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Tim Fehlbaum parla di ‘Tides’ il suo film sulla fine del mondo

Tim Fehlbaum parla di ‘Tides’ il suo film sulla fine del mondo

Il film distopico del regista Tim FehlbaumTides’ è stato proiettato nella sezione speciale della Berlinale di quest’anno e sta cercando di lasciare un segno all’European Film Market. Il precedente film del regista svizzero è del 2011 ed era ugualmente basato sul distopico. Si trattava di Hell.

Tides ha la fantascienza nel DNA della sua produzione.

Coprodotto dalla principale società indipendente europea Constantin, che si è affermata tra i principali produttori mondiali di cinema di genere con titoli come ‘Resident Evil’ e ‘Monster Hunters’ e German Studio Babelsberg, il più antico studio cinematografico del mondo su larga scala, patria del cinema di fantascienza. Dove Fritz Lang ha girato ‘Metropolis’.

Roland Emmerich è stato anche produttore esecutivo mentre il film è co-prodotto da BerghausWöbke Filmproduktion (Thomas Wöbke, Philipp Trauer) e Swiss Vega Film AG (Ruth Waldburger) con sede a Monaco.

La storia di Fehlbaum si apre in un futuro oscuro e umido quando i pochi privilegiati che sono stati in grado di lasciare la Terra ed evitare le conseguenze del cambiamento climatico hanno imparato a rimpiangere il loro esodo e iniziano a chiedersi come sono davvero le cose sul pianetà blu.

Per saperne di più, dalla nuova colonia di Keplero vengono inviate alcune spedizioni sulla Terra, per vedere se un ritorno sia possibile.

Blake, è una giovane donna, astronauta ed è anche una tra i pochi disposti a intraprendere il viaggio. Quando atterrerà è sorpresa di scoprire che ci sono ancora piccole comunità, che sopravvivono a malapena sul pianeta invaso dalle acque.

Fehlbaum ha scritto la sceneggiatura originale con Mariko Minoguchi e ha arruolato uno dei migliori direttori della fotografia di fantascienza del mondo, Markus Förderer (‘Bliss’, ‘Independence Day: Resurgence’).

Durante le riprese di “Tides” il registra ha dovuto risolvere  parecchie sue allergie tecniche, come quelle dovute al Green Screen (lo schermo verde che serve per inserire sfondi e immagini).

Tim Fehlbaum: una scena di Tides

Questo è il tuo secondo film di fantascienza ambientato in una Terra futura non troppo lontana. Il genere ti affascina in modo specifico, o erano solo queste le due storie che volevi raccontare?

Cerco di non pensare troppo al genere quando inizio a pensare a un film. D’altra parte, devo dire che mi piace giocare con i generi, giocare con le regole mantenendo il mio approccio il più autentico possibile. Mi piace andare il più lontano possibile dalle regole di un genere specifico mantenendo i piedi per terra. Alla fine della giornata con ‘Tides’, la nostra regola più importante era trovare l’autenticità e la fisicità in ogni piccola parte del nostro film. Sebbene spesso con i film di fantascienza si vedano immediatamente molte scene con lo schermo verde, abbiamo cercato di evitare il più possibile l’uso di questi effetti speciali. Non voglio minimizzare il lavoro del reparto VFX [Effetti Visivi], che ha fatto un ottimo lavoro nel ricucire elementi che abbiamo fotografato nella realtà.

Questo è sicuramente uno degli aspetti salienti di “Tides”, la tua forte dipendenza dagli effetti pratici rispetto al digitale. Come hai progettato e creato il futuristico insediamento di Keplero e quanto di esso è stato costruito per il film?

Per Keplero abbiamo costruito solo i due muri che vedi nel film. Fuori dalla finestra in quella stanza, non abbiamo nemmeno usato lo schermo verde, solo un’illuminazione intelligente del mio direttore della fotografia Markus Förderer, che considero uno dei migliori al mondo. Poi la scena con la comunità Kepler, è stata girata in un edificio nel mezzo della mia città natale, costruito da un famoso studio di architettura svizzero Herzog & de Meuron che utilizza i materiali in modo interessante e futuristico.

E le parti del film che si svolgono sulla Terra?

Per le scene all’aperto siamo andati nelle Tidelands tedesche, da dove è nata l’idea del film. Sono un regista molto visivo e le mie idee spesso hanno un innesco visivo. Non ero mai stato nelle Tidelands ed essendo cresciuto tra le montagne svizzere trovarmi nel punto più pianeggiante della Germania mi ha aperto gli occhi. Guardare questa distesa d’acqua è stato parecchio interessante perché in un’ora o giù di lì, tutto ciò che hai appena visto si copre d’acqua. Le inondazioni nel film sono reali e arrivano due volte al giorno. Girare in quei posti è stato estremamente difficile perché non potevamo riprendere per più di due o tre ore, e ho sempre voluto continuare a filmare, ma diventa questione di minuti prima che l’acqua arrivi alle ginocchia e all’improvviso te la trovi al petto.

Quindi, hai davvero fatto di tutto per evitare di costruire il tuo futuro nei computer.

Sono molto allergico a quel tipo di effetti. A mio avviso debbono sempre esserci elementi reali in azione, specialmente nell’acqua o nella nebbia. Far vedere come si muovono le piccole particelle di acqua nell’aria. Nessun computer potrà mai calcolare o copiare questo effetto. Sul set mi hanno dato un soprannome di Tropfenregisseur (regista di gocce). Pretendevo che tutto fosse bagnato, specialmente gli attori davanti alla telecamera. Erano sempre completamente fradici, ma lo era anche la nostra squadra. Era talmente importante per me, che avevo assunto un ragazzo con uno spray, del tipo che si usa per le piante, e lui correva spruzzando tutti. Penso, almeno spero, che il pubblico lo percepisca quando vedrà il film.

Tim Fehlbaum sceglie Nora ArnezederIl successo di questo film, almeno dal punto di vista creativo, è dipeso in gran parte dalla performance di Nora Arnezeder nei panni di Blake, che è presente in quasi tutte le riprese. Puoi parlarci del suo casting e di cosa ha portato alla produzione? E di Iain Glen?

A volte possono esserci molte discussioni sul tentativo di ottenere grandi nomi per i protagonisti in questo tipo di film. Siamo stati molto fortunati a trovare Nora Arnezeder, che mi ha subito convinto: quando ha cominciato a leggere la piccola parte che avevo deciso di farle provare assieme a Mariko Minoguchi, ho sentito subito che era esattamente così che mi aspettavo di vedere la protagonista del film. Per ciò che riguarda Iain Glen, è stato perfetto per la parte e, naturalmente, è utile che sia parecchio conosciuto per via del ‘Trono di Spade’. Succede a volte, che il casting risulti in definitiva davvero semplice.

L'Autore

Sergio Giuffrida

Classe 1957, genovese di nascita, catanese d'origine e milanese d'adozione. Collabora alla nascita della fanzine critica universitaria 'Alternativa' di Giuseppe Caimmi, e successivamente alla rivista WOW con Franco Fossati e Luigi Bona. Dall'inizio degli anni Novanta è segretario del SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani), Gruppo Lombardo.

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