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CROISIÈRES SIDÉRALES (1942)

CROISIÈRES SIDÉRALES (1942)

Croisières Sidérales è un film francese di fantascienza diretto da André Zwobada nel 1942, inedito in Italia.

Siamo nel 1942 e i due coniugi Monier, Robert e Françoise, (Madeleine Sologne e Jean Marchat) stanno per decollare per un volo spaziale. Un incidente d’auto impedisce al marito di partire e, al suo posto, parte il garzone del laboratorio Lucien (Julien Carette). Dopo un volo nello spazio i due tornano sulla Terra: per loro sono passati quindici giorni ma sono trascorsi ben 23 anni sul nostro pianeta. Un amico banchiere dei coniugi Monier decide di organizzare delle Crociere nello Spazio per poter aggirare il tempo e così viene costruito un grande razzo. Per il primo viaggio, obiettivo il pianeta Venere, l’equipaggio è quanto mai inconsueto: ci sono degli scienziati, un bandito inseguito da un investigatore, un’attrice e il vecchio Robert, mentre Françoise decide di restare. Avvenuto il decollo, la nave spaziale si dirige verso Venere e quando ritorna sulla Terra siamo nell’anno 2000, per cui adesso Robert e Françoise hanno nuovamente la stessa età.

La regia

André Zwobada (1910-1994) fu un ottimo regista. Il suo primo sforzo, co-diretto da Renoir, Becker e Le Chanois, fu un film propagandistico del partito comunista La vita è nostra (La vie est à nous, 1936). Croisières Sidérales (1942) fu un raro tentativo francese di un film di fantascienza. Il suo tema era la teoria della relatività, forse la prima volta che gli sceneggiatori l’usavano. Ma se i credits affermavano che il film fosse basato su fatti scientifici, non lo fu per molto tempo. La corte dei miracoli (François Villon, 1945) era invece una biografia del poeta Villon la cui unica qualità è stata avere Serge Reggiani come sceneggiatore. Il suo miglior film rimase ignoto: La Septième Porte (1948) è un curioso filosofosofico racconto ispirato da una favola araba. Les Noces de sable (1949) trasferisce invece la leggenda di Tristano e Isotta in Africa: e se l’intenzione non era abbastanza chiara, Cocteau ne era il narratore. Capitaine Ardant (1951), il suo lavoro finale basato su un romanzo di Pierre Nord, è un film coloniale che parla della ribellione dei marocchini alle truppe francesi.

Croisières SidéralesGli interpreti

Madeleine Sologne: nata il 27 ottobre 1912 a La Ferté-Imbault, Loir-et-Cher, in Francia come Madeleine Simone Vouillon,  fu conosciuta per L’immortale leggenda (L’éternel, 1943),  Il lupo dei Malasorte (Le loup des Malveneur, 1943) e Illusioni (La foire aux chimères, 1946). Fu sposata con Jean Douarinou e Léopold Schlosberg. Morì il 31 marzo 1995 a Vierzon, Cher, in Francia.

Jean Marchat (1902 -1966): prestigioso attore teatrale e regista di scena, membro della Comédie-Française, Jean Marchat fondò anche la propria azienda, la Rideau de Paris. Come spesso avviene con i grandi nomi del palcoscenico, la carriera cinematografica di Marchat non rispettò ciò che realizzò sul palcoscenico. L’attore bello, virile e impressionante potrebbe dire con orgoglio: “Ho servito Corneille, Péguy, Gide, Giraudoux, Mérimée, Roblès … e molti altri”. Certamente non si vantava di quelli che ha interpretato nei film: Gleize, Paulin, Stelli, Reinert, Vernay o Kapps! Non che nessuno dei loro lavori fossero sistematicamente terribili, ma quei filmmaker sicuramente mancavano di ambizione e personalità. Occasionalmente però, Marchat apparì in un lavori più ambiziosi. Fu in scena per Grémillon, Bresson o Guitry, ma per la maggior parte del tempo prestò il suo nome per produzioni mediocri. Lo ha fatto, però, senza disprezzo, offrendo tutta la sua autorità e professionalità ai personaggi che ha interpretato. Particolarmente brillò quando incarnava spaventosi personaggi (aristocratici arroganti, criminali di classe superiore, spie e collaborazionisti) o figure di autorità come giudici, procuratori, vescovi, generali e nobili.

Julien Carette: nato il 23 dicembre 1897 a Parigi, in Francia come Julien Victor, fu un attore conosciuto per La grande illusione (La Grande iIllusion, 1937), La regola del gioco (La Règle du jeu, 1939) e L’angelo del male (La Bête humaine, 1938). Morì il 20 luglio 1966 a Saint-Germain-en-Laye, Yvelines, in Francia. Le cause della sua morte furono quantomeno insolite: per esiti da bruciature ricevute quando la sua camicia di nylon prese fuoco dopo che si era addormentato tenendo una sigaretta accesa.

Note, curiosità, commenti

Le riprese furono effettuate negli studi di Epinay-sur-Seine dal 12 novembre 1941. Tra gli attori secondari, ancora poco conosciute ce ne sono alcuni che nel futuro prossimo diverranno famosi, tra cui Bourvil e Jacques Dufilho. Il tema del passaggio temporale a seguito di un viaggio spaziale (vedi paradosso dei gemelli) era già stato utilizzato nel 1935 da Alain Saint-Ogan nel suo fumetto Zig et Puce nel 21° secolo.

Nel 1942, Françoise, in assenza del marito Robert, e con il suo assistente Lucien, sale a bordo di una macchina volante sperimentale per effettuare un’ascesa oltre 20.000 metri di altezza. Una manovra sbagliata trascina i due fuori rotta spingendoli sempre più in alto, fino a disperderli nello spazio. Françoise e Lucien hanno provviste sufficienti e sono ben al sicuro nella navicella e dopo due settimane, effettuata una difficile manovra, riescono ad atterrare presso Parigi. Il paesaggio che si presenta ai loro occhi non è, tuttavia, quello che essi conoscono: con stupore i due giovani apprendono di trovarsi nell’anno 1967, essendo il tempo del loro viaggio nello spazio trascorso molto più lentamente rispetto a quello della Terra. Robert, invecchiato di 25 anni, ma ancora innamorato di Françoise, decide di intraprende a sua volta il volo seguendo lo strano itinerario percorso dalla moglie: egli è convinto che, una volta tornato a Terra, l’ulteriore tempo trascorso tornerà a pareggiare la differenza di età. La teoria della relatività applicata al tempo è qui pretesto per una insolita idea: il volo nello spazio, promosso come “crociera”, può rappresentare la scorciatoia verso l’eterna giovinezza, o, quanto meno, la chiave per ritrovare o riadattare, ogni volta che si parte per lo spazio, affetti e consuetudini della vita quotidiana. (Mymovies)

Il cosiddetto paradosso dei gemelli è forse una delle conseguenze più popolari (spesse volte anche eccessivamente semplificata) della teoria della relatività di Einstein. In realtà non si tratta di un vero e proprio paradosso, bensì di un esperimento ideale volto ad illustrare come alcuni aspetti della teoria di Einstein siano contrari al senso comune. L’esperimento ideale è il seguente: sulla Terra vi sono due gemelli, uno parte per un viaggio interstellare di andata e ritorno per una stella lontana, mentre l’altro rimane ad aspettarlo sulla terra. Presumendo che il viaggio interstellare possa essere compiuto a velocità prossime a quelle della luce, la teoria prevede che, al ritorno sulla terra, il gemello “viaggiatore” sia invecchiato molto meno di quello “terrestre”. Va innanzitutto specificato che, sebbene contrario al senso comune, non vi è nulla di paradossale nel fatto che il tempo scorra in modo diverso per i due gemelli. Questa è proprio una delle previsioni fondamentali della relatività: non esiste un tempo assoluto, ma lo scorrere del tempo dipende dal sistema di riferimento in cui lo si misura. E non si tratta solo di una previsione teorica: quasi quotidianamente gli scienziati verificano che i tempi di decadimento delle particelle subatomiche, misurati in laboratorio, diminuiscono quando le particelle viaggiano nel laboratorio a velocità prossime a quelle della luce. L’aspetto che forse può sembrare paradossale nella storia dei due gemelli è l’apparente simmetria del sistema: scegliendo l’astronave come sistema di riferimento è la Terra che si allontana o si avvicina a velocità prossime a quelle della luce. Dunque perché alla fine del viaggio c’è una differenza tra i tempi misurati dai due gemelli? La soluzione è molto semplice: i due sistemi di riferimento, la Terra e l’astronave, NON sono equivalenti. L’astronave deve infatti subire forti accelerazioni e decelerazioni rispetto alla Terra, che in prima approssimazione possiamo assumere come un sistema di riferimento “inerziale” (ovvero un sistema di riferimento che non subisce accelerazioni). Una spiegazione dettagliata di ciò che dovrebbero misurare i due gemelli durante le varie fasi del viaggio richiede una discreta dose di matematica, che è impossibile riportare in poche righe. Ciò nonostante, a livello qualitativo la situazione può essere riassunta nel modo seguente: nella fase di allontanamento dalla Terra, ciascuno dei due gemelli dovrebbe vedere l’ipotetico orologio dell’altro scorrere più lentamente, mentre durante l’avvicinamento dovrebbe vederlo scorrere più rapidamente. Ma le fasi di allontanamento e avvicinamento misurate dai due gemelli hanno durate differenti: il “viaggiatore” realizza subito l’inversione di moto quando raggiunge la stella, mentre il terrestre deve aspettare il lungo tempo che la luce impiega a coprire la distanza stella-terra. Questa asimmetria è alla base della differenza dei tempi misurati fra partenza e ritorno dai due gemelli, nei loro rispettivi sistemi di riferimento. (Scienza per tutti)

 Articolo tratto dal libro di Giovanni Mongini della Serie Chi li ha visti?
numero 6 edito dalla Edizioni Scudo

 

Regia: André Zwobada
Storia: Pierre Guerlais
Adattamento e dialoghi: Pierre Bost
Operatore: Jean Isnard
Musica: Georges Van Parys
Scenografie: Henri Mahé
Suono: Robert Ivonnet
Produzione: Industrie Cinématographique et Alliance Cinématographique Moderne.
Direttore di produzione: René Montis
Distribuzione: Pathé Consortium Cinéma
Int.: Madeleine Sologne, Jean Marchat, Julien Carette, Robert Arnoux, Simone Allain, Auguste Bovério, Violette Briet, Jean Dasté, Luce Ferrald, Richard Francoeur, Paul Frankeur, Tony Jacquot, Georges Jamin, Guita Karen, Serge Laroche.
Durata: 95 minuti, Francia 1942
DVD: V.O.

L'Autore

Giovanni Mongini

Tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all'argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Innumerevoli le sue pubblicazioni. La più recente è il saggio in tre volumi “Dietro le quinte del cinema di Fantascienza, per le Edizioni Della Vigna scritta con Mario Luca Moretti.”

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