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24 A MEZZANOTTE – STORIE ITALIANE DELL’ORRORE

24 A MEZZANOTTE – STORIE ITALIANE DELL’ORRORE
24 a mezzanotte – Storie italiane dell’orrore
A cura di: G. Maresca, L. Raimondi
Illustratore: F. Lastrucci
Data di Pubblicazione: giugno 2019
Pagine: 312
Editore: Officina Milena

L’horror è una strada che la letteratura italiana ha battuto raramente, o meglio, che raramente è stata presa in considerazione, soprattutto se ambientata nel Paese del Sole e non nelle nebbiose brughiere inglesi. Eppure diverse eccellenti penne italiche hanno nobilitato il genere fantastico, ma perlopiù le loro escursioni sono considerate opere minori.
Se c’è, comunque, un genere che accomuna tutte le culture a ogni latitudine è proprio quello horror. Vecchie credenze popolari, mostri e fantasmi sono patrimonio dell’umanità tutta. Paradossalmente, l’horror moderno ha le sue origini nel Secolo dei Lumi, l’epoca della vittoria della ragione e della razionalità sulla superstizione. Almeno alle origini, inoltre, prediligeva le ambientazioni e le atmosfere italiane. Il castello di Otranto (1764) di Horace Walpole, considerato il primo romanzo gotico, è ambientato nel Salento; L’italiano, o il confessionale dei penitenti neri (1797) di Ann Radcliffe a Napoli; parte della lunga saga di Varney il vampiro (1845-1847) è ambientata in Campania mentre Un mistero della campagna romana (1885) di Anne Crawford, rimanendo in tema di vampiri, nel Lazio. E allora, se loro ambientavano le loro storie nel Belpaese, perché questa sorta di idiosincrasia verso il genere e le location italiane? Forse perché Verismo o, ancor più, Neorealismo, da noi sono considerate parole sacre? Per esterofilia cronica del lettore (e dello scrittore)? Perché un’ambientazione italiana ci sembra troppo provinciale? Ma non è dalla provincia, come Lovecraft o King c’insegnano, che arrivano gli orrori più terrificanti?

Copertina 24 a mezzanotteE allora, per cercare di recuperare questo gap, ben vengano iniziative come quella rappresentata dal volume 24 a mezzanotte, recentemente pubblicato da Milena Edizioni. Si tratta di una raccolta di racconti firmati da ventiquattro autori italiani che ci portano in un particolare giro d’Italia. Un viaggio dal Nord al Sud, Isole comprese, nelle zone più oscure e nascoste del nostro Paese che a livello di potere evocativo nulla hanno da invidiare al New England fantastico di Poe, Lovecraft e King, alle periferie di Liverpool di Campbell e Barker, all’assolato Texas di Lansdale o di Hooper e alla nebbiosa Londra di mille altri autori.

La raccolta è curata da Giuseppe Maresca e Luca Raimondi, autori di diversi racconti horror pubblicati su riviste specializzate e antologie, fondatori del blog di cultura horror Il gorgo nero. Continuando a seguirci su Cose da Altri Mondi, il primo agosto potrete leggere l’intervista doppia ai quali li abbiamo sottoposti. Ogni racconto è impreziosito da un’illustrazione realizzata da Fabio Lastrucci, scultore e illustratore napoletano. Claudio Chiaverotti, autore dei fumetti Brendon e Morgan Lost nonché di diverse avventure di Dylan Dog, firma invece la prefazione.

Oltre ai curatori Maresca e Raimondi, gli altri autori dei racconti della raccolta, presentati come nel volume in rigoroso ordine alfabetico, sono: Stefano Amato, Danilo Arona, Corrado Artale, Vincenzo Barone Lumaga, Andrea Carlo Cappi, Fabio Celoni, Maurizio Cometto, Antonio Ferrara, Antonella Ferraris, Pietro Gandolfi, Roberto Grenna, Andrea Guglielmino, Nicola Lombardi, Angelo Marenzana, Gianluca Morozzi, Angelo Orlando Meloni, Massimo Padua, Barbara Panetta, Biagio Proietti, Lea Valti e Daniele Zito.

A cura del solo Luca Raimondi, Morellini Editore ha pubblicato nel 2018 I signori della notte. Storie di vampiri italiani, altra raccolta di racconti di autori italiani (alcuni, i medesimi di 24 a mezzanotte) .

Come succede in questo genere di prodotto, le storie presentate sono molto diverse per tono e temi trattati e ricoprono tutti gli ambiti del genere, dallo splatter al gotico, dagli zombi ai vampiri, dal folklore rurale a quello metropolitano. L’impressione generale è quella di trovarsi di fronte a un prodotto che strizza l’occhio alle serie televisive antologiche sul genere di Ai confini della realtà e ai fumetti con Uncle Creepy, e la presenza in copertina di un personaggio che assomiglia tantissimo allo Zio Tibia mi sembra una chiara dichiarazione d’intenti.

I RACCONTI

Periferie pasoliniane del sud Italia di Stefano Amato

Ambientato a Siracusa, parte dal classico spunto di mille slasher: un gruppo di giovani in vacanza che decidono di abbandonare i canali abituali del turismo si ritrovano a rivivere le scene di The Texas Chain Saw Massacre, dove al posto della motosega l’assassino ha una più economica sega. Tutto inizia quando Marco, uno dei ragazzi in gita post-laurea, decide di portare i suoi amici dalla comoda e bella Ortigia al degradato quartiere Mazzarrona, in cui aleggia la figura di un boogeyman locale chiamato Il Falegname, con l’intento di fotografare le Periferie pasoliniane del sud Italia, argomento della sua tesi. Un incipit dove i rimandi al racconto di Clive Barker Il proibito e alla relativa trasposizione cinematografica Candyman non sembrano messi lì a caso e che invoglia a continuarne la lettura.

Tutta quell’acqua di Danilo Arona

Dopo il bagno di sangue del racconto precedente, ecco passare a una storia meno efferata ma decisamente più spaventosa. Arona ci porta nel suo Piemonte con un racconto che ruota attorno a una dagida, la bambola delle fatture, e a una serie di morti legate, come si evince dal titolo, all’acqua. La prosa di Arona è molto efficace nel richiamare le vecchie leggende contadine da raccontare sottovoce. Mentre leggevo mi sembrava di sentire le esalazioni e il putridume dell’acqua descritte sulle pagine, cosa che mi era successa con i racconti di Koji Suzuki contenuti nella raccolta Dark Water, i quali avevano proprio quest’elemento come filo conduttore. Probabilmente il miglior racconto della raccolta.

Pop-Corn di Corrado Artale

Pop-Corn 24 a mezzanotteCon questo racconto ci spostiamo a Battipaglia, ma stavolta l’ambientazione geografica ha davvero poca importanza. Mosso da uno spiccato spirito cinefilo, l’autore m’immerge in una ben nota atmosfera anni Ottanta, quando ancora c’erano i cinema di paese con le locandine e le fotobuste appese fuori e andarci era un rito irrinunciabile. La storia racconta di un tredicenne che si appresta ad andare a vedere il nuovo film horror di Pupi Avati, Zeder. Anche se vietato ai minori di quattordici anni, sa che il bigliettaio lo lascerà entrare. La sala è praticamente vuota. Seduti dietro, qualche fila più indietro, una vecchia signora e un ragazzino con un enorme secchiello di popcorn. Si spengono le luci e lo schermo s’illumina, ma comincia anche il fastidiosissimo rumore di una bocca che mastica, l’orrore ha inizio.
Questo è il racconto nel quale mi sono maggiormente immedesimato. Anch’io, infatti, detesto il ruminare di bocche che sgranocchiano come se non ci fosse un domani, soprattutto in una sala cinematografica! Quando nel 1983 uscì Zeder, inoltre, avevo tredici anni come il protagonista e, immaginando che nel racconto ci sia qualcosa di autobiografico, mi viene da pensare che l’autore sia un mio coetaneo.  In questo caso mi verrebbe da chiedergli: come ha fatto a riprendersi dopo quell’esperienza? Se si è ripreso, ovviamente.

Nkondi di Vincenzo Barone Lumaga

Campania, Nzinga, un immigrato congolese che vive clandestinamente insieme con altri suoi compaesani in una baraccopoli sulla riva del Volturno, è svegliato nella notte. I ragazzi del locale boss don Gennaro stanno arrivando nel campo con lo scopo di ripulirlo e bruciarlo. Dovranno inaspettatamente vedersela con il terrificante spirito protettore del villaggio, Nkondi, richiamato dalla magia di Nzinga stesso, potente stregone. Veloce racconto su uno scontro di culture, quella della camorra, fatta di mitra e bottiglie molotov, e quella delle foreste africane, fatta di feticci e spaventose leggende che prendono vita.

Offryo di Andrea Carlo Cappi

Dopo la tensione accumulata nelle storie precedenti, è il turno di un racconto dal tono decisamente più leggero ma beffardo al punto giusto, come nella migliore tradizione dei fulminanti fumetti della EC Comics (Tales of the Crypt) o della Warren (Creepy), a cui tutta la raccolta sembra ispirarsi.
Offryo è il fantasma vendicativo giapponese portato alla ribalta occidentale dal successo dei film della serie The Ring (in qualche modo, anche in questo racconto c’entra Suzuki, quindi). Ed è proprio all’interno di una storia del genere che a un certo punto il protagonista crede di vivere, un giornalista di una rivista nerd di Milano, sfigato e perennemente in bolletta che vive tra maratone dei film dei Transformers e capatine al negozio Bloodbuster di via Castoldi.

Anselmo sotto la pioggia di Fabio Celoni

In una grigia serata di inizio autunno, Anselmo decide di fare un giro della città accompagnato dal suo inseparabile ombrello a testa di gufo. Come guidato da una forza invisibile, il suo girovagare lo porterà in luogo sospeso tra la luce e l’oscurità, senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità… Racconto onirico e surreale di Fabio Celoni, che ricordavo come provetto disegnatore di fumetti e me lo ritrovo ammaliante narratore.

Great Fire di Maurizio Cometto

la colonna sonora di questo racconto è, come s’intuisce dal titolo, Great Fire degli XTC, brano che ci porta di nuovo nei nostalgici anni Ottanta. Siamo a Magniverne, immaginario paese del Piemonte che potremmo definire il corrispettivo di Maurizio Cometto del Maine di Stephen King, un posto che dietro una patina di ordinarietà nasconde un’anima popolata da incubi e orrori vari. Proprio alle classiche atmosfere del Re del Brivido sembra rimandare la storia, incentrata quasi interamente sulle conversazioni di due ragazzi e sui ricordi del fratellino di uno dei due, amareggiato per la scomparsa del suo amato gatto. Intanto, le note di Great Fire vengono insistentemente sparate a tutto volume dalla finestra di un vicino, mentre dal garage di casa comincia a venir fuori uno strano odore forte e brutto

Nemesi di Antonio Ferrara

Una misteriosa fanciulla è arrivata in città. Bella come una dea e bianca come la Luna, nessuno sa da dove venga e ha la curiosa abitudine di non dormire mai per due notti di seguito nella stessa locanda. Don Pascale, l’uomo più ricco del paese a cui tutti devono sottostare, si chiede cosa sia venuta a fare in quella sperduta località. Lo scoprirà a sue spese durante una festa in piazza che nessuno dei partecipanti potrà dimenticare. Efficace e sanguinosa favola nera su equilibri da ristabilire quando tutte le risorse cadono nelle mani di pochi, metafora neanche tanto velata di tutte le mafie del mondo.

La Maria Masca di Antonella Ferraris

La Masca è la strega della tradizione popolare piemontese. Fattucchiera e guaritrice, come la corrispettiva di ogni altro folclore, rappresentava l’antica sapienza femminile tramandata di madre in figlia o, più generalmente, da donna anziana a una più giovane. Proprio una di essa, la Maria del titolo, sta sullo sfondo dell’indagine del tenente dei Carabinieri Reali Romualdi, chiamato a investigare sull’insolita e inquietante moria di bestiame avvenuta nella tenuta del conte Baiveri. Evocativo racconto che quasi dispiace non sia stato sviluppato in una forma più lunga.

Come una falce di Luna di Pietro GandolfiCome una falce di luna

Quando in Italia Halloween e la tradizione del dolcetto o scherzetto era conosciuta solo attraverso il cinema e la televisione e ignorata dai più, da noi era solo Ognissanti, senza l’orpello degli addobbi macabri e delle uscite in maschera. Linda si ritrova a dover accompagnare la sorellina e il suo amichetto nel classico giro porta a porta alla ricerca di dolciumi. L’inizio non è incoraggiante, i vicini di casa, com’è normale che sia, non capiscono cosa vogliano questi due strani esserini stranamente agghindati (lei da Elvira la strega, lui da creatura di Frankenstein). Questo almeno fin quando non bussano alla porta dell’ultima casa in fondo alla via… Storia che inizia come un racconto introspettivo e che a un certo punto cambia bruscamente tono, chiudendosi in un bagno di sangue e atrocità.

Tenebre dalla cittadella di Roberto Grenna

In una raccolta di racconti horror non ne poteva mancare uno con il vampiro come protagonista, figura classica ma mai passata di moda, che qui compare nel suo aspetto più animalesco e letale. Niente fascinazioni ed eleganti mantelli foderati di rosso, quindi, ma una forza bruta e ferina che si scaglia senza pietà sulle proprie vittime. Un vampiro la cui presenza ad Alessandria, luogo in cui è ambientato il racconto, si perde nel passato: dalle leggende medievali legate alla costruzione della città e poi dagli scontri tra il Sacro Romano Impero e la Lega Lombarda di Federico Barbarossa, fino ad arrivare, secolo dopo secolo, ai giorni nostri.

Su Maimone di Andrea Guglielmino

Il Su Maimone è una creatura della tradizione sarda legata all’acqua. In questa favola oscura che unisce il folklore dell’isola con inaspettate suggestioni shelleyane, è usato da un padre come babau per spaventare il figlioletto. Scopriremo che non tutto ciò che fa paura è malvagio e che esistono mostri di cui persino le creature leggendarie hanno timore.

Sant’Angelo dei Muschilli di Fabio Lastrucci

C’è un filone dell’horror che racconta di elementi estranei che si ritrovano in luoghi dove, dietro un patina di ordinarietà, sopravvivono sommessamente bizzarre e spaventose usanze e che ha in La festa del raccolto, romanzo di Tom Tryon del 1973, o nel film The Wicker Man, film di Robin Hardy dello stesso anno, ricollegabili in qualche modo al racconto La lotteria di Shirley Jackson (1948), probabilmente i suoi rappresentanti più celebri e riusciti. Proprio le opere citate sopra mi sono tornate alla mente leggendo questo inquietante racconto su un gruppo di operai chiamati a restaurare la chiesetta di un disperso paesino della Calabria.

Le pie madri di Nicola Lombardi

Le pie madri è una ghost story che tocca un altro tema ricorrente nella fantasia popolare, quello del luogo considerato stregato, ma lo fa in maniera, per quanto ricordi, assolutamente originale. In un vecchio orfanotrofio/sanatorio dalla sinistra fama ormai abbandonato è stato ritrovato il corpo senza vita di una donna. La morte sembra naturale, la stranezza sta nel perché si trovasse lì, nel posto dove si racconta vaghino le anime dei numerosi bambini che vi sono morti durante il soggiorno. Martina, la vittima, aveva più volte cercato di entrare nella cerchia delle pie madri, una specie di sorellanza cui fa capo la sensitiva signora Anna. Una storia piena di tristezza e disperazione come altrimenti non poteva essere parlando di fantasmi di bambini.

La frontiera del freddo di Angelo Marenzana

In pieno XIV secolo, un uomo, Bartolomeo Dal Pozzo, fugge da Genova e dall’epidemia di peste che proprio attraverso uno dei più importanti porti del Mediterraneo è entrata in Italia. Dietro ha lasciato i cadaveri della moglie e del figlio. Seguendo la Via del Sale spera di raggiungere luoghi più sicuri e, lasciandosi catturare dalla luce di un accampamento nella notte, si ritrova in un borgo che non aveva mai visto prima. Il posto è abitato da un uomo e dal suo strano figlio che, da quando è morta la madre, suona il piffero ogni volta che sta per arrivare qualcuno, ancora prima di vederlo. Il piccolo sta sempre il silenzio, a parte ripetere la frase: “Io sono il Re Pallido, messaggero della frontiera del freddo.” Forse Bartolomeo, in questa specie di racconto inverso a La maschera della morte rossa di Poe dal finale poetico e straziante, ha raggiunto davvero un luogo più sicuro…

La tempesta dei morti di Giuseppe Maresca

Dopo il vampiro, non poteva mancare la più giovane, probabilmente, tra le creature fantastiche orrorifiche, almeno nella sua versione romeriana: lo zombi. Il morto vivente moderno nasce al cinema e molti pensano che abbia nel cinema il suo ambiente più congeniale. Forse la cosa è vera ma personalmente, al di là delle pellicole di Romero, non amo particolarmente il sottogenere. Piuttosto che la pletora di film prodotti sull’argomento, quindi, ho trovato più interessanti le poche opere scritte che ho letto, come questo efficace racconto di Maresca. Diviso in due parti perfettamente autoconclusive ma consequenziali, racconta di un contagio scatenato da una nuova droga che gira nei bassifondi come negli ambienti bene della città. A ben vedere, il doppio racconto sembra il lungo incipit a una storia più grande. Speriamo in un sequel, a questo punto.

La sconfitta degli ultracorpi di A. Orlando Meloni

Immaginate di svegliarvi una mattina, prendere l’automobile per recarvi al lavoro e trovare gli operai che asfaltano finalmente la strada, entrare nel solito bar ed essere trattato con gentilezza e di bere il più buon caffè che abbiate mai assaggiato, andare ad aprire la libreria e trovare una fila di persone che vi aspetta; non vi verrebbe il dubbio di essere stato sbalzato in un’altra dimensione? È questo quello che pensa il nostro protagonista, almeno fino a quando non torna a casa e trova un baccellone vicino al letto… ma è davvero una brutta cosa farsi assimilare? Divertente metafora dei nostri disastrati tempi.

Tac. Tac. Tac. di Gianluca Morozzi

Veloce, disturbante e tagliente (in tutti i sensi…) racconto su cosa possa nascondersi dietro l’angolo buio di una cantina. Lo scopriranno, loro malgrado, due ragazzini attirati da un lento, ritmico e costante gocciolare. Tac. Tac. Tac…Toc. Toc. Toc.

 Come te stanotte di Massimo Padua

Giona è un artista, uno dei più apprezzati fumettisti del momento, ma da dove nascono veramente le sue storie, qual è la sua droga? A cosa ricorre quando la sua (maledetta) ispirazione lo abbandona? Lo scopriremo in questo inaspettatamente poetico e romantico racconto narrato in prima persona da chi conosce il segreto di Giona.

L’albino di Barbara Panetta

A Reggio Calabria c’è una casa che nessuno ha mai voluto comprare o abitare. Un’abitazione che Giuseppe, nonostante gli avvertimenti, è intenzionato a non lasciare. Classica ghost story da leggere tutta d’un fiato.

Una splendida serata di Biagio Proietti

Un’altra storia di fantasmi,  anche banale, se vogliamo, e triste come solo loro sanno esserlo, ma che non smetterò mai di voler leggere. Una vicenda ambientata a Roma che non sfigurerebbe in uno di quei sceneggiati della RAI andati in onda tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli Ottanta. In quella meravigliosa stagione della televisione italiana, cioè, che regalò agli spettatori una serie di fantastiche, in tutti i sensi, e indimenticate produzioni a cui l’autore di questo racconto contribuì in maniera non indifferente. Di lui ricordo, infatti, gli script per Coralba (1970), Ho incontrato un’ombra (1974), Dov’è Anna? (1976), Il filo e il labirinto (1978), Racconti fantastici da Edgar Allan Poe (1979), Il fascino dell’insolito (1980) e via, nostalgicamente, ricordando…

Qualcosa di molto interessante di Luca Raimondi

Ed ecco il racconto dell’altro curatore di questo volume. Se Maresca ci portava nel bel mezzo di un’epidemia di zombi, Raimondi usa un altro topos classico dell’horror, quello della possessione diabolica. Scordatevi L’esorcista e gli altri film sull’argomento, però. L’ambientazione è nella solare Augusta (SR) dell’autore e il protagonista  è un pedagogista appassionato di film dell’orrore (come l’autore…) che finirà con l’essere coinvolto proprio in una storia horror, una di quelle che partono in verso e poi vanno, inaspettatamente, in un altro. Il plot twist finale, poi, rimescola nuovamente le carte in tavola.

All’ora dei vespri: Omero di Lea Valti

Ancora vampiri, ma questi hanno la particolarità di andare a zonzo all’ombra del cupolone ed è uno di essi a raccontare la storia in dialetto romanesco. Lo ammetto, ho inizialmente fatto fatica a leggerla ma, una volta sintonizzatomi sulla cadenza giusta, mi ha appassionato e sono arrivato fino alla fine soddisfatto e senza altri intoppi. Gli stessi protagonisti erano già apparsi in altri racconti dell’autrice, uno dei quali presente nella raccolta I signori della notte.

Circolare n° 1456B F. A. Q. di Daniele Zito

Ma in che razza di azienda lavora il nostro protagonista a cui arriva da leggere una  strana circolare aziendale con tanto di F.A.Q., cioè le Frequently Asked Questions, le domande più frequenti che qui sono del tenore di Perché un minotauro si aggira nel parcheggio aziendale? Grottesco e divertente racconto che chiude in bellezza il volume!

Roberto Azzara
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(Caltagirone, 1970). Grande appassionato di cinema fantastico, all'età di sette anni vide in un semivuoto cinema di paese il capolavoro di Stanley Kubrick “2001: odissea nello spazio”. Seme che è da poco germogliato con la pubblicazione del saggio “La fantascienza cinematografia-La seconda età dell’oro”, suo esordio editoriale. Vive e lavora a Pavia dove, tra le altre cose, gestisce il gruppo Facebook “La biblioteca del cinefilo”, dedicato alle pubblicazioni, cartacee e digitali, che parlano di cinema.

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