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GREGORY BENFORD, “DA ANDROMEDA”

GREGORY BENFORD, “DA ANDROMEDA”
Intervista realizzata da Nick Parisi del portale Nocturnia per la rivista Andromeda. Traduzione dall’inglese all’italiano a cura di Ferdinando Temporin.

Nick Parisi: Vieni considerato uno tra i migliori scrittori di fantascienza, a dire il vero sei tra quelli che hanno fatto rinascere quella avventurosa. Il tuo lavoro riguarda l’astrofisica e spesso nei tuoi romanzi sei riuscito a far convivere le due cose: scienza e fantascienza. Posso, ora, chiederti qualcosa della tua vita, come è nata questa tua passione, e perché sei stato attratto da questo particolare tipo di scrittura?

Gregory Benford: Sono stato in Italia quattro volte, durante i miei anni sabbatici, due volte a Torino e poi a Firenze e Bologna. Amo la vostra nazione!

Sono nato a Mobile nell’Alabama il 30 Gennaio del 1941, io e il mio fratello gemello. Nostro padre era nell’esercito, e ci spostavamo molto frequentemente: venimmo in Italia per la prima volta nel 1956! Mi sono laureato con una laurea breve (bachelor) all’Università dell’Oklahoma in fisica nel 1963, poi ho conseguito il Master nel 1965 e, per ultimo, nel 1967, il Dottorato all’Università della California di San Diego. Ho lavorato nei Laboratori Nucleari di Lawrence dal 1961 al 1971, poi sono stato assunto dall’Università di Irvine, dove ero il più giovane professore di ruolo, secondo gli standard del sistema scolastico della California. Nel frattempo mi dedicavo pure alla fantascienza, come scrittore e come appassionato: Aiutavo Jim, il mio gemello, a organizzare il primo Convegno di Fantascienza in Germania, mentre, nel 1956, vivevamo in Europa. Pubblicavamo la fanzine ‘Void’ e i miei co-editori erano lo stesso Jim, Terry Carr e Ted White.

Realizzai subito che il detto di Ralph Waldo Emerson “La scienza non deve essere un peso all’immaginazione”, doveva far parte della mia vita. Fantascienza significava, per me, sognare il futuro! Gli abitanti del sud degli Stati Uniti si sentono diversi, fin dalla loro nascita. Credo di aver scritto fantascienza che tratta di fisica in modo astruso, e la gente che si interessa di questi concetti astratti sono per la maggior parte abitanti di città che amano divertirsi, sono sempre stato consapevole di provenire da una cultura dei tempi andati.

In qualche modo, a dispetto del fascino di una lunga vita vissuta nelle molteplici diversità del mondo della natura, sono diventato un fisico.

Ho pure, in qualche modo, imparato qualcosa su come si raccontano le storie. Mio nonno, quello acquisito, da tutti conosciuto solamente come Signor Fred, chiamato così pure da mia nonna, raccontava storielle accanto a un fuoco scoppiettante nella vecchia casa, dal tetto di lamiera, sulle palafitte delle sponde del Fiume Fish. Ascoltavo le cadenze dialettali e le frasi misteriose, in quel linguaggio del sud pieno di sottintesi, e le trovavo meravigliose. Molti anni più tardi trovai una registrazione di Faulkner, uno dei miei autori preferiti, e udii lo stesso accento di mio nonno, lo stesso accento di quando raccontava storie che sembravano nascere da qualche misteriosa sconosciuta sorgente, e compresi che le mie origini arrivavano da radici che si perdevano nell’antichità.

Io e mio fratello diventammo presto quello che siamo, a dispetto del nostro essere impregnati della rurale Alabama. Consapevoli di un mondo più grande che si trovava là fuori, e la ristretta scarsamente produttiva vita che non piaceva nemmeno a Huck e al suo amico.

Eravamo certamente dei monelli. In cucina, di fronte a una colazione composta di cose che non ci piacevano, la si nascondeva dietro la stufa, mentre nostra madre non ci vedeva. Non avendo esperienza, avevamo solamente sei anni, non realizzavamo che, dopo una settimana, la puzza del cibo avrebbe fatto scoprire il nostro piccolo trucco. Eravamo dei disturbatori , pensavamo con la nostra testa, un modello che ci ha portato attraverso venticinque anni di vita, mentre frequentavamo le medesime scuole e università, ottenendo tutti e due il dottorato in fisica dall’Università della Califonia di San Diego, io nel 1967, e Jim nel 1969.

Nessuno, nel 1940, intravedeva un nostro futuro così, compresi noi due. Io e Jim siamo cresciuti tra contadini e braccianti, la maggior parte proveniente dalla famiglia di mia madre: i Nelsons. Mia madre insegnava Inglese e mio padre Agricoltura alle scuole superiori di Robertsdale, con esclusione dei suoi quattro anni quando combatté nella Seconda Guerra Mondiale. Era un rilevatore avanzato, durante i bombardamenti di artiglieria, e combatté in Francia, nelle Ardenne e, attraverso la Germania, fino in Austria. Credo che sia stato l’unico iniziale rilevatore del suo battaglione a sopravvivere alla guerra, e ho il sospetto che questo sia stato merito della sua crescita come un ragazzo di campagna, dove essere astuto faceva la differenza. Nel 1945 ritornò a insegnare, sviluppando un corso organizzato per gli agricoltori.

Tu sei un astrofisico, sono famosi i tuoi studi sui tachioni, gli altri tuoi colleghi sono scienziati o programmatori. Credi che sia essenziale avere un’esperienza scientifica per scrivere una storia credibile di fantascienza?

Ho scritto un romanzo, Timescape, pubblicato nel 1980, dove consideravo la situazione più semplice che si potesse immaginare: la scoperta dei tachioni, e il primo tentativo di esaminare le loro proprietà e il loro uso. Invece di usare il metodo dei viaggiatori nel tempo di Wells, presentai gli scienziati come li conoscevo, coi loro difetti, persone che facevano quello che desideravano, cercando di usare le nuove scoperte per insegnare qualcosa di cui si interessavano.

Nei tuoi lavori ci sono molti argomenti che si ripetono spesso. In particolare sembri interessato alle esplorazioni e ai superamenti dei limiti umani, allo spazio, e pure all’immortalità della vita umana. È esatta la mia ricostruzione, e quali sono i tuoi interessi in questi argomenti?

Mi piacciono le prospettive future. La letteratura cinese è praticamente unanime nella sua paura della scienza e della tecnologia , che mina le loro visioni del mondo convenzionale, ora e sempre. È inerente alla cultura rivoluzionaria. Pertanto la mortalità, la nostra maggiore minaccia e sprone alla creatività, eguaglia le infinite prospettive che la scienza offre.

Sono diventato Professore Emerito all’Università della California di Irvine, nel 2006, per fondare e sviluppare la Genescient, una nuova generazione di industria biotecnologica che riesca a combinare i genomi dell’evoluzione attraverso una massiva selezione, riuscendo ad analizzare e sfruttare la genetica dei modelli animali e umani nell’insieme dei loro genomi. Questo permette a Genescient di sviluppare nuove terapie e di avere come obiettivo la cura di malattie croniche dovute all’invecchiamento. Abbiamo sviluppato una medicina per l’Alzheimer che potete acquistare su Amazon e che si chiama Memex100+

La tua “Saga del Centro galattico” descrive una lunga guerra dell’umanità contro le forze di una civiltà meccanizzata cibernetica che cerca di distruggere tutte le forme di vita organica dell’universo. Questo è un concetto che ricorre spesso nella fantascienza. Perché? È un tentativo di spiegare il silenzio dell’universo e il fatto che non abbiamo mai ricevuto segnali da altre civiltà di natura organica? Tu, personalmente, che risposta ci puoi dare?

Non puoi fare qualcosa se prima non l’immagini. Domande sulla vita extraterrestre dovrebbero essere ricavate dalla fantascienza, così possiamo giustamente pensare che tipi di differenze ci possiamo aspettare. Supponi che gli alieni non siano per niente di materia organica, ma che siano computer che abbiano preso il posto delle originali estinte forme viventi, lasciando vacante la loro civiltà; e tutto quello che è rimasto di alcune grandi civiltà sono città automatizzate e grandi navi spaziali.

Tutto ciò è una intera serie di romanzi, la così chiamata Saga del Centro Galattico.

L’ampliamento della ‘Procedura di Darwin’ ad altri tipi di substrati è un’idea progressiva. Idea che è largamente arrivata dalla fantascienza, non dalla scienza biologica. Io e mio fratello abbiamo fatto una dettagliata compilazione di cosa i costruttori dei radiofari di SETI dovrebbero attualmente fare. Quanto denaro costerebbe? E l’influenza dei costi influirebbero sul tipo di segnale? Abbiamo fatto questo per cercare di capire perché SETI ha rallentato la sua operatività.

SETI è rimasta in funzione per quasi mezzo secolo, non molto bene e non molto spesso, senza ottenere alcun riscontro. Cosa dovrebbe significare? Probabilmente un radiofaro di poco prezzo costerebbe, per essere assemblato, forse dieci miliardi di dollari, e non sarebbe sempre in funzione. Non dovrebbe avere un ciclo di frequenza della larghezza di un secondo, dovrebbe averne uno più ampio; non della medesima frequenza che usano i cellulari, ma almeno dieci volte maggiore. Questo cambierebbe enormemente il modo di come dovrebbero essere costruiti i radiofari SETI. Questi tipo di proposte è il grande vantaggio della fantascienza. Tu cerchi di immaginarti come dovrebbe essere realmente, e più è vicina alla realtà la tua immaginazione e migliore sarà la conclusione.

Siamo tutti intrappolati nella convinzione che vede l’umanità al centro dell’universo (antropocentrico) e a questo modo di pensare, lo sono pure gli scienziati che lavorano nell’astrobiologia, in particolar modo gli scienziati che studiano la vita. L’immaginazione di uno scrittore deve permettere di farti vedere quelle trappole e, praticamente, di fartele superare. Per estrapolare il programma spaziale, devi imparare da analogie storiche. Temo che la concezione di Lee Harkins, che noi possiamo essere il Colombo dello spazio, è sbagliata; c’è una buona probabilità che potremo diventare il Leif Eriksson spaziale. (Risatina). I Vichinghi cercarono di arrivare nel Nord America, prima di Colombo, e di stabilire delle colonie, ma fallirono. E si dimenticarono pure di aver cercato di farlo! Il fallimento è una opzione. Le infrastrutture devono venire prima dell’esplorazione.

Gli Europei sono stati fortunati a esplorare il Nuovo Mondo usando delle caravelle, che erano state costruite per navigare nel Mediterraneo. L’America era a malapena a portata di mano, usando quel tipo di navi. Nel secolo successivo hanno costruito un completamente diverso tipo di scafi, adatti a solcare l’oceano. Con i razzi a propulsione chimica non riusciremo a  fare molta esplorazione del Sistema Solare. Dobbiamo avere delle nuove infrastrutture. Queste ci aprirebbero moltissime opportunità, come lo sfruttamento degli asteroidi. Per usare le risorse che il Sistema Solare ci offre in così grande quantità dobbiamo riuscire a costruire una nuova cultura, come il mondo non ha mai visto prima. Come quando siamo andati l’ultima volta nel Nuovo Mondo.

La cosa più importante uscita dal Nuovo Mondo non è stato il tabacco, e nemmeno la patata. Quelle erano sciocchezze, la maggior novità del Nuovo Mondo sono state le nuove idee. Il pericolo maggiore della società moderna sono i confini ristretti della Terra. Diventerà sempre più affollata, e con l’affollamento ci sarà sempre più controllo. Le società che sono sotto il controllo di qualcuno non hanno interesse a rinnovarsi molto; pertanto, se vuoi avere un nuovo futuro, devi allargare le tue frontiere. Per noi, l’unica specie di scimpanzé uscita dall’Africa, esiste una sola scelta, ed è l’ampliamento degli orizzonti umani. Se giochi con questo pensiero in mente probabilmente ne uscirai vincitore. Se non lo fai, allora, probabilmente, ne uscirai sconfitto.

Cosa ne pensi degli odierni programmi spaziali, credi che siano appropriati o dovrebbero essere più coraggiosi, magari con un maggior sostegno e più fondi dai governi e dai cittadini?

Il fascino delle idee avviene se sono nuove. Quanto avanti puoi spingere i limiti della biologia? La cosa più importante che il programma spaziale possa fare è scoprire se ci sia vita su Marte, se era la vita originale, se possa avere colonizzato la Terra, e se per caso esiste ancora e continua a resistere. Quanto è diversa, se dovesse esserci? Queste domande possono essere risposte dai programmi spaziali delle prossime generazioni. Questo ti dice cosa deve essere fatto nel mondo reale, per dare un contributo scientifico. Non si dovrebbe usare tutto il nostro denaro andando solamente in orbita attorno alla Terra. Non si dovrebbe nemmeno spendere moltissimo tempo verso la Luna. Se scopri qualcosa di veramente fondamentale su Marte, i settori di ricerca aumenterebbero notevolmente. Avresti domande da farti su tutte le scienze. Poi ci sarebbero gli altri corpi del Sistema Solare, che sono molto più difficili da esplorare, come gli oceani sotto il ghiaccio di Europa, o di Titano dove abbiamo una temperatura di 100 Kelvin (-173,15 Celsius). C’è qualcosa di vivo là? Quelle esplorazioni hanno bisogno di lunghissimo tempo per essere effettuate. Non puoi andare su Europa, o su Titano, senza aver sviluppato su larga scala razzi atomici. Non accadrà certamente la prossima settimana. Marte è difficile da raggiungere con razzi chimici, ma sarebbe molto più facile farlo con quelli atomici. Questo ti suggerisce cosa bisognerebbe fare.

Sono veramente incuriosito dalla Legge della Discordanza di Benford. Ce ne vuoi parlare?

Ho notato che i critici più convinti sono generalmente quelli che conoscono meno la materia che stanno criticando. Diceva Yeats: “I migliori sono quelli senza certezze, mentre i peggiori sono quelli che dimostrano una intensità di passioni.” La Legge è stata presa dal mio romanzo Timescape del 1980: La passione è inversamente proporzionale alla quantità di reali informazioni disponibili.

Questa frase è stata menzionata in un articolo internazionale della polizia antidroga, presa da una revisione effettuata in una pubblicazione di scienza sociale.

Le persone la menzionano riferendosi a quella citazione.

A nome dei lettori italiani ti ringrazio per la tua gentilezza e per il tempo che mi hai dedicato. Prima di lasciarci credi che ci sia una domanda che non ho fatto e per la quale hai una risposta da darmi velocemente?

Il mio metodo migliore per cercare nuove idee. Prima di andare a dormire alla sera, penso per circa cinque minuti ai problemi ai quali sto lavorando: problemi scientifici, matematici o che riguardano romanzi che sto scrivendo, e poi me ne vado a letto. Alla mattina, quando mi sveglio, ho preso l’abitudine di non aprire subito gli occhi. Rimango sdraiato e penso ai problemi della sera prima. Almeno una volta su tre mi viene in mente un’idea, qualche volta più di una, che si rivela veramente utile. In questo modo ho avuto risposte a quello che cercavo, e  senza spendere niente!

L'Autore

Nick Parisi

Sono Nicola classe 1969, ma per tutti sono Nick di “Nocturnia.” Nato a Napoli, ho abitato a Firenze e a Perugia, ma ormai da anni risiedo in Provincia di Venezia. Da sempre appassionato di fumetti, cartoons, fantascienza e horror, colleziono libri, Dvd di film e serie televisive di genere fantastico, Praticamente ho imparato a leggere prima ancora che a camminare. Venusia, mia moglie dal 2007, è spesso complice di ogni mia fissazione.

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