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Rosso bianco e tristemente verde (2)

Rosso bianco e tristemente verde (2)

In copertina “I tre volti della paura” (1963) di Mario Bava.

Seconda puntata

Assalto alla Terra (Them!)

E in Italia? Tutto tace per ora, e si deve arrivare al 1954 per trovare qualcosa ma, prima di tutto dobbiamo dire due parole del classico di quell’anno, diretto discendente del dinosauro citato prima, ma diciamolo, molto meglio realizzato. Si tratta di Assalto alla Terra (Them!) di Gordon Douglas, conosciuto più familiarmente come la pellicola dei formiconi, di cui tante volte si è parlato e capostipite, assieme al già citato Risveglio del dinosauro, di tutti i film che parlano di mostri giganteschi all’attacco del pianeta.

Abbiamo parlato del 1954 ed eccoci infatti a Baracca e burattini di Sergio Corbucci, in realtà la solita commedia anche se qui si prende di mira un alieno di nome Selenio, un abitante della Luna che cade sulla Terra. Con i suoi poteri anima un pupazzo che gli illustra la vita sul nostro pianeta. Il pupazzo mette l’alieno dentro ad un cannone e lo rispedisce al mittente. Ora, mentre noi ci trastulliamo con queste sciocchezze vi abbiamo già mostrato cosa stava avvenendo in quegli stessi anni negli Stati Uniti ma, prima di arrivare al 1958, dobbiamo passare attraverso tre oscar vinti da George Pal per gli effetti speciali e, sopra ogni altra cosa, ad un film maturo ed intelligente come L’invasione degli Ultracorpi di Don Siegel.

La morte viene dallo spazio di Paolo Heush

È nel 1958 che l’Italia si può vantare del suo primo vero film di fantascienza: si intitola La morte viene dallo spazio di Paolo Heush, figlio di Quando i mondi si scontrano (1951) e nipote de La distruzione del mondo (1933), ma a sua volta precursore di pellicole come Meteor (1979), Deep Impact (1998) ed Armageddon (1998). Siamo ai primordi del volo spaziale ed un astronauta americano è stato scelto per portare a termine una missione di esplorazione nello spazio. Purtroppo accade un inconveniente: È costretto ad abbandonare il suo veicolo ed a rientrare. Il razzo esplode indirizzando così un asteroide verso la Terra che si vede costretta a lanciare dei missili da tutte le zone del pianeta per distruggere la minaccia. La storia ha una realizzazione assolutamente dignitosa per i pochi mezzi usati e sembra molto un film inglese sullo stile di X contro il Centro Atomico (1957).

Totò nella Luna

Nello stesso anno dobbiamo accontentarci ancora di un film comico anche se interpretato da Antonio de Curtis, in arte Totò: Totò nella Luna, con Ugo Tognazzi e Luciano Salce è diretto da Stefano Vanzina che si permette di prendere in giro addirittura L’invasione degli Ultracorpi: Pasquale Belafonte (Totò) è l’editore di un giornale per soli uomini e non è certamente felice dell’amore che è sbocciato tra sua figlia Lidia (Sylva Koscina) ed il suo fattorino Achille (Ugo Tognazzi). Quest’ultimo è un grande appassionato di fantascienza. Dopo un ennesimo guaio combinato dal suo commesso, Pasquale lo prende a cazzottoni ed il medico dell’ospedale si accorge che nel sangue di Achille c’è del glumonio, una sostanza che lo rende particolarmente adatto ai voli spaziali. Due agenti vengono dagli Stati Uniti per convincerlo a volare nello spazio, ma lui crede che si tratti invece di lanciare un suo romanzo. Pasquale, visto l’intervento americano che lui crede di carattere editoriale, stampa la versione italiana del romanzo e quando tutto si chiarisce vorrebbe uccidere il suo fattorino, ma vengono entrambi rapiti da “una potenza straniera senza scrupoli” che ha adocchiato Achille per lo stesso motivo. A questo punto non poteva mancare l’intervento degli alieni che duplicano i due mandando nello spazio il fattorino ed una copia di Pasquale, mentre il vero Pasquale, con una copia di Achille trasformato poi in una meravigliosa bellezza…galattica, finisce sulla Luna dove, felice, resta in vezzosa e gentile compagnia.

Caltiki, il mostro immortale

E proprio mentre negli Stati Uniti si parla di Fluido mortale (The Blob) e quindi di gelatine, è sufficiente aspettare l’anno successivo, il 1959, per veder giungere sugli schermi il dignitosissimo film di Riccardo Freda Caltiki, il mostro immortale. Chi è Caltiki? Caltiki è una creatura monocellulare che giace in letargo dalla notte dei tempi. Una parte di essa, recuperata a scopo di studio, comincia a crescere indiscriminatamente fagocitando e possedendo gli esseri umani, ma il fuoco la distruggerà.

E così, tra un risparmio e l’altro, da un disinteresse e l’altro, l’Italia entra negli anni Sessanta e mentre noi assistiamo al successo anche commerciale dell’ottimo film di George Pal: L’uomo che visse nel futuro (The Time Machine, 1960), i produttori, schiavi dei distributori e quasi sempre totalmente digiuni di cinema, non hanno il coraggio di rischiare e preferiscono percorrere strade già battute e strabattute cercando di sfruttare un filone sino all’osso spendendo il meno possibile.

Il film, per essere realizzato, deve essere già stato venduto a scatola chiusa. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che i distributori devono averlo già comprato per le case cinematografiche e perché questo accada, il produttore deve presentare il suo progetto in modo credibile. Nel rutilante cartellone che gli viene presentato deve esserci un attore di successo, che attiri il pubblico, o un regista di talento. Qualcosa, insomma, che giustifichi la spesa per acquistare la pellicola e distribuirla e se vi sembra un modo arido e poco artistico di fare le cose dovete capire che questi signori, e soprattutto i distributori, sono ignoranti come capre sul cinema. Per costoro sarebbe la stessa cosa vendere mortadella al supermercato, con la differenza che essi non vendono mortadella, vendono spettacolo, vendono cinema, e non ne capiscono quasi nulla. Il cinema non è arte, ma industria e come tale deve funzionare. Tutto quanto detto fino ad ora vale per qualunque genere di film, ma è valido ancora di più per la fantascienza, genere poco redditizio e maledettamente costoso per quei tempi.

Diverso era il discorso per il cinema dell’orrore perché, anche se poteva andare incontro agli stessi problemi, tutti noi sappiamo che un paio di canini finti costano molto meno di un’astronave, vecchi castelli più o meno diroccati ce ne sono a iosa dalle nostre parti, belle fanciulle che si lasciano mordere il collo per “recitare” magari seminude te le tirano dietro per cui cominciarono ad apparire dei film anche di valore sotto rigoroso pseudonimo: Lo spettro (1963) di Robert Hampton (Riccardo Freda) e prima ancora I vampiri (1957), dello stesso regista, il bellissimo I tre volti della paura (1963) di Mario Bava che si avvaleva addirittura della interpretazione di Boris Karloff. Intanto Lo spettro in particolare e il cinema italiano in generale consacravano definitivamente nuova regina dell’horror Barbara Steele, regno iniziato con il geniale La maschera del demonio (1960) dello stesso Bava.

Antonio Margheriti

Anthony Dawson, invece, meglio conosciuto in Italia come Antonio Margheriti, porta sullo schermo quello che doveva essere o sembrare un film spettacolare e costoso: si tratta di Space-Men, sempre del 1960, giusto quando tra noi sta per giungere lo stupendo Il Villaggio dei dannati (Village of damned) di Wolf Rilla. In ogni caso l’opera di Margheriti, pur non privo d’ingenuità, come quella di credere che nello spazio non si vedessero i colori quindi tutto era virato in verde scuro, ha la sua regione di esistere anche se non la troveremo certo nella recitazione degli attori. La storia è questa: Una nave spaziale genera un pericoloso campo d’energia che distruggerà la Terra se non si riuscirà a penetrare al suo interno e spegnerne il motore. Dopo vari tentativi sarà un giornalista a riuscirvi. Peccato però che, a sua insaputa e ci crediamo, due anni prima, fosse uscito Salvate la Terra (The Lost Missile) di Lester W. Berke: in tutti e due i film si cerca di distruggere una nave spaziale le cui radiazioni dei motori stanno per distruggere ogni forma di vita sul nostro pianeta.

Il pianeta degli uomini spenti

L’anno successivo ancora Margheriti realizza Il pianeta degli uomini spenti, una storia bellissima con un eccezionale interprete, ma entrambi al servizio di effetti speciali purtroppo tirati via: un misterioso pianeta entra nel Sistema Solare e da esso si alzano dei dischi volanti che attaccano la Terra. Grazie ai calcoli di uno scienziato, il professor Benson (un Claude Rains perfetto e credibile nel ruolo dello scienziato eccentrico), i terrestri riescono ad atterrare sul pianeta e scoprono che gli abitanti sono morti da molto tempo ma il pianeta, in realtà un’immensa astronave, sta continuando il piano d’invasione così come era stato programmato. Lo scienziato ha trovato anche il modo di controllare il pianeta, ma è troppo tardi, i terrestri non lo ascoltano e lo fanno saltare in aria assieme a Benson che era penetrato all’interno fino al cuore del pianeta.

Antonio Margheriti proseguirà la sua carriera con altri film, come disse lui stesso ad una conferenza a Trieste, realizzati per pagare il conto del droghiere. Ed ecco che di questi suoi film “alimentari” sempre parole sue, ricordiamo I Diafanoidi vengono da Marte (1965), per la precisione i Diafanoidi sono creature fumogene provenienti da un distrutto e moribondo pianeta rosso e che hanno, ovviamente, lo scopo di invadere i terrestri ed il loro bellissimo pianeta, ma nulla da fare… Il pianeta errante, sempre del 1965, si sta avventando contro la Terra. Per poterlo fermare, dato che si tratta in pratica di un’unica mostruosità vivente, degli astronauti dovranno scendervi, penetrare al suo interno e distruggerne il cervello. Sempre nello stesso anno, un ma gradino più sopra, I criminali della galassia dove il solito scienziato pazzo (Massimo Serato) vuole produrre su vasta scala una nuova razza che sia la combinazione dell’uomo e della donna e che porti in sé tutte le caratteristiche positive dei due sessi. È necessario fermarlo prima che diventi un connubio tra lui e Lisa Gastoni… e, per finire, nel 1966, ecco La morte viene dal pianeta Aytin dove, in questo caso, gli alieni sono gli Yeti che distruggono un’importante stazione meteorologica e vogliono invadere la Terra portandola al periodo glaciale. Andranno puniti come meritano. Quasi tutte queste pellicole erano state finanziate dal mercato americano e Margheriti passava da un set all’altro girando contemporaneamente le varie storie per risparmiare tempo e di conseguenza soldi.

Ma principalmente in Italia in questo periodo, era di moda imitare i film di James Bond, naturalmente con il solito sistema di spendere il meno possibile, per cui una miriade di filmetti ha imperversato nel nostro povero Paese, ma noi ovviamente citeremo solo quelli che hanno almeno un addentellato fantascientifico: nel 1965 si comincia con Agente S03 Operazione Atlantide di Paul Fleming (Domenico Paolella) dove si dimostra che nemmeno di Atlantide ci si può fidare, specialmente quando diventa una base atomica che sta per minacciare il mondo. Molto prolifico il 1966 nel quale vengono realizzati e portati sullo schermo tutti questi film: AD3 Operazione Squalo Bianco di Stanley Lewis (Filippo Walter Maria Ratti), dove in una base sottomarina segreta si fabbricano delle bombe atomiche con le quali il solito tiranno pazzoide vuole dominare il mondo; quindi è la volta di Agente segreto 777 Operazione Mistero di Henry Bay (Enrico Bomba) nel quale uno scienziato ha scoperto un metodo per far tornare in vita i morti anche se questi sono in realtà degli zombie e poiché vengono usati come killer, lo scienziato distrugge la formula e si inietta il siero; e poi l’indubbiamente fantascientifico 2+5 Missione Hydra di Pietro Francisci, che firma il film con un incoscienza direttamente proporzionale alla qualità della pellicola la cui storia sarebbe stata anche decente. Giudicate voi: scienziati e spie cinesi vengono rapiti e portati su un’astronave aliena. Dopo aver visitato il pianeta degli alieni: Hydra ed aver scoperto che si è autodistrutto, tornano sulla Terra per trovarla annientata da una guerra atomica. Non resta che tornare nello spazio e fondare su un nuovo mondo una nuova civiltà tra le due razze.

Vincent Price

Passiamo a Mark Donen agente Zeta 7 di Don Reynolds (Giancarlo Romitelli), nel quale ci troviamo di fronte ad uno scienziato tedesco che ha scoperto un raggio disintegratore. Il suo assistente non solo ruba l’invenzione per consegnarla ai cinesi, ma mette pure al posto dello scienziato (Carlo Hintermann) un androide. L’agente Mark Donen scopre il complotto esaminando la retina di un cadavere e sgomina la banda. È adesso il turno di Operazione Goldman, firmato Anthony Dawson…Non lo riconoscete? Ma è Antonio Margheriti, anche lui costretto a seguire la moda del copio male ma copio e ce lo dimostra raccontandoci una storia nella quale anche i miliardari possono andare fuori di testa ed infatti da uno di essi vuole mettere sulla Luna un raggio laser in modo da tenere il pianeta sotto minaccia. Ci vorrà il solito agente segreto per fermarlo. Operazione Paradiso, conosciuto anche come Se tutte le donne del mondo, di Henry Levin (Dino Maiuri) parte da un presupposto non proprio simpatico: uno scienziato vuole rendere sterile tutta l’umanità. Fortunatamente il progetto fallisce. Non crediate che sia finita (e considerate che mentre parliamo di queste mediocrità negli Stati Uniti imperversava lo 007 di Sean Connery e, male che andasse, l’agente Flint di James Coburn): diciamo allora due parole in più per il film, sempre del 1966, di Mario Bava Le spie vengono dal semifreddo con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, seguito de Il Dr.Goldfoot e il nostro Agente 00…e un quarto, film americano con Vincent Price. Purtroppo il sequel fu realizzato in Italia con i due comici di punta di allora per cui il grande Vincent Price si trovò ingolfato in una storia stupida quanto la comicità di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

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L'Autore

Giovanni Mongini

Tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all'argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Innumerevoli le sue pubblicazioni. La più recente è il saggio in tre volumi “Dietro le quinte del cinema di Fantascienza, per le Edizioni Della Vigna scritta con Mario Luca Moretti.”

1 commento

  1. Mario Luca Moretti

    Ancora un bell’articolo, bene informato e di piacevolissima lettura

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