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MISTERI AL CENTRO DELLA TERRA

MISTERI AL CENTRO DELLA TERRA

VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA

“Sto morendo, ma il mio lavoro non deve andare perduto. Chiunque scenda nel cratere dello Snaeffels Jokul può raggiungere il centro della Terra. Io l’ho fatto.
Arne Saknussen

(Viaggio al centro della Terra di Henry Levin – 1959)

 

Una delle ipotesi sulla composizione della Terra nel suo interno, che è poi diventata alimento per libri e film, è molto antica. Lucrezio, nel suo De rerum natura, affermava che “la Terra è piena dappertutto di caverne dove soffiano i venti“. La fantastica ipotesi di una Terra cava è rimasta soprattutto nella letteratura più che in quella scientifica ed è stata sfruttata da autori di viaggi immaginari come Ludvig Holberg nel suo Il viaggio sotterraneo di Niels Klim (Nicolai Klimii Iter Subterraneum), scritto nel 1741. Proseguendo nel tempo, per i greci e i romani l’idea era che all’interno della Terra ci fossero gli Inferi, dimora dei morti quali che fossero i loro meriti. Gli Inferi di Ade non avevano alcun rapporto con le fucine di Vulcano però vi si poteva accedere da vulcani spenti come il lago Averno, lago appunto vulcanico. Inoltre il Tartaro era uno spazio bruciato da fuoco intenso, dove i cattivi subivano il loro supplizio, un luogo inteso come la realtà tenebrosa e sotterranea (katachthònia), e quindi il dio che lo personifica, venuto a essere dopo Chaos e Gaia. Zeus vi rinchiuse i Titani, stirpe divina e padri degli dei dell’Olimpo, dopo averli sconfitti a seguito della Titanomachia. Lì, inoltre, si trovavano altri mostri. Per gli ebrei lo Sheol, un termine usato nell’Antico Testamento o Tanakh e che stava appunto ad indicare il regno dei morti non aveva tale carattere, anche se è vero che, come cita Gesù, la Geenna, era il luogo dove si bruciavano le immondizie e veniva spesso associata a un luogo metaforico in cui si punivano i peccati. Tuttavia, l’idea che il fuoco infernale abbia la sede nelle regioni centrali della Terra non è sempre stata accettata né codificata: Dante Alighieri nell’Inferno, per esempio, osserva Lucifero imprigionato nel ghiaccio.

Per Athanasius Kircher, un gesuita, filosofo, storico e museologo tedesco del XVII secolo, al centro della Terra vi è il fuoco, dell’Inferno, che alimenta i vulcani. Invece, lo studioso Jeremy Swinden affermò che l’Inferno era al di fuori del centro della Terra e, formalmente, non era molto lontano dalla verità perché non vi sarebbe tutto il posto necessario per gli innumerevoli dannati, come già Tommaso d’Aquino (1225 – 1974) aveva ampiamente affermato. Anzi, secondo questo grande filosofo, per quanto concerne l’Inferno, il Nuovo Testamento era stato estremamente chiaro, il destino degli uomini giusti e quello degli uomini empi dopo la morte e alla fine dei tempi sarà diverso: “Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capi alla sinistra” (Mt. 25, 31-33). Il destino ultraterreno dei malvagi comporta l’esclusione definitiva di quella situazione che il Nuovo Testamento definisce “vita eterna”: “Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli” (Mt. 25, 41). Il concetto di impedimento assoluto dei cattivi dal regno celeste di Dio è assai frequente in S. Paolo: “O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? ” (1 Cor. 6, 9).

Per parecchi secoli, in un modo o nell’altro e sotto diverse versioni, fu in auge la teoria detta della Terra cava. Secondo alcune di queste teorie, sotto la superficie terrestre vi sarebbero altre superfici concentriche, che potrebbero a loro volta essere abitate o abitabili. Questa teoria fu formulata in termini scientifici a partire dal XVII secolo, per essere resa popolare nei secoli successivi da romanzi fantastici che la sfruttavano come artificio narrativo. Pur essendo ampiamente confutata dalla scienza moderna (geologia, geofisica e astrofisica) e quindi relegata alla pseudoscienza, ancora oggi la teoria della Terra cava trova un certo seguito presso alcuni sostenitori di teorie del complotto.

Una volta per tutte, cosa sia il principio della “Teoria del Complotto” ce lo spiega, con estrema chiarezza, Wikipedia: Una teoria del complotto (o della cospirazione) è una teoria che attribuisce la causa prima di un evento o di una catena di eventi (in genere politici, sociali o talvolta anche naturali) a un complotto o una cospirazione. Si tratta in genere di teorie alternative più complesse ed elaborate rispetto alle versioni fornite dalle fonti ufficiali e critiche nei confronti del senso comune o della verità circa gli avvenimenti comunemente accettata dall’opinione pubblica. Tali ipotesi non sono provate per definizione, dal momento che cesserebbero di essere “teorie”, e vengono spesso elaborate in occasioni di eventi che suscitano forte impressione nell’opinione pubblica come ad esempio eventi tragici legati alla morte di personaggi più o meno famosi o grandi disastri civili, ambientali, o atti terroristici, vuoi anche per effetto dell’ampia diffusione e trattazione da parte dei media.

Edmund Halley, famoso ai più per aver calcolato la periodicità della cometa (ogni 76 anni) che porta il suo nome, nell’opera Philosophical Transactions of Royal Society of London (1692) propose l’idea che la Terra fosse formata da un guscio esterno spesso 800 km, con due altri gusci interni concentrici e un nocciolo interno. Questi gusci avrebbero avuto le dimensioni dei pianeti Venere, Marte e Mercurio, e sarebbero separati da atmosfera. Ogni guscio avrebbe i propri poli magnetici, e i vari gusci ruoterebbero a velocità differenti. Halley propose questa teoria per cercare di spiegare alcuni risultati anomali ottenuti dalla bussola, per poi spingersi a teorizzare che l’atmosfera interna fosse luminescente, che i continenti interni fossero abitati e che i gas sfuggiti dai passaggi ai poli fossero la causa dell’aurora boreale.

Lo scrittore di fantascienza L. Sprague de Camp e il divulgatore Willy Ley hanno sostenuto nel documentario Lands Beyond del 1952 che anche Eulero avrebbe proposto l’idea di una Terra cava, ma senza strati multipli; in compenso, al centro della cavità vi sarebbe un sole di 1000 km di diametro, che illuminerebbe l’interno e sosterrebbe una civiltà avanzata. Il documentario tuttavia non riporta fonti attendibili e anzi, nella Lettera alla principessa tedesca, Eulero descrive un esperimento mentale che postula una Terra solida.

De Camp e Ley affermano inoltre che sir John Leslie avrebbe espanso l’idea di Eulero, immaginando non uno ma due soli (Plutone e Proserpina, secondo i nomi presi dal mito greco). Leslie in realtà propose la teoria della Terra cava nel 1829, nel trattato Elements of Natural Philosophy (pp. 449–453), ma non menziona soli interni.

Nel 1818 John Cleves Symmes, Jr. avanzò l’ipotesi che la Terra fosse formata da un guscio cavo di 1300 km di spessore, con due cavità di 2300 km di diametro su entrambi i poli geografici. Oltre alla crosta esterna ci sarebbero quattro gusci interni, anch’essi con aperture ai poli. Symmes ottenne grande rilievo come uno dei primi e più famosi assertori della teoria della Terra cava e fu il primo a proporre una spedizione alla ricerca del foro che sarebbe collocato al Polo Nord, che venne sostenuta di fronte al Congresso degli Stati Uniti da parte del senatore Richard M. Johnson il 28 gennaio 1823. Portò avanti il progetto con l’aiuto del pioniere James McBride, ma il neoeletto presidente statunitense Andrew Jackson lo bloccò e Symmes morì nel 1829 poco dopo tale rifiuto.

Anche Jeremiah N. Reynolds, seguace della teoria, propugnò l’organizzazione di una spedizione alla ricerca del passaggio. Reynolds arrivò ad organizzare una spedizione nell’Antartico, col sostegno del presidente Adams, ma la spedizione si concluse in un disastro. Reynolds non riuscì a partecipare alla Spedizione Wilkes del 1838-1842, nonostante quell’impresa fosse in parte dovuta alla sua opera di convincimento, dato che nelle sue battaglie aveva offeso troppe persone coinvolte nel viaggio.

Nonostante Symmes non abbia mai scritto un libro su queste sue teorie, esistono diversi testi sulla sua opera: tra questi vi è il saggio di McBride Symmes’ Theory of Concentric Spheres (1826). Anche Reynolds nel 1827 pubblicò Remarks of Symmes’ Theory Which Appeared in the American Quarterly Review. Nel 1868, il professor W.F. Lyons pubblicò The Hollow Globe, sostenendo una teoria simile a quella di Symmes ma senza accreditarlo: il figlio di J.C. Symmer, Americus Symmes, pubblicò allora un testo per rivendicare le origini della teoria, The Symmes’ Theory of Concentric Spheres.

Nel 1871 sir Edward Bulwer-Lytton, scrittore, politico ed esoterista, pubblicò un romanzo oggi considerato anticipatore del genere fantascientifico, Vril, The Power of the Coming Race (1871) in cui sosteneva che all’interno della Terra si trovasse una razza di superuomini sopravvissuti a cataclismi mitologici. John Uri Lloyd, farmacologo ed erborista, pubblicò nel 1895 il romanzo Etidorhpa, dove descrisse un viaggio immaginario fino al centro della Terra a partire dalle caverne del Kentucky, tentando di giustificare scientificamente la possibilità di tale viaggio (Jules Verne aveva già utilizzato l’idea trent’anni prima, nel 1864, per il suo celebre romanzo avventuroso Viaggio al centro della Terra).

Viaggio al centro della terra

La teoria arrivò fino all’inizio del XX secolo, quando William Reed, scrisse Phantom of the Poles (1906), sostenendo la teoria di una terra cava ma senza soli o secondi gusci. Reed portò a sostegno i racconti di alcuni famosi esploratori dell’epoca, tra cui Louis Bernacchi, Fridtjof Nansen, Karl Mauch, Adolphus W. Greely, Allen Henry e altri. Sulla base di queste osservazioni, Reed sostenne l’esistenza di un grande mare di acqua dolce che si estendeva oltre quello che avrebbe dovuto essere il Polo Nord. Da questi resoconti, Reed arrivò a sostenere che i Poli non fossero mai stati in realtà scoperti, semplicemente perché non esistono: al loro posto si troverebbe un enorme buco con il passaggio al Continente Interno. Le acque marine si sarebbero riversate all’interno correndo lungo la superficie. In seguito Marshall Gardner scrisse A Journey to the Earth’s Interior (1913, in edizione ampliata nel 1920). Gardner sosteneva l’esistenza di un sole all’interno della Terra, e arrivò a costruire un modello brevettato della sua idea di Terra.  Gardner citò Symmes, ma non Reed e questo perchè Reed e Gardner ripresero alcuni dubbi espressi dagli esploratori polari, stupiti di trovare enormi iceberg di acqua dolce e non salata.

La risposta data da entrambi gli studiosi fu formulata in questi termini: gli iceberg sono d’acqua dolce perché sono formati dalle acque dei fiumi del continente interno. Quando Robert B.Cook rinvenne negli strati glaciali i resti di mammuth perfettamente conservati, Marshall Gardner affermò che non era possibile che un reperto fosse rimasto integro così a lungo, e che quelli trovati sarebbero stati i resti di creature morte di recente dopo essere sfuggite dal Continente interno.

Altri scrittori hanno sostenuto che nel territorio sotterraneo abitino creature di grande saggezza. L’Antartide, il Polo Nord, il Tibet, il Perù, e il Monte Shasta in California, Stati Uniti, sono stati di volta in volta identificati come punti di ingresso a questi regni sotterranei, dove si troverebbero la città mitologica di Agarttha, o addirittura delle basi di alcune razze aliene. Le idee di Reed e Gardner vennero riprese nel 1969 nel libro The Hollow Earth (nell’edizione italiana Il grande ignoto), a nome di un sedicente Dr Raymond W. Bernard che però ignorava totalmente il lavoro di Symmes.

Bernard aggiunse anche alcune idee peculiari, sostenendo che gli UFO proverrebbero dal Continente Interno, e che le nebulose ad anello proverebbero l’esistenza di mondi cavi. Un articolo di Martin Gardner rivelò che lo pseudonimo “Bernard” era usato da Walter Siegmeister, ma solo con il libro di Walter Kafton-Minkel Subterranean Worlds: 100,000 years of dragons, dwarfs, the dead, lost races & UFOs from inside the Earth nel 1989 emerse la storia di Bernard/Siegmeister. Le idee di Siegmeister furono riprese negli scritti di David Hatcher Childress Ispirandosi alle teorie della Terra cava sono state proposte megastrutture che ne riprendono alcune caratteristiche, come la Sfera di Dyson o il Globus Cassus.

Alcuni autori invece di sostenere la teoria di un globo cavo sul cui esterno giace il mondo come lo conosciamo (teoria della Terra convessa), hanno sostenuto una teoria opposta secondo cui l’umanità vivrebbe nel lato interno, dando vita alla teoria della Terra concava. La superficie della Terra, secondo questa teoria, somiglierebbe all’interno di una Sfera di Dyson, un’ ipotetica enorme struttura di rivestimento che potrebbe essere applicata attorno ad un corpo stellare allo scopo di catturarne l’energia. È stata teorizzata dall’astronomo britannico Freeman Dyson, ma anche questa teoria, come la precedente, è stata smentita dai fatti, ed in particolare dalle esplorazioni spaziali del XX secolo.

Cyrus Teed, un eccentrico studioso di New York, propose la teoria della Terra concava nel 1869, definendo questa teoria come Cosmogonia Cellulare. Teed fondò una setta, denominata Koreshan per catturarne l’energia. È stata teorizzata dall’astronomo britannico Freeman Dyson.

Anche questa teoria, come la precedente, è stata smentita dai fatti, ed in particolare dalle Unity basata su questa idea, che definì Koreshanesimo. Una colonia di Koreshani venne fondata a Estero, in Florida, ed è oggi preservata come sito storico nonostante non vi siano più seguaci viventi. I Koreshani sostenevano di aver verificato sperimentalmente la concavità della curvatura terrestre usando uno strumento detto “rettilineatore” sulle coste della Florida.

Diversi autori tedeschi del XX secolo (tra cui Peter Bender, Johannes Lang, Karl Neupert e Fritz Braun), hanno pubblicato opere in sostegno della teoria della terra concava (Hohlweltlehre). La teoria è oggi sostenuta da pochi. Lo studioso egiziano Mostafa A. Abdelkader ha pubblicato diverse ricerche in cui ha stilato una mappa dettagliata della Terra concava[.

In un capitolo del suo libro On the Wild Side (1992), Martin Gardner ha esaminato il modello di Abdelkader: secondo Gardner, questa teoria presupporrebbe che i raggi luminosi viaggino in percorsi circolari, rallentando con l’avvicinarsi del centro della sfera dove si trova il Sole. L’energia non potrebbe raggiungere il centro della cavità, che corrisponde ad un punto a distanza infinita dalla Terra. Gardner sottolinea che “molti matematici credono che un modello di universo capovolto, con leggi fisiche adeguatamente corrette, è empiricamente inconfutabile”. Tuttavia, Gardner stesso respinge la teoria sulla base del Rasoio di Occam.

Da un punto di vista logico, è possibile applicare una trasformazione matematica al nostro sistema di coordinate in modo che l’esterno della terra diventi l’interno e viceversa: queste trasformazioni verrebbero poi compensate da adeguate modifiche alle leggi fisiche oggi note, ma si tratterebbe comunque di puri sofismi e speculazioni logiche.

So che vi state chiedendo che cavolo sia questo “Rasoio di Occam”, ebbene, ancora una volta, Wikipedia ci viene in aiuto: Rasoio di Occam (Novacula Occami in latino) è il nome con cui viene contraddistinto un principio metodologico espresso nel XIV secolo dal filosofo e frate francescano inglese William of Ockham, noto in italiano come Guglielmo di Occam.Tale principio, ritenuto alla base del pensiero scientifico moderno, nella sua forma più immediata suggerisce l’inutilità di formulare più ipotesi di quelle che siano strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno quando quelle iniziali siano sufficienti.

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Ma, siamo seri, un ipotetico popolo come vivrebbe al centro della Terra? Se ci fossero esseri viventi all’interno di una Terra cava non riceverebbero una spinta gravitazionale verso la superficie: la teoria della gravitazione prevede che una persona all’interno della sfera sarebbe praticamente senza peso. Questo fatto fu dimostrato per la prima volta da Newton, il cui teorema del guscio sferico prevede che la forza gravitazionale sia pari a zero ovunque all’interno di un guscio solido sfericamente simmetrico, indipendentemente dallo spessore del guscio stesso. Una debole forza gravitazionale deriverebbe dalla non perfetta sfericità della Terra, e dalla forza di marea, dovuta alla Luna. Anche la forza centrifuga contribuirebbe alla formazione di una gravità, che tuttavia all’equatore sarebbe pari a solo un trecentesimo della gravità normale.

A lungo il dilemma riguardò come questo fuoco posto al centro del nostro globo potesse alimentarsi, data l’ovvia mancanza di ossigeno nelle viscere della Terra. Ma già nell’Encyclopédie di Diderot si argomenta che più che fuoco, si poteva considerare la presenza di materiale incandescente, costituito da “materie grasse, sulfuree e oleaginose”. L’opposizione a questo punto era tra solidisti e fluidisti. Cartesio avanza l’ipotesi che il nucleo sia fluido con una seconda regione mantellare solida e compatta. Buffon, invece, ipotizza un nucleo di “materiale vetrificato”omogeneo. Leibniz accetta le tesi di Cartesio sull’origine della Terra da una stella che si è raffreddata, ma il nucleo è ormai già freddo e solido e vetrificato. La contrapposizione tra nucleo solido e fluido viene ricostruita nel Viaggio al centro della Terra (1864), romanzo di Jules Verne, dove viene descritta la diatriba tra il capo della spedizione, il professor Lidenbrock, un solidista, e il nipote Alex, un fluidista. Thomas Burnet (1635-1715) aggiunge un importante concetto: i materiali più pesanti, per gravità, tenderebbero a discendere verso il centro, mentre il resto galleggerebbe sopra. Questo materiale verrebbe quindi compresso dal peso del mantello, indurendosi a poco a poco. Numerosi aspetti son stati poi considerati, venendo infatti in aiuto le diverse scoperte nei diversi ambiti della scienza, come per esempio la teoria di Fourier sulla conduzione termica.

Un altro concetto che si riteneva fondamentale nel discernimento del problema era l’influenza della Luna sulle maree: se il nucleo fosse liquido, la crosta terrestre ne risentirebbe, ipotizza Ampère, ma, constatava Bourlot che l’azione esercitata contemporaneamente sui due mari, oceanico e ipogeo, non renderebbe percettibile il fenomeno delle maree oceaniche. La crosta terrestre quindi potrebbe avere semplicemente uno spessore adeguato, cosa ipotizzata precedentemente da Hopkins.

La teoria fluidista era apparentemente confermata anche per l’osservazione del materiale fuso eruttato dai vulcani: David Forbes ribadisce questo aspetto, e ancora oggi si parla impropriamente della deriva dei continenti come di “zolle che galleggiano sul mantello”.

Il solidista Poisson, riprendendo Burnet, giustamente ricorda come la pressione al centro della Terra possa alzare il punto di fusione dei materiali, e che quindi il nucleo è solido, e che tale solidificazione sia iniziata per l’aumentata pressione, piuttosto che per un raffreddamento. La strada era quella giusta, sebbene non mancavano prolusioni, anche di autorevoli personaggi, che oggi si possono considerare azzardate: Lord Kelvin non solo negava la natura fluida del nucleo, ma anche le alte temperature e Svante Arrhenius, premio Nobel per la chimica, ipotizzava un nucleo gassoso, riprendendo Benjamin Franklin. William Hopkins propone una teoria in anticipo sui tempi, considerando che la solidificazione in superficie sia avvenuta per raffreddamento, mentre al centro per aumento della pressione. Hopkins inoltre fa valutazioni anche astronomiche, considerando un globo solo solido in rotazione e confrontandolo con i movimenti di precessione e nutazione della Terra. Ne dedusse che la sfera terrestre si comporta come un solido rigido, sebbene non si possa escludere un nucleo fluido al di sotto di una crosta spessa almeno un quinto del raggio terrestre. Risultava inoltre impossibile che i vulcani si alimentassero direttamente dal nucleo terrestre.

Charles-Eugène Delaunay invece, pensava che si potesse trovare una conciliazione tra solidisti e fluidisti concependo un materiale fluido molto viscoso. È comunque grazie alla sismologia che si arriva ai modelli attuali. Ernst von Rebeur-Paschwitz aveva proposto che le onde sismiche di un terremoto in Giappone nel 1889 avessero attraversato il globo e fatto oscillare il suo pendolo. Oldham, che si considera il padre della scoperta il nucleo terrestre, osservò che le onde sismiche secondarie arrivano con notevole ritardo, segno che passano un materiale più refrattario alla trasmissione ondulatoria. Oldham non si volle però sbilanciare su che tipo di materiale potesse comporre il nucleo, né sotto quale stato si presentasse.

Emil Wiechert propose nel 1896 un modello quantitativo bilaminale della struttura interna della Terra che presupponeva un nucleo in ferro, desunto dall’osservazione dei meteoriti. Lo studio del centro della Terra infatti andava di pari passo con lo studio della storia della sua formazione. In questo senso l’ipotesi più accreditata è l’accrescimento di planetesimi, corpi stellari più piccoli di un pianeta.

Il suo allievo Beno Gutenberg dimostrò una discontinuità netta tra mantello e nucleo posta a 2900 km dalla superficie terrestre. Da ciò dedusse che il nucleo fosse solido, ma, grazie a Harold Jeffreys, che osservò maree terrestri e dati sismologici, e Inge Lehmann, sismologa danese, si arrivò al concetto attuale di doppio nucleo, con una parte fluida esterna e una solida interna. Tale discontinuità veniva posta dalla Lehmann a circa 5000 km dalla superficie.

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La Terra è un geoide: cioè una sfera lievemente schiacciata ai poli e rigonfia nella parte centrale.

La crosta è la parte più superficiale della Terra, quella su cui viviamo. Il suo spessore e gli strati di roccia che la compongono variano in corrispondenza di continenti e oceani. Sotto i continenti, la crosta è formata da tre strati:

  • uno strato più esterno di granito
  • uno strato intermedio (di cui non si conosce la composizione)
  • uno strato più interno di basalto

I primi due strati formano l’ossatura vera e propria dei continenti e galleggiano letteralmente sullo strato di basalto, premendo verso il basso con tutto il loro peso, specie dove esistono massicce catene montuose. Procedendo i margini dei continenti, la crosta si assottiglia progressivamente: lo strato di granito e quello intermedio tendono a scomparire. Sotto gli oceani, infatti, la crosta è formata da una sottile fascia di sedimenti e dal solo strato basaltico. La crosta è divisa dal mantello dalla discontinuità di “Mohorovicic” o più Semplicemente “Moho”

Il mantello si estende sotto la crosta fino a circa 2900 Km di profondità. Fra la crosta e il mantello si trovano spesso delle enormi sacche di magma, che sono all’origine dell’attività vulcanica. Infatti, quando la crosta, come spesso avviene, presenta fessure o spaccature, gas e rocce incandescenti riescono a raggiungere la superficie e fuoriuscire. Il mantello termina verso il basso con la superficie di “discontinuità di Gutemberg”

Il nucleo è la parte più interna del nostro pianeta. È suddivisa in nucleo “esterno” che ha le caratteristiche di un liquido, mentre il nucleo “interno” è solido. Nessuna sonda è mai riuscita a penetrare nel mantello o nel nucleo, di conseguenza queste conclusioni sono basate solo su studi particolari e sono quindi suscettibili d’ulteriori perfezionamenti via via che progrediscono le nostre conoscenze in questo campo.

I patiti della Terra Cava non demordono con le loro allucinanti ipotesi e una di queste parte negli anni ’20, quando Byrd fece scalpore volando sopra il Polo Nord e diventando il primo uomo a sorvolare il Polo Sud. Ma i teorici della Terra Cava credono che il famoso esploratore sia andato ben oltre, il 19 febbraio 1947, infatti, l’ammiraglio Byrd pilotò un aereo attraverso un tunnel situato al Polo Nord accedendo all’interno della Terra. Si racconta che dei velivoli simili a dischi volanti presero il controllo del suo aereo con una specie di raggio traente e lo fecero atterrare in una città della Terra interna. L’ammiraglio Byrd entrò in contatto con delle entità aliene le quali si consideravano i “Guardiani del Pianeta”. Le entità comunicarono all’ammiraglio di non approvare il modo in cui l’umanità utilizzava l’energia nucleare: pochi anni prima c’erano stati i casi di Hiroshima e Nagasaki. Quando l’ammiraglio andò a Washington, gli fu imposto di mantenere il segreto e di non diffondere per nessun motivo queste notizie…non si capisce il perché.

Alcuni sostengono che il resoconto dell’Ammiraglio Byrd sul suo volo all’interno della Terra sia descritto nel suo diario segreto pubblicato negli anni ’90, quasi quarant’anni dopo la sua morte. Ma gli scettici ritengono che il diario sia un falso e sottolineano come nel febbraio del 1947, nello stesso periodo in cui l’ammiraglio avrebbe visitato il mondo situato sotto il Polo Nord, in realtà partecipava ad una grossa spedizione navale chiamata High Jump, a ventimila chilometri di distanza, vicino al Polo Sud.

Poiché a certi ciarlatani è più facile mettergliela in quel posto che in testa, secondo alcuni di loro la partecipazione di Byrd a questa vasta operazione militare al Polo Sud sarebbe stata solo una storia di copertura che gli permise di precipitarsi dall’altra parte del pianeta senza essere seguito dai media.

Si tratta di un mito, se non di un’idiozia, perché nessuno è in grado, attualmente, di dimostrare la veridicità della Teoria della Terra Cava. Tuttavia, si tratta di un mito grandioso e che potrebbe avere legami molto stretti con un nucleo storico antichissimo. Come nasce l’idea, in alcune religioni, dell’esistenza di un mondo degli “inferi“, cioè inferiore, abitato da demoni e mostri? E il mito greco dell’Ade?

Potrebbero esserci grandi spazi aperti all’interno della Terra in cui vivono civiltà aliene avanzate? è possibile che gli “dei” extraterrestri siano davvero venuti sulla Terra secoli fa e abbiano nascosto le prove del loro viaggio in una serie di grotte e tunnel sotterranei?

Forse abbiamo appena scalfito la superficie dei misteri sotterranei del nostro pianeta. Ma se è così, quali indizi del nostro lontano passato aspettano ancora di essere scoperti e quanti voli di fantasia fuorvianti ci toccherà ancora sopportare? La fantascienza è una cosa, ma la realtà conosce altre strade che non siano i deliri di certi” profeti dell’impossibile”.

Ben più curiosa e attendibile potrebbe essere una notizia pubblicata anche da noi il 14 Marzo del 2014 e che parla di un enorme oceano grande 10 volte l’oceano Pacifico che si nasconde nel centro della Terra e non solo ferro fuso e nichel come finora ipotizzato. La nuova teoria sul “cuore” liquido del nostro pianeta arriva dalla scoperta di un minerale, la ringwoodite, in un diamante in Brasile. Un diamante che arriva da oltre 400 chilometri di profondità, proprio dal cuore del pianeta, e che mostra presenza di acqua. L’analisi del minerale nel diamante è stata realizzata da un gruppo di ricercatori internazionale coordinato dall’Università dell’Alberta, a cui ha partecipato anche l’Università di Padova, e pubblicata sulla rivista Nature. Lo studio conferma quindi l’esistenza di una zona detta di transizione, ricca di acqua, e molte delle ipotesi, quasi impossibili da verificare, relative alla composizione interna del nostro pianeta.

La ringwoodite (dal nome dello scienziato australiano che la studiò per primo) è un minerale che normalmente si trova a enormi profondità nella Terra, tra i 520 e i 660 chilometri sotto i nostri piedi, cioè all’interno del cosiddetto mantello terrestre (lo strato che si trova più internamente rispetto alla crosta rocciosa su cui abitiamo). Fino a poco tempo fa, l’esistenza della ringwoodite nel mantello era praticamente soltanto teorica. Gli scienziati l’avevano prodotta in laboratorio comprimendo i minerali della superficie terrestre fino a simulare le condizioni di pressione degli strati profondi del nostro pianeta. L’avevano anche trovata nelle rocce di qualche meteorite. Ma non l’avevano mai vista nella forma naturale terrestre, perché sepolta a distanze inaccessibili. Ora, a meno che i ciarlatani di cui sopra non se ne escano con l’ipotesi che si tratti delle scorte d’acqua degli alieni, questa è una notizia proveniente, bufale a parte, da una fonte che merita approfondimento.

Negli ultimi 50 anni l’uomo ha conquistato la Luna e ha inviato sonde fino ai confini del Sistema Solare, ma ancora non sa bene che cosa ci sia nel mondo sotterraneo che si estende per oltre 6300 Km fino al centro del pianeta. Sappiamo che ci sono rocce in perenne (e lentissimo) movimento, uno strato di ferro fuso, un nucleo interno di ferro solido e denso e c’è chi ipotizza che questo ferro sia un unico cristallo gigante. Le perforazioni già in atto in tutto il globo, però, non sono andate oltre lo strato più esterno della crosta terrestre, anche se ci hanno portato testimonianze preziose della vita sotterranea e di quando i poli avevano un clima tropicale. Entro il 2012, però, un nuovo progetto giapponese, si sarebbe dovuto spingere per la prima volta fino al mantello, dove inizia il vero cuore del pianeta. Finora il tentativo più audace di raggiungere il mantello è stato realizzato nella penisola di Kola, in Russia, ma non ha avuto successo: la perforazione cominciò nel 1970, ma gli scavi si sono fermati a circa 12 Km per mancanza di fondi. Ci proverà adesso la nave Chikyu, che attraverserà la crosta terrestre in un punto in cui questa è ben più sottile: sotto gli oceani. Chikyu è stata varata nel 2001 e, per raggiungere il suo scopo, dovrà iniettare il suo enorme trapano per circa 6 Km nella crosta terrestre partendo dal fondale dell’oceano a 3-4mila metri di profondità servendosi di uno scalpello studiato per operare a pressioni di centinaia di atmosfere e temperature fino a 300 gradi centigradi, rimanendo per anni nella stessa posizione grazie al sistema GPS. Le sue dimensioni sono proporzionate all’ambizione dell’impresa: la nave è lunga 210 metri, pesa circa 57mila tonnellate e ha una torre di controllo alta 112 metri. Per operare nelle condizioni estreme di pressione e temperatura che si trovano a quella profondità, la punta d’acciaio userà un flusso di fango per tenere aperto il foro e preleverà “carote” di roccia per l’analisi chimica poi ci sarà una prima perforazione, in una regione al largo delle coste meridionali del Giappone che gli esperti ritengono importante al fine di studiare, e forse perfino prevedere, la nascita dei terremoti. In un secondo momento ci sarà un’altra perforazione per raggiungere il mantello. Ma cosa si trova quando si scava in profondità? La risposta dipende da dove ci si trova.Vicino a una dorsale oceanica, cioè dove le placche tettoniche si separano, la crosta terrestre è anche più sottile di 1 Km, ma in tal caso le rocce del mantello sottostante sono contaminate da quelle della crosta. La Chikyu, però, esplorerà una zona lontana dalle dorsali, dove crosta e mantello sono ben separati. In tal caso, perforando, si trova dapprima un fondale ricco di sedimenti: resti di microrganismi, fango e argilla. Questo strato, in media, si trova a 5-6 mila metri di profondità, è spesso circa 5 Km e diventa sempre più caldo e compatto quanto più si scende. Oltre si trovano rocce basaltiche, cioè lava raffreddata rapidamente. Ci sono prima i “cuscini” (bolle solidificate), poi rocce simili a “basalti colonnari” e altre dette “gabbri”. Dopo 4-5 Km c’è una zona di transizione spessa circa 1 Km e infine il mantello. Non tutte le missioni puntano a queste profondità estreme: la gran parte si accontenta di sondare pochi Km. Oggi tutte le perforazioni oceaniche fanno parte del progetto internazionale IODP (Integrated Ocean Drilling Program). Non ci sono notizie recenti sul progetto… speriamo che gli alieni non l’abbiano sabotato…

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Nel campo letterario il centro della Terra è sempre stato… al centro di una serie di romanzi di ogni epoca. Eccone alcuni esempi: Nel 1741, per esempio, con il romanzo Il viaggio sotterraneo di Niels Klim (Nicolai Klimii iter subterraneum) di Ludvig Holberg: accade che il protagonista Nicolai Klim cada in una caverna mentre la stava esplorando e trascorre molti anni della sua vita sia in un globo più piccolo all’interno della Terra, sia sulla superficie interna del guscio esterno. Quarant’anni dopo, precisamente nel 1788, ecco l’Icosaméron di Giacomo Casanova, dove ci troviamo davanti a una ponderosa storia in 5 volumi. Un’avventura che si dilunga in 1800 pagine e nella quale fratello e sorella cadono all’interno della Terra scoprendo l’utopia sotterranea dei Mégamicri, una razza di nani multicolori ed ermafroditi. Un altro romanzo precursore della fantascienza dal nome Symzonia: A Voyage of Discovery di un certo “Capitano Adam Seaborn” apparve alle stampe nel 1823. Esso riflette ovviamente le idee di John Cleves Symmes, Jr. e alcuni ritennero Symmes il vero autore, che è accreditato in tal modo in una recente ristampa. Altri non sono d’accordo. Alcuni ricercatori dicono che il romanzo fa una voluta satira delle idee di Symmes, e pensano di avere identificato l’autore come uno scrittore statunitense, Nathanial Ames, che scrisse altre opere, tra le quali una che avrebbe potuto fornire ispirazione per Moby Dick. Edgar Allan Poe usò l’idea per il suo romanzo Storia di Arthur Gordon Pym (The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket, 1838) e ne fece riferimento anche in Manoscritto trovato in una bottiglia (MS. found in a bottle, 1833) e L’incomparabile avventura di un certo Hans Pfaall (The unparalleled adventure of one Hans Pfaall). Jules Verne, che nelle proprie opere non si allontanava spesso dai limiti della plausibilità scientifica, utilizzò l’idea di una Terra cava nel suo romanzo del 1864 Viaggio al centro della Terra che fu sfruttato parecchio nella cinematografia fantastica e di fantascienza. La Razza Futura o La Razza che verrà (The Coming Race) è un romanzo del 1871 dovuto a Edward Buliver-Lytton e descrive un mondo sotterraneo scoperto dal protagonista della narrazione, mentre esplora una miniera. In esso vive una razza superiore che conduce un’esistenza ‘utopistica’ grazie al possesso di una energia invincibile e inesauribile, che può essere guidata con il pensiero e per mezzo della quale ogni cosa è possibile. Il romanzo di James De Mille A Strange Manuscript Found in a Copper Cylinder (1888) è una satira vittoriana di una società invertita all’interno della Terra cava. The Land of the Changing Sun di Will N.Harben è del 1894 e narra la storia di un americano e di un inglese che subiscono un incidente su un’isola in mezzo al mare e sono presto salvati e portati in una terra misteriosa via sottomarino. Il libro racconta le storie parallele dei due uomini: l’inglese che trova il favore dell’autoritario re di quella terra e l’americano che viene bandito nel deserto e lasciato morire. Si scopre che la terra è un mondo sotterraneo e il “sole” è una luce elettrica gigante che cambia colore ad ogni ora. In caso di disastro, i due stranieri sono chiamati ad aiutare gli indigeni a sopravvivere… Il racconto fantastico Il dio fumoso (The Smoky God, 1908) di Willis George Emerson narra le avventure di un certo Olaf Jansen che viaggio all’interno, trovò una civiltà avanzata e se ne andò. Alcuni hanno ritenuto il romanzo un resoconto veritiero. Edgar Rice Burroughs scrisse storie avventurose del mondo interno di Pellucidar (tra cui, a un certo punto, la visita del suo personaggio Tarzan). Benché la superficie interna della Terra avesse un’estensione ben più piccola dell’esterno, Pellucidar ha oceani in corrispondenza dei continenti sulla superficie esterna, e viceversa; in tal modo il mondo interno ha una superficie occupata da terre emerse più grande di quello esterno. È abitato da esseri umani primitivi e creature estinte sulla superficie esterna, tra cui i Mahar, creature simili a pterodattili con poteri psichici. Pellucidar presenta un sole interno che non tramonta mai, per cui gli abitanti non hanno mai sviluppato la nozione del tempo. Il racconto horror Il tumulo (The Mound, 1930) di narra di immensi paesaggi e di terribili esseri che vivono da tempi remotissimi nel sottosuolo all’insaputa di tutti, riprendendo in parte le teorie di cui abbiamo parlato.

Per quanto riguarda il cinema, come abbiamo detto, Jules Verne è stato saccheggiato abbondantemente e di molti di questi film ne abbiamo parlato altrettanto abbondantemente per cui, al limite, in certi casi faremo solo delle brevi citazioni..

Unknown WorldUnknown World (To the Center of the Earth – 1950) di Terrel (Terry) O. Morse è un inedito la cui storia si basa su uno scienziato che costruisce, assieme al suo team, un Cyclotram e cioè un veicolo in grado di esplorare il centro della Terra. Gli esploratori di questo nuovo mondo entrano all’interno della crosta terrestre attraverso un vulcano. Durante la discesa due uomini dell’equipaggio muoiono a causa di gas velenosi e un terzo cade da un dirupo durante un’operazione di salvataggio. In quattro giungono a 1640 miglia sotto la crosta terrestre incontrandovi un mondo sotterraneo con oceani, vulcani e deserti, ma anche un luogo arido, sterile, forse a causa di radiazioni. Un’esplosione vulcanica libera una valanga d’acqua che sommerge la sonda uccidendo il capo degli scienziati. Dopo essere affondato fino a 2500 miglia, il veicolo lentamente risale attraverso il mare che è entrato in comunicazione con il mondo sotterraneo ed il Cyclotram giunge in superfice con i tre superstiti

Ricordiamo quindi velocemente: Viaggio al centro della Terra (Journey to the Center of the Earth) di Henry Levin del 1959, pur non rispettando pedissequamente il libro di Verne, resta una delle migliori e più divertenti trasposizioni.

Petrified World, centro della terraAltro inedito è The Incredible Petrified World di Jerry Warren. Eccone la trama: Il professor Millard Wyman (John Carradine, 1906-1988) invia un equipaggio con due uomini, Paul Whitmore (Allen Windsor) e Craig Randall (Robert Clarke, 1920-2005), e due donne: Lauri Talbott (Sheila Noonan) e Dale Marshall (Phyllis Coates), con una campana a pressione fino a una profondità dell’oceano mai esplorata prima. Il cavo che è collegato con la superficie si spezza improvvisamente e la missione si crede perduta. Miracolosamente l’equipaggio sopravvive all’incidente. Tuttavia, essi temono che la loro morte sia inevitabile proprio a causa della rottura del cavo di collegamento e la conseguente mancanza di comunicazioni con la superficie. Esplorano il fondo oceanico attorno alla campana e pur increduli sembra che si siano spostati dal luogo dell’incidente e poiché pensano che la pressione debba essere tollerabile visto che si vede la luce della superficie, lasciano la campana grazie alla loro attrezzatura subacquea. Raggiunta quella che credono essere la superficie dell’oceano si trovano invece dentro ad una grande caverna L’equipaggio esplora la grotta e trova una sorta di lucertola preistorica, quindi uno scheletro e poi un uomo che parla la loro lingua correttamente il quale racconta di essere scampato a un naufragio quattordici anni prima e di aver trovato queste grotte dopo l’affondamento in mare. Egli sostiene non c’è via d’uscita e un vulcano fornisce aria alle grotte. Nel frattempo, gli uomini addetti alla missione che lavorano in superficie scoprono alcune forme insolite in movimento vicino alla campana immersa. Alcuni credono che sia un fenomeno senza significato e il fratello minore del Prof. Wyman mette a punto una seconda campana ma la missione è annullata. Nonostante questo Wyman Junior mostra le modifiche che sono state apportate rispetto alla prima campana e si immerge ugualmente. Tuttavia il vulcano diventa più instabile e la seconda missione non li può trovare in tempo…

Il centro della Terra, a parte Nembo Kid, o Superman che dir si voglia, ha ricevuto la visita di un altro mitico, grande eroe. Si tratta l’argomento nella pellicola del 1961 intitolata Ercole al centro della Terra di Mario Bava nel quale troviamo Dejanira (Leonora Ruffo), la donna amata da Ercole (Reg Park) che è malata e, su consiglio nefasto di Licos (Il malefico padrone delle forze delle tenebre, il quale non poteva che essere interpretato da Christopher Lee), il forzuto eroe deve scendere negli inferi per trovare una pietra magica, l’unica cosa che può guarire la sua amata. Il percorso è irto di trappole e di pericoli, ma chi può fermare Ercole il quale sa abbattere anche questo Dracula in versione Peplum?

Passiamo al 1963 con Atragon (Kaitei Gunkan) del prolifico papà di Godzilla Inoshiro (o Ishiro) Honda che è tratto dal racconto Kaitei Gunkan (La Corazzata Sottomarina) di Shunro Osikawa e Kaitei Okoku (Il Regno Sottomarino) di Shigeru Komatsuzaki. Qui abbiamo i fotografi Susumu Hatanaka) e Yoshito Nishibe che stanno indagando sulla sparizione di due ingegneri, caduti in acqua mentre erano in taxi. I due uomini incontreranno una bellissima ragazza, Makoto Shinguji, figlia del capitano Shinguji e protetta dall’ammiraglio Kosumi. Un reporter informa i protagonisti che Shinguji è nascosto in un’isola del Pacifico e che sta lavorando a un sottomarino invincibile chiamato Gotengo. Susumu scoprirà che a rapire gli ingegneri è il sommerso impero di Mu, dominato da una perfida imperatrice. Mu chiede la resa della Terra, e il gruppo composto da Susumu, Yoshito, Makoto, Kosumi e dal misterioso giornalista tenteranno invano di convincere Shinguji ad usare il Gotengo per sconfiggere gli abitanti di Mu. I protagonisti scopriranno che il giornalista non è altri che un agente dell’impero nemico, che rapirà Susumu e Makoto. Shinguji finalmente si decide ad utilizzare il suo sottomarino volante col muso a trivella: dopo aver sconfitto congelando il serpente Manda, dio di Mu, con il cannone della nave Zero assoluto, i nostri eroi irrompono nel palazzo imperiale e, dopo aver salvato i due innamorati e presa in ostaggio l’imperatrice, distruggono la città. L’imperatrice, vedendo la sua terra distrutta, preferirà annegare nell’acqua seguendo il destino dei suoi sudditi.

20.000 leghe sotto la Terra (The City Under the Sea) di Jacques Tourneur datato 1965, fu pubblicizzato come tratto da un’opera di E.A. Poe, in realtà l’ispirazione a Poe fu solo alla lontana e non da un racconto ma da una poesia intitolata appunto La città sotto il mare. Qui abbiamo un giovanotto (Tab Hunter) che, cercando i rapitori della propria ragazza (Susan Hart), finisce in una città sotterranea dove il tempo si è fermato e comandata da una sorta di antico pirata (Vincent Price) il quale domina anche i vecchi abitanti dell’antica Atlantide, evollutisi in uomini pesce, ma dall’intelligenza primitiva. Il solito e opportuno vulcano sistemerà le cose.

Nello stesso anno giunge sugli schermi un dignitoso film che nulla deve, una volta tanto a Jules Verne. Si tratta di Esperimento I.S. il mondo si frantuma (Crack in the World) di Andrew Marton. In questa storia un razzo frantuma uno strato della crosta terrestre per raggiungere il magma situato al centro della Terra e poterne usufruire quale forma illimitata di energia. L’esplosione però comincia a provocare terremoti e una profonda spaccatura lungo tutto un particolare percorso indicato come Fossa di Massedo. Viene fatto un tentativo per fermarla ma si riesce solo a deviarla e far tornare il fenomeno al punto di partenza. La spaccatura crea così un enorme tappo che scaglia nello spazio tonnellate di Terra, il laboratorio, lo scienziato fautore dell’esperimento (Dana Andrews) e creando in questo modo una nuova piccola Luna attorno al nostro pianeta, ma il resto del mondo è salvo.

Nel 1967 e fino al 1969 i registi Norm McCabe e Hal Shuterland creano un serial di animazione in diciassette episodi da trenta minuti l’uno intitolato Viaggio al centro della Terra (Journey to the Center of the Earth), ispirandosi ancora una volta al romanzo di Verne e anche qui abbiamo il Professor Lindebrok con la nipote, il proprio pupillo Alec e Lars, la loro guida, sono alle prese con animali preistorici, uomini delle caverne e rettili giganti mentre, seguendo le tracce del loro predecessore Sacknussem, esplorano il sottosuolo diretti verso il centro della Terra.

Una volta tanto lasciamo Verne per occuparci di un altro fantasioso scrittore: E.A.Burroughs e al suo “Ciclo di Pellucidar”, un regno nascosto al centro della Terra, ma conosciuto ai più come creatore del personaggio di Tarzan. Il film che ne è stato tratto nel 1976 s’intitola Centro della Terra continente sconosciuto (At the Earth’s Core) di Kevin Connor: Sul finire dell’Ottocento lo scienziato inglese Abner Perry, un formidabile Peter Cushing, e il suo giovane assistente David lnnes (Doug McClure) collaudano una perforatrice a razzo inventata dal primo, dotata di abitacolo e capace di attraversare la roccia con eccezionale potenza e velocità. La macchina, però, sfugge al loro controllo e i due si ritrovano, anziché dall’altra parte di una montagna, al centro della Terra, dove, in un’immensa caverna popolata di mostri e di uomini primitivi ridotti in schiavitù, sorge il regno dei Mahar, enormi uccellacci dotati di potere ipnotico attinto dal fuoco. Benché catturati dalle loro guardie, David e Abner riescono, dopo molte avventure, a organizzare la rivolta degli umani contro i loro oppressori, a distruggere il centro della loro potenza e a far ritorno sulla superficie della Terra dove David tenta invano di farsi seguire dalla bella ragazza, Gea (Caroline Munro) di cui s’è innamorato.

Nessuno, nel mondo cinematografico, può esimersi dall’ispirazione che i romanzi di Verne possono dare. Una delle tante prove ci è fornita da questo film del 1977 dal titolo L’incredibile viaggio nel continente perduto (El viaje al centro de la Tierra) una pellicola spagnola diretta Juan Piquer Simon che possiamo definire una trasposizione ancora più fantascientifica del romanzo di Jules Verne: Ad Amburgo nel 1898, il prof. Lidènbruck acquista casualmente un libro inedito in cui Arne Saknussem racconta minutamente un viaggio fatto verso il centro della Terra partendo dal cratere del vulcano Snaeffeis (Islanda). II geologo organizza immediatamente una spedizione e prende con sé la nipote Glauben con il suo fidanzato Axel. Giunti in Islanda, il terzetto assume Hans come guida, un montanaro pastore desideroso di rifarsi il distrutto gregge. Iniziato l’avventuroso viaggio, i quattro audaci perdono il manoscritto di Arne; ma, quando Glauben rischia di finire in un pozzo di fango, si presenta Olsen, un misterioso scienziato che su quel mondo sotterraneo sembra saperla molto lunga. Grazie alla fortuna e agli aiuti di Olsen, gli esploratori navigano in un lago sottomarino, incontrano, oltre i dei mostri preistorici, un gigantesco gorilla e degli abitanti, tecnologicamente avanzatissimi, discendenti del regno di Atlantide, flora e fauna da milioni d’anni scomparse sulla crosta terrestre. Rimasti immobilizzati al fondo di una caverna, vengono ancora soccorsi da Olsen, un atlantideo, mediante una esplosione che lo fa scomparire e provoca una eruzione. Trascinati dalla stessa eruzione, i quattro rivedono il sole sulla vetta dello Stromboli

Ispirato ad un romanzo di Sir.Arthur Conan Doyle, L’abisso di Atlantide ecco le Le sette città di Atlantide (Warlords of Atlantis, titolo che ebbe anche versione in VHS italiana) di Kevin Connor. Siamo a bordo di una nave che viene assalita da una grande piovra. I superstiti, a bordo di un batisfera e trascinati sul fondo, si trovano poi nel fantastico regno di Atlantide a difendere i malvagi signori del luogo dall’attacco di bestie gigantesche. Riusciti a fuggire si ritroveranno ancora alle prese con la piovra che ucciderà qualche altro marinaio ed affonderà la nave per recuperare un idolo d’oro e far sparire così ogni traccia della straordinaria avventura.

E’ del 1987 questa mediocre pellicola televisiva intitolata Al centro della Terra (Journey to the Center of the Earth) di Rusty Lomorande & Albert Pyun che ben poco ha del romanzo di Verne: Durante l’esplorazione di un vulcano attivo alle isole Hawaii, una ragazza, assunta per fare la baby sitter a due fratelli, viene travolta da una frana assieme a loro ed i tre precipitano all’interno del vulcano fino a raggiungere nientemeno che Atlantide  il cui popolo ha ovviamente intenzione di conquistare la superficie.

Nonostante tutto l’anno successivo (1988) ci troviamo alle prese con il sequel intitolato Un’aliena al centro della Terra (Alien from L.A.), ancora di Abert Pyun e qui abbiamo Wanda Saknussemm, figlia dell’illustre archeologo Arnold, che è incapace di accettare la notizia della scomparsa in Africa del padre, per cui parte alla sua ricerca. Giunta nel continente nero, Wanda, ripercorrendo l’itinerario del genitore, precipita in una voragine nel fondo della quale scopre un mondo sotterraneo popolato dai bellicosi discendenti della perduta Atlantide. Con grande presenza di spirito, Wanda, approfittando del fatto di essere considerata un’ aliena, riesce a liberare il padre e a tornare con lui alla superficie

Journey to the Center of Earth è un inedito di  Rusty Lemorande e Albert Pyun (1988) ed è un’ennesima ispirazione al romanzo di Jules Verne. Alcuni giovani esplorano una caverna nelle Hawaii, ma una caduta in un buco li fa finire nella città perduta di Atlantide.

Torniamo, come sempre, a Jules Verne e al suo Viaggio al centro della Terra (Journey to the Center of the Earth, 1993) di William Dear solo per dire che esiste solo un pilot di novantadue minuti per una serie mai nata. Da noi è uscito solo in VHS: Con l’uso di un avveniristico sottomarino, l’Adventure, i nostri spedizionieri si calano nella lava di un vulcano alla ricerca di una precedente spedizione. Il mondo sotterraneo nasconde una demoniaca insidia.

Il romanzo del grande scrittore può nascondersi sotto altri titoli come, per esempio, questo: Chi viene in viaggio con me? (Willy Fog in Journey to the centre of the Earth -1993)) un serial animato diretto da Claudio Byern Boid: sono ventisei episodi di ventiquattro minuti l’uno nel quale Willy Fog, il protagonista, è un leone che ha girato in lungo ed in largo il pianeta e che, per non annoiarsi, decide di visitarne il centro accompagnato dai suoi inseparabili amici Tico e Romy. Il loro viaggio avventuroso li porterà a scoprire nuove forme di vita e le rovine di antiche e grandi civiltà, una grande mare sotterraneo e perfino dei dinosauri quindi, con lo stesso sistema di Jules Verne, ciranno tramite un’eruzione vulcanica.

Sequel del film Atragon è questa pellicola di animazione giapponese intitolata Super Atragon (Shin Kaitei Gunkan – 1995) di Mitsuo Fukuda e Kazuyoshi Katayama dove Il popolo di Mu torna dal centro della Terra per attaccare la superficie del pianeta. Le loro armi sono potenti e sofisticatissime, ma nulla possono contro il possente sottomarino Atragon comandato dal figlio di colui che cinquant’anni prima li sconfisse una prima volta.

Viaggio al centro della Terra (Journey to the Center of the Earth – 1998) per la regia di George Miller: La storia è quella classica, ma ancora una volta riadattata, da Verne, Qui abbiamo a che fare con la ricerca di un uomo che si spera superstite di una spedizione precedente: È il marito della donna che ha ora sovvenzionato una nuova spedizione, della quale lei stessa fa parte, organizzata per poterlo rintracciare. Una volta trovatolo scopre che l’uomo è interessato solo ad arricchirsi con le ricchezze del luogo. Al centro della Terra vive una tribù di mostri ed una di indigeni pacifici e qualche mostro preistorico, poi quasi tutti ritornano, tranne il marito ucciso dagli indigeni feroci ed un ragazzo che preferisce tornare dalla sua bella indigena.

Un film televisivo è Deep Core 2000 (Deep Core 2000) apparso in TV con il titolo Deep Core – Al centro della Terra. La regia è di Rod McDonald e questa ne è la trama: I tecnici che lavorano su una piattaforma petrolifera stanno monitorando e attrezzandosi di conseguenza per tentare di raggiungere la più grande riserva mondiale di petrolio: una sacca contenente ottanta miliardi di barili 100 miglia sotto la dorsale medio-oceanica. Qualcosa va storto e la conseguente esplosione scatena uno tsunami che si abbatte sull’isola tropicale di Kontiki distruggendola completamente. Nello stesso momento, a 2.000 miglia di distanza in Siberia, la città di Moltov è inghiottita da una voragine gigantesca. Gli scienziati del Geological Survey degli Stati Uniti stanno studiando il motivo di queste catastrofi. L’unica possibilità, come aveva suggerito un geologo, inascoltato all’epoca, è che una rottura all’interno del mantello terrestre sotto la dorsale medio-oceanica abbia causato una reazione a catena di proporzioni così massicce che potrebbe distruggere il pianeta. Il governo non ha altra scelta che trovare il geologo in questione e convincerlo a pilotare una sorta di cingolato di sua invenzione, una specie di talpa meccanica ad ultrasuoni in grado di aprirsi la strada nel sottosuolo in modo da raggiungere l’interno del pianeta arrivando a una profondità assolutamente impossibile per i mezzi normali. Si prevede che restino solo cinque giorni per preparare la missione e prima che i danni diventino irreversibili e l’effetto domino è già iniziato. Lo scienziato e il suo team devono far esplodere nel sottosuolo cinque piccole bombe atomiche in grado di cauterizzare la ferita del mantello e rinsaldare il pianeta prima che si sgretoli. Cinque esplosioni che devono deflagrare all’unisono a diverse profondità e distanza.

Anno 2001 ancora una volta per Jules Verne e, ancora una volta un film di animazione intitolato, è ovvio, Viaggio al centro della Terra (Voyage au Centre de la Terre), un film di animazione francese realizzato da Jean-Francois Laguionie. Si tratta di cortometraggio della serie “Les Voyages Extraordinaries de Jules Verne” ovviamente ispirato all’omonimo romanzo.

E ancora: Giulio Verne: viaggio al centro della Terra (Les Voyages Extraordinaries de Jules Verne: Voyage au centre de la Terre – 2001) di Jean-Pierre Jacquet. Altro film di animazione facente parte di una serie di lungometraggi di cinquanta minuti l’uno ispirati ai romanzi di Jules Verne. La storia è nota: un documento guida degli audaci esploratori verso il centro della Terra dove troveranno enormi fiori e piante e mostri preistorici. Per la cronaca questo fu il primo della serie. Gli altri sono: Giulio Verne: 800 Leghe sul Rio delle Amazzoni, Giulio Verne: L’Isola Misteriosa, Giulio Verne: Cesar Cascabel. Il Più Grande Spettacolo sul Ghiaccio,Giulio Verne. I Viaggi Straordinari. Il Giro del Mondo in 80 Giorni, Giulio Verne: la Stella del Sud.

Viaggio al centro della Terra (Journey to the Center of Earth) di Nigel Ashcroft – 2002 è un documentario di Discovery Channel nel quale si racconta gli innumerevoli sforzi dell’uomo di scavare sotto la crosta terrestre, ipotizzando ciò che si può trovare se si dovesse raggiungere il nucleo del pianeta, riemergendo poi agli antipodi. L’argomento viene affrontato in modo scientifico, illustrando quello che si nasconde nelle viscere della Terra, dal punto di vista geologico, biologico e sismologico

The Core, centro della terraIncaricati dal Pentagono di investigare se dietro alcuni misteriosi fenomeni si celi una nuova, terribile arma segreta, alcuni scienziati, fra i quali il geofisico Josh Keyes e l’esperto francese Sergei Leveque, scoprono che, in realtà, il nucleo della terra si sta solidificando, fenomeno che, in prospettiva, causerebbe terribili disastri naturali e la fine della vita. Come conseguenza sta collassando il campo elettromagnetico che protegge la terra dalle radiazioni solari; un problema da risolvere subito per evitare che gli aerei cadano e le telecomunicazioni vadano in tilt. Per questo viene programmata una spedizione di emergenza con lo scopo di inviare una navetta e una bomba all’interno della Terra con la speranza di scongiurare la catastrofe. Questa è la trama di un film che sarebbe stato interessante se gli effetti speciali di cui deve essere obbligatoriamente contornato non fossero stati approntati al risparmio. Si tratta comunque di The Core del 2003 e diretto da Jon Amiel.

The Descent – Al centro Della Terra (Descent) datato 2005 e girato da Terry Cunningham ci porta a conoscenza di un segreto: Nato per sfruttare le energie sepolte nel sottosuolo, un progetto governativo nasconde anche degli scopi militari. Intanto però, a causa di questa attività di scavi, le placche tettoniche iniziano a muoversi causando terremoti, allagamenti, eruzioni ed altre catastrofi. Uno scienziato, che aveva previsto questo pericolo, viene in pratica reclutato per risolvere la situazione assieme alla sua ex fidanzata e ad un altro scienziato di idee completamente opposte alle sue. Il gruppo, con l’aggiunta di due militari con un compito segreto e mortale, si inoltra, grazie ad uno straordinario mezzo chiamato “Talpa” fino a 25 miglia sotto la crosta del pianeta per porre due cariche nucleari in due posti diversi in modo di far ritornare le placche al loro posto (?). La straordinaria spedizione parte ed iniziano anche i vari problemi…

Nel 2008 abbiamo lo spettacolare Viaggio al centro della Terra (Journey to the Center of the Earth) portato sullo schermo e poi in DVD anche nella versione a tre dimensioni con la regia di Eric Brevig in realtà abbastanza distante dal romanzo di Verne ma pur sempre divertente. Il protagonista è Trevor Anderson ed è un vulcanologo. Suo fratello Max è scomparso anni addietro durante una spedizione che lo doveva portare, seguendo le tracce del libro di Jules Verne, attraverso un mondo sconosciuto e creduto non sopravvissuto alle ere geologiche. Ha lasciato sua moglie e il piccolo Sean. Un giorno, l’ormai tredicenne Sean va dallo zio con la madre portandosi dietro una vecchia scatola che contiene oggetti appartenenti a Max. Fra questi oggetti c’è proprio il libro di Verne con annotazioni che potrebbero essere collegate all’ultima spedizione del fratello. Allo scopo di chiarire il mistero zio e nipote se ne vanno tra i geyser dell’Islanda alla ricerca di un vulcanologo che potrebbe aiutarli, ma anche lo scienziato, come rivela loro la figlia Hannah, è scomparso in circostanze simili. I tre si dirigono verso la caverna dalla quale l’uomo non è più tornato e vi si addentrano fino a che un crollo non li spinge attraverso un lungo viaggio verso l’interno della Terra alla scoperta di un mondo primitivo fatto di voraci piante carnivore, piranha giganti, uccelli dalle piume lucenti ed immancabili dinosauri.

Sempre nel 2008 ecco un altro un film verniano che risulta inedito. Si tratta di Journey to the Center of the Earth di T.J. Scott nel quale un gruppo di ricercatori è stato teletrasportato 600 km sotto la crosta terrestre e si è perso nel centro della Terra, per cui una missione di salvataggio organizzata dagli Stati Uniti.

Con un’avanzata operazione di perforazione della crosta terrestre, si sta svolgendo in Nord America. La perforazione è abbastanza potente da frantumare la solida roccia ad un ritmo veloce per tentare di salvare la squadra dal loro destino. L’operazione ha inizio, ma la struttura del trapano si rompe accidentalmente attraverso la crosta terrestre, dove gli operatori incontrano diversi pericoli e devono combattere creature preistoriche per salvare sia il team di ricerca che se stessi e per cercare di ritornare alla superficie prima che sia troppo tardi.

Journey to the Center of Earth di Davey Jones, Scott Wheeler del 2009. La sua storia è un’ennesima variante del libro di Verne: Il California Research Institute sta eseguendo un esperimento di teletrasporto per inviare alcuni membri del suo team a Stoccarda, in Germania, però qualcosa non funziona e la squadra finisce al centro della Terra; hanno solo il tempo per mandare un segnale di soccorso prima di fuggire inseguiti da un dinosauro. Il capo degli esperimenti del California Research, Joseph Harnet, contatta Emily Radford, sorella del leader della squadra richiedendo il suo aiuto per salvarli. I due preparano l’operazione di salvataggio per arrivare al nucleo della Terra e salvare il gruppo che, nel frattempo sta cercando di sopravvivere in un ambiente mortale.

Andiamo adesso nel 2014 con il film L.A. Apocalypse – Apocalisse a Los Angeles (L.A. Apocalypse) di Michael J. Sarna, un film televisivo nel quale si ipotizza un grosso problema: Il centro della Terra si è comportato, per circa 5 miliardi di anni, come un enorme reattore nucleare, ma adesso si è surriscaldato ed è come una bomba ad orologeria che sta per esplodere. La crosta terrestre, data la pressione sottostante, è simile ad un pallone che sta per strapparsi lungo le cuciture e uno dei punti di maggior pressione si trova sotto la città di Los Angeles. La città viene evacuata in massa e Calvin Crawford è uno dei pochi ancora rimasti in città ed è alla disperata ricerca di Ashley, la sua fidanzata, che nel frattempo è stata rapita e tenuta in ostaggio, per fuggire con lei prima che la città sia completamente distrutta.

Restiamo sempre nello stesso anno con il curioso Nazis at the Center of Earth, un attualmente inedito (ma ne esiste una versione sottotitolata) di Joseph Lawson dove un gruppo di ricercatori in Antartide vengono rapiti da un plotone di soldati che indossano maschere a gas e portano al braccio una svastica. Il gruppo viene trascinato in un ambiente nascosto nel centro della Terra. Lì, scoprono che il dottor Josef Mengele e un gruppo di superstiti soldati stanno tramando un invasione della Terra per creare un Quarto Reich

L'Autore

Giovanni Mongini

Tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all'argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Innumerevoli le sue pubblicazioni. La più recente è il saggio in tre volumi “Dietro le quinte del cinema di Fantascienza, per le Edizioni Della Vigna scritta con Mario Luca Moretti.”

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