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L’Ufologia attraverso il Cinema di Fantascienza

L’Ufologia attraverso il Cinema di Fantascienza

Ufologia attraverso il Cinema di Fantascienza è una piccola monografia di Vanni Mongini che abbiamo diviso in due parti: qui troverete la prima parte e la seconda è apparsa domenica 9 gennaio 2022. Buon divertimento.

 

Invasione… Terra!

Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto durante la mia missione qui. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie. Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi. Tutti i mammiferi di questo pianeta d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante cosa che voi umani non fate. V’insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce e l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un’infezione estesa, un cancro per questo pianeta. Siete una piaga e noi siamo la cura.

 (Matrix – 1998)

Visitatori da altri Mondi?

Il piccolo uomo, agli inizi del suo viaggio sulla grande astronave-Terra, si trovava in un mondo per lui ignoto, denso di pericoli e popolato da animali strani, pericolosi e feroci.

Il suo unico interesse era e doveva essere il procacciarsi il cibo per la sopravvivenza sua e della sua prole. Doveva eternamente combattere con l’ambiente che lo circondava, con i suoi stessi simili che cercavano di portargli via il cibo, la femmina e la caverna nella quale viveva.

Molte cose misteriose lo circondavano: una grande luce nella volta celeste ed una molto più debole nel cielo notturno. Essa scompariva e riappariva come se fosse stata ingoiata da un gigante invisibile.

Poi quell’acqua che cadeva dal cielo o quella roba bianca e fredda che poi si trasformava in liquido, quei bagliori accecanti ed improvvisi che potevano uccidere colpendo alberi e piante creando un mostro caldo e luminoso che mangiava, divorava, bruciava la foresta, gli animali e lui stesso.

E poi c’erano quei punti luminosi nel cielo, come tanti piccoli occhi nell’oscurità che sembravano osservarlo, scrutarlo. Li guardava con timore, con rispetto, con paura, non sapeva cosa essi fossero e forse evitava di alzare gli occhi al cielo proprio a causa di questi atavici timori.

Ai nostri tempi le cose non sono cambiate di molto: ancora oggi lottiamo per il cibo, per la casa ed anche per la donna, sia contro l’ambiente che ci circonda, sia contro i nostri simili che vorrebbero portarci via ciò che abbiamo con mezzi certamente più subdoli, ma non certo meno violenti di quelli dei nostri progenitori.

La pioggia e la neve, entrambe sempre più inquinate, continuano a cadere, i fulmini squarciano ancora un cielo denso di nubi e gli incendi continuano a mietere vittime.

Come allora quei punti luminosi sono sempre sopra le nostre teste, l’unica, sostanziale differenza è che non li osserviamo più con timore: non li osserviamo affatto perché non solo non è più tanto facile vederli grazie all’inquinamento atmosferico ed alle luci delle città che ci circondano e ci avvolgono, ma, soprattutto, perché la cosa non ci interessa più tanto, presi come siamo dai nostri piccoli-grandi problemi.

Eppure, nell’immensità degli spazi cosmici, qualcosa avviene nella apparente immutabilità di quelle stelle che, fredde ed impassibili, sembrano osservarci con sufficienza: dei punti luminosi si muovono, cambiano colore, dimensioni, direzione e ciò esclude ogni possibilità che possano trattarsi di meteore o di comete.

Pochi riescono ad osservarli, pochissimi a fotografarli o a filmarli ed ancora meno sono coloro che hanno visto atterrare questi strani, misteriosi oggetti ed hanno avuto un incontro ravvicinato con esseri diversi da noi come un polo dall’altro e che sono venuti in pace, venuti per errore, venuti per studiare, venuti per capire.

Nel campo ufologico il loro attraversare il cielo spinti da una forza misteriosa che permette loro di cambiare direzione con una rapidità apparentemente intollerabile per la struttura umana, ha fatto guadagnare loro il nome di U.F.O., una sigla americana che sta per Unknown Flyng Object e cioè Oggetto Volante Non Identificato.

In Italia, infatti, si sono anche chiamati O.V.N.I., ma questa sigla è ormai pochissimo usata e, come convenzione, tutti gli ufologi usano la sigla americana.

Il loro nome, dischi volanti, risale alla moderna ufologia perché fu esattamente nel 1947 che Kenneth Arnold che, tra i primi, attribuì questo nome a degli oggetti luminosi che avvistò in volo.

Per essere precisi il vero creatore del termine fu un contadino americano, John Martin, il quale addirittura nel secolo scorso (abituiamoci a dire: due secoli fa) avvistò degli strani oggetti a forma di piatto, in inglese saucer.

Ufologia attraverso il CinemaAvvistamenti misteriosi, reperti inesplicabili, avvenimenti oscuri, sono presenti fin dall’antichità della storia umana: strani graffiti nelle grotte, piste misteriose e gigantesche visibili solo da grande altezza, carte che riportano continenti o terre scomparse o sconosciute per l’epoca, costruzioni o gigantesche statue scolpite e collocate al loro posto con una precisione quasi impossibile anche per la nostra tecnologia.

La moderna ufologia, invece, ha accumulato avvenimenti su avvenimenti e misteri su misteri in una sorta di inquietante indagine alla quale l’ufologo si sottopone cercando di scoprire la verità sul fenomeno che sta studiando.

Se dobbiamo parlare di alcuni casi misteriosi come, per esempio, quello di Roswell o dei rapimenti compiuti, pare dagli alieni ai danni delle persone o di un complotto per tenere nascosta la verità, degli Uomini in Nero, quindi, dobbiamo cercare di farlo con serena obbiettività perché è assolutamente indubbio che esistono dei ciarlatani, ed i Contattisti ne sono un esempio evidente, che hanno gettato e gettano discredito su quello che dovrebbe essere un serio motivo di ricerca scientifica.

Ufologia attraverso il Cinema: AdamskiUno dei casi più sospetti, oggi venuto alla luce come totalmente falso, se mai vi erano stati dei dubbi, è quello di George Adamski, autoqualificatosi studioso di scienze occulte e contattista, il che vuol dire che apparteneva a quella genìa di esaltati che si dichiara in contatto fisico o mentale con creature aliene o spiriti provenienti da altre dimensioni: uno di questi imbecilli avrebbe addirittura delle sorte di stimmate impostegli da creature aliene.

Il nostro Adamski, il quale merita una parvenza di rispetto solo per il fatto di essere morto, dichiarò di aver incontrato, avvistato, fotografato più creature aliene lui che tutti gli equipaggi delle varie Enterprise e Voyager in tutte le serie finora presentate in televisione, film compresi.

Era evidente che ci si trovava di fronte ad un individuo desideroso solo di farsi pubblicità per poter poi incamerare soldi con interviste, libri ed il centro di contattismo da lui creato.

Dobbiamo abituarci ai falsi, ai mentecatti, ai visionari se vogliamo accostarci all’ufologia con spirito critico, ma non scettico, con la mente aperta ad ogni possibilità, anche a quelle che la scienza per ora non conosce. Non negarne l’esistenza a priori, ma nemmeno accettarla in base a prove o a testimonianze fatte da persone appartenenti alle categorie sopracitate e, purtroppo, una seria indagine come potrebbe essere quella ufologica è piena di personaggi di questo genere.

Fra i testimoni che avrebbero avvistato strane luci o strani oggetti nel cielo, ci sono personaggi i quali, per il loro stesso lavoro sono certamente portati alla precisione ed alla analisi. Vediamo di chi stiamo parlando.

La conquista dello spazio da parte dell’uomo, termine roboante per indicare i primi, incerti passi fuori di casa, ha avuto ufficialmente inizio nel 1969 quando due astronauti americani posero piede sul suolo lunare.

Eppure, questo inizio fu anche il principio della fine dato che il tutto era stato fatto solo per ragioni politiche: vincere una sorta di stupida gara con l’Unione Sovietica.

L’interesse della gente scemò rapidamente ed il risultato fu che tutto quello che seguì successivamente fu dapprima relegato in secondo piano e, in seguito, scaraventato delicatamente nel dimenticatoio.

Due missioni fanno eccezione: quella che per poco non costò la vita agli astronauti dell’Apollo 13, vicenda che fino al momento dell’incidente non era minimamente seguita dall’opinione pubblica.

Gli astronauti spesso parlavano ad un pubblico che non c’era. Improvvisamente un guasto compromise la missione e non solo, ma rischiò di mettere a repentaglio la vita stessa dell’equipaggio.

In seguito, furono realizzati due films sulla disgraziata impresa, uno dei due è notissimo e s’intitola Apollo 13 (Apollo 13) di Ron Howard, del 1995, il quale ripropone con quasi assoluta precisione l’accaduto, ma pochi sanno che ha avuto un predecessore nel film televisivo Apollo 13: un difficile rientro (Houston, We’ ve Got a Problem) di Lawrence Doheny, del 1974.

Qui l’avventura è seguita dal centro di Houston e dai suoi operatori, gli astronauti sono solo delle voci nella sala ed è stato aggiunto il dramma del controllore della missione che probabilmente sacrifica la propria vita a causa del suo cuore malandato, per fare in modo che i tre possano rientrare sani e salvi. Per i vari appassionati della ex teen-ager Sandra Dee, la segnaliamo tra gli interpreti.

In tempi ben più recenti abbiamo visto tornare nello spazio il buon vecchio John Glenn, il primo americano che orbitò attorno al pianeta con una capsula Mercury.

È evidente che la NASA, l’Ente Spaziale Americano, ha cercato di avere la maggior possibilità dall’evento del lancio del settantasettenne astronauta, cosa che fu fatta, ancora una volta, non per ragioni scientifiche, ma politiche in quanto accettare il quasi ricatto di Glenn voleva dire assicurarsi dei voti.

Lasciamo il mondo della politica e delle sciocche beghe terrestri, o beghe infantili, come la chiamava Klaatu, in “Ultimatum alla Terra”, non ci interessano, e torniamo ai lanci nello spazio.

Sono stati registrati alcuni eventi che, se confermati, appaiono indubbiamente strani e misteriosi.

Uno degli avvistamenti più strani appartiene proprio alla Missione Apollo 11 perché, durante il volo, gli astronauti avrebbero riferito di aver avvistato uno strano oggetto e poi, in orbita attorno alla Terra, avrebbero scorto un corpo misterioso a forma di “L” il quale assomigliava incredibilmente ad una valigia aperta.

Mentre stavano osservando la strana sagoma, l’oggetto cambiò improvvisamente forma trasformandosi in due anelli sovrapposti che sembravano oscillare nello spazio, indi parve diventare trasparente.

La spiegazione che fu fornita è che potesse trattarsi di un razzo di spinta che aveva esaurito il carburante, peccato che il razzo più vicino si trovasse ad oltre novemila chilometri.

Gli astronauti di Apollo 11 non furono i soli a parlare di strani avvistamenti perché, precedentemente il Progetto Apollo, la NASA mandò in orbita attorno alla Terra due astronauti utilizzando una capsula grande quasi il doppio di quella che aveva portato in orbita lo stesso John Glenn, la quale, come abbiamo detto, apparteneva al Progetto Mercury, in questo caso si trattava del Progetto Gemini, proprio perché i voli erano effettuati con due astronauti.

Il 4 giugno 1965, l’astronauta James McDivitt, vide un oggetto a forma di disco con, ad un’estremità, dei lunghi pali sottili. Sul retro lo strano oggetto era bianco ed argento, e si avvicinò talmente alla capsula che McDevitt stava pensando seriamente di accendere i razzi per poterlo evitare ma, all’improvviso, lo strano oggetto, forse un satellite vagante, scomparve.

Due mesi dopo, durante lo svolgimento della missione Gemini 5, fu il controllo a Terra ad avvisare i due astronauti che un misterioso oggetto era apparso improvvisamente vicino a loro.

Conrad e Cooper, i due piloti che erano a bordo, effettuarono immediatamente dei controlli sia visuali che con il radar, ma non videro nulla mentre da Terra fu comunicato ai due che l’oggetto era scomparso dallo schermo radar con la stessa velocità con la quale era improvvisamente apparso.

L’Ente Spaziale Americano condusse in seguito dei severi controlli alle apparecchiature di Terra e a quelle della capsula, revisionò tutte le registrazioni, ma nulla trapelò all’epoca degli eventuali risultati raggiunti.

Poi fu la volta della Gemini 7 guidata da James Lowell il quale avvisò il comando a Terra di un oggetto che stava pericolosamente avvicinandosi alla capsula.

Il Controllo pensò subito all’Ipotesi del “razzo di spinta” che poteva seguire l’orbita della Gemini dopo lo sgancio, ma Lowell ed Anders confermarono che potevano vedere contemporaneamente sia il razzo di spinta, sia lo strano oggetto.

Con Gemini 10 le cose non andarono diversamente, perché Collins e Young videro ben cinque oggetti roteare attorno alla loro capsula e non riuscirono a identificarne né la natura né la forma.

Molte di queste dichiarazioni sono state poi successivamente smentite dagli astronauti o minimizzate, come se la NASA avesse ordinato loro di non parlare del fenomeno.

Ma uno dei fatti assolutamente più straordinari accadde quando l’Apollo 11 con a bordo Michael Collins, James Aldrin e Neil Armstrong arrivò in orbita lunare.

Aldrin e Armstrong entrarono nel LEM, cioè il Lunar Excursion Module, una navetta con le zampe a ragno che li avrebbe portati sul suolo lunare e da lì sarebbero poi ripartiti riagganciandosi alla capsula Apollo con a bordo Collins che era rimasto in orbita ad aspettarli.

Secondo alcuni ufologi non tutte le conversazioni via radio furono diffuse al pubblico questo perché, sempre secondo gli ufologi, la NASA trasmetteva immagini e dialogo in differita, cioè con un ritardo di qualche secondo in modo da assicurarsi che alcune dichiarazioni, se non gradite, potessero essere cancellate prima della loro diffusione. (Un trucco simile viene evidenziato nel film Capricorn One di Peter Hyams -1977).

Tra le conversazioni tagliate ci sarebbero le parole di Armstrong: “Questi oggetti sono spaventosi, enormi… roba da non credere. Vi sto dicendo che vi sono altre astronavi laggiù… sono tutte in fila in fondo al cratere… esattamente sul lato opposto al nostro… sono sulla Luna e ci stanno osservando…

Se tutto ciò corrispondesse a verità e, sia ben chiaro, al momento attuale non esistono prove sia in un senso che nell’altro, ma solo chiacchiere senza costrutto, tutto ciò giustificherebbe la polemica che recentemente ha investito la NASA, secondo cui le foto degli astronauti sulla Luna sarebbero un falso perché sarebbero state rifatte successivamente in studio, sulla Terra, per tenere nascoste quelle vere che mostrerebbero le basi aliene sulla Luna.

Gli scienziati sovietici che stavano ascoltando le conversazioni tra Houston, la base terrestre, ed il Mare della Tranquillità, dove l’Aquila, così si chiamava il LEM, era atterrato, confermarono le parole di Armstrong e seppero che sia Aldrin che Armstrong fotografarono e filmarono i mezzi alieni, ma il Governo Americano mise la parola Top Secret alle immagini ed alle dichiarazioni.

Una volta tornati sulla Terra, i due astronauti negarono di aver mai detto quelle parole e la NASA ha sempre affermato di aver rilasciato sempre e completamente le fotografie scattate e le conversazioni effettuate.

Gli ufologi sono fermamente convinti che la NASA, sotto il controllo del Governo, tenga nascoste delle informazioni vitali che confermerebbero la presenza di alieni sulla Terra e nello spazio e che confermerebbero, inoltre, i rapimenti, gli avvistamenti e Dio solo sa quale altro complotto.

Al di là della paranoia di alcune di queste considerazioni noi non siamo sicuri del fatto che possa esistere un fondo di verità, forse non così clamorosa come la fantasia ufologica vorrebbe farci credere, ma certamente stimolante per la curiosità umana tanto da farci pensare che forse, lassù nello spazio, qualcuno ci sta osservando con bramoso interesse…

Da quanto tempo?

Già. Se siamo osservati, scrutati, visitati nonché rapiti da esseri di altri mondi da quanto tempo avviene tutto questo?

Nel 593 A.C. colui che venne definito il Profeta Ezechiele, era sacerdote in uno degli accampamenti babilonesi di prigionieri ebrei. Aveva trent’anni circa all’epoca e si trovò davanti ad un fenomeno talmente straordinario che gli fu persino difficile descriverlo.

Egli parlò di un uragano che avanzava verso di lui: “Una grande nube e un turbinìo di fuoco che splendeva tutt’intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. Al centro apparve l’immagine di quattro esseri animati, dei quali questo era l’aspetto: avevano sembianza umana ed avevano ciascuno quattro facce e quattro ali…

Ezechiele continua a sforzarsi per rendere al meglio la descrizione del fenomeno e parla di “Esseri che si spostavano insieme e, in mezzo a loro, si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano avanti e indietro…

Questi esseri sembravano far parte di un veicolo più grande che possedeva quattro serie di anelli scintillanti, ognuna delle quali era come “ruota sopra un’altra ruota…” e, sopra il tutto, Ezechiele vide una divinità incandescente “simile a metallo luccicante”, avvolta in una luce brillante.

Ezechiele interpretò ciò che vide, supposto che lo avesse visto davvero e non fosse solo un uomo dotato di molta fantasia, come “immagine della gloria del Signore”, ma ci fu chi credette che il Profeta avesse visto l’arrivo di un’astronave.

Poiché per alcuni blasfemi è più facile che un UFO scenda sulla Terra, piuttosto che si abbia una visione Divina, ecco che Erich von Daniken, un autore noto per le sue strampalate e fantasiose teorie, avanzò anche questa nel suo libro Enigmi dal Passato, il quale fu pubblicato nel 1968.

Uno dei suoi lettori trovava ridicola questa possibilità e non era certo un lettore qualunque perché si trattava di Joseph F. Blumrich, ingegnere della NASA, il quale si mise a costruire fisicamente l’oggetto seguendone la descrizione di Ezechiele ed il risultato, sbalorditivo per lo stesso incredulo Blumrich, fu qualcosa di molto simile al moderno LEM.

Nel 1973 lo scienziato, che aveva collaborato con Von Braun alla costruzione del Saturno 5, il razzo che aveva portato l’uomo sulla Luna qualche anno prima, pubblicò il risultato del suo studio nel suo scritto intitolato “The Spaceship of Ezekiel” dichiarando in esso che era stato piacevole essersi sbagliato….

Secondo Blumrich i quattro “esseri animati” potevano essere quattro carrelli, ognuno con una ruota per poterlo muovere una volta atterrato e le “ali” sarebbero state delle pale da elicottero usate per scegliere la posizione migliore prima dell’atterraggio, mentre un motore a razzo nella fusoliera a cono del velivolo fungeva da propulsore.

Un astronomo della Harvard University, Donald H. Menzel dichiarò che Ezechiele era stato vittima di un’illusione ottica, detta parelio il quale è prodotto dalla riflessione o dalla rifrazione della luce da parte di cristalli di ghiaccio in sospensione nell’atmosfera.

In caso di un’atmosfera tranquilla le facce laterali dei prismi e le basi esagonali di questi cristalli minutissimi si dispongono in modo del tutto naturale lungo la verticale e questo creerebbe una serie d’immagini poste su un piano orizzontale detto cerchio parelico ordinario, a forma di circonferenza e situato alla stessa altezza del Sole e, secondo la concentrazione, essi possono formare dei punti più o meno luminosi.

Abbiamo scritti su avvistamenti che si riferirebbero al 200 A.C. da parte dei Greci e dei Romani i quali parlavano di carri fantasma che percorrevano il cielo a forte velocità.

Nel 1270 a Bristol, in Inghilterra i paesani parlarono di una strana nave dal cielo dalla quale, tramite una scala, si era calata a terra uno strano essere il quale faticava a respirare, fu preso a sassate e ucciso dalla popolazione.

Se questo avvenimento fosse vero ci troviamo di fronte ad un alieno cretino che scende dalla propria nave spaziale senza nemmeno controllare l’atmosfera, nemmeno nella serie Z dei films di fantascienza, si permettono una cosa del genere…

Nel dicembre del 1741 Lord Beauchamp vide una palla di fuoco munita di coda che sfrecciava nel cielo, descritto così sembrerebbe un semplice meteorite…

Ufologia attraverso il Cinema: RoswellIl 2 luglio 1947 a Roswell, nel Nuovo Messico, accadde qualcosa d’insolito.

Si parlò da principio di una grande oggetto incandescente che fu visto percorrere il cielo ad alta velocità. Erano le 21,50.

Quella stessa notte, ma più tardi, un contadino di nome Mac Brazel, udì a nordovest di Roswell un forte boato, un’esplosione che aveva superato anche il temporale che stava imperversando sulla zona.

Il giorno dopo l’allevatore di pecore trovò, sparsi su un’aerea di circa mezzo chilometro quadrato, i frammenti di una sostanza simile a una lamina metallica sottilissima e malleabile, ma estremamente resistente.

Stando ad altre notizie Brazel avrebbe trovato anche un oggetto a forma di disco ed egli consegnò il tutto ad un ufficiale del controspionaggio del Roswell Army Air Field.

L’8 luglio il giornale locale, il Roswell Daily Record pubblicò un pezzo secondo il quale il Tenente Warren Haught, che era incaricato delle pubbliche relazioni tra la base e la popolazione civile era entrato in possesso di materiale appartenente ad un disco volante e questo grazie alla collaborazione degli allevatori del luogo e dell’ufficio dello sceriffo della Contea di Chaves.

Il silenzio che permeò la notizia andò avanti per giorni e giorni, un silenzio nel quale, nel sottofondo, s’inframmezzavano notizie incerte, allarmi nascosti, illazioni, ipotesi e domande.

I frammenti, e forse anche lo strano disco, furono trasferiti al Quartier Generale dell’VIII Air Force a Forth Worth nel Texas, comandato dal Generale Roger Ramey il quale comunicò subito alla radio che il tutto era stato un grosso equivoco, ciò che il contadino aveva trovato altro non erano che i resti di un pallone aerostatico meteorologico a bordo del quale, cosa stranissima, c’erano addirittura dei manichini.

Il generale autorizzò anche la stampa a fotografare i rottami, in una seconda conferenza stampa, stando almeno a quello che dissero alcuni fotografi, i rottami erano diversi.

Tutto tacque, tutto fu campo di illazione ed ipotesi fino al 1987 quando grazie a dei documenti fino a prima dichiarati Top Secret, sarebbe risultato che fu un’astronave aliena a naufragare sulla Terra e che a bordo della stessa sarebbero stati recuperati quattro cadaveri.

Ancora oggi, nonostante il filmato recuperato di un’autopsia aliena, non si riesce a stabilire se queste immagini siano autentiche, se il fatto è realmente accaduto perché troppi sono gli interessi che portano a formulare ipotesi in un senso o in un altro.

Ma è del 1948 uno dei casi più discussi di tutta la moderna ufologia, quella che viene conosciuta come il Caso Mantell.

Il giorno è il 7 gennaio del 1948 ed il Capitano Thomas Mantell è alla guida del suo F-51 nei cieli della Georgia. La sua squadriglia è composta di quattro aerei, lui compreso e Mantell è un pilota dalla vasta esperienza.

Nello stesso momento, a terra, quattro pattuglie della Polizia Militare segnalano che è stato avvistato in cielo uno strano oggetto luminoso che procede ad alta velocità.

Al vicino aeroporto l’oggetto viene visto al binocolo e così descritto da uno dei testimoni: “È molto largo, è simile ad un ombrello. Non capisco cosa possa essere. Mi pare che abbia dei bordi rossi che si rivolgono alternativamente verso l’alto o verso il basso.”

Il Colonnello Hix, comandante della base dell’aeronautica militare, ordina agli aerei in volo di cercare di intercettare lo strano oggetto e poiché la squadriglia di Mantell è quella più vicina, Hix gli ordina di andare a vedere.

Comincia così un inseguimento nel quale il pilota forza sempre di più l’aereo fino a che, via radio, egli non avrebbe detto: “Sta viaggiando a una velocità metà della mia ed è diretto verso l’alto… mi sto avvicinando per vedere meglio… È su di me, sembra metallico. È di una grandezza spaventosa…”

Altri messaggi parlerebbero di ombre intraviste dagli oblò, poi il silenzio.

I resti dell’aereo di Mantell furono trovati sparsi in giro per un raggio di un miglio.

Nessuno sa cosa sia realmente accaduto, non si è nemmeno sicuri degli ultimi due messaggi, ma la spiegazione data dall’Aeronautica, suona incredibilmente stupida: Mantell avrebbe seguito il pianeta Venere scambiandolo per un UFO il che, da parte di un pilota esperto, suona perlomeno offensivo alla sua memoria.

L'Autore

Giovanni Mongini

Tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all'argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Innumerevoli le sue pubblicazioni. La più recente è il saggio in tre volumi “Dietro le quinte del cinema di Fantascienza, per le Edizioni Della Vigna scritta con Mario Luca Moretti.”

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