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“L’ULTIMA SPIAGGIA” DI STANLEY KRAMER (1959)

“L’ULTIMA SPIAGGIA” DI STANLEY KRAMER (1959)


Tit. Orig.: On the Beach
Tit. Francia: Le Dernier Rivage
Regia: Stanley Kramer
Int.: Gregory Peck, Ava Gardner, Fred Astaire, Anthony Perkins, Donna Anderson, Guy Doleman, John Tate
Durata: 134′   USA  1959
DVD: A & R Production
NOTE: Gregory Peck (1916-2003): Abbandonati nello spazio, La protesta del silenzio.

Tratto dall’omonimo romanzo di Nevil Shute

L'ultima spiaggiaEcco, ora è finito tutto. Niente più guerra, niente più pace, niente… il nulla si sovrappone al nulla, nubi foriere di morte attraversano un cielo carico di radioattività. Gli uomini agonizzano, nelle tenebre errano cose deformi, cieche, senza vita. Ombre vaganti dai ricordi confusi.

È la fine del mondo, una fine triste, senza sangue, senza croci. Come una candela che si spegne, l’uomo se ne va per una strada senza ritorno abbandonando il suo cammino nell’universo. Ha compiuto la sua ultima opera: ha ucciso sé stesso. È giusto: ora il circolo si chiude, come un sipario su una scena finita. Resta la scenografia, spoglia, pronta ad accogliere altri attori, altri interpreti…ed ancora una volta la commedia si ripete…dell’uomo resta solo un vago ricordo: l’ultima impronta sull’ultima spiaggia rimasta.

Una guerra atomica ha sconvolto il mondo. Ogni forma di vita umana è praticamente scomparsa. Solo l’Australia, per il momento e per poco tempo, è stata risparmiata dai venti radioattivi, ma la fine è ormai vicina. I superstiti trascorrono le loro giornate cercando di non pensare al futuro. Il comandante di un sommergibile atomico americano di stanza a Sidney, Dwight Towers (Gregory Peck), viene inviato, per ordine dell’ultimo comando ancora rimasto in attività, quello australiano, a esplorare le zone devastate, sia per rilevarne l’incremento radioattivo, sia per ricercare eventuali superstiti e, soprattutto, per scoprire la causa di un misterioso messaggio in Morse, incomprensibile, che da vari mesi captano le riceventi del comando stesso. Ma come è cominciato il massacro dell’umanità? Il film non lo spiega chiaramente e, francamente, la cosa non riveste una grande importanza, ma, fra tutti, cogliamo questo significativo colloquio fra uno scienziato, Julian Osborne (Fred Astaire) e un giovane militare, Peter Holmes (Anthony Perkins).

Holmes: “Chi crede l’abbia cominciata, la guerra?
Osborne: “Albert Einstein.
Holmes: “Lei scherza…
Osborne: “Volete sapere chi credo l’abbia cominciata?
Holmes: “Già.”
Osborne: “Il guaio è che volete una risposta semplice. Nessuno può darvela.  È incominciata quando si accettò il principio idiota che la pace potesse essere mantenuta affidando la propria difesa ad armi che non si potevano usare senza commettere un suicidio. Tutti avevano le bombe atomiche, le contro bombe, le contro-contro bombe…non siamo più riusciti a controllare tutti questi ordigni…io lo so, li ho costruiti…Dio mi perdoni…In qualche posto qualche povero cristo, mentre guardava lo schermo radar, ha creduto di vedere qualcosa. Se avesse esitato un millesimo di secondo il suo paese sarebbe stato spazzato via…Così premette un pulsante e, in meno di…il mondo impazzì…

Questo teorema della guerra atomica scatenata per errore verrà ripreso spesso nelle pellicole a venire e, a dire la verità, quasi sempre con esiti dignitosi.

L'ultima spiaggiaUno dei momenti migliori della pellicola, a parte l’angosciante ma toccante finale, è la sequenza nella quale il marinaio Rob Swain (John Meillon) fugge dal sottomarino mentre tutto il resto dell’equipaggio osserva da lontano il porto silenzioso di New York, una città deserta nello sfondo come tutte le altre che incontreranno. Il giorno successivo il sottomarino sta per ripartire, ma prima di andarsene per sempre, il Comandante Dwight parla, attraverso l’altoparlante esterno, al marinaio che sta pescando seduto in una barca.

Dwight: “Buongiorno, Swain.
Swain: “Ehilà, Comandante. Pensavo foste partiti.
Dwight: “Preso niente?
Swain: “No, ma ho appena incominciato. Ne prendo sempre qua fuori.
Dwight: “Come ti senti?
Swain: “Okay. Lo stomaco mi ha dato un po’ fastidio, ma ho preso dell’Alka-Seltzer in una farmacia. Devo avere inghiottito dell’acqua salata.
Dwight: “Com’è la situazione in città?
Swain: “Tutti quanti morti, credo. I miei lo sono. Ho smesso di indagare dopo un po’…ehi, ho una cassa di birra qua, ne volete?
Dwight: “No, grazie.
Swain: “Comandante…quanto tempo ci vorrà prima che mi senta male?
Dwight: “Pochi giorni, una settimana…Non c’è una regola fissa.
Swain: “Beh, il tempo è buono…se solo il vento calasse un po’…Comandante, non è che volessi mancarle di rispetto, ieri, vorrei che lo capisse, ma…preferisco farla finita qui, a casa, che in Australia…Mi capisce?
Dwight: “Sì, capisco quel che vuoi dire. Possiamo fare qualcosa per te, prima di partire?
Swain: “Sto a posto.
Dwight: “Non torneremo più.
Swain: “Lo so.
Dwight: “Ti sentirai molto male…hai qualcosa da prendere?

Trattenendo le lacrime a stento, il marinaio risponde:

Swain: “Posso scegliere tra duecento farmacie…Auguri.
Dwight: “Buona fortuna anche a te…e attento al risucchio delle onde.

Dopo aver constatato che il misterioso messaggio radio non era altro che una bottiglietta di Coca Cola rimasta impigliata in una tenda della finestra e che il vento faceva battere contro i tasti di un telegrafo, il sommergibile torna in Australia in attesa della fine.

L'ultima SpiaggiaAppassionato di macchine da corsa Osborne, lo scienziato, corre e vince l’ultima gara automobilistica della storia dell’uomo. Quindi, portato dal vento, il male comincia a propagarsi. Viene distribuita a tutti i cittadini una pillola per alleviare le sofferenze. Osborne chiude a chiave la porta del garage ed avvia la sua macchina a tutto gas. Holmes si sdraia nel letto, vicino alla moglie Mary (Donna Anderson) ed alla figlia nata da poco, per morire insieme.

Dwight si dirige con il sommergibile verso il largo, così come hanno richiesto i suoi uomini mentre, sulla riva, la donna che ama, Moira Davidson (Ava Gardner), lo guarda allontanarsi seduta in macchina e, con il viso rivolto verso l’oceano, prende la pillola mortale.

Nelle strade deserte refoli di vento radioattivo sollevano carte, pezzi di giornale. Le vie sono vuote: tutti sono morti nelle proprie case accanto ai propri cari, accanto alle cose di sempre. Un grande silenzio scende ora sul mondo: l’uomo è uscito di scena…

Toccanti queste scene finali delle strade deserte, delle case spente ed abbandonate mentre un senso di disperazione e di morte pervade ogni immagine.l'ultima spiaggia

La pellicola, tratta dal romanzo di Nevil Shute (L’ultima spiaggia, Oscar n. 49, Mondadori) e magistralmente diretta da Stanley Kramer, annovera, come abbiamo visto, un cast di tutto rispetto. La versione che circola è quella voluta dai produttori con molte scene tagliate. Il film può considerarsi il vero capostipite della guerra atomica per errore che verrà poi sostituita dagli orrori di una fine ecologica.

La fotografia è in bianco e nero ed è curata dall’italiano Giuseppe Rotunno; gli esterni sono ripresi in Australia e il sommergibile, stante il rifiuto della Marina statunitense a fornire un vero mezzo a propulsione nucleare, fu in realtà il HMS Andrew, natante britannico a propulsione tradizionale.

Con qualche libertà di adattamento (ad esempio, la presenza dell’ammiraglio australiano e della sua attendente, non presente nel romanzo; la sorgente del segnale telegrafico, nel romanzo a Seattle, nel film a San Diego; Moira, nel romanzo una giovane bionda di circa 25 anni e nel film interpretata dalla matura e affascinante Ava Gardner) il film riprende quasi per intero la trama del romanzo di Nevil Shute.

Il tema dell’olocausto nucleare è, in questo film, affrontato senza prendere posizione rispetto a chi ne sia stato l’iniziatore: l’unica presa di partito in tutto il film, infatti, è la citata frase dello scienziato Julian Osborne, il quale, lungi dall’attribuire la responsabilità del conflitto a una o all’altra delle parti in guerra, contesta alla base l’idea che con strumenti di distruzione di massa si fosse mai potuto pensare di mantenere la pace.

Il romanzo, e anche il film che da esso ne deriva, sono piuttosto attenti alle vicende personali dei vari protagonisti: la negazione dell’evidenza da parte della giovane moglie di Holmes, la quale si sforza di credere che per sé e la sua famiglia ci sia ancora un futuro; lo stesso comandante americano Towers, che conserva nella sua cabina una fotografia con sua moglie e i suoi due figli, mostra la volontà di rimanere fedele al ricordo dei suoi familiari nonostante non abbia più una famiglia. Quanto a Moira, l’australiana dalla vita turbolenta, capisce di essersi innamorata per la prima volta in vita sua quando oramai è tardi, non-tanto e non solo perché non c’è più tempo, ma perché, come dice lei stessa a Osborne (suo cugino), se la moglie di Towers fosse viva lei combatterebbe per strapparglielo, ma ora che è morta non può combattere contro il suo ricordo.

La corsa organizzata da Osborne, una metafora della corsa agli armamenti atomici, il cosiddetto “Gran Premio d’Australia” (messo in scena, nella finzione cinematografica, sul circuito di Riverside in California), disputato senza alcun riguardo per i più elementari criteri di sicurezza e condotto al limite del rischio della vita, è altrettanto surreale del rifiuto di accettazione della realtà degli altri protagonisti: tranne Osborne, tutti i concorrenti muoiono, o nei roghi delle loro vetture uscite di strada o in collisione l’una con l’altra. L’impressione che se ne trae, alla luce della fine incombente, è che i partecipanti alla gara preferiscano il rischio di morire in quel modo piuttosto che attendere una fine ben più straziante. Lo stesso Osborne, nei suoi ultimi minuti di vita prima di darsi la morte, appone sul cofano motore della sua Ferrari la targa di “Vincitore del Gran Premio d’Australia 1964”, anche se è evidente che non vi saranno posteri a ricordare quella vittoria.

Lo humour nero della sequenza finale, che mostra una Melbourne deserta con lo striscione «C’è ancora tempo, fratello», è pari a quello dell’analoga sequenza de Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick di qualche anno dopo, quando sulla scena del fungo atomico che sancisce la fine della vita sulla Terra, Vera Lynn canta We’ll Meet AgainCi reincontreremo, non – so dove, non – so quando, ma so che ci reincontreremo in un giorno di sole…»).

Il realismo delle scene ben si inquadra nel filone apocalittico descritto, a posteriori, da James Berger, secondo il quale l’Umanità è in grado di figurarsi la fine della civiltà perché ne ha avuto esempi concreti nel corso del XX secolo: disastri ecologico-ambientali, campi di sterminio e, appunto, esplosioni atomiche e nucleari.

Il film ebbe un remake per la TV nel 2000, dal titolo omonimo; produzione australiana e statunitense diretta da Russell Mulcahy, con Rachel Ward e Bryan Brown.

Il film ha ricevuto due candidature ai Premi Oscar 1960 e ha vinto il Golden Globe per la migliore colonna sonora originale.

Nel 1959 il National Board of Review of Motion Pictures l’ha inserito nella lista dei migliori dieci film dell’anno.

ultima spiaggia

L'Autore

Giovanni Mongini

Tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all'argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Innumerevoli le sue pubblicazioni. La più recente è il saggio in tre volumi “Dietro le quinte del cinema di Fantascienza, per le Edizioni Della Vigna scritta con Mario Luca Moretti.”

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