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PROCESSO A JACK ARNOLD – FU VERA GLORIA?

PROCESSO A JACK ARNOLD – FU VERA GLORIA?

È stato veramente un grande regista, Jack Arnold? E se lo è stato, perché dopo I figli dello spazio e Ricerche diaboliche, non è più stato all’altezza di quel Jack Arnold che avevamo imparato a conoscere?

Jack ArnoldLuigi Cozzi, nel suo libro Jack Arnold, William Alland edito dalle edizioni di Profondo Rosso, si pone un dubbio legittimo e continua:

Jack Arnold ha spiegato sempre in maniera confusa questo strano fenomeno per cui molti critici hanno cominciato a dubitare seriamente delle sue capacità e che le sue realizzazione non erano veramente tutte sue e che, forse, c’entrava qualcosa quella figura che aveva sempre avuto al suo fianco fin dall’inizio della sua carriera fantascientifica, quel William Alland, anche perché, di norma, non era il regista a concepire l’idea del film, ma il produttore che la sviluppava e la portava avanti e, infine, la realizzava scegliendo il regista, gli attori e i tecnici. Erano forse più di William Alland che di Jack Arnold quelle storie ormai assurte allo stato di eterno classico?

Ci dice ancora Luigi:

Alla ricerca di una risposta, sono andato alla caccia di notizie sul conto del produttore William Alland, ma non è stato facile trovarle: agli inizi degli anni ‘60 Alland aveva lasciato il cinema, mettendosi addirittura a fare altri lavori. Però la fortuna mi ha assistito proprio quando questo volume era ormai in chiusura sono giunte dall’America le copie di alcune interviste con William Alland poco prima della sua morte…”

Destinazione…Terra, Jack Arnold

Destinazione…Terra

Il soggetto glielo avevo proposto io. Un produttore esecutivo o se ne andava in cerca di soggetti interessanti o aspettava che fossero i dirigenti a chiamarlo. Ora, io mi ero reso conto che i soggetti di stampo fantascientifico andavano molto bene e misi su carta, in un paio di paginette, il concetto base di Destinazione… Terra e lo proposi al mio superiore diretto, che era Bill Goetz il quale mi disse che la dirigenza aveva già capito che la fantascienza tirava forte, ma nessuno aveva, fino a quel momento, trovato un buon soggetto. Lesse il mio e lo approvò e mi disse di dargli la precedenza assoluta.
Era la storia di un’astronave piena di alieni che cade sulla Terra, ma non sono alieni cattivi, vogliono solo riparare la loro nave spaziale e ripartire.
Inizialmente i terrestri non capiscono e li ostacolo e poi li aiutano. Volevo fare un film di fantascienza che fosse diverso da quelli che stavano uscendo in quel periodo. Volevo invertire i parametri soliti: alieni buoni e terrestri non proprio cattivi ma ottusi. Non avendo fiducia nei soliti sceneggiatori della Universal, proposi a Goetz di prendere un vero scrittore del genere. Dopo aver nicchiato Goetz accettò di prendere un esterno, anche se doveva pagarlo, per cui presi quello che in quel momento era lo scrittore più famoso d’America: Ray Bradbury.
Non fu facile farlo accettare, ma riuscii a convincerlo presentandomi un bellissimo trattamento solo due settimane dopo, però, quando si trattò di scriverne la sceneggiatura vera e propria, Goetz si oppose perché voleva sfruttare uno dei lavoranti a stipendio fisso e non pagare un esterno.
Lo affidai quindi a Harry Essex, diffidandolo di aggiungervi qualcosa di suo ma che prendesse pedissequamente il testo di Bradbury e lo trasformasse in sceneggiatura. Malgrado le dichiarazioni contrarie di Bradbury, lui e Jack Arnold non si sono mai incontrati. Jack si è occupato del film solo mesi dopo il completamento della sceneggiatura.
Originariamente, nel trattamento di Bradbury e anche nella sceneggiatura di Essex, gli alieni non si vedevano e così abbiamo iniziato a girarlo in questo modo, solo che, quando Goetz lo vide in primo montaggio mi convoco nel suo ufficio e mi disse in un tono che non ammetteva repliche:
“William, guai a te se non inserisci nel film almeno una decina di inquadrature dei mostri venuti dallo spazio! E bada bene che devono essere davvero terrificanti, orribili, perché da questo tipo di film il pubblico si aspetta soprattutto di vedere i mostri e noi quindi glieli dobbiamo dare, capito?”
Questo tipo di ordini non si discutono, mai! Quindi ci siamo comportati di conseguenza solo che, all’inizio, io volevo fare quei mostri in maniera diversa. Avevo pensato, cioè, di far scoprire al protagonista il fatto che in realtà gli alieni erano una sorta di virus, come una specie di amebe microscopiche, quindi invisibili, che penetravano dentro i corpi degli uomini e li possedevano occupandone il cervello.
Scrissi anche un abbozzo di una scena in cui uno scienziato, attraverso il microscopio, li mostrava al protagonista nel loro aspetto ameboide, ma quando proposi questa idea a Goetz lui me la bocciò subito dicendomi che dovevo far vedere sullo schermo dei mostri, dei veri e propri mostri, non dei microbi.
Mi sono dovuto arrendere e proporre ai Westmore di elaborare qualche mascherone da extraterrestre. Devo dire che hanno anche fatto un buon lavoro, ma se fosse stato per me non sarebbero mai apparsi. Dovemmo aggiungere quelle scene a film già montato, prima che uscisse nelle sale.
Mi avevano anche ordinato che il film doveva uscire in 3D ma nessuno alla Universal sapeva come fare e che macchine servivano. Mi venne in aiuto Stanley Horsley del reparto effetti speciali che non solo mi risolse il problema ma fu pure in grado di costruire i prototipi di due cineprese funzionanti.

Parliamo adesso della ambientazione.

Quel deserto che è piaciuto tanto, l’idea di quel tipo di ambientazione fu mia, non sua. Io, infatti, ho sempre pensato che la vastità del deserto o del mare fossero l’ambientazione adatta per questo tipo di film e così, quando ho ideato questo e gli altri film, non ho fatto altro che mettere in pratica una mia personale convinzione.
Arnold ha semplicemente girato alcuni di questi film ma di sicuro non ha inventato lui l’ambientazione nel deserto, anche se di recente mi hanno detto che se ne sta vantando come se fosse una sua trovata ma la verità è che Jack Arnold è sempre entrato in questi film solo nelle ultime fasi della preparazione degli stessi ovvero quando sia la sceneggiatura e parte delle costruzioni e del casting erano già state fatte… da me per l’appunto.
Anche se, per quanto riguarda il casting, capitava che non lo sceglievo sempre io e dovevo accettare quello che mi davano, anche se a volte la selezione non mi piaceva affatto. In più devo aggiungere che, spesso, soprattutto le attrici, non le sceglievo né io né loro ma la dirigenza che di notte si trasformava in una casa di appuntamenti… penso di essere stato chiaro.
Comunque, che fosse deserto oppure oceano la scelta è sempre stata mia perché avevo imparato che l’ambientazione in un film era una cosa di estrema importanza, me lo aveva insegnato Orson Wells.
Creda a me, Jack Arnold era un ottimo esecutore, un bravissimo direttore del set con il quale ho sempre lavorato in armonia, ma di idee creative lui non ne ha quasi mai avute: Jack era un regista bravo e preciso dal punto di vista tecnico, ma assolutamente non era un “autore”. Non era un creativo. Era un ottimo esecutore, un perfetto organizzatore del lavoro sul set, conosceva molto bene le tecniche di inquadratura… ma lì finiva la sua abilità.  E questo è confermato dal fatto che Jack si è poi buttato a lavorare nel grande calderone della televisione, dove tutto deve essere uguale, anonimo, impersonale. Lui si è trovato benissimo, perché era adattissimo per quel lavoro: possedeva una gran tecnica e nulla più. Ovvero, era il regista perfetto per la televisione. Solo i film che Jack ha girato per me all’Universal sono invece diversi, particolari, molto personali, ma questo è successo solo perché quelli erano dei film che sono stati ideati e impostati da me e non da lui: il loro vero “autore”, se così si può dire, ero io.
Del resto, per avere una conferma di questo fatto, basta guardare a cosa ha fatto Jack Arnold nel resto della sua attività: lui ha diretto tanti altri film oltre ai miei, ma me ne citi uno solo che è particolare, che è singolare, che è diverso… uno solo! Ma non c’è! Nella filmografia di Jack Arnold a parte i film, che ha diretto per me all’Universal, ci sono infatti solo pellicole mediocri e da quattro soldi, pellicole brutte e da dimenticare, persino film sexy e di bassa lega. Invece, se Jack fosse stato un vero “autore”, qualche altro film di valore o almeno singolare sarebbe pur riuscito a farlo nei quasi trent’anni di carriera che ha avuto dopo essersi staccato da me… Non crede? Ma non ha fatto più nulla degno di nota, mai, mai! Anche quando lavorava all’Universal, facendo soprattutto il maestro dei corsi per i giovani attori fra un film e l’altro, Jack del resto aveva grossi problemi.
Quando io lo chiamavo a dirigere i miei film, andava tutto liscio, lui se la cavava molto bene perché non ci doveva mettere in pratica niente di suo, io gli facevo trovare tutto già pronto e impostato… ma quando, dopo il successo dei miei film fantastici, Jack Arnold ha cercato di salire di categoria lasciando la fantascienza, ha incontrato subito grandi difficoltà perché, gli mancava quel quid necessario per il salto di categoria.
Faccio un esempio: dopo il grande successo di Tarantola, la Universal decise di promuovere Arnold facendogli dirigere il film capo-gruppo del loro prossimo listino cioè il loro film più importante di quell’annata. Lo scelsero infatti come regista per L’uomo dai mille volti del 1957, la spettacolare biografia del celebre attore del muto Lon Chaney, proprio l’artista che aveva fatto la fortuna dell’Universal negli anni ’20. Per Jack Arnold l’assegnazione di quella regia era dunque la consacrazione, il trionfo, finalmente il successo pieno.
Ma che cosa successe? Beh, Jack Arnold si incontrò con James Cagney il divo che doveva interpretare il ruolo di Lon Chaney, e dopo quell’incontro Cagney chiamò Ed Muhl e gli disse che se non sceglievano un altro regista lui il film non lo avrebbe fatto più.
E così Jack Arnold fu messo da parte, fu scartato… La sua grande occasione di arrivare finalmente all’autentica serie A si era persa per sempre. Perché, appunto, a Jack mancava qualcosa, quel “qualcosa” che ha spinto Cagney a non volerlo come regista. E dopo quel fatto, ovviamente, alla Universal nessuno ha più pensato ad Arnold come ad un vero regista di serie A e così, in pratica, la sua carriera là dentro si è spenta, è finita…”

Il mostro della Laguna Nera, Jack Arnold

Il mostro della laguna nera

Il mostro della laguna nera si svolge sott’acqua per metà della sua durata e non l’ha diretta Jack Arnold, ma James C. Havens. Arnold alla Universal aveva ripreso a fare il suo solito lavoro di insegnante mentre in Florida la seconda unità che avevo allestito ha iniziato a girare le scene sott’acqua, tra le quali c’era la celebre nuotata della protagonista spiata dal mostro.
Il regista di quella parte del film doveva essere Havens che però, pur apparendo nel cast, non ha diretto quelle riprese anche se ufficialmente ne figura lui come l’autore perché successe un casino.
Havens litigò fortemente con l’operatore e l’uno voleva che l’altro fosse sostituito. Ho saputo solo dopo che Havens non era mai entrato in acqua in un mare vero, ma solo nelle piscine dei teatri di posa e in più non sapeva assolutamente nuotare e l’acqua lo terrorizzava. Allora ho parlato con l’operatore e lui mi ha detto che assolutamente gli serviva qualcuno che gli indicasse esattamente cosa fare una volta sceso sul fondo e presa visione di come era l’acqua, e allora, poiché ogni giorno di lavoro perso costava un mucchio di soldi alla Universal, mi sono messo indosso la tuta da sub e sono sceso io in mare accanto all’operatore per due o tre giorni poi ha potuto procedere da solo.
Così non è stato Jack Arnold a girare le bellissime scene subacquee del film, ma non le ha dirette nemmeno James C. Havens, bensì io e l’operatore, Scotty Welbourne, così possiamo dire tranquillamente che il film è stato diretto a quattro mani, da lui e da Jack Arnold.

Tarantola, Jack Arnold

Tarantola

Questo è un altro dei film nato da una mia idea… volevo proporre una nuova storia di fantascienza e a un certo punto mi è venuto in mente questa faccenda dell’insetto ingigantito.
Ho un grande orrore per gli insetti e così, una notte, non so come, mi è venuta in mente una tarantola di proporzioni colossali che veniva attaccata con gli aeroplani… da quel sogno è nato il concetto base del film che poi ho proposto ai miei superiori e, quando loro me l’hanno approvato, ho cominciato a svilupparlo.
Jack Arnold ha detto che l’idea della tarantola gigante è sua, perché vicino alla casa dove abitava in quel periodo c’erano sempre tante tarantole. Jack vi ha raccontato una gran balla: ricordo dove abitava lui in quegli anni e vi garantisco che in quella zona di Los Angeles di tarantole in libertà non ce ne sono mai state!
No, il film Tarantola nasce da una mia idea, da una mia visione… Jack Arnold c’è entrato dopo.
Ve lo spiego: dopo che io ho avuto per quell’idea l’approvazione dei miei superiori, sono andato da Jack e gli ho detto che avrei sviluppato un soggetto vero e proprio intorno a quell’idea del ragno enorme. Lui mi ha detto che aveva appena girato un telefilm per la serie televisiva nello Science Fiction Theatre, dove c’era una storia imperniata sul cibo sintetico prodigioso che poteva servire per eliminare il problema della fame dal mondo. Jack mi propose di usare l’idea di quel cibo per giustificare il perché la tarantola diventava enorme: mangiava quel cibo sperimentale sintetico e cresceva a dismisura. A me è sembrato un buon suggerimento e ho chiesto a Robert M. Fresco di prepararmi una sceneggiatura mettendo insieme la sua idea del cibo e la mia della tarantola immensa.
Poi naturalmente ha diretto il film. Ma lo ribadisco, non è stato lui a idearlo.

Tarantola, Clint Eastwood

Clint Eastwood in Tarantola

 

(Estratto da Luigi Cozzi: “Jack Arnold, William Alland” – Ed. Profondo Rosso- Traduzione di Luigi Cozzi)

 

Nota: William Alland è morto l’11 novembre del 1997 a Long Beach, California per un attacco cardiaco, mentre Jack Arnold è deceduto il 17 marzo del 1992. Non sappiamo se queste dichiarazioni di Alland siano state fatte prima o dopo la morte di Arnold. Nel primo caso avrebbe potuto obiettare, nel secondo caso non era in grado di farlo. Veritiere o no che siano queste dichiarazioni (e per quanto riguarda l’attribuzione alla sceneggiatura nella scheda del film è citato Robert M. Fresco e Robert Merkeley, ma come soggetto Arnold è citato assieme a Fresco),  credo che si possa dare ad Arnold il beneficio del dubbio… forse. Giudicate voi.

 

 

L'Autore

Giovanni Mongini

Tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all'argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Innumerevoli le sue pubblicazioni. La più recente è il saggio in tre volumi “Dietro le quinte del cinema di Fantascienza, per le Edizioni Della Vigna scritta con Mario Luca Moretti.”

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