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Il Grande Specchio

Il Grande Specchio

Il grande specchio.

La Galassia, e anche oltre, tutto si rifletteva in onde continue di sinusoidi a spirale senza tempo. Bisognava avere occhio per cogliere l’attimo in cui, nel Grande Specchio, il fluire si cristallizzava in forme cui dare un senso, un tempo, un’allocazione. Mondi e Altri Mondi apparivano e svanivano in successione istantanea e senza lasciare traccia.
E non c’era bisogno di un clic.
E non tutto aveva o acquistava senso.
L’incipit, qui sotto in corsivo, o, per meglio dire, il twincipit, è di Marco Settembre; ma a chi può interessare?
Quel che successe veramente ve lo racconta il vostro umile scriba, dello straordinario evento occasionale e fortuito testimone.

 

I grotteschi carrarmati di gesso con la parte posteriore a triciclo erano schierati in cima alla collina. La piega assurda di quel mondo parallelo non induceva a prendere sul serio la difesa terrestre, ma d’altronde anche i pochi alieni invasori avevano una tosse assai stizzosa.

Stizzita più che altro. Non capivano il senso di quell’atteggiamento ostile, l’indisponibilità dichiarata fin dal primo contatto ad accettare le condizioni che la Federazione delle Scimmie Pensanti aveva ritenuto di riservare agli umanidi del pianeta Terra. Delle condizioni particolarmente benevole, in considerazione forse di una certa aria di affinità, di familiarità, determinata dagli strani scherzi che la storia dell’evoluzione aveva giocato qua e là, in giro per l’universo. Cosa si era chiesto poi, in fondo? Che gli stati e le varie aggregazioni di stati in cui, senza un reale serio motivo, si dividevano gli abitanti di Terra, dichiarassero decadute tutte le loro ridicole e antiquate costituzioni e proclamassero come propria unica sacra Legge lo Statuto delle Scimmie Pensanti. Cosa che avrebbe dovuto essere per loro motivo di orgoglio e sprone per ritornare sulla via, finalmente, di magnifiche sorti e progressive. Loro che ancora credevano in tanti che la terra fosse piatta e ferma al centro dell’universo e che neanche in ipnosi avrebbero mai accettato l’idea che l’universo andasse oltre quello che vedevano con i loro occhi, tanto meno che non uno ma infiniti universi potessero esistere ed effettivamente esistevano. E cianciavano di semiti e camiti ed ariani. Gli umani! Si erano incaponiti ad inquinare il cielo e il suolo e l’aria, con fermezza e determinazione, nei modi più disparati, ma sempre con grande efficacia.

Avevano costruito e, talora, usato ordigni atomici; avevano prodotto armi chimiche e batteriologiche e giocato a vedere l’effetto che fa; avevano diffuso conoscenze false con lo scopo di disorientare la popolazione e creare uno stato di confusione e smarrimento; avevano reso la Terra intera una discarica ed incominciavano a fare la stessa cosa col cielo. E come erano ridicoli e poco credibili, quando all’interno dei loro templi – le chiese, le sinagoghe, le moschee – professavano i loro falsi atti di fede e facevano promesse che dimenticavano un attimo dopo!

Ed ora eccoli là in cima alla collina con i loro ridicoli carrarmati, schierati come pronti a dare battaglia e difendere così l’onore e la libertà dell’intero pianeta! Quante pompose e roboanti dichiarazioni in tal senso si erano dovute sentire! E quanto studio, di tattiche e strategia militare, doveva esserci in quella disposizione dei loro carrarmati su quella collina!

Il Grande Specchio, che tutto osserva e tutto comprende e in cui tutto è presente, il passato e il futuro, e niente si perde o si ritrova nella notte dei tempi, di qua o di là dalla luce, distolse lo sguardo: che lo spettacolo avesse pure inizio e così pure l’ignominia!

Di quel che avvenne nulla è dato accertare nelle Cronache Intergalattiche del tempo. Sembrerebbe anzi che quel poco eroico scontro non sia mai avvenuto: è come se ci fosse stata una congiura del silenzio, cosa neppure pensabile in un’epoca in cui anche il più sperduto pastore della Mongolia è connesso, seppure virtualmente, al resto del mondo.

Il vostro umile scriba, tuttavia, cercando negli anfratti più nascosti tra la polvere e l’umido di vecchie biblioteche, qualcosa ha trovato.

A un certo punto, dal mucchio dei carrarmati si alzò un frastuono di suoni, strepiti e rumori, come di clacson, trombette, trik e trak e bombe a mano. Da questo frastuono sonoro una nuvola si levò al cielo di fumi di tutti i colori, diffondendo tutt’intorno un insopportabile odore di cipolle marce. Così ebbe a dichiarare un testimone oculare, presto tacitato e fatto sparire. Sull’ultimo punto, in verità, la memoria del testimone pare fosse alquanto incerta, oscillando tra il ricordo di odore di cipolle e quello di patate, non meno marce, non meno maleodoranti.

La potenza d’urto del combinato disposto di suoni e odori risultò tuttavia straordinaria e fiaccò irresistibilmente lo spirito degli alieni. Chissà di cosa altro dovevano essere capaci gli Umani, se erano capaci di tanto, dovettero pensare. Ma forse, più plausibilmente, pensarono che, se i ridicoli abitanti di quel loro sperduto pianeta di un angolo periferico di una piccola galassia degli Universi Visibili non volevano accettare le richieste della Federazione delle Scimmie Pensanti, allora era bene che essi, e solo essi, piangessero sé stessi: le richieste loro avanzate miravano esclusivamente al loro bene.

E così levaron le tende, convenendo con la sapienza degli antichi che chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

E così anche si chiuse per sempre il Grande Specchio e di quell’oscuro pianeta niente altro si seppe, neanche di riflesso.

Il Grande specchio è © 2021 di Francesco Antonio Suriano

 

L'Autore

Francesco Antonio Suriano

Di Taranto: il suo racconto "Il Labirinto" è stato pubblicato in un'antologia di Racconti Pugliesi 2020, un altro, "Cantata per Har Habic", è in procinto di uscire in un'altra antologia; 4 o (5) suoi drabbles sono stati pubblicati da Altrimondi a cura di Tea Blanc. Si interessa di scacchi e letteratura e sull'argomento ha prodotto un saggio incentrato su La Variante di Luneburg di Maurensig. Tra gli Autori prediletti Saramago, Borges, Durremmatt, e Dick.

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