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9 – Quante sono le nostre lune?

9 – Quante sono le nostre lune?

Quante sono le nostre lune, è il nono episodio del nuovo libro di Vanni Mongini. Gli altri episodi sono disponibili sul sito a cominciare da Esplorare lo spazio che ci circonda. Un elenco completo dei diversi capitoli è disponibile in Home Page di Cose da Altri Mondi.

 

A questo punto dobbiamo chiederci: siamo andati o no sulla Luna? Le missioni Apollo sono una grande bufala?

Ci risponde il giornalista Paolo Attivissimo nel suo magnifico volume: Luna? Si ci siamo andati. Lulu – 2010

Ecco qui solo alcune delle ragioni sulla autenticità delle missioni Apollo, nel suo libro ne troverete molte di più.

Perché non ci sono le stelle nelle foto?

Perché alla NASA sono deficienti e si dimenticano di mettere le stelle quando falsificano le foto per un complotto dal quale dipende il prestigio e la credibilità dell’intera nazione.

Ma no, le stelle non ci sono perché non ci devono essere: sono troppo fioche rispetto al suolo lunare fortemente illuminato dal sole. Se siete allo stadio, di sera, vedete le stelle in cielo nonostante i riflettori che illuminano il campo? Appunto. È una questione di tecnica fotografica di base. Del resto, le stelle non ci sono neanche nelle foto scattate nello spazio dal nostro Umberto Guidoni o dagli astronauti dello Shuttle, diventano visibili soltanto se si usa un tempo di posa molto lungo.

Perché la bandiera sventola nel vuoto?

Alcuni obiettano che nelle fotografie degli astronauti sulla Luna il drappo della bandiera sembra garrire nel vento, ma sulla Luna non c’è aria e quindi non c’è vento. Quindi, secondo loro, il drappo dovrebbe penzolare mollemente dall’asta.

In realtà la bandiera sembra sventolare perché è sorretta da un’astina orizzontale telescopica, ben visibile se si guardano con attenzione le immagini.

Alla NASA, infatti, ci si rese conto che una bandiera floscia non avrebbe fatto un bell’effetto nel vuoto e quindi si escogitò questa soluzione tecnica semplice ed efficace. Il suo aspetto stropicciato deriva dal fatto che fu portata sulla Luna strettamente ripiegata e arrotolata e gli astronauti decisero di non spianarla troppo per darle appunto un aspetto vivace che desse l’idea di uno sventolio tradizionale.

In alcune missioni, poi, l’astina telescopica non si estese completamente; quindi, il bordo superiore della bandiera rimase raccolto invece di tendersi, contribuendo alla stropicciatura.

Sulla Luna c’è solo il Sole come fonte di luce, allora come mai nelle foto le parti in ombra degli astronauti sono visibili, come se ci fosse una seconda fonte luminosa per rischiararle?

Perché gli astronauti sono illuminati dalla luce del Sole, riflessa dalla superficie lunare, come lo è qualsiasi altro oggetto che si erga al di sopra del suolo.

Infatti, la Luna è visibile in cielo perché riflette la luce. La riflette relativamente poco, ma comunque abbastanza da creare una gran bella Luna piena e da essere l’unico corpo celeste chiaramente visibile in pieno giorno dalla Terra.

Le foto che ritraggono soggetti in ombra furono scattate tenendo conto della poca luce: infatti le parti illuminate dal sole sono sovraesposte.

Nelle foto si vedono file regolari di luci riflesse nelle visiere dei caschi degli astronauti: sono i riflettori del set cinematografico usato per falsificare le immagini?

quante sono le nostre lune? Luci sul cascoNo. Sono graffi prodotti dallo sfregamento dei guanti degli astronauti, sporchi di polvere lunare abrasiva, contro la visiera, per spostare i parasole laterali del casco stesso.

Ingrandendo le foto originali si vede che le luci non hanno affatto una disposizione e una forma regolare.

Poi, finalmente l’Ente spaziale americano smontò una volta per tutte le presunte «prove» dei complottisti pubblicando le immagini a più alta risoluzione mai realizzate che mostrano i resti dei moduli di atterraggio, le strumentazioni e i percorsi effettuati dagli astronauti di tre missioni: Apollo 12, Apollo 14 e Apollo 17.

Per chi sostiene che è tutto un complotto, anche queste immagini saranno inutili: diranno che sono manipolate, come le immagini trasmesse a suo tempo.

Queste nuove immagini vanno ad aggiungersi a quelle già pubblicate nel luglio 2009, in occasione del quarantesimo anniversario del primo sbarco lunare e riferite ad Apollo 14.

quante sono le nostre lune? ReconnisanceOra però le foto sono molto più dettagliate. Le nuove immagini sono state riprese dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (Lro), che da due anni è in orbita lunare.

L’Lro in agosto è stato avvicinato alla superficie abbassandolo dai 50 km della sua orbita normale fino a 21 km, proprio per poter riprendere le migliori immagini possibili.

Nelle foto si vedono le parti inferiori dei Lem rimaste sulla Luna, i moduli di atterraggio, i sentieri percorsi a piedi dagli astronauti e le tracce di quelli compiuti con i rover (siglati Lrv), gli speciali veicoli utilizzati in alcune missioni per spostarsi velocemente sulla superficie lunare.

Con la sigla Alsep compare la strumentazione scientifica lasciata sulla Luna.

* * *

Ma è giusto chiedersi quale potrà essere il futuro della Luna, almeno per quanto ci riguarda, se un futuro ci sarà.

Quando l’uomo la smetterà con le sue “beghe infantili” come disse Klaatu in “Ultimatum alla Terra” forse allora potremo dedicarci a quella conquista dello spazio che diventerà dapprima utile e poi necessaria per il futuro dell’uomo.

Già oggi possiamo tranquillamente dire che ciò che è stato creato ed inventato per lo spazio è stato utile per la vita di tutti noi sulla Terra. Si chiama “ricaduta tecnologica.”

Essa passa dai reggiseni e dai dentifrici di nuova concezione, dai cibi liofilizzati ai telefonini fin ad arrivare, per esempio, al metano liquido. Che deve la sua fortuna alla missione Apollo 11.

Fu per questa navicella, che la Beech Aircraft Corporation sviluppò i primi serbatoi in grado di stoccare metano liquido a oltre 200 gradi sotto zero. Subito dopo la stessa azienda ha messo a punto un sistema in grado di convertire i motori a scoppio tradizionali di auto e camion per l’alimentazione a metano.

Tanto per fare un altro esempio, il trapano senza fili, che molti consumatori usano per il bricolage, non è altro che lo sviluppo dello strumento realizzato dalla Black&Decker per dare ad Armstrong e Aldrin la possibilità di staccare campioni di roccia dal suolo lunare.

Gli stessi pacemaker hanno preso l’impulso dai dispositivi congegnati dalla Nasa per monitorare i parametri vitali degli astronauti.

Anche camminare sulla Luna richiedeva una tecnologia particolare per gli stivali dell’equipaggio: tecnologia sviluppata dalla DuPont e poi sfruttata da un ingegnere del programma Apollo, Al Gross, per produrre in collaborazione con Avia (calzature sportive), una nuova generazione di suole elastiche oggi usate da migliaia di sportivi.

Parlando di cose minori, ma di normale uso di tutti i giorni, possiamo citare il velcro e il goretex della giacca a vento, le gomme al fluoro e il teflon antiaderente della pentola, tutte cose per noi oggi irrinunciabili che provengono dal programma Apollo.

Credeteci: quello che abbiamo ereditato da queste missioni a vantaggio di noi umani, è enorme e la spesa che ogni cittadino americano ha dovuto sborsare per finanziare questi progetti corrispondeva allora a circa 50 dollari a testa. Si spendeva molto di più per gli armamenti e oggi la proporzione è nettamente a favore dei secondi.

Quindi possiamo dire che lo spazio offre, non solo spese, anche dei vantaggi.

Ci sono state vittime, è vero, tuttavia è sempre stato così per i pionieri di nuovi mondi e di nuove idee sulla Terra ed è così anche per le conquiste spaziali.

Quindi la Luna: prima base per andare nello spazio più profondo fino ad arrivare là dove nessuno è mai giunto prima.

Esistono vantaggi e svantaggi per la costruzione di una colonia lunare.

L’insediamento di una colonia su un corpo celeste comporterebbe la fornitura di grandi quantità di materiale per la costruzione della base stessa, nonché per altri utilizzi.

Per esempio, per la schermatura dalle radiazioni; a meno che non si pensi, come si è ipotizzato recentemente, di usare delle profonde buche collegate a caverne nel sottosuolo lunare.

L’energia richiesta per lanciare oggetti dalla Luna verso lo spazio è molto inferiore a quella richiesta per eseguire la stessa operazione dalla Terra, il che permetterebbe alla Luna di fungere da sito di costruzione o stazione di rifornimento per astronavi.

Alcune proposte includono l’uso di dispositivi ad accelerazione elettromagnetica (o Catapulta Magnetica) per lanciare oggetti nello spazio senza dover ricorrere a razzi.

Poi la distanza tra la Luna e la Terra è relativamente breve e il ritardo delle telecomunicazioni è di un solo secondo e non impedisce le normali conversazioni in voce e video.

Per capirci, il ritardo con Marte va da otto a quaranta minuti circa. Il che potrebbe essere cruciale nelle prime fasi di fondazione della colonia, dove emergenze e situazioni critiche potrebbero avvalersi dell’assistenza dalla Terra in tempo pressoché reale.

In più una base lunare sarebbe un eccellente sito per un osservatorio astronomico. Data la lenta rotazione della Luna, le osservazioni in luce visibile potrebbero durare interi giorni.

Di contro però la lunga notte lunare impedisce di far affidamento sull’energia solare e richiede la progettazione di una struttura capace di reggere temperature estreme.

Tuttavia, come abbiamo già detto, esistono alcuni rilievi posti in prossimità del polo nord lunare, che sono sempre illuminati.

Potrebbero essere utilizzate altre aree vicine ai poli, che sono illuminate per la maggior parte del tempo, per insediarvi una rete di centrali elettriche.

L’assenza di atmosfera rende la superficie lunare non isolata ed esposta a grandi sbalzi di temperatura, nonché a livelli di radiazione paragonabili a quelli sperimentabili nel vuoto dello spazio interplanetario.

L’assenza di atmosfera aumenta anche il rischio di impatto da meteore; in queste condizioni perfino le piccole pietre avrebbero il potenziale per distruggere strutture non adeguatamente protette.

Ecco perché diventa estremamente interessante la scoperta di un team di studiosi internazionali, di un “tunnel di lava”, una profonda e gigantesca galleria, che potrebbe essere utilizzata per una base o addirittura una colonia lunare,

La buca verticale, che si trova nella collina vulcanica Marius, è larga 65 metri e profonda 88. I ‘lava tubes lunari sono potenzialmente una importante location per una futura base lunare, da utilizzare per le esplorazioni o lo sviluppo. Sono una perfetta protezione dai pericoli dell’ambiente lunare, dai meteoriti, dai raggi UVA e in più proteggono dalle variazioni di temperatura.

Il ‘lava tube’ sembra oltretutto abbastanza resistente agli eventuali rischi di crollo: ne esistono anche sulla Terra e su Marte. Ci sono ovviamente tanti problemi da risolvere, ma per molti di essi abbiamo la tecnologia per poterlo fare, anche adesso, basta solo volerlo.

E adesso, per puro amore della precisione è bene che sappiate che la Terra ha tre lune. Anzi no, adesso ne ha solo due.

Non è fantascienza ma una realtà passata inosservata ai più.

Attorno al nostro pianeta infatti, ruotavano due asteroidi che sono stati catturati dalla forza di gravità del nostro pianeta e ora gli ruotano attorno come fossero vere lune, anche se per le anomalie delle loro orbite è più giusto chiamarli “Quasi Satelliti”.

L’asteroide denominato 2003 YN107 compie un’orbita accanto alla Terra della durata di circa un anno. Misura una ventina di metri e per questo motivo non può essere visibile a occhio nudo. Ci accompagna, comunque, nella nostra rotazione attorno al Sole da sette anni a questa parte.

“2003 YN107 arrivò nel 1999 e pur essendo stato annunciato dagli astronomi l’attenzione dell’opinione pubblica fu molto bassa perché esso è piccolo e non mostra alcun pericolo per il nostro pianeta. Vengono e vanno, dunque, ma 2003 YN107 è arrivato ed è rimasto.

Si tratta di una serie di oggetti che avvicinandosi alla Terra vi rimangono come incollati per un po’ di anni, poi se ne vanno di nuovo.

Per questa caratteristica sono chiamati Earth Coorbital Asteroids (asteroidi coorbitanti con la Terra).

Di solito giungono alle spalle del pianeta e con questo iniziano una danza ruotando attorno in un periodo di circa un anno.

Allo stesso destino è stato chiamato anche un altro asteroide: 2004 GU9.

Questi è ancor più interessante del primo. Ha un diametro di circa 200 metri e secondo calcoli pubblicati dal Monthly Notices of the Royal Astronomical Society si trova a ruotare attorno alla Terra da 500 anni e potrebbe rimanervi per altri 500. É un’orbita, dunque, relativamente stabile.

L’asteroide 2003 YN107, invece se ne è andato. Il 10 giugno 2006, si è avvicinato alla Terra fino a 3,4 milioni di chilometri, molto più vicino del solito.

A quel punto la gravità terrestre gli ha dato una spinta che lo ha portato su una nuova orbita allontanandolo dal nostro pianeta, ma il suo allontanamento non sarà eterno.

Tra 60 anni ritornerà a farci da luna per un periodo che oggi è ancora troppo presto da definire.

Secondo gli astronomi ogni incontro è un momento molto importante per studiare questo tipo di oggetti (al momento si conoscono 4 oggetti che ci hanno fatto da “luna”), anche per approfittare della loro presenza.

Quando la tecnologia lo permetterà infatti, all’arrivo di uno di questi asteroidi lì si potrà raggiunge e, se adatti, potrebbero essere trasformati in miniere da cui estrarre minerali interessanti.

Per adesso rimangono solo delle curiosità.

Vanni Mongini
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Tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all'argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Innumerevoli le sue pubblicazioni. La più recente è il saggio in tre volumi “Dietro le quinte del cinema di Fantascienza, per le Edizioni Della Vigna scritta con Mario Luca Moretti.”

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