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COM’È NATA LA VITA SULLA TERRA?

COM’È NATA LA VITA SULLA TERRA?

Una serie d’interessanti e forse casuali coincidenze stanno alla base della nascita della vita.

Per prima cosa, il tipo di stella che dovrà scaldare il pianeta ideale a ospitare la vita. Un astro di media grandezza con una temperatura ottimale data dal suo colore giallo (il Sole così lo vediamo noi ma, fuori dall’atmosfera terrestre, è di colore bianco). Poi, un pianeta che sia alla distanza giusta dalla stella: non troppo vicino al suo sole, altrimenti la temperatura sarebbe troppo alta, e non troppo lontano perché in questo caso la temperatura al suolo sarebbe troppo bassa. Ma la distanza non è tutto, è importante che il pianeta in questione abbia delle dimensioni particolari: se fosse troppo piccolo, non riuscirebbe a trattenere l’atmosfera attorno a sé ma al contrario se ne fuggirebbe nello spazio; se fosse troppo grande, diventerebbe un mondo gassoso. Il pianeta in questione, inoltre, perché possa sostenere la vita è importantissimo che ruoti su se stesso in modo che il calore si possa distribuire uniformemente durante il giorno.

Anche le stagioni sono importanti per cui non sarebbe male che il nostro candidato avesse l’asse inclinato in modo da permettere l’alternarsi delle stesse.

Nel nostro sistema solare solo la nostra Terra aveva queste caratteristiche. L’altro candidato, Marte, dopo un inizio promettente, ha avuto dei problemi di massa e di distanza sempre che, addirittura, non sia stato vittima di una catastrofe planetaria, come l’impatto con un meteorite, che ne ha fermato l’evoluzione.

La Terra è stata quindi fortunata e la sua origine è ancora oggi uno dei misteri più affascinanti dell’universo.

La formazione della Terra

Per capire meglio l’evoluzione del nostro pianeta poniamo su un grafico immaginario la nascita della Terra il primo gennaio di un anno qualunque, che corrisponderebbe, nella realtà, a circa quattro miliardi e mezzo di anni fa.

Gli scienziati sono propensi a credere che il nostro Sole sia una stella di seconda generazione, il che vuole dire che si sarebbe formato con residui di materia provenienti dall’esplosione di un’altra stella. Quindi, anche la Terra e gli altri pianeti proverrebbero da atomi di seconda mano, usati o, più elegantemente, di seconda generazione e provenienti da un’esplosione cosmica o da un collasso stellare avvenuto miliardi e miliardi di anni fa.

Poiché nessuno di noi poteva essere presente a un evento così sensazionale, questa considerazione deve restare nel campo delle ipotesi. Una di queste è la teoria della collisione.

Se una stella fosse passata nei pressi del nostro Sole, essa avrebbe esercitato un’enorme attrazione la cui conseguenza sarebbe stata il formarsi di protuberanze gassose. Adesso, immaginiamo che il Sole emettesse due getti di gas, uno di essi, quello che si muove verso l’esterno, avrebbe generato il pianeta Nettuno, l’altro, dalla parte opposta, sarebbe diventato il pianeta Marte. Una seconda fuoriuscita di gas avrebbe in seguito generato Urano e la Terra e tutti gli altri pianeti.

Questa teoria fu destinata a non avere un seguito. Con la scoperta di altri sistemi planetari, questo gioco di ammassi gassosi fuoriusciti dalle stelle per effetto di attrazione gravitazionale, evento rarissimo, sarebbe diventato una specie di un gigantesco domino galattico.

Gli scienziati si trovarono quindi d’accordo su una teoria che spiegherebbe in maniera più razionale la nascita del Sistema Solare.

Nello spazio esiste la polvere cosmica, un finissimo pulviscolo di materia rarefatta che si sposta lungo le vie del cielo percorrendo incredibili distanze, le dimensioni di queste nubi possono essere immense. Esse vagano nello spazio, residuo dalla nascita dell’universo.

Da una di queste nubi di polvere cosmica, attirata dal Sole, può aver avuto origine la Terra e il Sistema Solare.

Cerchiamo di seguire con chiarezza il processo di formazione. La forza della luce fu la causa del concentramento di queste particelle di polvere congelata. Le dimensioni della nube stessa, in questo modo, si ridussero notevolmente, con il risultato che, come tanti minutissimi pezzi di roccia, le particelle cominciarono a urtarsi, a collidere tra di loro. Verso l’interno ve ne era una maggiore concentrazione per cui le collisioni lì erano estremamente più frequenti rispetto alla periferia della nuvola.

Da queste collisioni cominciarono a formarsi degli ammassi di materia che presero a turbinare verso il centro della nube.

Ora noi sappiamo che ogni cosa sulla Terra è attratta verso il centro di essa dalla forza di gravità. Per lo stesso principio, le particelle furono attratte verso il centro della nube. Questi ammassi di materia crebbero gradualmente intento che si andava a formare una spirale in movimento, nello stesso modo, diciamo, in cui una palla di neve, rotolando lungo un pendio, accumula altra neve e s’ingrossa. Il movimento fu infinitamente più lento ma fu questo a dare origine al Sole.

A un certo punto della nostra storia, la nube informe, a causa del moto, divenne una sfera appiattita con un nucleo di materia fredda al centro. Quello che possiamo chiamare proto-sole aveva inglobato circa il novanta per cento della materia originaria e il restante dieci per certo andava a costituire i proto-pianeti.

Per milioni di anni la zona, culla del sistema solare, rimase al buio o appena illuminata dalle stelle vicine. Una luce estremamente debole ma sufficiente, in virtù della pressione che esercitava, perché poco a poco la densità della zona centrale aumentasse. Questo, a sua volta, causava un aumento della forza gravitazionale con conseguente attrazione verso il centro e tutto questo fu causa di un’ulteriore compressione.

L’aumento della pressione fu causa anche di un aumento della temperatura nel proto-sole e gli atomi d’idrogeno si trasformarono in elio proprio grazie a un processo termonucleare o di fusione. A questa fusione si accompagnò la liberazione di enormi quantità di energia, esattamente come se si trattasse di una bomba all’idrogeno. Una gran luce si accese quindi nel cielo: il Sole era nato.

Il nostro pianeta era ancora un mondo freddo che andava accumulando calore man mano che la sua massa aumentava inglobando frammenti di polvere e di rocce che la colpivano in uno spazio ben più popolato di oggetti in movimento di quanto non lo sia ora. Aumentando la massa, ovviamente aumentava anche la forza di gravità, per cui la Terra attirava verso di sé sempre più corpi i quali, urtandola, liberavano anche una gran quantità di energia. È stata probabilmente questa pioggia il fattore determinante che ha riscaldato la Terra, non il solo certo, ma uno dei più importanti come anche la frizione con le particelle della nube solare attraverso la quale viaggiava ed era immersa.

Durante la sua nascita, la Terra continuò a crescere, quindi, grazie agli urti con i corpi celesti che incrociavano la sua traiettoria. È proprio grazie a queste rocce vaganti, composte da ferro, silicati e altro materiale, che la Terra è oggi ricca di questi elementi chimici. Tra questi, alcuni erano fortemente radioattivi e, quindi, capaci di sprigionare calore man mano che il processo radioattivo decadeva.

Per milioni di anni l’energia di questi elementi rese rovente la Terra, provocando la fusione dei minerali.

Il ferro, che ha il punto più basso di fusione, si liquefò per primo e, poiché è anche il più pesante, affondò verso il centro del nostro pianeta. I silicati, invece, galleggiarono verso la superficie, diventando parte di quella che sarebbe diventata la crosta terrestre.

La Terra era un globo infuocato nel quale scorrevano rivoli di metallo fuso da dove si sprigionavano immense nuvole di fumo tossico a base di anidride carbonica, vapore ed esalazioni sulfuree.

Il nostro pianeta rimase in queste condizioni per milioni di anni. I gas della nube cosmica, idrogeno ed elio, che avevano contribuito a formarla si dispersero nello spazio esterno, mentre piccole quantità di metano e ammoniaca si combinarono chimicamente con la roccia.

L’atmosfera che avvolgeva la Terra in quei tempi era ben diversa da quell’attuale, composta con ogni probabilità al novanta per cento d’idrogeno, al nove per cento di elio e un uno per cento di altri gas.

Al tempo della nascita della Terra, l’acqua, o meglio il vapore acqueo, era in scarsissima quantità e avrebbe coperto il fondo dei mari e degli oceani solo per pochi centimetri. Quella che ricopre attualmente i due terzi della superficie terrestre proviene dai composti chimici presenti nelle rocce, spinti all’esterno dal progressivo aumento della temperatura.

L’oceano e l’atmosfera in cui la vita ebbe poi modo di evolversi, presero origine, con ogni probabilità, dall’interno del nostro pianeta, aumentando di volume in milioni di anni. Tale processo sarebbe ancora in atto se non fossero intervenuti dei deterrenti inquinanti a fermarlo o a rallentarlo.

Quando la maggior parte del ferro raggiunse il nucleo centrale, la Terra cominciò a raffreddarsi e si formò la sottile crosta sulla quale viviamo.

Siamo così arrivati a tre virgola otto miliardi di anni fa che corrispondono, sul nostro ipotetico calendario, al 5 gennaio.

La nascita della vita

In uno scenario brullo e desolato, cosparso di rocce e di lava disseccata, sotto un’atmosfera ostile per la vita, cadono le prime gocce di pioggia che si trasformano in rivoli, ruscelli, torrenti e infine fiumi.

L’acqua, che sarà la culla della vita, proviene anch’essa dallo spazio generoso, trasportata come ghiaccio dai frammenti di stelle che vagano nel profondo cosmo.

La lava incandescente liberò altra acqua dalle rocce: le prime pozze furono il retaggio di un pianeta nascente.

Il giovane oceano, illuminato dal Sole, non porta tracce di vita. È muto, inerte; un mare primordiale da dove comincerà la vita. L’acqua crea delle piccole e grandi pozze tra le nere rocce, è stranamente calda in una di esse. Sta per accadere qualcosa…

Adesso gli elementi ci sono tutti: idrogeno, metano, ammoniaca, vapore acqueo, radiazioni ultraviolette, che colpiscono il terreno senza che ci sia uno strato di ozono a filtrarle, fulmini, quindi scariche elettriche, e radioattività cominciano a formare diversi composti organici.

Molecole semplici e molecole complesse e, tra queste ultime, gli amminoacidi: i mattoni base per formare le proteine.

Esistono in natura solo venti tipi di amminoacidi, inizialmente erano di più ma la selezione naturale, attiva fin dai primordi, ha scartato i meno utili. Combinandosi tra loro nei modi più diversi, possono creare tutte le proteine e, di conseguenza, tutti i tessuti e gli organismi esistenti su questa Terra.

Il lento processo chimico e biologico che darà il via a forme di vita sempre più complesse, alcune da tenere altre da rifare, cominciò tre virgola cinque miliardi di anni fa, cioè al 14 febbraio del nostro calendario.

La vita sta ora brulicando nel mare, composta da infinitesimali organismi. Ci vorranno ancora mesi del nostro fantastico calendario per giungere alle prime forme di vita terrestri, le piante, e ciò avverrà il 22 novembre, solo 430 milioni di anni fa.

Relativamente poco tempo dopo, la vita sembra aver accelerato i suoi processi. Tra il 27 novembre e il 29 dello stesso mese, cioè tra i 380 milioni di anni fa e i 355, la Terra comincia a popolarsi di pesci, anfibi e poi rettili.

La Terra si ricopre di grandi foreste, entrando in quello che viene definito periodo carbonifero. Il 5 dicembre (275 milioni di anni fa) gli animali cominciano a muoversi sulla Terra vivendovi e proliferando.

225 milioni di anni fa, il 10 dicembre, sulla Terra appaiono i dinosauri.

Il pianeta dei dinosauri

Nel caso vi foste chiesti cosa sia con esattezza un dinosauro, è facile sentirsi rispondere che sono delle grosse lucertole o dei grossi rettili ma la definizione non è esatta. Hanno caratteristiche in comune con loro perché possiedono scaglie come le lucertole, depongono le uova come i coccodrilli e curano i piccoli come fanno gli uccelli e i mammiferi, molti di loro possiedono un becco e, sicuramente, molti di loro sono pure a sangue caldo come i mammiferi e non come i rettili. Per questi motivi devono considerarsi una variante dei vertebrati con caratteristiche distintive autonome.

La loro esistenza è delimitata in un arco di tempo ben preciso e cioè tra i 220 e i 65 milioni di anni fa, in quell’era della Terra chiamata Mesozoico che comprende tre diversi periodi: Il Triassico (250-205 milioni di anni fa), il Giurassico (205-135 milioni di anni fa) e il Cretacico (135-65 milioni di anni fa). Qualunque altro fossile fuori da quest’epoca non è da considerarsi di dinosauro.

Questo spiega anche la quasi totale mancanza di reperti di dinosauro in Italia, nel Mesozoico il nostro paese non esisteva se non sotto l’aspetto di qualche sparuto isolotto.

I dinosauri, inoltre, sono tutti animali terrestri e di conseguenza non volano e non vivono nei mari o negli oceani. Quelli che noi conosciamo come rettili volanti (pterodattilo) o marini (plesiosauro) sono solo dei parenti abbastanza stretti dei dinosauri.

Altra caratteristica distintiva dai rettili, forse la basilare, è la disposizione delle zampe. I dinosauri, sia bipedi sia quadrupedi, hanno le zampe disposte verticalmente sotto il corpo cosicché il ventre non poggi per terra quando sono fermi nella versione quadrupede. La sua andatura può ricordare un elefante o al limite una mucca, non un coccodrillo.

Le lucertole, i varani e ogni altro tipo di rettile, invece, hanno le zampe disposte ad angolo. Fateci caso la prossima volta che vedrete un film dove ci sono delle lucertole travestite da dinosauri (Viaggio al centro della Terra, Il mondo perduto, Sul sentiero dei mostri), noterete che le loro zampe puntano verso il centro del corpo e i gomiti e le articolazioni sono piegate in modo che, quando l’animale è fermo, il ventre poggia al suolo.

Le specie classificate dei dinosauri sono quasi cinquecento e ancora oggi se ne trovano di nuove, cosa che dimostra come fossero diffusi in tutto il globo.

Un altro dei grandi misteri che circondano questi giganteschi animali è la loro estinzione, avvenuta, a quanto pare, quasi improvvisamente nel Cretacico.

Più di ottanta teorie sono state postulate per spiegare questa misteriosa e quasi subitanea scomparsa. Alcuni scienziati addirittura negano che di scomparsa si tratti ma di una normale estinzione avvenuta nell’arco di milioni di anni.

Alcuni reperti sarebbero successivi alla data della loro estinzione ma nemmeno questi esami hanno portato a un risultato sicuro.

L’ipotesi dell’impatto da asteroide è quella che attualmente fa più discutere ed è nota: un corpo celeste ha colpito il nostro pianeta sollevando una massa di polvere e di detriti tali da oscurare il Sole per parecchio tempo, causando così un abbassamento della temperatura.

Nello Yucatàn è stato trovato un cratere dalle dimensioni di circa centottanta chilometri che sarebbe caduto sul nostro pianeta proprio circa sessantacinque milioni di anni fa. Sempre in Messico, dei geologi hanno trovato tracce nei sedimenti di una gigantesca onda d’urto e in questi strati sono state rinvenute delle sfere vetrose le quali sarebbero state generate dal tremendo calore dell’impatto. Il tutto, insomma, starebbe a indicare una catastrofe a livello globale. Per provocare una catastrofe del genere, il bolide avrebbe dovuto avere perlomeno il diametro di una decina di chilometri. Come contraccolpo all’impatto, la luce del Sole sarebbe stata oscurata con conseguente morte delle piante prima e degli erbivori e dei carnivori di conseguenza.

Sì, diciamo che ci siamo, diciamo che la teoria è credibile ma perché alcune forme si sono estinte e altre invece no?

Tutti i dinosauri sono scomparsi, perché si sono salvati i coccodrilli, i serpenti, le tartarughe, perché si è estinto lo squalo d’acqua dolce e quello marino no?

Non c’è una risposta precisa a questa domanda se non quella della casualità la quale fa in modo che in un incidente ferroviario alcuni si salvano e altri no, per cui è possibile che alcune specie, pur se decimate siano comunque riuscite a sopravvivere.

Resta anche un’altra cosa da dire: quando l’eventuale disastro ha colpito il nostro pianeta, i dinosauri erano già in via di estinzione e vari tipi di specie erano scomparse sia in mare sia in terra. Forse la natura stava già pensando a una modifica ma altre specie, e questo lo sappiamo per certo, non sono scomparse, si sono modificate. Oggi sappiamo che molti dei piccoli dinosauri sono diventati degli uccelli, altri sono arrivati intatti fino ad oggi come il Coelecantus, il pesce preistorico protagonista anche di almeno due film di fantascienza (Ricerche Diaboliche e Gorgo).

L’uomo

Alle 23,50 del 31 Gennaio l’uomo appare sulla Terra.

Circa 100 – 130 mila anni fa il futuro dominatore e devastatore del pianeta prende le mosse dalla sua culla natale, l’Africa, per spingersi sempre più verso il nord e poi diffondersi su tutto il pianeta.

In una migrazione che non ebbe soste essi giunsero in Europa, in Giappone, in Australia in Siberia e, per ultimo, nelle Americhe, solo 12 mila anni fa.

Durante queste migrazioni, essi cambiarono il colore della pelle, degli occhi, dei capelli e altri tratti somatici ma resteranno sempre del ceppo del sapiens sapiens quelli che si diffonderanno in tutto il pianeta. Il successo di questa invasione toglierà di mezzo altre specie derivate dall’homo e il mondo sarà loro.

L’origine di questa strana creatura è anch’esso un mistero non ancora del tutto risolto.

Sappiamo che già due milioni di anni fa c’erano degli esseri che cacciavano costruendosi strumenti di pietra. Noi lo conosciamo con il nome di Homo Habilis e in seguito come Homo Erectus, ma prima ancora?

Le tracce si confondono e possiamo solo avanzare delle ipotesi grazie ai resti fossili che indicare come nostri predecessori gli Australopitechi, vissuti quasi quattro milioni di anni fa.

Andando indietro nel tempo le tracce diventano ancora più confuse ma sembrano portare a una piccola creatura dagli occhi grandi esistita fra i 30 e i 35 milioni di anni fa. Un esserino della grandezza di una piccola volpe e con un cervello grande come una grossa biglia.

Ancora più indietro nel tempo e arriviamo a settanta milioni di anni addietro per fare la conoscenza con un piccolo scoiattolo arboreo dal nome tecnico di Purgatorius il quale potrebbe essere stato il capostipite della linea evolutiva che ci ha condotti fino all’Homo Sapiens… o Vastans, a seconda dei casi.

Come già abbiamo visto, settanta milioni di anni fa esistevano ancora i dinosauri ma il nostro scoiattolo e gli altri piccoli mammiferi vivevano nella loro ombra, al limite razziando le loro uova per cibarsene.

Più indietro nel tempo il nostro destino si confonde con quello di tutte le altre specie in una sorta di brodo primordiale dal quale tutti siamo stati generati.

Quali sono stati i fattori che hanno portato l’uomo al dominio sul mondo?

Molti di questi sono evidenti come, per esempio, lo sviluppo del suo cranio il quale in due milioni e mezzo di anni d’evoluzione si è sviluppato dai 450 centimetri cubici degli Australopitechi ai 1400 – 1500 degli uomini moderni.

Ma il volume cerebrale non è tutto, c’è anche la stazione eretta e il pollice opponibile che gli permette di afferrare oggetti, scrivere, scolpire, disegnare.

Tanti altri fattori entrano in gioco, alcuni strettamente personali, come le dimensioni e il sesso ma qui passiamo in un campo nel quale la nebbia è ancora molto fitta e i dati tendono a contraddirsi tra di loro.

Negli ultimi dieci minuti in cui l’uomo ha fatto la sua apparizione sulla scena del mondo sono accadute molte, moltissime cose:

23, 55 I Sapiens sapiens sono arrivati in Europa eliminando i Neanderthal e si sono diffusi anche Siberia, Australia e Giappone.
23, 57 Un Sapiens Sapiens scolpisce un osso e la sua opera giunge fino a noi.
23, 58 Il soffitto di una caverna a Lascaux viene dipinta da un ottimo, preistorico artista.
23, 59 Un gruppo di Sapiens Sapiens, in Mesopotamia, inventa l’agricoltura.
23, 59, 30 I primi monumenti egizi
23, 59, 44 Augusto è proclamato Imperatore e quattro secondi dopo l’Impero Romano cade.
23, 59, 52 Si combatte la prima crociata
23, 59, 56 Scoperta dell’America
23, 59, 58 Rivoluzione Francese
23, 59, 59 Le prime locomotive a vapore
23, 59, 59, 55 La Prima Guerra Mondiale
23, 59, 59, 58 Il primo uomo sulla Luna.

La fine

Fra circa altri quattro miliardi e mezzo di anni il Sole entrerà in una nuova fase che lo farà diventare una gigante rossa, una stella avviata verso la fine, e poi a trasformarsi in una nana bianca.

Una tremenda ondata di calore investirà la Terra cancellando ogni traccia dell’uomo e delle sue opere. Ciò che resterà degli oceani si perderà nello spazio in una nube di vapore. Le rocce fonderanno e la Terra vagherà senza vita e forse senza più il moto di rotazione, volgendo così sempre lo stesso butterato volto verso la stella che un tempo le dava la vita e che ora la sta uccidendo.

L’uomo sarà forse estinto o forse cambiato. Quello che noi abbiamo conosciuto come essere umano, forse sarà emigrato su altri mondi. Avrà portato il suo seme attraverso l’universo e trovato un altro sole vicino al quale accasarsi. Forse avrà trovato altri popoli e avrà capito il suo posto in quell’immenso, sterminato mare che si chiama universo. Forse, ma non ci speriamo molto, infine avrà riconsiderato la propria scala di valori e volgendo lo sguardo in alto, sotto un cielo sconosciuto di un’altra parte della galassia, guarderà l’universo con occhi diversi…

L'Autore

Giovanni Mongini

Tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all'argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Innumerevoli le sue pubblicazioni. La più recente è il saggio in tre volumi “Dietro le quinte del cinema di Fantascienza, per le Edizioni Della Vigna scritta con Mario Luca Moretti.”

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