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DORA L’ESPLORATRICE IN LIVE-ACTION

DORA L’ESPLORATRICE IN LIVE-ACTION

Dalla rivista Variety vi propongo la recensione del critico Peter Debruge del film Dora e la città perduta, tratto dalla popolare serie a cartoni animati per bambini Dora l’esploratrice.

Regia: James Bobin Cast principale: Isabela Moner, Eugenio Derbez, Michael Peña, Eva Longoria
Data di uscita: Aug 9, 2019
Rating della censura: PG  Durata: 102 MIN.
Official Site: https://www.facebook.com/DoraMovie/

Dora l’esploratrice aveva sette anni quando il pubblico la incontrò la prima volta in televisione, una singolare tuttologa che viaggia seguendo una mappa, alla ricerca di risposte a vari enigmi, accompagnata da uno zaino dalla bocca grande e una scimmia altrettanto loquace, Boots. Sono passati quasi vent’anni da quando lo show è andato in onda per la prima volta (abbastanza per coltivare un’enorme consapevolezza globale), ma solo dieci nel mondo di Dora, il che significa che il suo debutto in live-action, Dora and the Lost City of Gold, del regista James Bobin, dà al pubblico di tutte le età la possibilità di vedere il personaggio – la cui inestinguibile sete di istruzione non conosce limiti – affrontare il test finale (per ora): adattarsi a una scuola superiore americana.

Se questo suona come un pretesto per un adattamento della TV al cinema in chiave di auto-parodia – qualcosa nella vena di 21 Jump Street o Hazzard – forse è il caso di ricredersi. Sì, il film è abbastanza postmoderno da riconoscere che c’è qualcosa di strano nella propensione di Dora a rompere la quarta parete (come quando si gira e chiede al pubblico: Puoi dire delicioso?) e comporre canzoni spontanee per ogni occasione. Ma la qualità più accattivante della sceneggiatura di Nicholas Stoller e Matthew Robinson – senza contare che non hanno provato a imbiancare la loro eroina latina – è il modo in cui si consente a Dora di rimanere instancabilmente ottimista indipendentemente dalla situazione, sia che si tratti di esplorare infidi templi Inca o di affrontare un altrettanto temibile auditorium di coetanei adolescenti. Persino Indiana Jones si sarebbe innervosito. Ma non Dora (interpretata qui da Isabela Moner), che fa una battuta, “Se credi solo in te stesso, tutto è possibile“, prima di precipitare in un baratro pericoloso, dimostrando efficacemente che la positività ha un solo risultato.

Dora e la città perdutaCresciuta nella giungla da una coppia di professori di archeologia (Eva Longoria e Michael Peña), Dora viene mandata a frequentare il liceo a Los Angeles con suo cugino Diego (Jeff Wahlberg) proprio mentre i suoi genitori si apprestano a trovare la leggendaria città di Parapata. Lei preferirebbe unirsi a loro nella spedizione ma, nelle dinamiche del film, è molto più interessante vedere come Dora gestisce quello che potremmo chiamare il mondo reale, vale a dire, metal detector della scuola pubblica, i rapporti tra adolescenti e l’umiliazione del nonnismo.

Mentre Dora affronta tali problemi, il film illustra abilmente di che pasta è fatta, dandole anche la possibilità di riunire un piccolo gruppo di compagni emarginati, tra cui Sammy (Madeleine Madden), la tipica prima della classe, che è immediatamente minacciata dall’intelligenza di Dora, e l’ultra goffo Randy (Nicholas Coombe), uno stereotipo dai capelli strani e un aspetto praticamente asessuato. Insieme a Diego, questi tre finiscono rapiti e rispediti in Sud America, dove un adulto fidato di nome Alejandro (Eugenio Derbez) li aiuta a fuggire. Ora tutto ciò che i bambini devono fare è trovare i genitori di Dora prima che i cattivi arrivino a Parapata.

Finora, è  semplice. Tuttavia, è importante tenere presente che il nuovo pubblico in target non avrà visto gli innumerevoli film di avventura nella giungla che la nuova pellicola sta attivamente riciclando – e anche allora, il genere risale a così tanti decenni indietro, con i più vari punti di riferimento dai film di Allan Quatermain e Indiana Jones fino ai più recenti remake di Jumanji e Tarzan… Più importante per loro sarà la questione di come questo adattamento live-action scelga di trattare i loro elementi preferiti del cartone animato. Come, ad esempio, gestisci uno zaino parlante? La risposta: trattalo come un sacco di utilità senza fondo, ma elimina la capacità di parlare.

Dora l'esploratriceI bambini in età prescolare adorano Swiper, il subdolo antagonista della volpe nella serie (doppiato qui da Benicio Del Toro), ma il pubblico più anziano accetterà una versione animata al computer di questo sciocco personaggio? E qual è il modo migliore per riavviare Boots, il compagno di Dora? A differenza del recente aggiornamento della Disney Aladdin, in cui un Abu troppo realistico non è poi così efficace come la sua controparte animata, Boots mantiene la pelliccia blu originale e le sue esagerate caratteristiche, ma sembrano giuste per l’iper-stilizzato ambiente della giungla rappresentata nel film.

Dora, BootsAnche se il direttore della fotografia Javier Aguirresarobe (Thor: Ragnarok) fa sembrare quei paesaggi fantastici adeguatamente sontuosi, il regista Bobin ha saggiamente deciso di non cercare il realismo a tutti i costi: una scelta artistica che rende gli effetti visivi spesso più accattivanti che deludenti. Ciò paga particolarmente bene in un campo di enormi fiori rosa, che innescano un’allucinazione che molti considereranno il punto più alto del film.

Mentre la maggior parte del cast (e in particolare Derbez) recitano versioni ampliate e borderline dei loro personaggi, la Moner ha gli occhi spalancati e l’atteggiamento che normalmente associamo a Dora, ma aggiunge un livello di carisma che il personaggio animato non è in grado di trasmettere. Precedentemente apparsa in Instant Family e Transformers – L’ultimo cavaliere, la giovane attrice mostra un evidente potenziale da star, nella misura in cui si spera che questo film sia un successo.

Dora e la città perduta fa di tutto per stabilire che il personaggio non è una cacciatrice di tombe o di tesori, ma piuttosto un’esploratrice, una che rischia la vita per amore di conoscenza. Questo la rende forse l’avventuriera sul grande schermo più sveglia, facendo sembrare al confronto il XX secolo, parafrasando Indy, that belongs in a museum!

Dora conosce molte cose, tra cui tre lingue: inglese, spagnolo e il dialetto inca parlato dai guardiani di Parapata. Al riguardo, è una bella sorpresa vedere l’attrice nativa Q’orianka Kilcher, che ha interpretato Pocahontas in The New World di Terrence Malick, impersonare con stile uno di questi guardiani inca. Se poi lo show televisivo Dora l’esploratrice è famoso per i suoi enigmatici puzzle, durante il quale Dora richiede la partecipazione del pubblico, da questo punto di vista il film è relativamente debole, proponendo enigmi tipo quelli di National Treasure e scivoli d’acqua alla Goonies per bambini troppo giovani per aver visto questi film. Tuttavia, quando arriva il momento per Dora di risolvere il cruciale test climatico e le viene chiesto di fare un sacrificio di ciò che è più prezioso, ci rendiamo conto di quanto siano solidi i suoi valori.

Sebbene il film possa sembrare semplicistico e rudimentale sotto molti aspetti, sarebbe anche giusto dire che rappresenta una certa speranza per il futuro: quando si interagisce con le generazioni più giovani, può essere incoraggiante scoprire che non sono state necessariamente indottrinate con gli stessi pregiudizi come i loro genitori, e in molti casi, sembrano istintivamente più sensibili di conseguenza. Forse, dopo tutto, anche noi potremmo imparare qualcosa da Dora… soprattutto una visione della vita più giusta, etica e corretta!

Dora e la città perduta uscirà nei cinema italiani il 26 settembre 2019.

L'Autore

Sergio Giuffrida

Classe 1957, genovese di nascita, catanese d'origine e milanese d'adozione. Collabora alla nascita della fanzine critica universitaria 'Alternativa' di Giuseppe Caimmi, e successivamente alla rivista WOW con Franco Fossati e Luigi Bona. Dall'inizio degli anni Novanta è segretario del SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani), Gruppo Lombardo.

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