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LA CONQUISTA DELLO SPAZIO (1955)

LA CONQUISTA DELLO SPAZIO (1955)

Questo articolo è stato tratto dal libro di Giovanni Mongini e Mario Luca Moretti:
Dietro le quinte del cinema di fantascienza Vol.1 delle Edizioni della Vigna, ora in vendita presso gli autori

Nel 1955, due anni dopo La guerra dei mondi, la coppia George Pal-Byron Haskin si riformò per La conquista dello spazio.

Nel prossimo futuro, con il progressivo esaurirsi delle risorse del nostro pianeta, il mondo conoscerà una pace più sicura e destinata a durare nel tempo. Le speranze per la Terra sono costituite dal Comando Supremo Internazionale dello spazio.

Sul satellite artificiale, a 1720 chilometri d’altezza vivono scienziati, militari e tecnici e un contingente di volontari pronto a partire per il primo volo umano sulla Luna. Il comandante della Ruota, come viene normalmente chiamata, è il Colonnello Samuel T. Merritt (Walter Brooke), veterano della guerra di Corea e Indocina (cioè il Vietnam!) e, accanto a lui, il figlio Barnes (Eric Fleming) desideroso però di tornare sulla vecchia e cara Terra.

Il razzo dei rifornimenti giunge dalla Terra con delle importanti novità portate da George Fenton (William Hopper, il futuro Paul Drake della serie Perry Mason), uno scienziato amico di Merritt: il colonnello è stato nominato generale e l’obiettivo della missione non è più la Luna bensì Marte. Un cambiamento che per lo svolgersi della storia rispecchierebbe il progetto originale dell’Ente Spaziale e causato dalla estrema necessità di sapere se il rosso pianeta può essere sfruttato e infatti fin dall’inizio l’astronave, con la sua struttura alare, non aveva convinto Merritt che solo in quel momento riceve la vera destinazione del viaggio..

L’equipaggio della nave spaziale è stato comunque adeguatamente addestrato, si è nutrito per mesi di pillole alimentari ed è stato amorevolmente seguito da un vecchio compagno d’armi del generale Merritt, il sergente Mahoney (Mickey Shaughnessy).

L’astronave parte, come previsto, alla volta di Marte, alla guida Merritt che tiene nascosto il suo precario stato di salute e la sua fiera opposizione al viaggio, ma quest’ultima comincia a crescere come un tumore e a farsi sempre più ossessiva.

Nel frattempo i componenti della spedizione scoprono di avere un clandestino a bordo, il sergente Mahoney, che ha voluto seguire il suo generale.

Una notte, mentre tutti dormono, Samuel Merritt ha questo particolare colloquio con il figlio Barnes:

Barnes: “Non credevo le piacesse così tanto la Bibbia, signore.

Samuel: “È un libro che non mi stanco mai di leggere. Ogni pensiero, ogni azione che noi uomini abbiamo compiuto qui è stata predetta. Ogni cosa tranne questa sola. Secondo la Bibbia, l’uomo fu creato sulla Terra e non dice affatto che dovrà andare su un altro pianeta, non una parola, Barnie.

Barnie: “Al tempo in cui la Bibbia fu scritta non avrebbe avuto senso, direi.

Samuel: “E ora ce l’ha? La Bibbia ha limitato le peregrinazioni dell’uomo all’interno dei quattro angoli della nostra Terra. Non Marte, non Giove, non l’infinito. Il problema è, Barnie, chi siamo noi, esploratori o invasori?

Barnie: “Invasori?! Di che, signore?

Samuel: “Del sacro dominio di Dio e dei suoi cieli. All’uomo Dio ha dato la Terra e nient’altro. Impadronirsi di altri pianeti è veramente come una bestemmia.

Barnie: “Ma perché? Non appartengono a nessuno.

Samuel: “Beh, questo non lo sappiamo.

Barnie: “Ma senta signore: non può essere solo un caso che… che proprio ora nel momento in cui le nostre risorse si esauriscono, l’uomo sviluppa la capacità di lasciare il suo mondo e cercare nuove fonti su altri pianeti. Una coincidenza così perfetta mi fa pensare che non è casuale.

Samuel: “Gli altri pianeti possono essere già occupati.

Barnie: ” No, non credo. L’universo c’è perché l’uomo lo conquisti.

Samuel: “Non lo so. Io non lo so proprio.

A dare il colpo di grazia alle idee mistiche del generale è l’incidente che priva la spedizione di uno dei suoi membri. Mentre due degli uomini sono fuori in attività extraveicolare per riparare un’antenna radio, si avvicina velocissimo un gigantesco asteroide seguito da uno sciame di meteoriti. I due non riescono a rientrare e rimangono abbarbicati all’antenna mentre l’astronave devia di rotta per evitare la collisione, ma uno dei piccoli meteoriti che seguivano il gigantesco oggetto fora la tuta di uno dei due astronauti, Andrè Fodor (Ross Martin), e la decompressione lo uccide istantaneamente.

È lo stesso generale che ne va a prendere il cadavere e, in una scena molto suggestiva, lo lancia verso il Sole.

L’astronave ora si sta avvicinando a Marte, vengono sganciati i serbatoi e inizia la fase di atterraggio, tutto sembra svolgersi regolarmente quando la mente malata di Samuel Merritt si ribella a quella che considera un’offesa a Dio, riaccende i razzi e solo l’intervento del figlio impedisce il compiersi di una tragedia.

Il razzo scivola lungo la rossa superficie marziana contornata di rocce e si ferma, poi sgancia le ali e si mette in verticale pronto per ripartire. Il paesaggio risulta, nella ricostruzione, molto simile a quello che le sonde ci hanno trasmesso oltre quarant’anni dopo, manca solo il cielo color salmone, al posto di quello azzurro che il film presenta, ma è ugualmente un risultato notevole, anche se le sonde hanno poi mostrato che, in certi momenti, il cielo diventa azzurro come quasi sulla Terra.

I quattro astronauti scesi sul pianeta, tra cui Barnes, si accorgono che da uno degli ugelli di scarico c’è una perdita di Hidrazina; Barnie rientra immediatamente nel razzo e scopre che è stato il padre, in preda ad un’altra crisi mistica, ad aprire il serbatoio e ora sta per aprire quello dell’acido nitrico, per cui se i due liquidi entreranno in contatto ci sarà un’esplosione che ucciderà tutti.

Il giovane scende la scala che porta al vano motori, Samuel è armato e gli spara ferendolo ad una spalla, a questo punto il figlio si lancia contro il padre e, nella colluttazione, parte un colpo che uccide il generale.

Nonostante il generale abbia discolpato il figlio con le sue ultime parole, il testimone della scena, Mahoney, lo ritiene colpevole e gli promette, una volta tornati sulla Terra, la corte marziale.

Il generale viene sepolto sul pianeta, sotto una rozza croce e per gli altri inizia l’anno di lavoro e di studio, infatti solo dopo tale tempo la Terra si sarebbe ritrovata in posizione ottimale per ripartire.

Un momento molto difficile è quando le scorte d’acqua si stanno esaurendo, ma il pianeta Marte provvede facendo nevicare. In realtà ciò non è possibile, in quanto su Marte nevica, si, ma… anidride carbonica, tranne nei poli! Eppure è bello pensarlo, nella finzione Marte offre molte e più facili possibilità di quanto abbiano fino ad ora provato gli esami a cui il suolo del rosso pianeta è stato sottoposto come, per esempio, la nascita di un fiore vicino alla tomba del generale, il cui seme era stato piantato, a mani nude (altro fatto assurdo) da Himoto (Benson Fong), uno dei membri della spedizione. La bassissima temperatura, quanto meno, per non parlare dell’atmosfera velenosa del pianeta, ne avrebbe impedito la nascita e le annaffiature periodiche di Himoto si sarebbero trasformate in blocchi di ghiaccio.

Però, come abbiamo detto, è bello pensare che le deduzioni di Himoto potessero essere vere, allora lo si pensava senza dubbio, eccole:

Himoto: “Io ho quasi finito, capitano. Credo che questi campioni di minerali proveranno che la vita su Marte è possibile. Ci scommetto signore! Anche gli esami lo confermeranno: ossigeno e idrogeno abbondano qui in giro. Fino a ora questo pianeta è rimasto disabitato: era chiuso in se stesso e senza amici, perciò è duro, secco e così ostile. Ma con pazienza, con intelligenza e tanto lavoro, sarebbe un paradiso.

Il giorno della partenza una serie di terremoti, che rivelano come il suolo sia tutto un brulichio di caverne, spostano la verticalità del razzo e partire in quelle condizioni sarebbe impossibile; si tenta quindi, con i getti, di aprire un’altra caverna sotto il missile così da farlo tornare in verticale.

L’audace e, diciamolo pure, assurda manovra riesce, i superstiti partono. Non manca neppure il tocco finale dove il sergente, dopo un anno, si accorge di aver dette delle castronerie e perdona Barnie.

Malgrado la semplicità della trama, il film rimane uno stupendo esempio di fantascienza spaziale, con effetti speciali assolutamente di prim’ordine. Dal punto di vista narrativo La conquista dello spazio segue lo schema di Uomini sulla Luna: preparazione del lancio e presentazione dei personaggi, viaggio nello spazio, atterraggio, permanenza sul pianeta, ripartenza avventurosa. Haskin gestisce con mano sicura e spettacolare la vicenda, incluso quel carico drammatico e “edipico” che pure lo lasciò perplesso.

La stazione orbitale dalla quale i terrestri partono è realizzata in base a un progetto di Wernher von Braun, il celebre scienziato tedesco; infatti l’idea della missione esplorativa, l’aspetto del pianeta rosso, le tecniche di lavoro in orbita e di … ammartaggio sono state tratte da un suo libro: Progetto Marte. E lo stesso von Braun partecipò al film come consulente e diede la sua pubblica approvazione al film finito.

Nominalmente il film è tratto da The conquest of space, un libro di speculazione scientifica sui possibili metodi di colonizzazione del sistema solare, ma più che al testo dell’astronomo e geologo Willy Ley, il film si ispira alle illustrazioni del pittore Chesley Bonestell che disegna anche gli sfondi spaziali e le astronavi del film. I disegni e i progetti del suolo marziano sono del solito Hal Pereira. La collaborazione di Chesley Bonestell con la produzione fu, in questo caso, molto sofferta e difficile. Essi non rispettarono i suoi scenari e i suoi disegni e abbandonò il film a metà. È curioso osservare che le sue immagini non erano così lontane di quella che si sarebbe poi rivelata la realtà, ma sappiamo benissimo che è stato solo un caso…

Con tutte queste premesse non poteva nascere un brutto film e infatti, La conquista dello spazio rappresentò all’epoca, e per molti anni ancora, la migliore ricostruzione tecnica, scenica e artistica dell’esplorazione del cosmo da parte dell’uomo.

Bisogna però dire che il progetto cinematografico iniziale non era questo: George Pal aveva ipotizzato un viaggio ben più suggestivo su Saturno, Marte e Giove, ma la produzione non volle dare i fondi per il tour completo e gli astronauti si accontentarono di andare sul Pianeta Rosso.

Nella carriera di Pal questo film ha un po’ la fama di film “maledetto”. Infatti fu un fiasco al botteghino, il che spinse la Paramount, che ancora stava contando gli incassi de La guerra dei mondi, a rompere il contratto con Pal.
Lo stesso Haskin doveva provare qualche imbarazzo al riguardo se anni dopo commentò: “Il film fu un fiasco perché l’aspetto personale era troppo marcato. Il nostro coproduttore Macrea Freeman jr. insistette per avere quell’incredibile nevrosi padre-figlio… Avemmo anche quell’astronauta morto e il suo corpo spedito verso il sole… quanto meno il film fu una serie di impressionanti funerali.” Come dire che morte e psicanalisi rovinano una space-opera.
In realtà il film gode di una cattiva reputazione soprattutto per l’assunto iniziale, con il decisamente poco verosimile cambio di missione.

Nonostante l’insuccesso La conquista dello spazio ha avuto un grande impatto sul cinema SF successivo. La Ruota e le passeggiate degli astronauti hanno somiglianze impressionanti con 2001: odissea nello spazio, e il funerale solare fu replicato in Star Trek II: l’ira di Khan. E pur con i limiti già detti, 60 anni prima di The Martian ci mostra i primi esempi di agricoltura marziana.

Titolo Italiano La conquista dello spazio Interpreti Walter Brooke brooke_sm
Titolo originale Conquest of Space
Produzione  USA Eric Fleming Eric-Fleming_sm
Anno 1955 /Colore
Durata 81′ Mickey Shaughnessy Mickey-Shaughnessy_sm
Regia Byron Haskin
Musiche Van Cleave Phil Foster Phil-Foster_sm
Tratto dal romanzo “The Conquest of Space” di Willy Ley, illustrato da Chesley Bonestell Altri interpreti William Redfield, William Hopper, Benson Fong

L'Autore

Giovanni Mongini

Tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all'argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Innumerevoli le sue pubblicazioni. La più recente è il saggio in tre volumi “Dietro le quinte del cinema di Fantascienza, per le Edizioni Della Vigna scritta con Mario Luca Moretti.”

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