Il vero problema scoppiò quella notte, mentre osservavo l’orologio digitale scandire i minuti. Erano le 23 e 44 del 21 luglio, la data del mio compleanno (magnifico regalo!) e dovevo aspettare sino a novembre per vedere pubblicato il romanzo. Quanti minuti c’erano tra il 21 luglio e l’11 (credo) novembre? Il digitale scattò. 23 e 45. Uno di meno. Poi dopo un altro minuto, un altro di meno. Poi ancora… ancora un altro di meno. Per tutta la notte.

Credetemi, non fu facile, per un appassionatissimo di Urania, per uno scrittore di fantascienza, per uno che aveva iniziato sulle fanzine, per uno che aveva visto il suo primo e (allora) unico romanzo vincere il Premio Urania, assimilare l’idea di leggere il proprio nome sulla copertina blasonata di Urania.

Giunse il fatidico giorno di novembre (ma chi l’ha detto che novembre è un mese triste!? Chiedetelo ai vincitori del Premio Urania…). Avevo saputo che Urania era uscito, ma che avrei dovuto aspettare qualche giorno per le mie quattro copie omaggio.

Giravo come un assatanato per le edicole della mia città in cerca del MIO libro. Ma di Urania, alla maggior parte di esse, non ne giungevano. Finalmente entrai in una delle più fornite. Chiesi se l’avesse. L’edicolante accennò un sì col capo e sollevò lo sguardo. In alto alla mia destra c’era, in tutto lo splendore del bianco col disegno rosso nel mezzo, Mater Maxima.  Me lo prese e lo pagai con apparente calma. Prima però di uscire l’edicolante mi guardò e con un fare d’intesa mi disse: – L’autore è un italiano. Dicono che sia di queste parti. Impossibile, s’inventano queste stupidaggini per vendere qualche copia in più.

Ma cosa c’entrano gli UFO? Calma, un attimo…

La notizia fece scalpore nella mia città di provincia, sino a attirare l’attenzione della Gazzetta del Mezzogiorno. Mi chiamò una giornalista che voleva intervistarmi. Atteggiandomi a scrittore scafato le risposi che ero alquanto impegnato, ma che avrei trovato un momento per lei… in qualsiasi ora del giorno o della notte, anche subito, tra cinque minuti… – Se ha problemi vengo io a Bari, anche a piedi…

Fissammo la data per l’incontro presso il mio studio professionale. Era una ragazza molto gentile e pareva davvero interessata a quello che dicevo. Cosa che, lo confesso, mi sorprese non poco. L’esperienza del connubio giornalisti-fantascienza è stata per me (e credo anche per tanti altri) terrificante.

All’inizio mi fece le solite domande banali (- Come può un ingegnere scrivere? – Perché? Un ingegnere può soltanto leggere e disegnare?  – Perché proprio fantascienza? – E cosa deve scrivere un ingegnere? Un libro di cucina?  – Mi hanno detto che scrive poesie. Come può un poeta scrivere fantascienza? – Sì, scrivo poesie, ma non sono un poeta… non sono un poeta… non sono un poeta… – Ma quando scrive? – Ho scoperto che l’uomo passa un terzo della sua intera esistenza a dormire. Bene, non dormo più e mi sono rimpossessato di un terzo della mia vita.Come le vengono le idee?Galleggiano nell’aria e le prendo col retino…). Mi fece però anche domande interessanti. Cercai di essere chiaro in tutte le mie risposte, ma mi soffermai su un argomento in particolare. – La prego – le dissi con voce supplichevole, – non faccia come tutti, non mischi la fantascienza con gli UFO.

Perché?-

La domanda era tutto un programma, ma mi sforzai di essere chiaro ripetendo la solita solfa: – Durante una conferenza, un mio carissimo amico, grande esperto del genere, Eugenio Ragone, esordì dicendo: “Non so dirvi cosa sia la fantascienza, ma certamente posso dirvi cosa NON è la fantascienza. Non è ufologia, non è parapsicologia, non è esoterismo…” – E continuai cercando di essere il più convincente possibile.

Alla fine lei annuì serissima e mi salutò con una decisa stretta di mano.

Qualche giorno dopo, apparve sulla Gazzetta del Mezzogiorno l’articolo. Il titolo a lettere cubitali era: “I DISCHI VOLANTI SONO ATTERRATI A MOLFETTA”.

Non riuscii a leggere subito l’articolo. Chiusi gli occhi sgomento, poi, il solito inguaribile ottimista che cova in me ebbe il sopravvento e fece una banalissima considerazione: – In effetti non ha parlato di UFO…

(Continua, siate attendisti, continua…)

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