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IL NEMICO DI FUOCO (1958)

IL NEMICO DI FUOCO (1958)

Articolo tratto dal libro di Giovanni Mongini della Serie Chi li ha visti? numero 6
edito dalle Edizioni Scudo

Tit. Orig.: The Flame Barrier
Tit. Alt.: It Fell from the Flame Barrier – Beyond the Flame Barrier
Tit. Francia: Le retour du satellite
Casa di Produzione: Gramercy Pictures
Prodotto da: Arthur Garner, Jules Levy
Distribuzione: United Artists
Soggetto: George Worthing Yates
Sceneggiatura: Pat Fielder, George Worthing Yates
Fotografia: Jack MacKenzie
Musica: Gerald Fried
Regia: Paul Landers
Int.: Arthur Franz, Kathleen Crowley, Robert Brown, Vincent Padula, Rodd Redwing, Kaz Oran, Grace Mathews, Pilar Del Rey, Larry Duran, Bernie Gozier, Roberto Contreras
Durata: 70’ USA 1958 Note: Distribuito negli USA dal 2 aprile 1958. Il film, nella sua versione italiana, risulta scomparso.

Il nemico di fuocoUn satellite viene lanciato per andare oltre una misteriosa Barriera di fiamma (una novità) che si troverebbe a circa 200 miglia al di sopra della Terra. Il satellite sembrava inizialmente perduto durante l’attraversamento della misteriosa barriera, mentre è precipitato al suolo nelle giungle del Messico meridionale. Carol Dahlmann (Kathleen Crowley) parte per ritrovare suo marito il quale, quattro mesi prima, era andato a cercare a sua volta il satellite caduto, ma non era più tornato. La donna assume un paio di americani, due fratelli, Dave (Arthur Franz) e Matt (Robert Brown) che lavorano in loco. Con la spedizione in corso, i nativi raccontano di strani fenomeni misteriosi e inquietanti che accadono nella giungla. Procedendo verso il luogo prefissato, trovano un villaggio abbandonato, cosa che aggiunge mistero al mistero. I nativi, spaventati, vorrebbero disertare la spedizione ma i tre continuano a cercare e trovano uno scheletro che sembra essere stato bruciato e le tende del campo di Dahlmann, tutte vuote tranne che per la presenza della scimmia, passeggera del satellite. I nativi trovano uno dei loro con bruciature sul petto che balbetta su un presunto dio di fuoco. Subito si alza una fiammata e l’uomo viene ridotto a uno scheletro. Dave, Carol e Matt entrano nella grotta di questo dio di fuoco dove troveranno un altro scheletro e lo stesso Dahlmann congelato e inglobato all’interno di un brillante e mortale blob che sembra uscito dal satellite. La scimmia si lancia avanti e viene vaporizzata da un campo elettrico, facendo così scoprire ai tre che questa barriera elettrica raddoppia ogni due ore. Non possono fuggire e perciò tentano di provocare la folgorazione del blob grazie anche alle vene di minerali metallici che si trovano nelle pareti della caverna. Poiché il tempo sta per esaurirsi, Matt sacrifica la sua vita per dare a Dave la possibilità di agire e lui riesce a fulminare la creatura proveniente dallo spazio. Alla fine i due superstiti abbandonano quel luogo di morte, evidentemente innamorati l’uno dell’altra.

La regia

Paul Landers (1912 – 2001). conosciuto anche come Paul Landres, era uno dei tanti che lavoravano soprattutto per la televisione e durante la stagione 1951-52 era probabilmente uno dei più richiesti. È conosciuto come come regista della famosa serie The Cisco Kid e sempre per la televisione ha diretto anche diversi western. Ogni suo progetto, ogni suo lavoro, portava il marchio del successo o, quantomeno, si elevava dagli altri lavori dei suoi colleghi. Il suo stile e le sue tecniche hanno influenzato molti giovani registi di oggi.

Filmografia: Il vampiro (1957), Il bacio dello spettro (1958), Il nemico di fuoco (1958).

Gli attori

Arthur Franz (1920-2006), nato a Perth Amboy, New Jersey, USA. Fece precedenti esperienze in radio e televisione prima di debuttare nel cinema nel 1948. Durante la Seconda Guerra Mondiale, servì come navigatore su un B-24 dell’US Army Air Forces. Il suo aereo fu abbattuto sopra la Romania e fu incarcerato in un campo di prigionia dal quale riuscì a fuggire. Il suo interesse per la recitazione si sviluppò quando era uno studente di scuola superiore. È stato un affidabile attore di B-Movie ed è quindi apparso in diversi film di fantascienza: Volo su Marte, Gianni e Pinotto contro l’Uomo Invisibile, Gli invasori Spaziali e altri ancora. Oltre che al cinema, Franz era un volto noto della televisione americana; apparve in una dozzina di programmi televisivi tra cui Crossroads, Perry Mason, L’FBI, Gli infiltrati, Custer, The Virginian e Rawhide. È vissuto in Nuova Zelanda per molti anni ma volle tornare in California durante le ultime fasi della sua malattia. È morto per enfisema a Oxnard il 16 giugno 2006. Ha avuto tre figli e quattro mogli. Oltre ai film citati lo ricordiamo nel film di Jack Arnold del 1958 Ricerche Diaboliche e nello stesso anno lo troviamo ne Il Nemico di fuoco. Nel 1959 recita in La guerra di domani e, sempre nel 1959 nel Serial TV La terra dei giganti. Nel 1964 partecipa ad una puntata del Serial Viaggio in fondo al mare.

Kathleen Crowley (1929-2017) ha rappresentato lo stato del New Jersey al concorso di Miss America nel 1949, posizionandosi al sesto posto. Con il ricavato della vincita della borsa di studio si iscrisse all’Accademia Americana di Arte Drammatica a New York. Ha interpretato diversi ruoli nelle prestigiose produzioni televisive di Robert Montgomery, È nata una stella (1951), e il teatro televisivo di Kraft, Jane Eyre (1951). Catturata da Hollywood, è andata sotto contratto con la 20° Century Fox nel 1952. Dopo aver lasciato lo studio per diventare una freelance, si è occupata di lungometraggi (soprattutto Western e horror/sci-fi) e TV.

Filmografia: Target Earth (1954), Il nemico di fuoco (1958), L’uomo senza corpo (1959).

Robert Brown è nato il 17 novembre 1926 a Trenton, New Jersey, Stati Uniti come Robin Adair MacKenzie Brown. È noto per Arrivano le spose (1968), Primus (1971) e La torre di Londra (1962). È stato sposato con Elisse Pogofsky Harris dal 1986. In precedenza era sposato con Anna Katherine Quarnstrom, Mary Elizabeth Sellers e Leila.

Filmografia: Il nemico di fuoco (1958), La torre di Londra (1962).

Note, curiosità, commenti

Intervistata da Fangoria, Kathleen Crowley ci racconta:

Ti è piaciuto di più fare Il nemico di fuoco o Target Earth?

È stato un lavoro molto, molto duro e l’unico motivo per cui li ho fatti non era la storia in particolare, ma perché i produttori erano Levy-Gardner-Laven. Avevano un buon successo e ho lavorato duramente anche se non so se sono stati contenti di me. Quello era un film strano, un film selvaggio. Quando si entra in queste cose dello spazio esterno, come Il nemico di fuoco e Target Earth, o quando si sta facendo una scena folle come quella in Il nemico di fuoco dove trovo mio marito morto assorbito dentro quel blob, devi solo usare l’immaginazione. Le persone che scrivono questi film avevano più talento di quanto altri volessero ammettere. Hanno grande immaginazione e c’è davvero un vasto interesse per quei film, quindi bisogna rispettarli. Forse non ho fatto molto ma quando ti avvicini a pellicole di questo genere, devi credere alle circostanze specifiche dello script. Sono sempre stata affascinata da alcune di queste storie. Voglio dire, mettere una storia con Dracula in uno sfondo western (L’uomo senza corpo), ci vuole una bella immaginazione, no? Volevo e dovevo credere che fosse tutto vero. Devi avere la fiducia di un attore e un vero attore deve trovare un modo per eliminare ogni dubbio. Quindi devi regalare una buona recitazione al tuo pubblico e crederci.

Perché pensi che la produzione del Nemico di fuoco non fosse contenta di te?

Mi hanno detto di avermi ingaggiata solo dopo avermi parlato e dopo aver visto i giornalieri, in cui il mio comportamento e le mie battute erano state giudicate troppo fredde. Sono stata amareggiata da questo giudizio. Mi sono sentita ferita, perché sapevo cosa stavo facendo: non volevo essere buttata fuori fin dalla prima scena e sapevo bene come trattare il mio personaggio. Durante il film sapevo che non avrei dovuto avvicinarmi molto ad Arthur Franz e non avrei dovuto essere calda e gentile con lui fin dall’inizio, se lo avessi fatto non ci sarebbe stato un seguito logico. Sono venuti tutti sul set e ho dovuto sgolarmi a spiegarlo perché sapevo che cosa stavo facendo! Poi è accaduto qualcosa di diverso e non certo piacevole. In una scena in cui sono nella giungla e mi siedo su un tronco quando un serpente mi arriva da dietro. Fuori dalla cinepresa qualcuno ha detto, molto seriamente ‘Non muoverti’. Quella era la frase che mi aspettavo, quindi non vi avevo nemmeno fatto caso. La voce ha ripetuto ‘Non muoverti davvero, Kathleen, non muoverti!’ Il serpente era scomparso, nonostante l’addestratore l’avesse anestetizzato, ma lui se ne era andato lo stesso. Improvvisamente scoppiò l’inferno. La troupe si girò verso di me e io non sapevo se il serpente stava per colpirmi o cosa. Mi sono buttata verso la cinepresa per allontanarmi da lui e sono caduta con il ginocchio sul calcestruzzo, rompendomi la rotula. Sono andata avanti a calmanti ed è stato terribile. Quando abbiamo finito, il 20 dicembre (1957, N.d.R.), ho dovuto essere trasportata a casa e messa a letto. Quella fu la mia sorte nel Nemico di fuoco, tutto a causa di questo serpente.”

Supposto che Il nemico di fuoco sia un film di fantascienza. C’ è troppa jungla e animali…

C’era un’altra scena in cui sono in una tenda e i due uomini, Arthur Franz e Robert Brown, che mi stanno parlando. Un’iguana era nella tenda con me e doveva camminare sulle mie gambe. Amo gli animali, ma mi ha spaventata a morte e non mi è piaciuto affatto. Ho dovuto anche spogliarmi in quella scena, cosa già abbastanza audace, e allora non mi piaceva essere così davanti a una troupe. A proposito, non era così facile lavorare con Arthur Franz poiché aveva il complesso della Star che non era mai riuscita a brillare sul serio e penso che in questo, forse, c’era qualcosa di sbagliato. Ero qui, giovane attrice single e intanto stavo investendo tutti i soldi nella mia casa: avevo comprato la proprietà di Hopalong Cassidy, sulle colline di Hollywood, nel 1957. L’ho comprata perché amavo quella casa e ne ho amato la bellezza e la serenità che c’era lassù, assolutamente perfetta per il tipo di persona che ero. Prima di iniziare Il nemico di fuoco, il regista Paul Landres mi ha chiesto se potevamo incontrarci in un pomeriggio di domenica, prima delle riprese del primo giorno. Ci siamo conosciuti a casa mia, Paul Landres, Franz e io, e stavamo parlando della sceneggiatura. Franz si avvicinò al mio posto e poco gentilmente indicò con un gesto la casa e mi chiese: ‘Beh, con chi te la spassi?’ ‘Come hai avuto tutto questo?’ Io non sapevo come avrei lavoravo con lui e tenete conto che quello era il giorno prima di iniziare le riprese! Era un insulto a me. Non so quali donne conoscesse, e credo che sia comune a Hollywood essere una mantenuta, ma certamente io non lo ero: mi occupavo di mia madre e pagavo io quella casa. Non era così facile lavorare con uno che non era proprio così cordiale, ma devo dire che l’ho rispettato altamente come attore.”

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La primavera del 1958 iniziò con un oscuro film di fantascienza, prodotto, come la metà di un double features che comprendeva anche Il ritorno di Dracula. Questo perché il mercato previsto per Il nemico di fuoco era più incline agli shock e all’orrore delle conseguenze letali della scienza. Il poster stesso mostra in effetti un’immagine con fiamme, alcuni scheletri e una promessa dell’inferno in Terra. Sono i soliti strilli della filmografia a basso budget, con tutte le solite insidie e carenze. La storia, da una parte, oscilla tra quella tradizionale ambientata nella giungla con un mistero e condita da qualche commento comico e, anche se il fanatico della fantascienza vi può trovare molto in questo film, dobbiamo dire che è noioso, confuso o lento, però ha qualche pizzico che ne giustifica la visione. Mentre in realtà, non c’è un grosso fattore di divertimento, è interessante vedere un altro prodotto di quella filmografia che appartiene ai blob-from-space, in altre parole, l’essere umano contro the thinghs mostruose.

Il nemico di fuoco suggerisce la sua lavorazione rapida e un basso budget grazie al fatto di aver riciclato diversi elementi della trama in altri casi rappresentati meglio. George Worthing Yates scrisse molti altri film di fantascienza, come Assalto alla Terra (‘54) e La Terra contro i dischi volanti (‘56). Pat Fielder scrisse la sceneggiatura del film Il ritorno di Dracula e, forse pressato dalla United Artists, sceneggiò un secondo film di serie B usando magari dei copia e incolla. Il nemico di fuoco è al 70% un cliché, di un cliché, di un cliché, con i personaggi principali che perdono un sacco di tempo a battere la giungla, o a fare campeggio o ad affrontare i nativi. Vi sono alcuni momenti di comicità prevedibili e il tradizionale personaggio femminile da usarsi nei momenti più angoscianti o pericolosi. La parte fantascientifica sta nel finale ed è anche una situazione abbastanza tradizionale. I buchi nella trama abbondano: come e perché i nativi bruciano all’improvviso? Che cos’è quel campo di forza elettrica? Non fu il lavoro migliore di Fielder, ma soddisfò i suoi capi. Quando il film si volge finalmente all’elemento fantascientifico, non è altro che una continuazione del tema della contaminazione mortale proveniente dalle avventure dell’uomo nello spazio. Lo abbiamo visto in L’astronave atomica del dottor Quatermass (‘53 UK, ‘55 USA). Lo vedremo ancora un paio di volte, più tardi nel 1958, in Space Master X-7 e nel famoso Fluido mortale. Negli anni ‘50, molti erano sinceramente convinti che viaggiare nello spazio avrebbe riportato indietro sul nostro pianeta dei pericoli mortali. Forse hanno ancora nella mente come il contatto con gli europei abbia portato non certo bene ai nativi americani.

( da Classic Sci -Fi Movies)

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Un altro elemento della trama ben rappresentato sono i protagonisti che uccidono il mostro con l’elettricità. Da quando La cosa da un altro mondo fu fritta con l’elettricità nel 1951, è stata la soluzione tradizionale più veloce e sicura. Un elemento d’interesse è il debutto della tecnologia fotovoltaica. Howard Dahlmann ha utilizzato una matrice di fotocellula per caricare la sua grande scatola di batterie per alimentare il campo. Questa è la fonte di energia che uccide il mostro. Le fotocellule erano una novità alla fine degli anni ‘50, ma esistevano. Una macchina a energia solare è stata esposta a Chicago nel 1955. Le celle erano state sviluppate per i futuri satelliti artificiali. Il nemico di fuoco ottiene un certo merito per essere il primo film di fantascienza a mostrare questa nuova tecnologia e gli conferisce un valore storico.

(Bruce Eder)

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Il nemico di fuoco è un misto tra fantascienza e avventura nella giungla, con troppo di quest’ultima per i suoi 70 minuti di durata. È una vergogna, perché l’avventura nella giungla poteva essere il luogo adatto per girare un thriller di fantascienza, quasi degno di un film di Quatermass, ed in effetti questo assomiglia molto all’Astronave atomica del dottor Quatermass per alcuni aspetti della sua trama, mentre in termini di budget si avvicina di più a Spacemaster X-7 di Edward Bernds. Inoltre, l’idea è buona, nonostante un budget pericolosamente basso e uno script di gran lunga perfetto con alcuni aspetti del film che riescono ad anticipare gli elementi di The Outer Limits. Il racconto di George Worthing Yates è ben fatto, con il giusto mix di orrore e di inevitabilità matematica per rendere più credibili gli aspetti della fantascienza/thriller nel finale; e una volta che arriva lì, la sceneggiatura di Yates e Jim Fielder si comporta abbastanza bene con il lato fantascientifico della storia, contenuto negli ultimi 15 minuti del film. Il problema è in quei 55 minuti di avventura nella giungla che ci vogliono per arrivarci: il film non si perde un cliché o un momento troppo familiare rimasto inarrestabile (o il suo contenuto sottostante, altrettanto familiare). Fortunatamente, c’è un bel cast con Arthur Franz e Robert Brown, che cercano di interpretare duramente i loro ruoli e vi riescono per metà del tempo. Kathleen Crowley si comporta meno bene in una parte scarsamente scritta. Ma l’azione, come è, si muove veloce, specialmente nella seconda metà, nonostante alcuni momenti sciupati nella trama. Il lato fantascientifico, quando finalmente arriva, è piuttosto ordinario, ma almeno rispetta la nostra intelligenza più che il solito B movie di questo tipo. Il tutto aumenta quasi vorticosamente una volta che il ritmo aumenta e le prestazioni sono abbastanza buone in modo che la fine è adeguatamente drammatica e memorabile, all’interno delle limitazioni dello script e del budget. Questo film non ha ingannato nessuno, anche se l’idea era abbastanza buona, però si poteva realizzare un film migliore. I due produttori, Jules Levy e Arthur Gardner, non hanno motivo di vergognarsi di Il nemico di fuoco (il cui titolo, anche se è memorabile, è un po’ confuso in termini di trama), ma questo film è stato facilmente eclissato dal loro sforzo del 1957 con: Il mostro che sfidò il mondo.

(Anonimus)

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Anche se uno ha già visto la maggior parte dei film più popolari dell’età dell’oro della fantascienza, ci sono sempre titoli da scoprire, rari film di cui ci sono scarsità di copie o sono diventati di dominio pubblico per una questione di pigrizia dei suoi produttori. Quella era un’epoca infestata di prodotti usa e getta. La Serie B è composta da migliaia di titoli facilmente dimenticabili, sono biker movie, di ribelli e studentesse, mostri di gomma, surfisti, ballerini luccicanti di lustrini, e così via. Riempivano le sale di film destinati al double features che seduceva abbastanza il pubblico ad acquistare un biglietto al drive-in. Tra di loro scopriamo Il nemico di fuoco, un film di serie B con protagonista Arthur Franz, uno dei preferiti di questa sezione dopo il suo ruolo da protagonista nell’eccellente (e ingiustamente dimenticato) La guerra di domani (1959). Il nemico di fuoco (The Flame Barrier) si riferisce a uno strato dell’atmosfera in cui gli oggetti giungono sulla Terra e bruciano le loro vittime. Appartiene a quel gruppo di masse informi mutanti o aliene aperte da Fluido mortale e seguito da Caltiki il mostro immortale, tutti film del periodo 1958-1959. Dei tre Il nemico di fuoco è di gran lunga il più debole, semplicemente perché il mostro (se si può chiamare così) appare negli ultimi quindici minuti. Durante il resto del tempo il film è un tipico melodramma ambientato nella giungla, con una spedizione tipica degli abitanti facoltosi della città che ha organizzato un tour tra animali selvatici di ogni tipo. Molto diverso dai film con Johnny Weissmuller, sia come Tarzan o come Jungle Jim. Anche le scene di pericolo sono estremamente false: serpenti mossi con fili visibili per essere portati più vicini al volto della protagonista, o miagolii dei giaguari tratti da un disco di effetti sonori. Il film trabocca di metraggio da magazzino di cattiva qualità con riprese di animali o pipistrelli che si annidano nei cespugli. Poi, superata la lunga marcia per trovare l’obiettivo desiderato e cioè il campo allestito dal marito scomparso della protagonista, il film arriva a mostrare alcune prodezze come quella di aumentare un po’ della tensione e mostrare, in fondo, che si tratta di un film di fantascienza. Ci sono cadaveri carbonizzati stranamente, campi di forza in grado di fulminare se appena sfiorati, creature mutanti capaci di sputare una sorta di acido che brucia in pochi secondi, e un satellite incorporato in una grotta, che è coperto con un qualcosa di bianco, da farlo sembrare una lavatrice sovraccaricata con polvere di sapone. Il meglio del film è quello di vedere il corpo del marito della bionda conservato in mezzo all’ectoplasma, generato dai batteri alieni, che sono giunti con il satellite, il che sarebbe stato molto più efficace se la minaccia non fosse focalizzata solo nel muco gigantesco e statico come è successo con Kronos, il conquistatore dell’universo. Il trio realizza che l’ectoplasma funziona con energia elettrica, ragione per la quale si può distruggere con l’inversione di polarità. Hanno una batteria solare, un’eccentricità per il periodo, che utilizzano per distruggere quel coso in meno di due minuti. Il grande problema con Il nemico di fuoco è che è monotono; si parla molto, al solo scopo di riempimento e nemmeno il climax è eccitante. Le performance sono ok, i dialoghi non sono male, ma ritengo che la storia avrebbe potuto dare molto di più se avessero avuto un po’ più di budget. In ultima analisi la trama viene dalla mente di George Worthing Yates, un ragazzo che realizzò alcune delle migliori storie di fantascienza anni ‘50, come ad esempio La conquista dello spazio, Assalto alla Terra, La Terra contro i dischi volanti e Il mostro dei mari. Ma qui il basso budget e la durata breve mina qualunque ulteriore possibilità. Mischiare l’elemento di fantasia come ripieno per gli ultimi 5 minuti finisce per essere uno spreco in quanto la premessa aveva il suo potere. Un peccato perché amo il lavoro di Yates (anche se ci sono state terribili delusioni come I giganti invadono la Terra o uno script destinato a far combattere King Kong contro un gigante versione Frankenstein e che è finito per servire come base per Kong contro Godzilla), ed è la visione di un artigiano agli albori della sci fi cinema, un tempo in cui essa era considerata minore o per bambini. In ogni caso è veramente un lavoro minore e dimenticabile, la cui visione sarà obbligatoria solo per una conoscenza più completa del genere. Arthur Gardner ha detto che è stato un film economico, costato solo 100.000 dollari ed è stato girato interamente in un teatro di posa, ma con budget e tempo limitati.

(Arlequin)

L'Autore

Giovanni Mongini

Tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all'argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Innumerevoli le sue pubblicazioni. La più recente è il saggio in tre volumi “Dietro le quinte del cinema di Fantascienza, per le Edizioni Della Vigna scritta con Mario Luca Moretti.”

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