Peter Pendulum
(Peter Pendulum, Business Man, Burton’s Gentleman’s Magazine, febbraio 1840)
NOTA DEL TRADUTTORE:
Questa è la prima versione del racconto The Business Man, tradotto in italiano come L’uomo d’affari.
L.M.M.
Il mio nome è Pendulum — Peter Pendulum. Sono un uomo d’affari. Sono un uomo metodico. Il metodo è tutto, in fin dei conti. Eppure, non c’è genere umano che io disprezzi più cordialmente di quei vostri eccentrici sciocchi che blaterano di metodo senza capirne nulla; che ne osservano scrupolosamente la lettera violandone lo spirito. Costoro fanno sempre le cose più strampalate in quella che chiamano maniera ordinata. Ora qui — io credo — sta un vero paradosso. Il vero metodo appartiene soltanto all’ordinario e all’ovvio, e non può essere applicato all’eccentrico. Quale idea precisa si può mai associare a espressioni come «un damerino metodico» o «un fuoco fatuo sistematico»?
Le mie idee su questo punto forse non sarebbero così chiare come sono, né io me la passerei così bene nel mondo, come accade, se non fosse per un fortunato incidente che mi capitò quando ero ancora un bambino piccolissimo. Una vecchia nutrice irlandese dal cuore buono (che non dimenticherò nel mio testamento) un giorno mi afferrò per i talloni, mentre facevo più rumore del necessario, e, facendomi roteare due o tre volte, borbottando un’imprecazione e chiamandomi «piccolo mostriciattolo molesto», mi sbatté la testa contro il montante del letto, dandole la forma di un cappello a tricorno. Questo, dico, decise il mio destino e fece la mia fortuna. Sul mio sincipite spuntò immediatamente un bernoccolo prodigioso, che si rivelò essere un perfetto organo dell’ordine, come raramente se ne vedono. Da qui deriva quell’irresistibile inclinazione per il sistema e la regolarità che ha fatto di me l’uomo d’affari distinto che sono.
Se c’è una cosa al mondo che detesto, è il genio. I vostri geni sono tutti asini patentati — più grande è il genio, più grande è l’asino — e a questa regola non c’è eccezione alcuna. Soprattutto, non si può fare un uomo d’affari di un genio, più di quanto si possa cavar denaro da un avaro, o le migliori noci moscate dai nodi di pino. Queste creature partono di solito per la tangente verso qualche occupazione fantastica o qualche ridicola speculazione, del tutto in contrasto con la “convenienza delle cose”, e non fanno alcun affare degno di questo nome. Quindi, potete riconoscere immediatamente questi personaggi dalla natura delle loro occupazioni. Se vedete qualcuno mettersi a fare il mercante o il fabbricante; oppure entrare nel commercio del cotone o del tabacco, o in qualcuna di quelle attività eccentriche: diventare un negoziante di tessuti, o un fabbricante di sapone, o qualcosa del genere; pretendere di essere avvocato, fabbro o medico — insomma, qualsiasi cosa fuori dall’ordinario — se vedete, in breve, un tipo pieno di sé buttarsi a capofitto nel lucido da scarpe brevettato, nel commercio di biancheria o nella vendita di carne per cani, potete senz’altro classificarlo come un genio, e quindi, facendo due più due, è un asino.
Ora, il mio nome è Peter Pendulum, e non sono in alcun modo un genio, bensì un uomo d’affari regolare. Il mio libro giornale e il mio mastro lo dimostrerebbero in un istante. Sono tenuti con cura, anche se sono io stesso a dirlo; e, quanto alle mie abitudini di precisione e puntualità, non mi batte neppure un orologio.
Le mie occupazioni sono sempre state in perfetta armonia con le abitudini ordinarie dei miei simili. Non che sotto questo aspetto, io mi senta minimamente debitore ai miei genitori, gente di mente estremamente debole, i quali, senza dubbio, avrebbero finito per fare di me un perfetto genio, se il mio angelo custode non fosse intervenuto per tempo a salvarmi.
In una biografia la verità è tutto, e in una autobiografia lo è ancor di più — e tuttavia temo che non sarò creduto quando affermo, per quanto solennemente, che il mio povero padre mi mise, all’età di circa quindici anni, nella ditta di quello che egli ridicolmente chiamava «un rispettabile negoziante di ferramenta e mercante a commissione, con un giro d’affari eccellente!». Eccellente un corno!
Sta di fatto che, per effetto di tale follia, nel giro di due o tre giorni dovetti essere portato a casa, nella mia famiglia di teste di legno, in uno stato di febbre altissima, con un dolore violentissimo e pernicioso al sincipite, proprio il mio organo dell’ordine. Fu quasi la fine per me — una questione di vita o di morte per sei settimane — i medici mi davano per spacciato, e via dicendo.
Ma, sebbene soffrissi molto, nel complesso fui un ragazzo riconoscente. Fui salvato dal diventare «un rispettabile commerciante di ferramenta e mercante a commissione, con un giro d’affari eccellente!», e mi sentii grato alla protuberanza che era stata il mezzo della mia salvezza, così come alla buona irlandese che per prima mi aveva messo tale mezzo a disposizione. Ricorderò quella splendida vecchia nutrice nel mio testamento.
La maggior parte dei ragazzi scappa di casa a dieci o dodici anni; io aspettai fino ai sedici. E forse non me ne sarei nemmeno andato allora, se non avessi sentito la vecchia signora Pendulum parlare dell’idea di avviarmi per conto mio nel commercio di generi alimentari. Il commercio di generi alimentari! — ma pensa te!
Decisi di partire immediatamente e cercare di sistemarmi in qualche occupazione decente, senza più sottostare ai capricci di quei vecchi eccentrici e senza correre il rischio di essere trasformato, alla fine, in un genio.
In questo progetto ebbi pieno successo fin dal primo tentativo e, quando ebbi compiuto diciotto anni, mi trovai a svolgere un’attività ampia e redditizia nel ramo della pubblicità ambulante per sarti.
Riuscii a sostenere gli onerosi doveri di questa professione soltanto grazie a quella rigida adesione al sistema che costituiva la caratteristica principale del mio spirito. Un metodo scrupoloso contraddistingueva le mie azioni, così come i miei conti. Nel mio caso, fu il metodo — non il denaro — a fare l’uomo; oltre a quello che era stato confezionato dal sarto che servivo.
Alle nove di ogni mattina mi recavo da costui per ritirare l’abito del giorno. Alle dieci mi si trovava in qualche passeggiata elegante o in altro luogo di pubblico ritrovo. La precisione con cui portavo in giro la mia avvenente persona, così da mostrare successivamente ogni parte dell’abito che indossavo, suscitava l’ammirazione di tutti gli intenditori del mestiere.
Non passava mai mezzogiorno senza che io conducessi un cliente alla casa dei miei datori di lavoro, i signori Taglia & Torna Qui. Lo dico con orgoglio, ma con le lacrime agli occhi — poiché quella ditta si rivelò della più vile ingratitudine.
Il piccolo conto su cui litigammo e che portò infine alla nostra separazione non può, in nessuna voce, essere ritenuto eccessivo da chiunque conosca davvero la natura di questo mestiere. E, su questo punto, provo una certa fierezza nel lasciare che sia il lettore a giudicare da sé.
Signori Taglia & Torna Qui, Sarti Mercanti
Conto a carico di Peter Pendulum, pubblicità ambulante per sarti — Dare
10 luglio
Passeggiata, come d’abitudine, con cliente condotto in negozio — $0,25
11 luglio
Come sopra — 25
12 luglio
Una menzogna, seconda classe: panno nero difettoso venduto come “verde invisibile” — 25
13 luglio
Una menzogna, prima classe, qualità e misura superiori: satinette follata spacciata per panno fine — 75
20 luglio
Acquisto di un colletto di carta nuovo (o dickey), per un completo Petersham grigio — 2
15 agosto
Indossato abito a code corte, doppiamente imbottito (con 70° di termometro, all’ombra) — 25
16 agosto
Rimasto in equilibrio su una gamba per tre ore, per esibire pantaloni con bretelle di nuova generazione (12 centesimi e mezzo per gamba all’ora)— 37½
17 agosto
Passeggiata, come d’abitudine, con cliente importante condotto in negozio (uomo grasso) — 50
18 agosto
Come sopra (taglia media) — 25
19 agosto
Come sopra (ometto e cattivo pagatore) — 6
Totale: $2,96½
La voce principalmente contestata in questo conto era il modestissimo addebito di due penny per il colletto posticcio.
Sulla mia parola d’onore, non si trattava affatto di un prezzo irragionevole. Era uno dei colletti più puliti e graziosi che io abbia mai visto e ho ottime ragioni per credere che abbia contribuito alla vendita di ben tre Petersham.
Il socio anziano della ditta, tuttavia, volle riconoscermi un solo penny, e si prese la briga di dimostrare in che modo, da un unico foglio di carta protocollo si potessero ricavare addirittura quattro accessori della medesima misura.
Ma è inutile dire che io mi attenni al principio. Gli affari sono affari, e devono essere condotti in modo professionale. Non c’era alcun metodo nel sottrarmi un penny — una frode netta del cinquanta per cento — nessun metodo sotto nessun aspetto. Il mio organo dell’ordine ne fu sconvolto.
Così, grazie a quella buona vecchia irlandese (che ricorderò certamente nel mio testamento), lasciai immediatamente l’impiego presso i signori Taglia & Torna Qui e mi misi in proprio nel ramo Pugno nell’Occhio — una delle più lucrose, rispettabili e indipendenti occupazioni comuni.
La mia rigorosa integrità, la mia economia e le mie severe abitudini d’affari tornarono ancora una volta a giovarmi. Mi ritrovai a gestire un’attività fiorente e ben presto divenni una figura ben conosciuta in Borsa.
La verità è che non mi sono mai lasciato attrarre da trovate vistose, ma ho continuato a procedere con il buon vecchio metodo sobrio del mestiere — un mestiere nel quale, senza dubbio, sarei rimasto fino a oggi, se non fosse stato per un piccolo incidente occorsomi nello svolgimento di una delle operazioni più comuni della professione.
Ogni volta che un vecchio riccone, un erede scialacquatore, una società fallita si mette in testa di costruire un palazzo, non c’è verso al mondo di fermarlo — e questo chiunque abbia un minimo di intelligenza lo sa. È proprio su questo fatto che si fonda il commercio delle Pugno nell’Occhio.
Non appena uno di questi progetti prende avvio, noi commercianti ci assicuriamo un angolino favorevole del terreno interessato, oppure una posizione strategica immediatamente accanto o proprio di fronte. Fatto questo, aspettiamo che il palazzo sia a metà e allora paghiamo un architetto di buon gusto perché ci costruisca proprio lì accanto una graziosa baracca ornamentale di fango, oppure una pagoda in stile yankee, o olandese, o forse un ingegnoso capriccio esotico — eschimese, kickapoo, ottentotto.
Naturalmente, non possiamo permetterci di rimuovere tali strutture se non dietro un compenso che sia almeno il cinquecento per cento del costo iniziale del terreno e dell’intonaco. Non è forse così? Lo chiedo a voi. Lo chiedo agli uomini d’affari. Sarebbe irragionevole supporre il contrario.
Eppure, ci fu una società di mascalzoni che pretendeva proprio questo — proprio questo!
Naturalmente non risposi alla loro assurda proposta, ma ritenni mio dovere recarmi quella stessa notte a imbrattare di nerofumo tutto il loro palazzo. Per questo, quei furfanti mi sbatterono in prigione senza motivo; e gli altri gentiluomini che facevano il commercio delle Pugno nell’Occhio non poterono fare a meno di troncare i rapporti con me quando ne uscii.
L’attività di Aggressioni & Percosse, nella quale fui costretto a cimentarmi per guadagnare da vivere, era molto poco adatta alla natura delicata della mia costituzione; misi al lavoro con slancio generoso e, come già in passato, trovai il mio tornaconto in quelle rigide abitudini di precisione metodica che mi erano state inculcate a scapaccioni da quella deliziosa vecchia nutrice — e sarei davvero il più vile degli uomini se non la ricordassi degnamente nel mio testamento.
Osservando, come dicevo, il più rigoroso sistema in tutte le mie operazioni, e tenendo una contabilità perfettamente ordinata, riuscii a superare molte serie difficoltà e, alla fine, a stabilirmi in modo più che decoroso nella professione. La verità è che pochi individui, in qualsiasi settore, conducevano un’attività più tranquilla e redditizia della mia.
Mi limiterò a copiare una o due pagine del mio Libro Giornale; ciò mi risparmierà la necessità di sbandierare i miei meriti — pratica spregevole, di cui nessun uomo d’animo elevato si renderebbe colpevole. Del resto, il Libro Giornale non mente.
1° gennaio — Capodanno.
Incontrato Snap per strada, alticcio. Nota: farà al caso mio.
Incontrato poco dopo Gruff, completamente ubriaco. Nota: andrà bene anche lui.
Registrati entrambi nel mastro e aperto con ciascuno un conto corrente.
2 gennaio.
Visto Snap alla Borsa; mi sono avvicinato e gli ho pestato un piede.
Ha stretto il pugno e mi ha steso. Ottimo! — mi sono rialzato.
Piccola difficoltà con Bag, il mio avvocato. Io pretendo danni a mille, ma lui dice che per un semplice atterramento non possiamo fissarli oltre cinquecento.
Nota: liberarsi di Bag. Privo di metodicità.
3 gennaio.
Andato a teatro in cerca di Gruff.
L’ho visto seduto in un palco laterale, al secondo ordine, tra una signora grassa e una magra.
Ho osservato l’intero gruppo con un cannocchiale da teatro finché la signora grassa non è arrossita e ha sussurrato qualcosa a G.
Sono allora entrato nel palco e le ho messo il naso vicino alla sua mano.
Non lo ha afferrato — niente da fare.
Me lo sono strofinato e ho provato ancora — niente.
Mi sono quindi seduto e ho fatto l’occhiolino alla signora magra, avendo la grande soddisfazione di essere sollevato per il colletto e scaraventato nella platea.
Collo slogato e gamba destra magnificamente fratturata.
Tornato a casa in grande allegria, bevuta una bottiglia di champagne e registrato il giovanotto per cinquemila.
Bag dice che può andare.
15 febbraio.
Risolta per accordo la causa del signor Snap. Importo registrato nel giornale — cinquanta centesimi — vedi.
16 febbraio.
Soccombente nella causa contro quel mascalzone di Gruff, che mi ha elargito cinque dollari.
Spese legali: quattro dollari e venticinque centesimi.
Utile netto — vedi giornale — settantacinque centesimi.
Ora, ecco un guadagno netto, in un periodo assai breve, di non meno di un dollaro e venticinque centesimi — e ciò nei soli casi di Snap e Gruff; e assicuro solennemente il lettore che questi estratti sono tratti a caso dal mio Libro Giornale.
È però un vecchio detto, e verissimo, che il denaro non è nulla in confronto alla salute. Le esigenze della professione si rivelarono un po’ eccessive per la mia delicata costituzione; e, accortomi infine di essere stato ridotto in tale stato da non sapere più bene che farmene di me stesso — e che i miei amici, incontrandomi per strada, non riuscivano nemmeno a riconoscermi come Peter Pendulum — mi venne in mente che la soluzione migliore fosse cambiare attività.
Attualmente esercito dunque nel ramo del Pulitore di Fango, e lo faccio ormai da alcuni anni.
Il lato peggiore di questa occupazione è che troppa gente se ne invaghisce, e la concorrenza è di conseguenza eccessiva. Ogni ignorante che scopre di non avere abbastanza cervello per farsi strada tramite la pubblicità ambulante, o come speculatore di “Pugno nell’Occhio”, o come professionista di aggressioni & percosse, pensa naturalmente che potrà cavarsela benissimo come pulitore di fango. Ma non è mai esistita idea più errata di quella secondo cui questo mestiere non richieda intelligenza.
Soprattutto, non si ricava nulla senza metodo.
Io stesso non eseguo grandi operazioni speculative, ma le mie vecchie abitudini sistematiche mi sostengono egregiamente. Ho scelto il mio attraversamento di strada con grande attenzione e non poso mai la scopa in nessun altro punto della città. Ho inoltre cura di avere sempre a portata di mano una bella pozzanghera, alla quale possa accedere in un attimo.
Grazie a questi accorgimenti, sono ormai ben conosciuto come un uomo di cui ci si può fidare — e lasciate che ve lo dica, nel commercio questa è già metà della battaglia. Nessuno manca mai di lasciarmi un soldo, e tutti attraversano il mio passaggio con i pantaloni puliti.
E, poiché le mie abitudini professionali, sotto questo aspetto, sono ormai ben note, non mi capita mai di subire tentativi di raggiro. Del resto, non li tollererei. Non avendo mai imbrogliato nessuno, non permetto a nessuno di fare il furbo con me. Le frodi delle banche, ovviamente, non posso evitarle. La loro infame sospensione nelle dazioni mi ha causato rovinosi inconvenienti. Questi, tuttavia, non sono individui, ma società, e le società, è risaputo, non hanno né posteriori da prendere a calci, né anime da dannare.
Traduzione a cura di Mario Luca Moretti
L’immagine di copertina è una interpretazione dell’A.I. ChatGPT.

Edgar Allan Poe
Considerato uno dei più grandi e influenti scrittori statunitensi della storia, è stato l'iniziatore del racconto poliziesco, della letteratura dell'orrore e del giallo psicologico, scrivendo anche storie di fantascienza e avventura. Fu altresì un poeta romantico di valore, anticipando il simbolismo e il "maledettismo".