀ MACCHINA

METÀ UOMO, METÀ MACCHINA

Cyborg 2087: questa volta ci occupiamo di un film proprio di serie B (degno dei Chi li  ha visti? di Mongini), veramente mal fatto in verità. Di quelli che sfruttano set cinematografici di altri film (nello specifico caso un villaggio western) per poi abbondare con scene di tubi.

Piccolo inciso: quella dei tubi è una mia mania, un trucco per individuare quando in un film fantascienza americano ci sono problemi di budget. Pochi soldi? Semplice, ci si sposta nello scantinato della caldaia di un grosso palazzo ed ecco una scenografia fantascientifica e minacciosa (infatti ci sono tanti tubi anche nei gialli e nei polizieschi). Per il resto una bella scampagnata nei dintorni di Hollywood, e sei già su un altro pianeta (Star Trek).

Tuttavia ci dovremo occupare di questa pellicola perché, se anche da noi è praticamente sconosciuta, essa non può non essere arcinota ai registi americani, tanto che è probabilmente il capostipite di molti film del genere, primo tra tutti il mitico Terminator.

Cyborg 2087 di Franklin Adreon del 1966, già dal titolo permette di intravvedere qualcosa, che si chiarisce di più con la traduzione italiana, forse pensata dalla Wertmuller: “Cyborg anno 2087 – Metà uomo, metà macchina… programmato per uccidere”.

Cyborg 2084: Michael Rennie

Michael Rennie

Un primo punto di interesse lo troviamo nel protagonista, un Michael Rennie forse un po’ invecchiato. Per i neofiti della fantascienza (ma solo per loro) stiamo parlando del mitico Klaatu di Ultimatum alla Terra (del 1951); il film di culto centrale per tutti i credenti della religione della Fantascienza. E, forse, non è del tutto sbagliato pensare che Rennie fosse un po’ come uno Schwarzenegger dell’epoca. Infatti, viene chiamato nel nostro filmetto proprio in ossequio del capolavoro citato, e non è sbagliato dire che il film sia stato tutto costruito intorno a lui, che in molta parte del film indossa vestiti che ben ricordano la tuta spaziale di Klaatu.

Ma ora veniamo alla storia, anche perché inveire contro lo spoiler per un film del 66 mi sembrerebbe un tantino esagerato.

Nella prima scena del film si vedono due ribelli che trafficano ad una console ed invitano il nostro eroe a salire su una specie di cilindro dotato di porta. Il fatto che si tratta di ribelli lo capiamo quando arriva la polizia per fermarli, cosa che non impedisce loro di completare la missione. Il cilindro, con un effetto degno del pionieristico George Méliès, svanisce per apparire ai giorni nostri (cioè 1966).

L’amico si chiama Garth (strano, il robot di Ultimatum si chiamava Gort), ed è particolarmente freddo e determinato. Per prima cosa infatti fa fuori un cane, il suo padrone e un vecchietto, e prende loro la macchina. Insomma, stiamo parlando dell’antenata della famosa scienza della motocicletta (Voglio i tuoi abiti, stivali… e motocicletta)!

In effetti Garth è piuttosto malaccorto, tanto che attira immediatamente l’attenzione delle autorità.

Cyborg 2084: Karen Steele

Karen Steele

Più tardi, l’amico farà comunella con una bella fanciulla (Karen Steele) e gli dirà tutto.

La sua missione è portare nel futuro uno scienziato, il professor Sigmund Marx (un nome che è un programma se ci riflettete) o in alternativa di ucciderlo. Il problema è che Karl Freud, ehm, Sigmund Marx, sta lavorando a un apparecchio che permette di comunicare per mezzo del pensiero. Non sa il poveretto, l’ingenuotto, che nel futuro questa tecnologia verrà usata per controllare i cittadini fin nei loro più reconditi intenti, e sarà quindi causa della nascita di una società orwelliana; se non ricordo male, la trama dello scienziato da fermare verrà ripresa dallo stesso Cameron nella sua serie televisiva Terminator: The Sarah Connor Chronicles.

La mitica Simca 1000Secondo piccolo inciso: molte scene del film sono dedicate a un simpatico giornalista che se ne va in giro a bordo di una Simca 1000, cosa alquanto strana per gli Stati Uniti. I ragazzi degli anni sessanta ricorderanno questa macchinetta francese che somiglia un poco alla nostra Fiat 124, ma con linee che tendono più marcatamente verso la vasca da bagno. Evidentemente per il regista, abituato alle Cadillac di quell’epoca, quella vetturetta è abbastanza buffa da poter divenire una coprotagonista del film.

Insomma, colpo di scena, ma non per noi che abbiamo visto tutti i Terminator, i cattivi mandano nel passato altri due cyborg killer per catturare il nostro eroe. Garth riuscirà a sconfiggerli e convince il professore a seguirlo nel futuro.

Quando questi torna nel suo tempo è turbato, perché ha evidentemente visto quale pasticcio ha combinato. Si presenta ad un drappello di militari e dignitari, cui aveva promesso una sensazionale scoperta, e comunica loro di essersi accorto improvvisamente del potenziale bellico della sua invenzione (non si capisce allora perché aveva invitato i militari), uso che non si sente di avallare.

Gli altolocati se ne vanno con le pive nel sacco, forse a meditare come usare del pentotal per strappargli le informazioni, e la bella assistente del prof se ne va al mare col suo ganzo.

Di Garth non c’è più neanche il ricordo, perché la linea temporale è stata interrotta e lui non esiste più. Ora dovete comprendere che questo è forse uno dei primissimi film sui viaggi nel tempo, e quindi i contemporanei non potevano avvedersi del gigagalattico paradosso temporale qui scatenato, perché se Garth cessa di esistere, il professore non si redime. Insomma un loop temporale senza via d’uscita.

Sicché, unico a ricordarsi di tutto, è il professore, che, dopo aver dato un calcio a una vita di intera di studi e fatiche, si siede pacatamente alla sua scrivania, si spera non a progettare un tostapane che poi si rivelerà la base per fabbricare il raggio della morte.

Erano altri tempi, e altri lieti finali.

I militari erano cattivelli, ma non fino alla perversione, e le cose finivano bene. Senza culminare in un abisso di disperazione il cui unico scopo sia lasciare la porta aperta a un numero imprecisato di inutili sequel.

Cyborg 2087 locandina

Articolo scritto da

L'Autore

Giorgio Sangiorgi

Sangiorgi lavora e vive a Bologna. Dopo un esordio nel campo del fumetto, ha vinto alcuni premi letterari locali per poi diventare uno degli autori e dei saggisti della Perseo Libri Il suo libro "La foresta dei sogni perduti" ha avuto un buon successo di pubblico. Ora pubblica quasi esclusivamente in digitale e alcuni suoi racconti sono stati tradotti e pubblicati in Francia e Spagna.

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