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MOSTRA ANTHROPOCENE A BOLOGNA

MOSTRA ANTHROPOCENE A BOLOGNA
Anthropocene

Tartaruga marina con un pezzo di plastica in bocca

Si è aperta lo scorso 16 maggio a Bologna la mostra Anthropocene che illustra, tramite immagini e installazioni, l’impatto devastante dell’essere umano sull’ambiente. La mostra si snoda attraverso le immagini straordinarie del fotografo di fama mondiale Edward Burtynsky, i filmati dei registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, installazioni di realtà aumentata e un film sul progetto per sensibilizzare il mondo, o almeno l’Italia, e sarebbe veramente auspicabile la sua totale rispondenza.

L’era o epoca geologica in cui viviamo è denominata Anthropocene, ma noi, da bravi esseri umani, la stiamo pian piano distruggendo tramite l’inquinamento derivato dai polimeri presenti nei mari e negli oceani nella misura di 46.000 micro particelle in ogni chilometro quadrato delle acque salate del mondo.

Il fragile equilibrio di flora e fauna marina sta subendo danni probabilmente irreversibili data la concentrazione sempre più elevata di plastica. La plastica che finisce in mare è di circa 10 milioni di tonnellate e rappresenta circa l’80% di quella prodotta ogni anni. Nei mari vi arriva sospinta dal vento, trascinata dagli scarichi dei fiumi, dai pescherecci, dalle navi mercantili e da quelle turistiche di tutte le dimensioni. Solo il 20% della plastica viene bruciata o riciclata.

Qualsiasi tipo di plastica, dopo decenni, si frantuma fino a dimensioni microscopiche, più piccole di 5mm di diametro, e costituisce una delle cause principali di morte per soffocamento per pesci e uccelli marini, poiché viene scambiata per cibo.

Il 52% delle tartarughe marine muore ingerendo accidentalmente la plastica perché scambiata per plancton e meduse. Se questo non bastasse, 115 specie marine sono a rischio, dai mammiferi agli anfibi.

Proprio in questi giorni è stato trovato un capodoglio rosa di grosse dimensioni spiaggiato sul litorale di Palermo. Una specie nuova? Non si era mai visto un capodoglio rosa! Beh, gli esami effettuati sull’animale hanno rivelato che il colore è derivato proprio dall’ingerimento della plastica!

La plastica, in particolare il nylon, ha avuto origine negli anni ’30 e il suo utilizzo si è propagato in tutti i settori industriali per produrre beni di largo consumo. Grazie anche alla riduzione dei costi dell’estrazione di idrocarburi quali metano e petrolio, e adesso PET e poliestere, è ormai parte della nostra vita quotidiana.

L’utilizzo dei polimeri derivati dal mais e da altre specie vegetali hanno creato, negli ultimi anni, un minor impatto ambientale risolvendo in parte il problema della degradabilità e, di conseguenza, sono stati creati terreni destinati a scopi industriali e non alimentari.

Quasi tutte le industrie utilizzano contenitori di plastica per i loro prodotti: dall’imballaggio della pasta, dei cibi pronti, delle reticelle per frutta e verdura ai saponi liquidi, creme eccetera. I più anziani di noi ricorderanno quando la pasta veniva venduta in carta blu, il concentrato di pomodoro e il tonno, sfusi e nella carta oleata, il sapone da bucato in blocchetti senza carta o plastica attorno. E che dire delle bottiglie dell’acqua? I più utilizzavano quella del rubinetto, mettendola in bottiglie o caraffe di vetro; chi poteva permetterselo usava acqua minerale esclusivamente in bottiglie di vetro (con vuoto a rendere).

Probabilmente all’epoca, ciò che veniva portato in discarica era facilmente incenerito.

Dobbiamo immagazzinare nel nostro cervello che per difendere i mari occorre applicare la regole delle quattro R, cioè:

  • Ridurre: scegliere prodotti con meno imballaggi, borse in stoffa, batterie ricaricabili, etc.
  • Riusare: scegliere il vuoto a rendere, il vetro anziché la plastica
  • Riciclare: adottare la raccolta differenziata
  • Recuperare: inventare nuovi utilizzi.

In Italia sono state monitorate sessantadue spiagge in cui sono stati rinvenuti 670 rifiuti non riciclabili  in cento metri di arenile.
Nonostante l’Unione Europea, con la direttiva 2015/720, abbia imposto dal primo gennaio 2018 il pagamento per l’utilizzo degli shopper biodegradabili, questo è solo un piccolo passo verso la riduzione della plastica da imballaggio. I maggiori produttori di rifiuti plastici, inoltre, Stati Uniti, Cina e India, hanno respinto la richiesta dell’Enviromental Assembly delle Nazioni Unite in tema di inquinamento.

Se vogliamo vivere e far sopravvivere mari, fiumi, flora e fauna marine e non solo, dobbiamo attuare la regole delle quattro R. In alternativa, entro cinquant’anni, assisteremo alla FINE DEL NOSTRO PIANETA!

Residui su spiaggia

Residui di plastica e materiale non riciclabile su una spiaggia

In copertina, Dandora, Kenya: una delle più grandi discariche al mondo (Foto di Edward Burtynsky)

L'Autore

Manuela Menci

Manuela Menci è nata a Firenze il 22 aprile 1952 e ha continuamente collaborato alle ricerche per i saggi del marito Giovanni Mongini. Con La Fantascienza su Internet, si è impegnata in prima persona nella ricerca dei cortometraggi, serial e film che appaiono nel volume pubblicato dalle Edizioni Della Vigna: una guida per tutti quegli appassionati di piccole rarità che cinema e TV non riescono a colmare.

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