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20.000 LEGHE SOTTO I MARI

20.000 LEGHE SOTTO I MARI
Il romanzo:

20.000 leghe sotto i mariTra i capolavori più noti del celebre scrittore Jules Verne troviamo l’opera Ventimila leghe sotto i mari (titolo originale francese: Vingt mille lieues sous les mers). L’opera costituisce il secondo capitolo di una trilogia che inizia con I figli del capitano Grant e culmina con L’isola misteriosa.

Il romanzo narra le avventure dei protagonisti a bordo del sottomarino Nautilus, realizzato in gran segreto dal Capitano Nemo. Le 20.000 leghe del titolo sono riferite al tragitto percorso dal sottomarino durante la permanenza a bordo dei protagonisti principali del romanzo, facendo riferimento alle leghe pari a circa 4 chilometri: 20.000 leghe equivalgono quindi a 80.000 km.

La storia si apre con un misterioso mostro marino che affonda tutte le navi che incrocia lungo il suo tragitto. I superstiti raccontano di aver visto una massa capace di muoversi a velocità prodigiosa e sbuffare colonne d’acqua a grandi altezze. Ciò incuriosisce un celebre naturalista del Museo di Storia Naturale di Parigi, ovvero il Professor Pierre Aronnax, che decide di studiare di persona il problema del mostro marino.
Il Professore, infatti, in seguito è chiamato dal governo degli Stati Uniti, insieme al suo fedele Conseil (Consiglio, in italiano), a prendere parte alla spedizione incaricata di liberare definitivamente i mari dal mostro.
I due sono invitati a imbarcarsi sull’Abraham Lincoln e, a bordo della nave, conoscono il fiociniere canadese Ned Land. I tre, una volta arrivati nel luogo dove agisce la creatura, si trovano ben presto faccia a faccia con il famoso mostro.
Sentendosi attaccata, la creatura si difende puntando la nave e speronandola. I tre uomini cadono dunque in mare ma riescono comunque a salvarsi accorgendosi che non si tratta di uno spietato mostro marino ma semplicemente di un sottomarino. I naufraghi sono così catturati e imprigionati dall’equipaggio del vascello.
Una volta a bordo si trovano al cospetto del comandante del Nautilus, ovvero il Capitano Nemo, un uomo geniale ma allo stesso tempo oscuro e misterioso. Afferma di aver rinunciato alla cosiddetta società degli uomini e di aver tagliato qualsiasi legame con la terraferma a causa di un’antica sete di vendetta dovuta alla perdita della moglie e dei figli.
Grazie a Nemo, iniziano per i tre uomini le avventure per i mari a bordo del Nautilus. Tra le avventure più significative: la caccia nelle foreste sottomarine di Crespo nel Pacifico; nell’arcipelago asiatico-oceanico, dove sfuggono a una tribù di selvaggi; la lotta contro i calamari giganti, salvando delle balene; la conquista del Polo Sud dopo essere riusciti nell’impresa di creare un passaggio per il Nautilus nei ghiacciai; infine, l’attraversamento del Canale d’Arabia.
Nemo mostra al professore perfino i resti sprofondati del continente di Atlantide. Solo Ned Land, che non era interessato alle scoperte scientifiche, decide di pianificare una fuga notturna durante il tragitto nell’Atlantico, ma fallisce miseramente nell’impresa.
Dopo qualche mese arriva la svolta: il Capitano Nemo si chiude sempre più in sé stesso e la vita nel sottomarino diventa monotona per tutti i presenti a bordo, equipaggio e passeggeri. Una notte, mentre il sottomarino Nautilus è a largo delle coste della Norvegia, Aronnax, Conseil e Land, decidono di mettere in atto il loro piano di fuga.
Con loro sgomento, però, si rendono conto che l’imbarcazione si sta dirigendo verso un vortice gigante, da cui nessun natante è mai riuscito a tornare indietro. Grazie alla buona sorte, sorprendentemente, i tre uomini riescono a salvarsi per mezzo di un piccolo battello d’appoggio del Nautilus.
I tre fuggitivi si risvegliano quindi sani e salvi nella capanna di un pescatore in una delle isole Lofoten, attendendo così di poter fare ritorno in Francia. In particolare, il professore Aronnax è riuscito a reperire un sacco di materiale. Racconterà a tutti le straordinarie avventure vissute da lui e dai suoi due compagni, ricordando il controverso Capitano Nemo.

Il tema principale descritto da Verne è l’esplorazione del mondo marino che da sempre suscita notevole interesse soprattutto nell’opinione pubblica. L’opera è ambientata nel periodo successivo alla Guerra di Secessione e narra le straordinarie vicende di un lungo viaggio attraverso il mondo sottomarino che parte dell’Oceano Pacifico e arriva fino alle coste norvegesi.

Il film:
Manifesto film di Walt Disney 1954, 20.000 leghe sotto i mari

Manifesto del film

Il film 20.000 leghe sotto  i mari (20.000 Leagues under the Sea, 1954) rappresenta ancora oggi la migliore trasposizione filmica di un romanzo di Jules Verne. La realizzazione si deve alla mano stranamente felice del solitamente freddo Richard Fleisher, anche se il vero perno della realizzazione fu, senza dubbio,
il genio di Walt Disney.

Verso l’inizio del 1954, rinunciando a produrre film per la Rank e volendo creare una propria casa di produzione, Walt Disney si trovò nella necessità di esordire con una pellicola di sicuro successo. Non avendo la possibilità materiale di realizzare in tempo un lungometraggio a cartoni animati, Disney diresse le sue scelte verso il classico verniano, con un’audacia che fu senz’altro maggiore di quanto si possa credere, giacché, fino ad allora, tutte le riduzioni cinematografiche dei romanzi di Verne non erano state fra le più economicamente felici.
Disney, comunque, stanziò un discreto capitale per la pellicola e ne supervisionò ogni fase, giungendo persino a far ripetere completamente la scena della piovra gigante che attacca il Nautilus; scena e decisione costose: 75 milioni di lire in un sol colpo!

La storia è nota: un misterioso mostro affonda le navi (solitamente inglesi e da guerra), mostro che si rivela essere, agli occhi sbigottiti di tre superstiti di un attacco in mare, il primo prototipo di sommergibile atomico della storia (siamo nel 1870), guidato da un enigmatico individuo che si fa chiamare Capitano Nemo. Strano personaggio questo Nemo (per la cronaca in latino “nemo” vuol dire “nessuno”), padrone del suo mondo sottomarino come un esploratore dello spazio che ammiri il pianeta sul quale ha messo piede e del quale egli solo possiede la chiave per arrivarci. La storia è narrata da Arronax, uno scienziato preso con altri a bordo del Nautilus, così si chiama il sommergibile, che in questo modo ricorda il Capitano Nemo davanti all’oblò che gli mostra il fondale marino.

Guardi quanta pace c’è qui. Il mare è tutto un immenso serbatoio della natura dove io vago a mio piacere.”
Si sente la voce di Arronax, come se fosse un pensiero espresso in quel momento.
Con apparente indifferenza il capitano Nemo possedeva la chiave del futuro del mondo. Mentre lo studiavo mi resi conto che potenti forze lottavano entro quello strano uomo.”
Ci pensi: alla superficie vi è fame e paura. Gli uomini, secondo me, sono regolati da leggi ingiuste; combattono, si uccidono, si fanno a pezzi. A solo pochi piedi sotto le onde il loro regno cessa, la loro malvagità affoga miseramente. Qui, nel fondo dell’oceano, è la sola indipendenza, qui sono libero. Cosa accadrebbe se essi controllassero macchine come questo battello sottomarino? Molto meglio che essi lo credano un mostro e mi assalgano con gli arpioni.”

Braccato e ferito a morte, Nemo conduce il suo sommergibile nelle profondità del mare per l’ultimo riposo, ma i suoi tre prigionieri si ribellano e riescono a salire in superficie. A bordo di una delle scialuppe, i tre superstiti, assistono impotenti all’esplosione dell’isola colma di tanti tesori, anche tecnologici, e contemporaneamente osservano la meravigliosa imbarcazione inabissarsi, travolta dalle onde; ancora una volta nella mente di Arronax risuonano le parole di un morente capitano Nemo: “… ma c’è speranza per il futuro. Quando il mondo sarà pronto per una nuova e migliore vita, tutto questo accadrà fatalmente… quando Dio lo vorrà…”.

Per quanto riguarda Richard Fleischer e la sua filmografia, dal nostro punto di vista è indubbiamente interessante. Nato a Brooklyn, New York, l’8 dicembre 1916 da una famiglia ebreo-polacca, figlio del famoso regista di film d’animazione Max Fleischer, esordisce grazie a suo padre nella direzione di alcuni cortometraggi animati della serie Betty Boop, Popeye e Superman. Nel 1942 passa alla Rko e dirige brevi filmati, short pubblicitari, documentari e monta compilation di vecchie bobine del muto alle quali dà il titolo di Flicker Flashbacks.

Nel 1947 ottiene un Oscar come autore del documentario Design for Death sull’espansione dell’Impero giapponese e sulle cause che portarono alla Guerra del Pacifico. Nel 1946 dirige il suo primo lungometraggio. All’inizio predilige il genere noir: sono suoi i thriller Bersaglio umano (1949), Sterminate la gang! (1950), e Le jene di Chicago (1952). Nel 1954 viene scelto da Walt Disney, vecchio antagonista di suo padre, per la regia di 20.000 leghe sotto i mari.
Tra le sue pellicole successive, molti saranno i film d’azione e d’avventura quali Sabato tragico (1955), Bandido (1956) e I vichinghi (1958). Al servizio di produttori esigenti e con alti budget a disposizione, realizza poi alcuni kolossal ricchi di scene di massa e di effetti speciali quali Barabba (1962), Viaggio allucinante (1966), Il favoloso dottor Dolittle (1967) e Tora! Tora! Tora! (1970).
Successivamente si occupa del tema dei serial killer e della pena capitale in una trilogia comprendente Frenesia del delitto (1959), Lo strangolatore di Boston (1968) e L’assassino di Rillington Place n. 10 (1971).
Si ricordano, tra gli altri film di Fleischer, una controversa biografia del Che Guevara intitolata Che! (1969) e il melodramma interrazziale ambientato nel profondo Sud degli Stati Uniti Mandingo (1975). Nel 1974 si cimenta nel genere western con la pellicola La banda di Harry Spykes.
Negli ultimi anni della sua carriera torna al successo commerciale grazie ad alcune pellicole che vedono come protagonista Arnold Schwarzenegger: Conan il Distruttore e Yado.
Muore a Los Angeles il 25 marzo del 2006 e di lui ricordiamo inoltre: Terrore cieco (1971), 2022: i sopravvissuti (1973) e Amytiville 3D (1983).

Jules Verne iniziò la prima stesura di 20.000 leghe sotto i mari nel 1867, mentre allestiva il suo yacht, il Saint-Michel. Un po’ di Nemo appare nell’affetto che Verne dimostrava per il Saint-Michel: “Sono innamorato di un amante come quando si è ventenni” (Dalla biografia scritta da Jean-Jules Verne).
Nel 1797 Robert Fulton costruì un sommergibile sperimentale e lo battezzò Nautilus. Fu quindi in onore di Fulton che Verne chiamò allo stesso modo il famoso sottomarino di Nemo. Il romanzo fu completato nel 1870 e tradotto in inglese nel 1873, fu un successo immediato.

Disney era famoso per spingere il suo staff a provare cose nuove, non ancora sperimentate o da sperimentarsi. Si rivolse quindi ad Harper Goff, (1911 – 1993), che fu un artista, musicista e anche attore. Per molti anni fu associato con la Walt Disney Company e contribuì a diversi film importanti, nonché alla pianificazione dei parchi a tema Disney. La forza di Disney in ogni progetto che voleva intraprendere fu una guida per Goff e anche il progetto di una vita. Goff ricordava: “Mi fu assegnato il compito di mettere insieme un vero e proprio film d’avventure usando alcuni filmati eccezionali girati in un acquario dal Dr. McGinnity del laboratorio di biologia marina di Cal Tech a Corona del Mar. Walt si recò in Inghilterra, mentre io ero a Burbank per fare uno storyboard di una versione con attori veri del classico di Jules Verne usando i filmati di McGinnity come una sorta di episodio nel quale Nemo mostra al professor Arronax le meraviglie degli abissi. Walt usò lo storyboard per saggiare la reazione di un gruppo di espositori che erano in città. Furono entusiasti. Il resto è storia…

Disney, come abbiamo ricordato, seguì ogni fase della realizzazione del film. La scena più spettacolare del film è senza dubbio quella della battaglia contro la piovra gigante aggrappatasi alle eliche del Nautilus, girata in un suggestivo tramonto. A Disney inizialmente non piacque e la fece ripetere inserendola durante una tempesta marina. Poco gli importò se questo fece salire il budget in maniera esponenziale, era felice di averla cambiata con una sequenza indubbiamente più suggestiva. La scena tagliata la si può vedere negli extra del dvd anche italiano. La piovra, realizzata in grandezza più che naturale e mossa da cavi e fili comandati elettricamente, era perfetta.
Altri effetti speciali da ricordare sono le scariche elettriche, usate per sventare l’attacco degli indigeni contro il Nautilus, che furono disegnate direttamente sul fotogramma.
Altre scene sono da considerarsi pregevoli: tutte le bellissime sequenze subacquee, come quella del suggestivo funerale o della raccolta del cibo nei campi sottomarini, la cena a base di appetitosi piatti marini e gli interni del Nautilus, ricostruiti in stile tipicamente vittoriano, e la parte tecnica della nave. La scelta dell’ambiente scenografico è da considerarsi perfetta, le riprese sottomarine, infatti, sono state realizzate nelle limpide acque di Nassau, nelle Bahamas.
Molto curate sono anche le sequenze con i modellini del Nautilus mentre naviga nelle profondità dell’oceano.
Il film, con assoluto merito, ha vinto due Oscar per le scenografie e per gli effetti speciali: Il grande salone con il suo famoso organo a canne, unico conforto di Nemo a parte il mare stesso. I tubi intricati e gli ornamenti furono scolpiti da Chris Muellet, un artigiano abilissimo scultore. Il suo metodo delle sculture in gesso è oggi quasi un’arte perduta. Gli interni sono stati presi dalle descrizioni che Verne fece nel suo libro. Roy Disney (1930-2009) aveva proposto un design elegante, di forma cilindrica e di stile molto moderno, ma Goff ritenne che il disegno, e quindi le scenografie del Nautilus, dovessero evocare la tecnologia dell’epoca per essere credibili e aveva perfettamente ragione. Goff riteneva giustamente che il libro fosse un classico e che, anche nel cinema, il testo di un classico come quello doveva essere sacrosanto, come la Bibbia. La parola di Jules Verne è luce e il progettista deve solo seguire le sue indicazioni e prendere le descrizioni a volte arbitrarie della Nautilus, come scritte da Verne e farle funzionare.
Un modello del Nautilus è stato costruito in scala e la maggior parte delle sequenze subacquee del sottomarino di Nemo che scivola attraverso le acque profonde sono state girate in un serbatoio dentro lo studio. Ecco i ricordi di Goff: “Una delle più impressionanti fonti di ispirazione per quanto riguarda le opere di ingegneria in ferro nel mondo è il ponte a sbalzo attraverso il Firth of Forth in Scozia. Uno dei più grandi ponti ferroviari del mondo: è stato costruito con gigantesche colonne, travi in   ferro e tabulari conici. Questi tubi cavi erano facili da costruire, erano leggeri in proporzione alla loro forza e potevano essere riempiti con pietre e diventare abbastanza pesanti per scongiurare i venti del canale. Ho progettato lo scheletro tubolare del Nautilus con lo stesso metodo in modo che gli spazi superiori di questa cornice strutturale cava dovevano essere utilizzati per immagazzinare l’aria, mentre quelli vuoti inferiori sarebbero serviti da zavorra.

Una sequenza interessante in cui tutto questo veniva spiegato ad Arronax da Nemo è stata eliminata per mancanza di tempo. Goff inoltre commentò l’aspetto da mostro marino del Nautilus: “Le prime testimonianze giunte sulle distruzioni delle navi descrivono un “cosiddetto” mostro marino velocissimo e con gli occhi ardenti, una grande pinna dorsale e la coda, che ha agitato il mare formando una schiuma quando ha attaccato le sue vittime. Sarebbe cosi ‘veloce che passava attraverso la sua preda lasciando la carcassa a pezzi e divisa in due parti. La mia idea è sempre stata che lo squalo e l’alligatore siano tra i mostri più terrificanti che vivono in acqua. Ho quindi preso in prestito l’occhio pauroso del coccodrillo che vi può guardare anche quando l’animale è quasi sommerso. Poi c’è il naso pericolosamente e quasi a punta dello squalo e la sua minacciosa pinna dorsale, la sua coda con movimenti razionali ed eleganti. La pelle ruvida disgustosa dell’alligatore è ben simulata dai rivetti e dalle protuberanze spinate che coprono il sommergibile e poi, seguendo sempre Verne, ho progettato una barra di protezione dotata di una sega dentata come arma di offesa collocata a protezione dei due grandi occhi che sarebbero poi la torretta di guida.”

Una sezione del Nautilus è stata costruita e collegata al sottomarino Redfish degli Stati Uniti per la sequenza in cui Nemo inizia a immergersi con Ned Land, il professor Arronax e Consiglio aggrappati alla struttura. Il design piatto dei rivetti è molto evidente. Dice ancora Goff: “All’epoca in cui aveva costruito il Nautilus la nave di ferro e i rivetti erano l’ultima parola nella costruzione navale. Su Vulcania, Nemo ha avuto il bianco e caldo calore del vulcano ad aiutarlo a costruire la sua nave da sogno, ma sono sicuro che le piastre Flatiron, copiosamente rivettate, sarebbe stata la sua scelta. La sua scorta di materiali è stata sempre le innumerevoli navi affondate o sommerse. Le forme strutturali dei rivetti e il lavoro sul ferro sono stati tagliati a mano dal compensato o scaldati in un tornio. Non volevo vedere chiazze di petrolio uscire dal sottomarino che trasportava il Capitano Nemo attraverso un mare di un profondo verde smeraldo.”

Per quanto riguarda la fonte di alimentazione o il carburante, Geoff sottolinea che: “Verne, attraverso Nemo non spiega chiaramente quale sia la forza motrice del suo battello e che quando parla con Arronax e gli spiega che ‘Non ho bisogno di carbone per i miei motori. Ho invece sfruttato i mattoni stessi dell’universo per riscaldare la mia caldaia e guidare questo sottomarino.’ Nessuno può mettere in dubbio che Verne volesse parlare di energia atomica. In un certo senso, fu la personalità di Nemo che ha determinato in me alcuni progetti stile “Jules Verne”, lui aveva previsto brillantemente il sottomarino atomico di oggi, ma non ha inventato il periscopio, il tubo lanciasiluri o il sonar. Non ha profetizzato la televisione a circuito chiuso. Secondo quello che scrive Verne, se Nemo voleva vedere cosa stava succedendo in superficie, doveva guardare attraverso gli oblò di vetro della torretta per avere una visione diretta. Né sarebbe stato fedele alla natura di Nemo usare un siluro armato contro il suo nemico. Ha rischiato sempre la sua nave, sé stesso e il suo equipaggio scagliandosi contro il nemico a velocità spaventosa, ma se voleva studiare le meraviglie della vita sotto la superficie, la osservava davanti alla sua elegante vetrata e passava le ore a studiare la vita marina al di fuori del suo salone di lusso. Questi elementi furono evidenziati nei miei disegni.”.

Il film ebbe un costo stimato di circa 5 milioni di dollari. Fu il primo film della Disney girato in Cinemascope, anche se era stato preceduto nel 1953 dal cartone animato premio Oscar del 1953: Toot, Whistle, Plunk and Boom giunto da noi solo nel 1959, ma anche la prima pellicola della Disney distribuita dalla Buena Vista Distribution dopo la chiusura dell’accordo con la Rko Radio Pictures.

La pellicola s’impernia quasi tutto sulla leggendaria figura del Capitano Nemo, superbamente interpretato da James Mason che surclassa sia il pur piacevolissimo Kirk Douglas, nella parte del marinaio Ned Land, sia Consiglio (Peter Lorre) e il professor Arronax (Paul Lukas).

Bloopers da Bloopers:

Kirk Douglas fa sprofondare il Nautilus e soccorre il professor Paul Lukas che, ovviamente, è tutto bagnato. Ma una volta raggiunta la scialuppa è perfettamente asciutto.
Quando dall’isola i soldati colpiscono capitano Nemo, si vede benissimo che l’attore si spalma sulla schiena una specie di crema rossa (forse una salsa…) per simulare il sangue!!!

Nella scena in cui il professore e Consiglio sono in acqua dopo che il loro bastimento è stato colpito dal Nautilus, si vede la nave in avaria che si allontana ma non si vede assolutamente nessuno a bordo dei pur numerosi marinai. La cosa è ovviamente spiegabile col fatto che, al tempo, non era possibile effettuare montaggi di persone in movimento sul pur ottimo modello della nave.

Quando il professore entra per la prima volta nel Nautilus vuoto, mentre osserva la cerimonia funebre sottomarina passa davanti all’oblò un piccolo branco di pesciolini, dopo pochi secondi un’altro… assolutamente identico per numero, forma e posizione dei pesci!

Curiosità: L’equipaggiamento subacqueo dei marinai del Nautilus è un misto tra la classica tenuta del palombaro (elmo, cerata, scarpe di piombo e altro) e gli autorespiratori ad aria inventati una decina di anni prima da Cousteau e Gagnan. L’elmo è però camuffato da una “carrozzeria” posticcia, così come il doppia bombola sulla schiena. Penso che questo mascheramento sia dovuto alla esigenza di raccontare qualcosa che precede l’invenzione di questi apparati. Geniale, Comunque.

Mentre Consiglio, il Professor Pierre Arronax e Ned Land scendono a terra, quest’ultimo tenta di fuggire, causando la reazione di una tribù di indigeni cannibali. Durante la fuga della coppia, inizialmente si vede Consiglio sulla spiaggia, con un’ombra molto allungata (quindi è mattino presto o pomeriggio tardi), mentre inizia a scappare. Cambio di inquadratura e voilà: l’ombra diventa ridottissima (e quindi è mezzogiorno).

Quando Need, il baleniere suona la canzoncina con la sua chitarra sulla nave, tutti i marinai gli stanno intorno. Quando il Nautilus viene attaccato dal calamaro gigante, emerge e alcuni uomini escono per tentare di ucciderlo. Tra questi si possono notare due di quei marinai presenti sulla nave.

In una scena si vede il Nautilus inseguito dal calamaro gigante. Si vede quest’ultimo avanzare a testa in avanti a grande velocità. Questo un calamaro non lo può fare: infatti usa la pinna caudale per spostamenti in avanti a piccola velocità mentre per muoversi celermente usa un sistema a reazione, cioè si gonfia d’acqua e la espelle da un sifone rivolto in avanti, per cui l’animale si muove all’indietro. Inoltre durante l’azione si vedono estratti i tentacoli reptatori (i due più lunghi con l’estremità larga e piatta), mentre di norma essi sono retratti in apposite guaine e vengono estratti velocemente solo quando la preda è prossima al calamaro.

Articolo tratto dal libro di Giovanni Mongini della Serie Chi li ha Visti? numero 12
edito dalla Edizioni Scudo e intitolato Omaggio a Jules Verne

L'Autore

Giovanni Mongini

Tra i maggiori specialisti mondiali di cinema SF (Science Fiction) è nato a Quartesana (Fe) il 14 luglio 1944 e fino da ragazzino si è appassionato all'argomento non perdendosi una pellicola al cinema. Innumerevoli le sue pubblicazioni. La più recente è il saggio in tre volumi “Dietro le quinte del cinema di Fantascienza, per le Edizioni Della Vigna scritta con Mario Luca Moretti.”

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