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Beati gli ultimi

Beati gli ultimi

La mattina sono contento di svegliarmi, prima però non era così. Prima ero sempre preoccupato perché si dovevano fare delle cose difficili. Ogni giorno. Ora non è più così complicato. Semplicemente non so più come farle e ho smesso di farle.

Per esempio, il rubinetto della cucina gocciola. Prima mi sarei dato un gran da fare per rimetterlo a posto, avrei chiamato qualcuno per farlo riparare. Ora non c’è più nessuno che lo sappia fare. Allora io ho avuto una grande idea, che poi il mio vicino mi ha copiato. Metto sotto una bacinella e raccolgo l’acqua, che poi metto da parte in tutte le bottiglie che riesco a trovare. Ho il garage pieno e sento che prima o poi tutto questo mi sarà utile.

Più tardi andrò da Albert. Lui è molto fortunato. Ha una collezione straordinaria di scatole di metallo. Se sopra c’è la figura dei fagioli, poi dentro ci sono davvero dei fagioli. Se la figura è di un pesce, dentro c’è il pesce. Ma non vivo però. Morto. Però è buono da mangiare.

Albert ce le regala. Dice che per lui sono troppe, che non ha così fame.

Molti vanno da Albert. Così la sua collezione sta diminuendo.

Prima è passato Louis. Una volta era ingegnere, faceva i ponti.

Non ricordo come faceva a farli. Forse li faceva con l’aiuto di qualcun altro, perché i ponti sono molto grandi. Ora anche lui non sa più come faceva a farli, ma ricorda che faceva tanta fatica e che si preoccupava ogni volta. Aveva paura che il ponte venisse giù. Qualcuno poteva farsi male.

Adesso Louis fa collanine, me ne ha regalata una. Louis le regala a tutti.

Mi siedo sul portico e vedo che Paolo ha portato il giornale. Sono fortunato; lui li scrive tutti con la penna biro, e non riesce a farne molti. Prima era giornalista, ma ora non ricorda più bene come si faceva. Allora va in giro più che può e raccoglie ogni notizia che sente e poi la scrive sui suoi giornali. Anche se non sa più scrivere bene come una volta.

Io sono fortunato anche perché riesco ancora a leggere, non tutti ci riescono.

Mi piace il suo giornale. Ci sono solo buone notizie.

Non ci sono più le guerre. Da nessuna parte. Né ci sono più tutte quelle cose brutte che c’erano prima. I banditi. Gli orsi cattivi. Ora anche i daini e i cerbiatti scendono tranquilli giù in città.

Le guerre erano brutte, perché buttavano giù le case della gente.

Ma poi sono finite, quando ho smesso di preoccuparmi. Quando tutti hanno smesso di preoccuparsi.

Da quel che ho capito, però è successo tutto proprio a causa di una guerra. Non tutto il male viene per nuocere.

Prima c’erano dei signori che si chiamavano gli Scienziati. Gente intelligente, pare.

Beh, questi Scienziati a un certo punto inventarono un’arma. Erano come degli animalini, ma piccoli. Tanto piccoli che non si vedono. Però questi animalini potevano entrare nella testa delle persone e togliere loro ogni preoccupazione.

Loro dicevano, se il nemico diventa buono noi vinceremo la guerra.

Ma pare che gli animalini fossero più furbi di loro, anche se erano tanto intelligenti perché erano Scienziati. Così tutti sono diventati buoni e la guerra l’hanno vinta tutti.

Apro il giornale e guardo il titolone centrale. Paolo è bravo a scrivere i titoloni in bei caratteri cicciotti. Questo dice: Vanessa ha avuto un’idea!

L’articolo dice che Vanessa vive in una villetta coi suoi due cani e una vecchia zia. Però non dice che idea ha avuto. Forse se l’è dimenticato. Ma non importa, la storia di Vanessa, dei cani e della zia è carina.

Esco sulla via per andare da Albert. Camminare mi piace.

Mi guardo in giro, saluto i vicini e penso che sono felice.

Siamo tutti felici.

Grazie alla guerra di quegli Scienziati.

 

Copertina di Giorgio Sangiorgi, editor di Edizioni Scudo.

 

Giorgio Sangiorgi
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Sangiorgi lavora e vive a Bologna. Dopo un esordio nel campo del fumetto, ha vinto alcuni premi letterari locali per poi diventare uno degli autori e dei saggisti della Perseo Libri Il suo libro "La foresta dei sogni perduti" ha avuto un buon successo di pubblico. Ora pubblica quasi esclusivamente in digitale e alcuni suoi racconti sono stati tradotti e pubblicati in Francia e Spagna.

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