Non volevo far polemica sulla chiusura del Musef, infatti non ho rilasciato nessuna dichiarazione, tranne quella della mancanza di fondi per andare avanti e anzi, giustificavo il sindaco, perché la volontà c’era, ma i soldi no. 
La mia proposta di un rimborso mensile di 400 euro, come in parola fin dall’inizio del progetto Musef, era motivata dalla mia disponibilità di aprire il Musef tutti i giorni della settimana, weekend compreso, per accogliere visitatori e i ragazzi delle scuole, mettendo al servizio del pubblico le mie competenze, ma è stata rifiutata. Anche l’idea del sindaco di far visitare il museo dalle scuole non è andata in porto, tranne per l’inaugurazione, alla quale hanno presenziato la scuola di Gaiba e credo una di Ficarolo.

Ho cercato di proporre al sindaco iniziative pro Musef, attivandomi per accogliere personalità del Festival di Trieste e del Festival di Roma, oltre a scrittori con cui sono in ottimi rapporti per organizzare eventi culturali.La risposta è sempre stata l’assenza di fondi. Credo si sarebbe potuto ricevere contributi da parte dell’Ufficio Cinema Italiano e credo anche da parte della Regione se il sindaco avesse adibito parte della struttura ad una Cineteca. Si erano mobilitati collezionisti per mettere a disposizione centinaia di pellicole, pellicole che dovevano essere conservate in un locale ad-hoc all’interno del Musef, sempre promesso dal sindaco e mai realizzato fino ad oggi; per questi continui procrastinare l’offerta delle pellicole è stata ritirata.

Ho ritenuto inoltre irricevibile la proposta di vendere la mia intera collezione per 25 mila euro – precedentemente ne aveva offerti 60 mila rimborsabili in 6 anni – in quanto il suo valore è di gran lunga superiore, e posso dimostrarlo in qualsiasi momento. Ad esempio la tuta spaziale utilizzata da Sean Connery in “Atmosfera zero” o i disegni di Rambaldi, creatore di E.T., sono pezzi unici e di prestigio. Proprio questi ultimi si sono rovinati con l’esposizione al sole all’interno del Musef. Avevo già parlato con il sindaco di portare via il materiale e lui, seppur dispiaciuto, aveva accettato. Non c’è stato nessun successivo contatto dopo aver liberato interamente il locale del museo, quindi smentisco in modo categorico le affermazioni del sindaco di prodigarsi nel mantenere in vita il Musef. Tengo a precisare che non ho mai ricevuto rimborsi per le attività svolte in questi anni. Mi permetto di dire al signor sindaco di Gaiba di non continuare con questa inutile diatriba. Per me la situazione si chiude definitivamente qui e credo che il silenzio da entrambe le parti sia la cosa più saggia da fare.

(si veda anche l’articolo apparso su Rovigo in Diretta.)