InSight, acronimo di Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport (Esplorazione degli interni con indagini sismiche, geodesia e trasporto di calore), è un lander lanciato verso Marte progettato per avere dal pianeta rosso il suo primo controllo completo fin dalla sua formazione: 4,5 miliardi di anni fa. È il primo esploratore robotico dello spazio esterno a studiare in profondità lo “spazio interno” di Marte: la sua crosta, il suo mantello e il suo nucleo.

Infatti la struttura di Marte possiede uno strato più esterno conosciuto come la crosta, al di sotto c’è il mantello, che poggia su un solido nucleo interno. Lo studio della struttura interna di Marte può rispondere a domande chiave sulla formazione iniziale dei pianeti rocciosi del nostro sistema solare interno, e cioè: Mercurio, Venere, Terra e Marte, nati oltre 4 miliardi di anni fa, e questo, ovviamente, riguarda anche i pianeti extrasolari rocciosi. InSight misura anche l’attività tettonica e gli impatti dei meteoriti su Marte nell’epoca attuale.

Il lander usa strumenti all’avanguardia per scavare in profondità sotto la superficie e cercare le impronte digitali dei processi che hanno formato i pianeti terrestri. Lo fa misurando i “segni vitali” del pianeta: il suo “impulso” (sismologia), la “temperatura” (flusso di calore) e i “riflessi” (tracciamento di precisione).

Questa missione fa parte del Discovery Program della NASA per missioni scientifiche altamente focalizzate che tendono ad avere risposte a domande critiche sulla scienza del sistema solare.

Lunedì 26 novembre, a partire dalle 20:15, Focus (il canale 35 del digitale terrestre) ha trasmesso in diretta la discesa e gli ultimi “7 minuti di terrore”: in questo modo, infatti, sono state definite dagli esperti le fasi finali dell’atterraggio in quanto tutto dovrà svolgersi senza che da Terra possano in alcun modo intervenire, dato che inviare segnali alla sonda dalla Terra provocherebbe un ritardo di almeno dieci minuti. La manovra è quindi affidata solamente agli automatismi di bordo. La sonda dovrà toccare il suolo marziano senza subire danni e questo non è scontato considerando le asperità del suolo e le terribili tempeste di sabbia che percorrono il pianeta.

La sonda è entrata nell’atmosfera marziana a una velocità di 19.800 chilometri orari e ha rallentato fino a otto chilometri orari prima di toccare il suolo marziano. I due minisatelliti, Cubesat MarCo A e Blanciati con Insight lo scorso 5 maggio, hanno impiegato alcuni secondi per ricevere ed elaborare i dati prima di inviarli sulla Terra dove sono arrivati con un ritardo di soli 8 minuti.

Una curiosità: La NASA ha reso possibile la creazione di una sorta di “Carta d’imbarco” grazie alla quale è stato possibile inserire il nome di chi voleva “partecipare” alla missione e quello di amici e parenti, registrando solo pochi dati sul sito ufficiale della NASA, che sono stati mandati sul pianeta rosso a bordo del lander Insight… Come il mio, per esempio.